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Invader

foto goletta invader schooner di 49 metri

La Storia


LA NASCITA SULL´ATLANTICO

L’INVADER fu progettata da Albert Stanton Chesebrough, nipote di Nathanael Herreshoff, ed Edward Burgess, considerati i migliori progettisti dell’epoca. L’imbarcazione fu varata l’11 Luglio 1905. Questi sono i suoi dati tecnici:

Dimensioni principali

Costruita dai celebri cantieri George Lawely & Son - South Boston - e registrata a New York.
Il cantiere Lawely & Son insieme a quello di Nat Herreshoff, era senza dubbio il miglior cantiere Americano dell’epoca, sia per tecniche costruttive sia per materiali impiegati ed era ancora piu’ avanzato di quelli Inglesi; non per nulla dai cantieri Lawely erano gia’ usciti nel 1895 e 1896 due yacht disegnati da E. Burgess, PURITAN e MAYFLOWER, destinati alla difesa dell’America’s Cup, vinta poi da entrambi.
La struttura ed il fasciame erano in acciaio al nikel, mentre la zavorra in lingotti di piombo, il ponte in doghe di teak; la barca aveva inoltre una deriva mobile che portava il suo pescaggio a mt. 7.610, elemento che ben pochi progettisti avevano il coraggio di adottare in barche cosi’ grandi, viste le difficolta’, sia per il mantenimento dell sua assialita’ che per un facile pivottamento a barca sbandata. L’ armonia delle linee, che correvano da prua a poppa senza interruzioni di assi motori ed eliche doveva essere, nel giorno del varo, uno spettacolo eccezionale; uno scafo creato per spostare l’acqua senza che nulla potesse ferirla, spinta da oltre 1067 mq. di velatura, che componevano il solo trapezio. Cosi’ fu varata e rimase sino al 1914.
Chi commissiono’ L’INVADER fu Mr. ROY A. RAINER di Cliveland, magnate del businnes del carbone, (durante la ristrutturazione tra l’ossatura 12 e l’ossatura 20, ne e’ stato rinvenuto oltre un quintale - vedi foto -) quasi a simboleggiare la fonte della nascita dell’INVADER.

Mr. ROY, volle far partecipare L’INVADER alle regate della Spring Cup del 1906. La barca pero’ aveva bisogno di tempo per una buona messa a punto e per affiatare un valido equipaggio (dalle 28 alle 35 persone). Senza queste premesse era impossibile competere con i mostri sacri che, in clima di America’s Cup, quell’anno frequentavano le acque di New York e di Newport. Gli avversari erano : Vanderbilt, Morgan, Astor, Gould, per non citare coloro che arrivavano dal vecchio continente , come il Kaiser Wilhelm II o Sir. Thomas Lipton, gli uomini piu’ ricchi del mondo, con le barche piu’ veloci del mondo.
Oggi conosciamo ed abbiamo documentata una gran parte della storia dell’INVADER, delle sue regate, la Transpac ad esempio, dei suoi momenti di gloria, delle sue avventure e del suo declino, iniziato con la seconda guerra mondiale. Quasi centenaria, l’INVADER e’ orgogliosa , ora che sta risorgendo, di narrare la sua storia a tutti gli interessati

carbone ritrovato nel restauro della goletta invader schooner di 49 metri

La Storia

INVADER 1905 - 1914

Ricostruire la storia dell’Invader non e’ impresa facile soprattutto per quanto riguarda i primi anni, dal 1905 al 1914 anno in cui l’Invader fu venduta ad un compagno d’avventure di Paul, fratello minore di Roy Rainey, il suo primo proprietario.
Cio’ che spinse Mr.Roy a commissionare una goletta cosi’ impegnativa e veloce, adatta a lunghe navigazioni in oceano, fu probabilmente il suo noto spirito sportivo. Inoltre, in quell’epoca di rivoluzione industriale e di grandi capitali, l’avere uno yachts costituiva uno “Status Simbol” irrinunciabile e la posizione sociale dei Rainey aveva poco da invidiare a quella dei Morgan, degli Astor de Vanderbilt o ancora dei Guggenheim.

I grandi yachts armati a goletta che venivano costruiti in questi anni, erano i diretti discendenti delle golette da pesca che navigavano per mesi sui grandi banchi di Terranova, spesso protagoniste di furibonde corse per giungere prime sui mercati di Gloucester o Halifax; le loro performances veliche avevan fatto si che anche il mondo dello yachting si ispirasse a questo tipo di veliero per progettare degli yachts con vasto raggio d’azione.

All’inizio del XX secolo il carbone era ancora la prima fonte di energia ed i fratelli Rainey erano gli eredi della grande fortuna accumulata dalla W.J.Rainey Coke CO., candidati quindi ad entrare a pieno titolo come soci del New York Yacht Club, il gota del capitalismo americano.
L’Invader registrato a New York, come gia’ accenato in precedenza, partecipo’ alle regate della “Spring Cup” 1906 e forse anche in quelle degli anni sucessivi, senza mai pero’ raccogliere delle vittorie. A quanto pare finche’ Invader rimase proprieta’ di Mr.Roy, non lascio’ mai le acque fra New York e Newport R.I., non abbiamo notizie se durante qualche crociera estiva si sia spinta piu’ a nord o piu’ a sud.
Durante il periodo della costruzione dell’Invader Roy Rainey, che doveva essere una persona scaramantica, invio’ al cantiere qualche sacco di carbone con l’ordine di affogarlo e sigillarlo con del cemento in fondo alla chiglia. A quanto pare questo episodio non figura narrato in nessun documento o storia apparsa su Invader e senz’altro non sarebbe mai stato scoperto se il radicale restauro di questo schooner non fosse stato intrapreso.

