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Astra
L'«ASTRA»
È TORNATA A REGATARE
È tornata sui campi di regata e, come succedeva
all'inizio della sua storia, la barca con l'albero più alto del
mondo, ha continuato a strabiliare per la sua velocità e la sua
linea leggiadra.
L'AGO NEL VENTO
A vederla da sola non si direbbe, ma basta che si avvicini ad una qualsiasi
delle altre barche in regata, perchè ci si renda conto delle
immense dimensioni del suo albero e del suo scafo. Basta poi un'aria
leggera perché inizi a fendere le onde a velocità incredibili.
Del resto «Astra» é nata per quello e, nonostante
sia ormai in età pensionabile, le sue prestazioni non sono certo
calate, anzi, certe migliorie tecniche moderne, inevitabili nonostante
l'oculatezza storica adottata per il restauro, ne hanno accresciuto
la manovrabilità. Certo ci sarebbe piaciuto vederla in manovra
con quegli equipaggi, numerosi come un piccolo paese, necessari ad utilizzare
le manovre quando queste erano tutte a mano. Ora i winch elettrici tolgono
molto del fascino dato dagli sforzi comuni. Quei bei grappoli di uomini,
impegnati ad issare le vele immense, non si formano più. Naturalmente
non tutto è così semplice, bisogna farci un pò
la mano, specie con quella randa grandissima inferita su un boma infinito
e quelle scottone grosse come un polso, ma una volta acquistato il ritmo,
le sensazioni sono comunque inenarrabili. Il tempo di «Astra»
era un'epoca di grandi entusiasmi e di grandi cambiamenti, la fine degli
anni trenta, con il proibizionismo ormai sulla via del tramonto ed il
charleston in pieno furore. Con l'America prostrata dalla crisi del
'29 ed i personaggi alla Grande Gatsby in grado di permettersi tutto
il pensabile, anche le più belle barche del mondo. Era l'era
dei Thomas Lipton, Harold Vanderbilt e T.O.M. Sophwith, che dopo dieci
anni di sosta ripresero ad affrontarsi nelle regate di Coppa America
e per farlo idearono una nuova stazza: i classe J. Alcuni furono costruiti
apposta, altri, quelli a cui la stazza si era ispirata, furono adattati
ai nuovi parametri e vinsero molto, anche se se non ebbero mai la gioia
di disputarsi la «Vecchia Brocca» ormai quasi centenaria.
Mortimer Singer non ha bisogno di presentazioni, visto che il suo cognome
continua ad essere scritto sulla maggior parte delle macchine da cucire
vendute al mondo. Il suo amore per il mare e la navigazione si estrinsecò,
dopo varie esperienze, nell'ordinazione nel 1928 al Cantiere Camper
& Nicholson di Ghosport di una barca di 35 metri, secondo la regola
di stazza chiamata «International Rule», definita nel 1907
e modificata proprio in quell'anno. «Astra», nata dalla
matita del progettista di casa Charles E. Nicholson, si mostrò
subito particolarmente dotata con aria leggera e fin dalle prime regate
fu una delle barche più veloci del Solent Nella sua bacheca iniziarono
così ad accumularsi i trofei. Nell'estate del 1928, la sua prima
stagione di gare, vinse ben cinque regate in tempo compensato battendo
scafi prestigiosi, come il «Britannia», quello reale, «
Shamroch», «Cambria» e «Westward». Avrebbe
bissato la sua prestazione anche nell'anno successivo, ma la morte dell'armatore
la fece ritirare dalle regate, quando aveva già vinto ben quattro
delle cinque prove disputate. Così «Astra» andò
in disarmo, finché non fu acquistata da Howard Frank, che di
li a poco la cedette a Hugh Paul. Questi, appassionato di regate, la
fece modificare sia nello scafo che nel piano velico, adeguandola a
le nuove regole che erano state stabilitre per la Coppa America con
l'intervento di Sir Thomas Lipton. Anche lui aveva fatto costruire il
suo quinto «Shamrock» secondo quella stazza per andare a
provare inutilmente a conquistare il trofeo delle cento ghinee. I classe
