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Bucintoro



Nave, prima mossa a rimorchio, poi a remi, sfarzosamente maestosa, usata a Venezia ogni anno, all'Ascensione, per lo sposalizio del mare, dal Doge e dalla serenissima signoria.
La cerimonia risale al 1311 ed era intesa a commemorare la vittoria dei Veneziani sui pirati dalmati nell'anno 1000. L'origine è da ricercare nell'augurio che il papa Alessandro III, riconoscente per l'ospitalità ricevuta, rivolse al Doge: "Che il mare ti sia sottomesso come la sposa allo sposo". Il nome della nave probabilmente deriva dal fatto che il doge buttava in mare l'anello attraverso un apposito condotto dorato - il "bucio d'oro".
Alcuni fanno invece derivare il nome dalla buccina, antico strumento a fiato per uso militare, con riferimento ai festeggiamenti in occasione di parate navali. Altri dal Bue centauro, trireme troiana citata da Virgilio. Altri ancora, da Duecentorum, perché ospitava una moltitudine di rematori. Come scrive Franco Gay, "L'ultimo Bucintoro, quello più famoso, fu costruito nel 1729 su disegno di Stefano Conti, con sculture e ornamenti di Antonio Corradini e con due statue attribuite finora ad Alessandro Vittoria, ma forse opera di Agostino e Marcantonio Vianini di Bassano, provenienti dalla precedente costruzione del 1605.
Lo scafo era quello di una galeazza, lungo metri 37,70 e largo metri 7,50; costò 70.000 ducati. La nave era mossa da ventuno remi per lato, con quattro vogatori ciascuno" ... Un cronista dell'epoca lo descrive come " una galera a due ponti: i vogatori rimangono nel ponte inferiore, i dignitari siedono in coperta al di sopra della quale è innalzata una volta in legno riccamente scolpita e dorata nell'interno, sorretta all'ingiro da un gran numero di statue.
Un'altra fila di statue forma al centro una galleria dorata e pavimentata con sedili per i Senatori. L'estremità della poppa è formata a semicerchio ed ha il pavimento elevato di un palmo. E' lì che il Doge, circondato dai dignitari, si colloca su un tronetto e va a sposare il mare". Nel 1824, anno in cui fu demolito ciò che rimaneva dello scafo dell'ultimo bucintoro, l'ammiraglio austriaco Amilcare Paolucci delle Roncole fece eseguire, sulla base dei documenti esistenti e sulle forme dello scafo in demolizione, un modello che ora è esposto nel Museo Storico Navale di Venezia. La sontuosa nave ci appare tutta dorata all'esterno e all'interno, là dove non è rivestita di velluti e damaschi color cremisi.
La sala ha, all'intorno, 90 seggi e 48 finestre protette da cristalli, con tendine di seta. A poppa il "gabinetto" del Doge ha un trono, rialzato e decorato con le statue della Prudenza e della Forza, dietro il quale si apre un finestrino dal quale il Doge gettava in mare un anello simile a quello che portava al dito. ... La prua, ornata da un incredibile trofeo di statue simboliche, di volute, di ghirigori, aveva al sommo la statua di Venezia sotto forma di Giustizia, mentre davanti si protendevano due speroni, sul maggiore dei quali era il Leone di San Marco, accompagnato da altre allegoriche fantasie. Un alto pennone sormontava la nave e su di esso veniva issato lo stendardo ducale a sei code. Nelle sue uscite di rappresentanza il bucintoro lasciava la sua casa in Arsenale con una scorta eccezionale. Vicino gli stavano i tre peatoni ducali ... Lo seguivano le gondole straordinariamente fastose del Nunzio Apostolico, degli Ambasciatori, del Patriarca, sei galere in parata, altre dodici navi imbandierate "dipinte e fornite di militari stromenti", le peate che portavano i rappresentanti delle comunità del Dogado, centinaia di altre barche private adorne di festoni e di fiori e infine qualche migliaio di gondole (nella sola Venezia se ne contavano 15.000). Anche il bucintoro e i peatoni ducali non sfuggirono all'insensata furia che nel 1797 assalì i Francesi nell'intento di distruggere ogni traccia del vecchio regime; il bastimento, orgoglioso simbolo della Repubblica, ... fu demolito e ridotto a un pontone che servì poi come batteria galleggiante. ... Gli ornamenti del bucintoro e delle altre barche, tranne pochi elementi che furono fortunosamente salvati, furono bruciati per recuperare il poco oro delle dorature. Un po' di ceneri furono spedite in omaggio a Bonaparte, nel suo quartier generale, a Montebello.

Proprio di questi giorni è la notizia che un rinomato cantiere veneziano è in procinto di far rivere questa splendida nave, simbolo della potenza di venezia.
Già pronti i progetti e in parte gli stanziamenti necessari, pare proprio che gli attuali maestri d'ascia, ormai pochi, si preparino a vincere la scommessa e il bucintoro tornerà a navigare inl canal grande.

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