Nel commissionare l’Invader Roy Rainey non era sceso ad alcun compromesso scegliendo sia il cantiere Lawley che al pari di quello di Herreshoff era considerato il migliore ed il piu’ all’avanguardia nel mondo, sia l’architetto, il dinamico Albert Stanton Chesebrough, nipote di Nat Herreshoff, che da circa dieci anni aveva smesso di lavorare per lo zio e brillava ormai di luce propria. E’ importante far presente che la fama del Cantiere Lawley & Sons e’ tutt’ora mantenuta viva dalla “Lawley Boat Association” che si interessa della sopravvivenza dei 200 fra yachts e tenders ancora in vita costruiti fra il 1866 ed il 1945, anno di fine attivita’ del cantiere.

Per tornare alla storia di Invader ed a Roy Rainey, siamo certi che il giorno del varo, l’11 luglio 1905, Roy non dimentico’, come e’ tradizione, di porre una moneta d’oro nella scassa dell’albero di maestra prima che questo venisse installato. Quest’albero era alto 41 mt. dalla coperta e come gia’ detto in precedenza, dopo le prime prove in mare fu giudicato saggio ridurlo di 2 m. e 40 cm. cosi’ come quello di trinchetto di 2 m.e 10 cm

Chesebrough si dimostro’ degno nipote dello zio Nat, non solo per le perfette linee dello scafo, ma per lo studio della struttura: qui si rivela tutto il suo estro di ingegnere poiche’ il dislocamento di sole 184,32 Tons fanno di Invader una barca manovriera in grado di controllare le forti accelerazioni di cui e’ capace, soprattutto alle andature di lasco ove, a deriva sollevata, la barca che ha un pescaggio relativamente debole ( 4 m. e 20 cm ) puo’ anche partire in planata; il fatto di non avere in carena ne’ eliche ne’ assi motore fan pensare che la tendenza a planare con mare formato in poppa non fosse cosi’ utopica.
Dal 1914 al 1926, la storia si arrichisce di cronaca a di soddisfazione per i record conquistati con il suo nuovo proprietario che la portera’ vincitrice nella “Transpac”del 1926, regata tutt’ oggi in vigore e target della nuova stagione dell’Invader.

Grazie alla cortesia del N.Y.Y.C. abbiamo potuto acquisire copie del : ‘’The Boston Globe’’ del 12 luglio 1905, e del ‘’Boston Herald’’ del 4 agosto 1905, giorno della partenza di ‘’Invader da Boston alla volta di New York.

Con questo contributo cerchiamo di mantenere la promessa fatta a coloro che ci seguono, quella cioé di trasmettere ogni notizia storica che via via riusciamo a raccogliere, anche se l’ordine cronologico non sempre può essere rispettato.

E’ doveroso dire che a quell’epoca pur essedo gli sports velici accessibili a pochi ed a pochissimi lo yachting con imbarcazioni dai 30 metri in sù, le nascite di nuove costruzioni ed il loro crescere fino al giorno del varo occupavano sui quotidiani americani uno spazio assai più vasto di quanto non avveniva nello stesso periodo altrove.
Scorrendo indietro negli archivi del N.Y.Time, del Boston Globe, del Boston Herald, del Providence Journal, per non parlare del Newport Mercury si era regolarmente aggiornati su ciò che succedeva nei cantieri, ‘’Invader’’ ovviamente non fece eccezione : il Boston Sunday Globe del 9 Aprile 1905 ci informa che dopo lo scafo di ‘’Elmina’’ era il turno di quello di ‘’Invader’’ ad essere impostato sullo scalo di Lawley . L’analisi di questi articoli mette in evidenza quanto già organizzati e dinamici fossero i cantieri americani visto che quattro mesi dopo ‘’Invader fu consegnato all’armatore finito di interni ed alberatura.

Il primo dei due articoli che citiamo all’inizio, ci da una descrizione del varo avvenuto il giorno prima : 11luglio 1905 alle 06.25 del pomeriggio con il massimo della marea pochi minuti dopo le 06.00. L’Articolista ci fa notare l’assenza dell’Armatore (scaramanzia ?) ; in sua rappresentaza erano presenti l’architetto A.S. Chesebrough e Mrs. Chesebrough che in qualità di madrina ruppe con decisione la bottiglia di champagne, nastrata di rosso-bianco-blu, contro la prua e, non appena lo scafo cominciò a scivolare verso l’acqua, pronunciò la fatidica frase : « I christen thee Invader ».
L’articolo segue dicendo che questo yacht é il più grande ed il più bello costruito finora ad unirsi alla flotta del ‘’Larchmont Yacht Club’’ di cui Roy Rainey era all’epoca il Vicecommodoro, e che il suo Armatore lo ha già iscritto alla regata di Halifax ; seguono la descrizione tecnica del natante ed alcuni commenti sulle sue forme di carena ed il suo dislocamento.

Nel secondo articolo é descritta la frettolosa, vedi frenetica partenza di ‘’Invader’’ da Boston con l’uscita dal porto al rimorchio dello yacht a vapore ‘’Viola’’ : a bordo Mr. Roy Rainey, sua moglie e l’architetto A.S. chesebrough .
Senza mezzi termini il testo descrive in dettaglio la confusione generale con alcune vele in coperta parzialmente inferite, altre ancora da aprire con l’incognita o quasi certezza, di dover apportare aggiustaggi e ritocchi prima della regata, senza averne più il tempo.
Secondo quanto avevamo immaginato all’ inizio di questa storia, abbiamo qui una prova di quanto Roy Rainey dovesse essere personaggio impaziente nonché ostinato per voler a tutti i costi far correre ‘’l’Invader’’ nelle imminenti regate da New York ad Halifax e poi a Shelbourne, sempre in Nova Scotia. Non sorprenderebbe vista anche la sua passione al gioco d’azzardo che dietro tutto ciò fosse celata una grossa scommessa con qualche membro del N.Y.Y.C.
L’ultimo operaio di Lawley sbarcò giusto un momento prima che la cima del rimorchio fosse mollata e la barca che come sappiamo non aveva motori ausiliari, potesse dar inizio alle prime prove sotto vela, cosa che avvenne dopo Capo Cod, al largo di Newport R.I.

