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Cintra
È risultato quasi impossibile
ricostruire l'avventura di Cintra per il periodo che va dalla sua nascita
fino al momento in cui è tornata a vivere in mare e nel vento.
Costruita da William Fife, è un 12 metri S.I. che ai primi del
'900 partecipò a numerose regate, continuando a migliorarsi nell'armamento
per rimanere sempre competitiva. Poi, dal 1956 Cintra scomparve, per
riapparire molti anni dopo in un capannone sul Tamigi, quindi sulla
costa orientale inglese, avendo subito vere e proprie offese da mani
incapaci e quasi sacrileghe. Poi, dopo il 1984, questa gloriosa imbarcazione
arrivò in Italia entrando nel cuore dell'editore Alberto Rusconi
che decise di eliminare i pietosi restauri parziali e restituirla al
suo originale splendore. In meno di un anno, fra dicembre 1990 e agosto
1991, è rinata.
William Fife era figlio d'arte, e quando prese in mano l'azienda paterna
aggiunse la sua profonda esperienza d'architetto alla già solida
ed affermata tradizione del cantiere. In tempi in cui diporto ed agonismo
velico erano riservati all'aristocrazia, di sangue o di denaro che fosse,
i nomi che contavano erano pochi. Ciò nonostante l'amore per
la competizione spingeva i cantieri di maggior nome ad una continua
ricerca per migliorare forme e vele delle proprie barche, e arrivò
inevitabile la necessità di regolamentarne la costruzione per
potersi meglio misurare. Nacquero così, nel 1906, le classi di
«Stazza Internazionale», con un regolamento di costruzione
che fu in seguito modificato, ma che all'inizio vide nascere splendide
imbarcazioni il cui scopo principale era correre, e soprattutto vincere.
Cintra fu uno dei primi 12 metri S.I. realizzati in quell'epoca, il
secondo disegnato da Fife, e passò i suoi primi anni di regata
modificando più volte il proprio armamento per essere sempre
competitivo al massimo.
Dileguati i fumi della Grande Guerra, Cintra cambiò proprietario
e dalle acque del Clyde passò a quelle del sud dell'Inghilterra,
dove si presentò con armamento bermudiano, e dove continuò
a regatare fino al 1956. La «Round the Island Race» di quell'anno
è l'ultima competizione documentata in cui figuri il nome di
Cintra. Poi il nulla, l'oblio, la barca scompare nelle nebbie del Tamigi
e vi riappare dopo una quindicina d'anni, semiabbandonata nel capannone
di una vecchia chiatta. Al di là delle miserevoli condizioni
molto è cambiato nella barca. L'armamento è passato a
ketch, sulla coperta rigorosamente flush-deck è scomparsa un'orrida
tuga a due livelli, lo slancio di poppa è stato accorciato, e
«last but not least» (ma lo si scoprirà solo durante
la restaurazione) la zavorra in piombo è stata sostituita da
una forma di cemento che ha reso necessaria una modifica della chiglia.
Passa un'altra manciata d'anni, e nel 1984 Cintra passa in un cantiere
della costa orientale inglese dove viene scoperta per caso dai «veteran
boat scout» della Camper & Nicholson. È la fine di
un lungo calvario. La barca viene segnalata alla Giorgetti & Magrini,
e Franco Giorgetti la propone all'attenzione di Alberto Rusconi, editore
di chiara fama, Commendatore e Grand'Ufficiale della Repubblica, ma
soprattutto grande appassionato di barche d'epoca, specialità
12 metri S.I. (suoi sono anche Tomahawk» e «Vim» ).
Il gioco è fatto. Cintra lascia le patrie acque e approda al
cantiere «La Bussola» di Fiumicino, cantiere che sotto la
gestione di Luca Sanpietro è andato specializzandosi nel restauro
di barche classiche in legno, sia a vela che a motore. Cintra arriva
in stato pietoso, con evidenti segni di restauri parziali e di pessima
esecuzione, ma pur sotto abiti tanto dimessi si intravvede l'eccezionale
purezza di linee e la validità di uno scafo di nobili origini.
L'operazione parte in due direzioni. Da una parte la Giorgetti &
Magrini inizia una difficile opera di ricerca, riuscendo a rintracciare
presso un'associazione inglese il piano velico originale, il piano generale
di costruzione e alcuni schizzi dell'alberatura disegnati dallo stesso
Fife. Dall'altra il cantiere parte con un'opera di demolizione di tutto
ciò che appare fatiscente, tracciando un piano di quel che può
essere salvato o al limite restaurato. Alla resa dei conti la situazione
è che circa il 50% del fasciame in mogano Honduras potrebbe essere
recuperato (in realtà per maggiori garanzie di durata verrà
quasi interamente rinnovato), così come tutte le ordinate in
acacia (il che ha consentito di sostituire ordinate e madieri in ferro
zincato senza compromettere le forme della barca) e i bagli del ponte
in olmo. Totalmente recuperabili apparivano anche la chiglia, la ruota
di prua e il dritto di poppa, tutti realizzati in olmo. Poiché
il restauro mirava ad una ricostruzione assolutamente fedele al progetto
originale, il lavoro è stato pianificato con una cura e un'attenzione
al dettaglio veramente unici, addirittura ricorrendo alle stesse essenze
indicate da Fife anche quando queste erano di difficile reperimento.