J durarono solo sette anni, per tre edizioni della Coppa, ma «
Astra» continuò a vincere, aggiungendo al suo palmares
il prestigioso trofeo della King's Cup, vinto per tre anni consecutivi
e, nel 1934, anche la classifica finale di tutte le regate estive, battendo
i più moderni classe J come «Valsheda» e l'«Endeavour»,
quello che contro il «Rainbow» americano era riuscito a
vincere ben due regate di Coppa America e lo stesso «Shamrock
V». Ancora nel 1935 conquistò il posto d'onore nella stessa
classifica, poi nel 1937, quando le Big Boat si stavano avvicinando
al declino, il suo armatore la promosse sua residenza estiva e barca
appoggio di «Little Astra», un 12 metri stazza internazionale
con cui Hugh Paul continuò a regatare fino agli inizi della seconda
guerra mondiale. Ritroviamo le due barche nel dopoguerra in Mediterraneo,
dove «Little» Astra» continuò a regatare, mentre
lo splendido albero di «Astra» si ruppe e la barca fu armata
più comodamente a Yawl, dal suo nuovo armatore, il conte Materazzo
che la utilizzò solo per navigazioni crocieristiche nel Tirreno
con base a Salerno. Scomparso anche questo armatore «Astra»
conobbe il suo più tetro declino, abbandonata in un capannone,
completamente disarmata e rovinata, sia nello scafo che sulla coperta,
dalle intemperie e dall'incuria. Bisogna attendere il 1983, l'anno dell'avventura
di «Azzurra» a Newport, perchè qualcuno si accorga
di quello splendido scafo che giaceva morente, se ne innamori e pensi
di restaurarla. «Astra « fu così acquistata da Giancarlo
Bussei, rimorchiata a La Spezia ed affidata alle sapienti mani delle
maestranze del cantiere Beconcini. È l'architetto Ugo Faggioni
a guidare il restauro eseguito studiando fotografie ed i pochi disegni
dell'epoca ritrovati. L'attento lavoro degli artigiani ridonò
alle vecchie ordinate la pelle originale e le forme di una volta. Arduo
fu il lavoro di eliminazione delle strutture aggiunte e di ripristino
delle attrezzature modificate. Il piano velico soprattutto venne riportato
a quello della stazza J, anche se l'albero montato non fu più
quello di legno, lungo 50 metri, che fa bella mostra di se all'interno
di Porto Cervo, ma uno altrettanto alto, pur se moderno e in alluminio.
Nei quattro anni che occorsero per il restauro, fu anche aggiunta una
seconda tuga per accogliere la sala nautica con tutti i più moderni
apparecchi elettronici per la navigazione. Nel 1988 finalmente «Astra»
torna in mare a navigare ed a regatare. Nel 1989 inizia una lunga crociera
che la porta, attraverso l'Atlantico, prima ai Caraibi e quindi, lungo
le coste americane fino al santuario di Newport, che gli era stato negato
negli anni trenta e dove finalmente riesce a regatare di nuovo, dopo
più di 50 anni, con «Endeavour» e «Shamrock
V», anch'essi completamente restaurati. Rientra quindi in Mediterraneo
dove si ritrova a gareggiare con una delle sue antiche concorrenti:
«Candida» , molto simile a lei, essendo stata costruita
dallo stesso Camper & NIcholson nel 1929. Devono però passare
altri due anni di completo abbandono prima che, nel 1993, venga acquistata
da Giuseppe Degennaro che la fa ripristinare completamente, dotandola
anche di vele nuove e la riporta ad essere la regina delle regate dedicate
alla sua classe. Così «Astra» é finalmente
tornata ai suoi antichi splendori, con gli austeri interni dotati dei
più moderni confort, anche se ancora illuminati dai lucernari
sui cui vetri spiccano le incisioni di pagine del libro di Peter Pan
e di altre favole per bambini, amorevolmente coccolata da un vero appassionato
del mare come è il suo armatore, che ha deciso di adottarla come
sua residenza marina.
Testo di Paolo Venanzangeli
tratto da : www.nautica.it
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