La Storia

INVADER 1914 - 1919

Nel 1914 ‘’Invader’’ fu acquistato da John Borden, un amico dei fratelli Rainey ed in particolare del minore dei due, Paul.
Dalle infomazioni che Paul Baker, Curatore del Field Museum di Chicago, ci fornisce, siamo venuti a sapere che prima dell’acquisto di ‘’Invader’’ John Borden nel 1913 aveva commissionato all’altrettanto noto architetto dell’epoca, Bowdoin Crowninshield una goletta destinata a delle spedizioni di caccia nell’Artico Canadese ed in Alaska. La scelta d’acquistare ‘’Invader’’ in sua vece, pensiamo sia stata a causa di tempi di consegna troppo lunghi per la nuova barca.

A facilitare questa transazione giocò senz’altro la comune passione di Paul Rainey e John Borden per la caccia. Le cronache del tempo dipingono Paul Rainey come il più grande mattatore di leoni di sempre ; Charles A. Bencil nel suo lungo articolo : ‘’Invader : schooner with a past’’, dice che Paul Rainey era riuscito in un safari ad abbattere 74 leoni con un record di 9 in 25 minuti ! Allora simili carneficine erano ancora permesse anche se Mr. Rainey per compiere simili exploits doveva aver preso molti rischi visto che cent’anni fa la savana doveva essere ben più pericolosa che oggidì.

John Borden, rampollo di grossi produttori di latte condensato e figlio di un noto avvocato di Chicago, era lui stesso un operatore finanziario con la passione per i viaggi, soprattutto, come già detto, nell’estremo Nord.

Non dobbiamo dimenticare che in quel periodo i viaggi nelle Regioni Artiche erano di grande attualità, nel 1909 infatti Robert Peary raggiungeva per la prima volta il Polo Nord : la veridicità di quest’impresa fu contestata non solo da Frederick A. Cook che rivendicava d’aver raggiunto il Polo un anno prima, ma anche da autorevoli fonti. Al tempo di Borden la polemica era di viva attualità ed a tutt’oggi esiste ancora chi dubita su Peary.

Non sappiamo ‘’Invader’’ abbia mai navigato nell’Artico Canadese, di certo non in Alaska, anche se d’inverno nella Regione dei Grandi Laghi le acque spesso ghiaccino e le condizioni di vento e temperatura non siano poi così diverse.

John Borden fu colui che per primo motorizzò ‘’Invader’’, ciò perché dovendo navigare sui Grandi Laghi o forse più a nord vi fu costretto dalle norme di sicurezza vigenti ; la motorizzazzione consistette in una coppia di motori a benzina Hall & Scott da 100hp caduno.

Le sole informazioni che per il momento abbiamo sulla carriera di John Borden in qualità di esploratore artico e non di solo cacciatore, ci sono state fornite ancora dal Field Museum : Borden sponsorizzò e partecipò nel 1927 alla :’’Field Museum/Borden – Alaska Arctic Expedition’’. Il bottino di questa spedizione consistette nella raccolta di 533 specimen ; al suo ritorno Borden donò al museo una ‘’baidarka ‘’, il fantastico kayak usato dai cacciatori Aleuts. Questo kayak aveva una prua simile a quella di un animale dalla mandibola molto affilata che avanza tenendo la bocca aperta : la parte inferiore fendeva l’acqua a mò di lama minimizzando la resistenza idrodinamica, la parte superiore, più piatta restava emersa ed agiva come una spatola impedendo alla prua di piantarsi nell’onda ; la poppa invece era troncata verticalmente, forse per sfruttare i vortici lasciati dalla pagaia dato che l’uomo sedeva assai arretrato : un vero capolavoro d’ingegneria navale !

Consultando sull’atlante la carta dell’Artico Canadese, scopriamo che l’isola di Baffin termina a nord-est con la ‘’ Penisola di Borden’’ : cercheremo di scoprire se John Borden é in qualche modo legato a questa terra : d’estate quella zona di mare é navigabile, non sarebbe utopico pensare che Mr. Borden abbia potuto raggiungerla a bordo di ‘’Invader’’.

Due anni dopo l’acquisto John Borden registrò nuovamente la barca a New York e nell’agosto prese parte alla ‘’New york Y. C. Summer Cruise’’, per il momento ne ignoriamo il risultato.

Nel 1919 ‘’Invader’’ fu acquistata da Captain John Barneson, noto armatore sulla costa nord-ovest degli USA e presidente della General Petroleum Corp. a S. Francisco.

La Storia

INVADER 1924 - 1930

Premessa.
Grazie alla disponibilità di Marcia A. Barrett, manager del ‘’Recors & Reseach, US. Department of Transpotations – US. Coast Guard’’ siamo riusciti ad ottenere copie del ‘’General Index of Abstract ‘’ che risalgono giusto alla data in cui John Barneson cedette la proprietà di ‘’Invader’’ : Official Number 202306’’.
Questi documenti ufficiali, aggiornati fino al ’90 ci saranno di molto aiuto nel ricostruire questa storia il più fedemente possibile.