Il lavoro è così iniziato con l'asportazione del fasciame
non idoneo, sostituito da nuovi corsi in mogano da 35 mm, mentre con
un giusto compromesso fra tecniche antiche e tecnologie moderne il fasciame,
posato e calafatato come si faceva a inizio secolo, è stato poi
trattato con uno strato di West System. Realizzato secondo una tecnica
tipica di Fife, lo scafo di Cintra presenta un'ossatura con ordinate
alternate di acacia e ferro zincato, struttura che garantisce massima
robustezza senza appesantire eccessivamente la barca. Essendo irrecuperabili,
tutte le ordinate e i madieri in ferro sono stati tolti e rifatti a
modello. La coperta è stata invece interamente smantellata e
rifatta su una base di compensato marino da 20 mm di spessore, rivestito
da doghe di douglas (essenza originale della coperta) da 15 mm, mentre
mastre, trincarini, e tambucci sono stati rifatti in mogano con massima
fedeltà al progetto. Con lo stesso spirito è stato totalmente
ricostruito il coronamento dello slancio di poppa, del tutto mancante
quando la barca è arrivata in cantiere, ed è stata ripristinata
una zavorra in piombo simile a quella originale. La losca del timone,
la barra e la parte alta dell'asta sono state invece recuperate al 100%
mentre la pala ha richiesto un'abbondante ricostruzione.
Nata per correre prevalentemente in regate di triangolo, Cintra non
prevedeva interni da crociera, e tale è stata ricostruita. Al
salottino d'ingresso con annesso tavolo da carteggio, segue un locale
servizi con la cucina e una toilette «a giorno», mentre
tutta la parte di prua è destinata a cala vele. Per le ragioni
di cui sopra la barca inizialmente non prevedeva alcuna motorizzazione,
ma le moderne esigenze di manovra hanno imposto un piccolo propulsore,
un Perkins da 20 HP, alloggiato in una sala macchine che ospita anche
serbatoi e batterie. Non restavano che alberi e vele, questi interamente
rifatti visto che la barca nel corso della sua storia aveva più
volte cambiato tipo di armamento. Tutto è stato ricostruito secondo
quanto previsto da Fife. L'albero, incluso l'alberino di gabbia che
è incappellato, arriva a m 24,65, mentre il picco della controranda
misura m 8,05 e il boma è di m 13,18: il tutto realizzato in
douglas a sezione cava, essendo oggi praticamente introvabile il silver
spruce che era probabilmente l'essenza originale. Da notare che tutte
le ferramenta necessarie all'attrezzatura dell'albero sono state ridisegnate
secondo il modello originale e forgiate in cantiere. Nelle barche d'inizio
secolo le manovre delle vele erano solo muscoli e paranchi. Su Cintra
sono state addolcite dall'aggiunta di 6 piccoli winches (due drizze,
scotta della randa e volanti basse), ma di base non hanno subito modifiche
e offrono preziosi dettagli come bozzelli realizzati dalla Picchetto
di Genova, i canestrelli della randa in lamellare di frassino inguainato
in cuoio inglese e tutte le impiombature fatte a mano e anch'esse rivestite
in cuoio. Per le vele è intervenuta la Murphy & Nye, che
oltre a rispettare alla lettera il piano originale, ha scelto un dacron
color avorio, esteticamente assai simile al cotone con cui erano realizzate
le vele originali. Randa, controranda, fiocco, trinchetta, yankee e
uccellina danno una superficie velica totale di circa 217 metri quadri
a cui vanno aggiunti i 190 metri quadri di una grossa vela portante
assimilabile ad un moderno gennaker. Entrata in cantiere a dicembre
del 1990, la barca è stata ricostruita a tempo di record, ed
è tornata in acqua il 20 agosto del 1991, alla vigilia di quel
«Veteran Boat Rally» di Porto Cervo a cui l'armatore teneva
moltissimo. Tanto che, per arrivare in tempo alle regate, Cintra è
partita senza alcuna messa a punto né di vele né di motore,
e in pratica il battesimo della barca è avvenuto direttamente
in regata, peraltro senza il minimo problema. Cintra può essere
oggi ammirata a Rapallo, suo porto base, ma in realtà è
più affascinante seguirla nelle regate per barche d'epoca, regate
che in un mondo sempre più tecnologico vanno trovando un numero
di consensi sempre maggiore.
Progetto originale: William Fife
Costruzione: William Fife and Son, Fairlie
Anno: 1909
Ristrutturazione: progetto di Giorgetti & Magrini
Realizzazione: cantiere «La Bussola» di Fiumicino
Lunghezza ft: m 18,82
Lunghezza al galleggiamento: m 11,96
Baglio max: m 3,36
Pescaggio: m 2,44
Superficie velica: mq 217.
di Stefano Navarrini
tratto da : www.nautica.it
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