Suite della storia.
Stando ai documenti della ‘’Coast Guard’’ John Barneson cessa di essere ufficialmente il proprietario di ‘’Invader’’ il 31 Agosto 1921 alle 11.00 ; la cessione figura a nome di J. Percival Jefferson che a sua volta cede la barca a Don Lee solo il 9 Febbraio1924.
Al momento ignoriamo il ruolo che J.P. Jefferson ha giocato nella storia di ‘’Invader’’anche perché dalle biografie si desume che la barca sia appartenuta a J. Barneson fino al 1924.
Facendo un passo indietro e per dovere di fedeltà storica dobbiamo anche dire che sul ‘’Lloyd’s Register of American Yachts ‘’del 1917/18 non figura più John Borden, come da noi ipotizzato, proprietario di ‘’Invader’’ bensì Henry D. Whiton, e fu ben lui a venderla a John Barneson nel 1919 poco dopo Natale: era nostro dovere comunicare queste rettifiche, rese possibili grazie agli ultimi documenti pervenuti; ci riserviamo di informare chi ci segue sul Web sui movimenti di ‘’Invader’’durante questo periodo, non appena acquisiremo altre notizie.

Agli inizi di Febbraio del ’24, dunque, Don Lee é il nuovo proprietario di ‘’Invader’’. Noto anche lui in tutta la California come J. Barneson, aveva creato la sua fortuna grazie all’ esser riuscito ad assicurarsi prima di altri la concessione per la vendita in esclusiva di auto quali: Caddillac, La Salle e Woods Electric, grande fautore dei nuovi mezzi di comunicazione aveva poi fondato ed acquisito diverse stazioni radio che assicuravano la copertura di tutta la costa Californiana. Stando alla biografia che C.A. Bencik pubblicò sul Mains’l Haul le emittenti che D. Lee possedeva nel ’24 erano: la ‘’Don Lee Mutual Network’’ la ‘’S. Diego’s Station KGB’’ ed altre emittenti a Los Angeles, Santa Barbara e San Francisco.
Don Lee di certo conosceva le qualità veliche di ‘’Invader’’ e corse voce che pagò un alto prezzo per il suo acquisto anche se molt’altri dollari sarebbero stati da spendere per rimettere la barca in perfetto stato, soprattutto le vele e le attrezzature. I primi lavori furono proprio il rinnovo totale del sartiame e 700m2 di nuove vele: le rande ed i fiocchi leggeri.

Sul ‘’General Index or Abstract of Title’’ si legge che in data 9 giugno 1924, in accordo con la richiesta depositata all’ Ufficio Doganale di S. Pedro CA , il nome ‘’Invader ‘’ fu cambiato in ‘’Nancy Lee’’: Nancy, nome della figlia di Don Lee.

I documenti ufficiali ci dicono che la barca ritornò a chiamarsi ‘’Invader’’ il 9 febbraio del ’25 in occasione del passaggio di proprietà da Don Lee alla ‘’Don Lee Incorporated’’. Non conosciamo le ragioni di questa decisione avvenuta dopo pochi mesi dalla scelta del nuovo nome. Come ben noto, la tradizione vuole che il cambiar nome ad una barca porti sfortuna, Don Lee venuto a stretto contatto con l’ambiente marinaresco ne avrà senz’altro assimilato l’atmosfera e la mentalità così che alla fine si sentì in dovere di rispettarne le ‘’leggi’’, questo, quantomeno é quanto ci piace immaginare.

Don Lee, sotto le insegne del San Francisco Yacht Club, iscrisse ‘’Invader’’ alla regata Transpacifica del 1926; questa regata era l’evento nautico che subito dopo la Coppa America attirava il maggior numero di spettatori di ogni livello sia alla partenza che all’arrivo ad Honolulu: l’avvenimento di certo il più importante sulla West Coast.
Il sabato 12 Giugno, alla 12.00 fu sparata la partenza nientemeno che da un cannone calibro 5’’ della corazzata ‘’USS California’’ mentre l’intera ‘’Flotta del Pacifico’’ era alla fonda nella baia. Non meno di 400 velieri incrociavano a ridosso della linea di partenza in cerca del miglior posto mentre la scogliera di Point Fermin spariva sotto la folla, tutto questo per vedere i migliori velisti americani che, a bordo di 6 barche si sarebbero contesi ogni metro delle 2225 miglia dal faro di S. Pedro a quello di Diamont Head.
“Invader’’ era la barca più grande: “scratch boat’’ ed aveva 30 uomini a bordo. Il comando era affidato al noto skipper professionista , Captain L.E. Ted Geary, 20 marinai professionisti accudivano alle manovre agli alberi ed a prua mentre 9 yachtmen : Don Lee; Major J.C.Waller; Pierpont Davis; Ray Cooke; Lloyd Johnson; Swift Baker; Captain L.A. Davidson; Dr. C.B. Combille erano gli ‘’aftergards’’.
I più temibili concorrenti di ‘’Invader’’, entrambi veterani della Transpac erano lo yawl ‘’Poinsettia’’ di 107’ del California Y.C. e la goletta ‘’Mariner’’,del Newport Harbour Y.C., da poco proprietà dell’attore John Barrymore con un equipaggio professionista molto affiatato e comandato dallo skipper Dock Wilson.
Stando alle cronache, “Invader ‘’ e ’’Mariner’’tagliarono la linea 30 secondi dopo il colpodi cannone seguiti dalle altre quattro barche: ‘’Poinsettia’’, ‘’Teva’’, “Mollilou’’, e ‘’Jubilo. Alle 16.00 le due barche di testa più ‘’Poinsietta’’ avevano ormai doppiato la punta ovest di Catalina, da quel momento la regata in tempo reale divenne una questione fra queste tre barche.
Sulle pagine della ‘’History of Transpac’’ si legge che durante i primi quattro giorni, con vento teso, nessuno fu in grado di tenere il passo di ‘’Invader’’ che già nel secondo giorno, dalle 12.00 del 13 alle 12.00 del 14 giugno coprì 300 miglia, ma dalla mezzanotte del 13 a quella del 14 ne coprì 308, stabilendo così un record della Transpac sulle 24 ore destinato a durare fino al 1977 quando ‘’Merlin’’ di, guarda caso, una altro sig. Lee (Bill), riusci a batterlo.
Si dice che durante questa pazza corsa verso Honolulu ‘’Invader’’ abbia sempre mantenuto a riva non solo la jackyard di maestra ma anche quella di trinchetto, superando a tratti i 15 nodi.
Il 21 Giugno alle 20.00 dopo meno di 9 giorni ,‘’Invader’’ fu avvistato a solo 300 miglia da Honolulu, se il vento avesse tenuto per ancora un giorno, ‘’Invader’’ che in quel momento era solo in testa, avrebbe stabilito un tempo che i maxiyachts moderni troverebbero duro battere.
A metà regata circa un incendio a bordo bruciò le vele di rispetto che erano stivate nel lazzaretto; fortuna volle che questo incidente non portasse a peggiori danni.
Per i successivi due giorni l’Aliseo calò completamente ad est delle Haaway, penalizzando i concorrenti più vicini alla meta, ma soprattutto ‘’Invader’’ che alle 14.30 del 23 giugno gli aerei ricognitori lo avvistarono ad ancora 35 miglia da ‘’Diamont Head’’immobile in un mare come uno specchio.
Ci vollero ancora 22 stressanti ore prima che ‘’Invader’’ vittorioso, tagliasse la linea d’arrivo. La scenografia dell’arrivo, per soddisfare la gente di Honolulu sparpagliata lungo la costa ed in attesa da due giorni, fu salvata in estremis grazie all’ultimo bordeggio stretto a cui ‘’Invader’’ fu costretto contro le variabili brezze di terra del ”Kona Weather’’ che le permisero di riprendere l’abbrivio e di tagliare il traguardo alle 12.18 del 24 giugno.
Con il tempo di 12 gorni, 2 ore, 48 minuti e 3 secondi , nonostante i due giorni persi, stabilì il nuovo record della Transpac che resistette fino al ’49 quando fu battuto da ‘’Morningstar’’. ‘’Invader’’ fu primo in tempo reale ed in quello compensato aggiudicandosi così i due più grossi trofei: la ‘’Lipton Cup’’ e la ‘’Morgan Adams Cup’’.
Altre fonti dicono che il tempo impiegato da ‘’Invader’’ non costituì il record della Transpac poiché nell’edizione precedente del 1923 ‘’Mariner’’ pare, coprì la distanza in poco più di 11 giorni , ‘’Invader’’ ebbe comunque modo di rifarsi stabilendo il nuovo record di 12 giorni e 15 ore circa, sul percorso inverso fino a S. Francisco, dimostrando così di essere anche velocissima di bolina.
Negli anni che seguirono ‘’Invader’’raccolse altre vittorie tra cui la ‘’Los Angeles Evening Express Cup’’ ed in conclusione possiamo dire che ben fece Don Lee a ridare alla barca il suo nome originale poiché ‘’Invader ‘’ nel Gennaio 1927 fu recuperato senza danni dopo essere stato sbattuto sulla spiaggia di Santa Monica da un violento fortunale.
Poco dopo il crack di Wall Steet : più precisamente il 2 Ottobre del 1929 Don Lee trovò in Joseph M. Schenk, Presidente della United Artists, un degno acquirente di di ‘’Invader’’.

La Storia

INVADER 1930-1935 (Nuovo aggiornamento)


proprietari della goletta invader schooner di 49 metri

Il velo su questo periodo ancora un po’ sconosciuto e pure significativo della golden age di INVADER è sollevato grazie a David Decker, figlio di “Capt. Bob” Decker, un uomo di mare della West Coast, che si è casualmente connesso al nostro sito: per lui è stata la riscoperta di un significativo periodo nella vita del padre, per INVADER un po’ di luce su quel lontanto quinquennio.

Secondo i ricordi di quegli anni, Robert Decker lavorò su INVADER nel 1932, a San Pedro, mentre ancora terminava le scuole superiori; si stava preparando e armando la barca per una crociera che avrebbe portato lo schooner in Polinesia. Il nuovo armatore, Joseph M. Schenk, presiedeva la United Artists Studio, una compagnia indipendente creata nel 1919 da Charlie Chaplin, Mary Pickford, William S. Hart e Douglas Fairbanks e vide pragmaticamente l’occasione di unire utile e dilettevole, girando un film con la sua goletta negli affascinanti Mari del Sud oltre a una serie di documentari di viaggio. Il Los Angeles Times del 10 febbraio 1932 riporta la cronaca della partenza dello yacht da San Pedro, salutato in banchina da Fairbanks e sua moglie, Mary Pickford; al comando dello yacht vi era John Haga, già skipper di INVADER in alcune regate e di altri grandi schooner quali Windward e Cutty Sark, primo ufficiale Patrick Ryan, un veterano del Pacifico, in sala macchine O. Schonsted e alle manovre quattrodici capaci paid hands.

La lunga rotta per Papeete, 3400 miglia avrebbe richiesto almeno venti giorni di navigazione; la troupe, tra cui il regista E. Shuterland, Dougals Fairbanks e la protagonista femminile, la spagnola Maria Alba, sarebbero partiti qualche settimana dopo con la nave di linea Makura. Il programma di INVADER prevedeva la sosta per il film nei dintorni di Tahiti e poi la continuazione del viaggio verso le Tuamotu, Fiji, il gruppo della Tonga, Nuove Ebridi, Isole Salomone, Giava, Bali, Hawaii per tornare in California dopo 12.000 miglia di navigazione.


a bordo della goletta invader schooner di 49 metri
E’ ancora il Los Angeles Times del 26 marzo 1932 a riportare il racconto dello scampato naufragio di INVADER durante un colpo divento su una secca corallina non segnalata, tra Tahiti e Moorea, e disincagliato da un’abile manovra di Capt. Haga che riuscì a contenere i danni a una vela strappata, una lancia danneggiata e una colonnina comandi divelta. In queste isole si svolsero le riprese di “Mr Robinson Crusoe”, una personale interpretazione del romanzo di De Foe scritto dallo stesso Fairbanks; il film, ancora reperibile in cassetta e dvd, al di là dei meriti artistici è un importante documento su INVADER; la goletta vi appare in navigazione a vele spiegate. Comunque Robert Decker non partecipò a questa crociera, terminare le scuole superiori era prioritario e solo al ritorno della goletta Robert ormai diciottenne e diplomato, si imbarcò come aiutante di coperta.

Di fronte alla costa californiana, 25 miglia a ovest, si trova l’Isola di Catalina; un report del 1935 la definisce “… l’isola magica … un piccolo mondo a parte, devoto allo spirito del gioco e del relax.” La vita mondana che si conduceva nei lussuosi casinò ed alberghi, gli sport, il big game fishing, la vicinanza con Hollywood e Los Angeles cui era collegata da navi ed aerei, non poteva non farne la meta prediletta del mondo del cinema. INVADER si trovò a navigare frequentemente in queste acque con a bordo gli attori della United Artists e altri VIP dell’ambiente. Robert Decker, giunto piuttosto velocemente al grado di primo ufficiale, fu testimone diretto dell’attività diportistiche tra la costa e l’isola; la barca aveva una boa d’ormeggio privata nella baia di Avalon, vicino al nuovo casinò e a bordo giocatori in viaggio verso il paradiso dell’azzardo si alternavano a nomi che hanno fatto la stoira del cinema; Charlie Chaplin, Clark Gable, Mary Pickford, Douglas Fairbanks, Buster Keaton, Gloria Swanson e altri ancora. Divi di un altro pianeta sicuramente, ma con ancora esigenze terrene: Robert Decker ricorda, ad esempio, di aver dovuto spalmare la lozione solare sulla schiena di Clark Gable, nonostante la rispettosa distanza da tenere con simili ospiti.

Fu anche a bordo di INVADER che Greta Garbo, la Divina, discusse per un intero week end con un produttore sul suo imminente film “Queen Christina”

Nella sua autobiografia Charlie Chaplin, frequentemente invitato a bordo da Joseph Schenck, descrive con poetica leggerezza l’incontro con una delle donne più importanti della sua vita professionale e sentimentale: “… i suoi ospiti erano raramente eccitanti, di solito giocatori di pocker … ma di solito imbarcava anche una colezione di belle ragazze ed essendo disperatamente solo speravo di trovare magari un piccolo, grazioso raggio di sole.” Fu precisamente così che conobbe Paulette Goddard, sua futura sposa ed attrice prediletta. Chaplin ricorda INVADER come “… un bel veliero lungo 138’, che può accogliere confortevolmente quattrodici persone.”

Robert Decker vi rimase imbarcato fino al 1935, anno in cui lo schooner fu venduto. La sua carriera continuò nella navigazione commerciale: marinaio scelto sulle navi cisterna, acquisì più tardi il certificato di Capitano di Marina Mercantile. Pilota nei porti di San Francisco, Los Angeles e San Diego e in seguito comandante di rimorchiatori e collaudatore di navi fino alla meritata pensione. E’ a lui e al figlio David che si devono le ricerche sui microfilm della San Pedro Historical Society, il ritrovamento di fotografie, articoli, memorie di quegli anni.

Nel gennaio 2006 questo emozionante ripercorrere le tracce di un’epoca così lontana ha portato i Decker a cercare nella zona portuale di San Pedro per trovare l’antico ormeggio di INVADER. Pur con i cambiamenti avvenuti in 70 anni è stato ritrovato: 33°45’32” N – 118°14’32.5” W! La

Storia

INVADER 1935-41

Stando ai documenti ufficiali, il passaggio di proprietà da Joseph M. Schenck a Harry H. Hunnewell avviene il 7 Novembre 1935; dopo questo primo atto, sul “General Index or Abstract of Titles” (Dep. Of Transp.- U.S. Coast Guard), “Invader” pochi giorni dopo passa, da Hunnewell ai fiduciari delle sue proprietà, poi successivamente al U.S. Maresciallo Robert C. Clark, a Glen Beymer, Carl Shilling e di nuovo ai fiduciari di Hunnewell poi, il 4 Novembre 1940, nuovamente a Harri H. Hunnewell. Segue una serie di atti di vendita in cui figurano gli stessi nomi fino a quando, il 25 Giugno 1941 Carl Shilling cede la proprietà di “Invader” alla Sita Tours Inc.

Sul numero di Gennaio della rivista “Yachting ” nella rubrica West Coast Bubbles, si legge che Harry H. Hunnewell di Boston ha acquistato lo schooner “Invader” da Joseph Schenck e che lo sta armando nel porto di S. Pedro per una crociera di sei mesi nei Mari del Sud, la partenza é prevista per il primo dell’anno. Questa crociera, dice l’articolo, non sarebbe altro che un preludio ad un successivo giro del mondo previsto per l’anno successivo.

Se ci riferiamo invece a quanto scrive Charles A. Bencik su “Mains’s Haul” , la partenza di “Invader” é prevista per il 1° di Marzo ( vd. New York Times – 14 Febbraio ’36) ed anziché di una crociera nei Mari del Sud si tratta di una vera e propria spedizione verso una zona poco esplorata nell’Arcipelago delle Tuamotu: é prevista la partecipazione di scienziati e ricercatori provenienti dal USC, dal Museo di Los Angeles, dallo Smithsonian Institution e dal Scripps College di Oceanografia. Per tale programma, Nicholas S. Potter fu chiamato a modificare alberi e piano velico per adattarlo ad una più agile navigazione offshore.
Le ricerche da noi condotte su questa spedizione, almeno per ora, sono state infruttuose: Cathy McNassor archivista del Los Angeles Museum e Tracy E. Robinson dello Smithsonian non sono ancora riuscite a sortire alcun documento a riguardo e c’é da chiedersi se quest’impresa si sia mai potuta realizzare dato che pochi mesi dopo (come già accennato), il 25 giugno del 1941 “Invader” viene acquistato dalla Sita Tours al fine di organizzare delle crociere alle Hawaii. Tale attività non ebbe successo anche a causa, dice Bencik, di una catastrofe sfiorata per l’incompetenza dello skipper.

La Storia

INVADER 1942-45

Il 22 Ottobre 1941 figura agli atti che la Sita Tours vende “Invader” a Paul Noyes e viene ufficialmente registrato a S. Francisco.
Stando alle informazioni che ci fornisce il Capt. Merl Petersen comandante dello schooner di Lawley “Viveka”, una volta ormeggiato a S.Francisco, “Invader” viene adibito ad hotel galleggiante per marinai.
E’ senz’altro in questo periodo che la S.U.P. “Sailors’ Union of the Pacific” nata nel lontano 1885 pensò di prendere in gestione o acquistare il natante per adibirlo a propria nave scuola: si erano già fatti, in precedenza, tentativi d’acquisto di una nave scuola ad uso esclusivo di marinai civili, ma senza successo per insufficenza di fondi. L’animatore di questa iniziativa del S.U.P. fu Harry Lunenberg e ciò al fine di salvaguardare la “Union” dai continui tentativi del Commissariato Marittimo di riempire le navi commerciali di allievi Riservisti provenienti dalla Marina Militare. A tale scopo Lunenberg si mosse in modo da ottenere un supporto politico e poter così fondare un trust abilitato all’acquisto di “Invader”: la “Andrew Furuseth School of Seamanship” , tuttora funzionante. Alcune fonti dicono che dietro questo trust si celasse l’attore John Barrymore e che fosse stato lui, che ben conosceva “Invader” a donare nel 1942 la barca al S.U.P. che , in ogni caso, trovò il modo di coprire gli alti costi di gestione e manutenzione impiegando i fondi assicurativi versati alla “Union” dagli aderenti periti in guerra.
Ad “Invader” furono apportate le modifiche necessarie per il suo nuovo utilizzo come nave scuola: in coperta fu aggiuta una mezzanina, la compartimentazione interna fu adattata per un ben maggior equipaggio, fu anche operata la non necessaria sostituzione della zavorra in piombo, con cemento. Non bisogna dimenticare che gli USA erano da poco entrati in guerra e che il piombo, utile a far proiettili, era quanto mai apprezzato. Conoscendo il senso prartico americano ed il continuo bisogno di fondi per coprire i costi di “Invader”, non stupisce che il S.U.P. abbia preso questa dolorosa decisione, anche se il motivo di quest’operazione resta ignota negli archivi ufficiali.
Invader, camuffato da cabotatore costiero, secondo quanto riportato negli archivi della marina, fu utilizzato, fino alla fine della guerra, per pattugliare il tratto di costa tra S.Francisco e S.Diego con l’ordine di segnalare a terra tramite flash, presenze estranee.

Se andiamo a consultare gli atti ufficiali dei diversi passaggi di proprietà di “Invader” avvenuti dopo l’entrata in guerra degli USA, vediamo che Paul P. Noyes dopo l’acquisto del 22 Ott.’41, in data 8 Gen.’43 ne conserva solo più 2 parti di proprietà su un totale di 300, poiché ne vende: 98 alla United Textile e 200 a Paul J. Steffen; quest’ultimo a sua volta, il 31 Ag.’43 rivende le sue 200 parti a William A. Ducharme ed il 23 Sett.’43 é il turno della United Texiles che rivende le sue 98 parti a Joseph Rosenberg. Non ci e dato di sapere se il proprietario della United Texiles fosse uno di questi personaggi ma una volta finita la guerra, il 1 Nov. 1945, Paul J. Steffen riacuista le 200 parti che due anni prima aveva venduto a William Ducharme.

Alla luce di questi fatti, provenienti da fonti attendibili, risulta assai difficile, se non impossibile, coniugare l’attività della nave scuola “Invader” di proprietà della S.U.P. con i proprietari succitati, resta comunque chiaro ed inoppugnabile che l’evento bellico coincide con il definitivo declino di “Invader” anche perché nel 1945, poco prima della fine della guerra, un incendio nella cala-vele bruciò anche le ultime vele rimaste del piano velico di prima della guerra. Come si vedrà in seguito questo non fu che il primo di una serie di sinistri, voluti e non, che funestarono la vita di “Invader” nei successivi trent’anni.

La Storia

INVADER 1945-60

Alla fine della guerra ( 1945) i giornali di S. Francisco riferiscono che “Invader”, ormeggiata presso la Stazione dei Ferryboats, ha tre proprietari: Joseph Rosenberg, Paul Steffen e Paul Noyes; questi, senza il permesso dell’amministrazione locale cercarono di creare un club galleggiante, ma fu loro impossibile legittimare la loro attività principalmente focalizzata, si pensa, sul gioco d’azzardo. Il principale ostacolo fu lo stato della California, che prima della guerra era riuscito a far pulizia di tutta una flotta di Casinò galleggianti clandestini gestita lungo tutta la costa da Benjamin “Bugsy” Siegel. Lo stato della California non voleva creare un precedente e dare così spunto alla malavita organizzata di ricominciare, anche perché proprio in quel periodo Tony Cornero conosciuto come il ’’Commodoro della flotta dei casinò” stava brigando per rilanciare l’attività in grande stile. I proprietari di “Invader” decisero allora di spostare la barca presso il cantiere George W. Kneass, luogo meno di passaggio situato a Redwood nella parte meridionale della Baia di S. Francisco.
Durante la notte di capodanno del 1946, un incendio, rivelatosi poi di origine dolosa, si propagò dalle cabine alla cucina per poi carbonizzare attraveso la soffittatura la coperta in teak. I proprietari non si diedero per vinti nonostante che i giornali non si stancassero di denunciare il progetto dei “Club” che loro continuavano segretamente a perseguire. Ben Black, quarto proprietario cercò senza successo di porre fine a queste voci giornalistiche che persistettero sino al 1948 anche perché sulla scena di S.Francisco apparve Tanya Barber, conosciuta anche come la “Belle Silver” che andava in giro dichiarando candidamente di voler comperare alcuni yachts sullo stile di “Invader” per organizzare lunghe crociere destinate alla pesca ed al gioco.
Verso la fine del 1947 su di lei apparvero alcune notizie come quella dell’acquisto di “Invader” per 35.000 $, e diversi pettegolezzi a sfondo umoristico come quello di voler installare a bordo un sontuoso bar anulare da 6.000$ oppure di voler trasformare “Invader” in uno yacht senza più privacy, con cioé un unico grande monolocale ove ospiti ed equipaggio potessero vivere in promisquità “come un sola grande e felice famiglia”….
Alla fine, come prevedibile, tutto svanì in una bolla di sapone.
Mentre “Invader” continuava a languire presso il cantiere Kneass, Mr. Warren C. Holst residente non lontano, decise, animato da nuovo entusiasmo, di comprare lo schooner per rimetterlo in sesto e compiere una crociera intorno al mondo; Il passaggio di proprietà, stando sempre agli atti ufficiali, avvenne il 15 Gennaio 1948, ma su questo periodo le fonti storiche, ancora una volta, non concordano.
Se ci riferiamo a Bencik, il sogno crocieristico di Warren C. Holst ebbe fine un anno e mezzo dopo, il 4 Agosto 1949. Due giorni prima di questa data Holst aveva licenziato due persone assunte in precedenza per aiutarlo nei lavori, durante la notte qualcuno s’insinuò a bordo, tagliò il tubo della benzina e appiccò il fuoco: i danni furono aggravati dall’esplosione dei contenitori di pittura stoccati a bordo in un locale. Corse persino voce di un avvenuto delitto e che dietro questo crimine e l’incendio vi fosse la lunga mano di “Lucky” Luciano che, impegnato allora in una guerra territoriale con altre gangs, fosse stato lui il mandante dell’incendio di “Invader” per ricavarne il premio d’assicurazione. Succesive indagini non approdarono a nulla.
Se invece ci riferiamo a quanto ci dice Merl Petersen, fu un certo George Koykendahl ad acquistare “Invader” , a trasferirlo a Redwood e lì iniziare i lavori per armarlo a nave da cabotaggio per navigare poi, lungo la Costa Peruviana. Gli accordi con il personale prevedevano che non avrebbero percepito paga per il lavoro svolto durante il riallestimento ma sarebbero imbarcati come equipaggio fino in Perù. Koykendahl scopri che due di essi erano alcolizzati e rifiutò d’imbarcarli. Alla vigilia della partenza, nella notte, i due vennero a bordo e allo stesso modo tagliarono il tubo di rame della benzina e le diedero fuoco. I danni furono gravi: gli interni ed la coperta furono completamente distrutti, l’albero di trinchetta seriamente danneggiato, ma non totalmente distrutto. Dopo questo disastro Koykendahl vendette “Invader” ad un signore di Berkley, sempre nella baia di S. Francisco che, senza far molti lavori, la adibì a casa galleggiante.

Ritornando sui documenti ufficiali di proprietà, il nome di Holst vi figura comunque, a luce alternata, con quelli di Cheen Quan e R. J. Henderson fino al 18 Settembre 1958 quando cede definitivamente “Invader” a Roger J. Henderson, quest’ultimo, il 21 Luglio del 1950, all’ora del primo passaggio di proprietà tra lui e Holst, sostituì il nome “Invader” con quello di “Empress”.

(Questo nome lo si può leggere sul Lloyd’s Register of American Yachts (a partire dal 1954) e continuerà a figurarvi fino al 1970 e 1972).

Roger J. Henderson era un uomo d’affari di S. Francisco e sua intenzione era quella di restaurare completamente la barca e una volta finita inscriverla nuovamente alla Transpac, anche questo però rimase un sogno: un anno dopo “Invader” o “Empress” ,come la si vuol chiamare, non era stata toccata, qualcuno allora si propose di rimorchiarla sul fiume Sacramento per adibirla a ristorante galleggiante, ma non se ne fece nulla. Nel 1960, dopo aver preso in prestito vele ed alberatura, riuscì a partecipare ad una regata di barche d’epoca nella baia di S. Francisco. Il solo lavoro che J.R. Henderson ci risulta abbia fatto, fu la sostituzione dei motori Hall-Scott con due Superior diesels di 150 hp l’uno, che come vedremo spingeranno lo scafo di “Invader per molti anni a venire.

La Storia

INVADER 1960 - 1975

foto invader goletta schooner di 49 metri

J.R. Henderson poco dopo aver rinnovato i motori nel dicembre del 1961 vende l´INVADER a R.L. Wood titolare della "Wood Brothers" un´impresa di recupero (di merci danneggiate in naufragi, incendi) con sede a Sacramento.

L´INVADER fu acquistato vuoto per $ 10.000 ad Oakland e trasferito in un bacino in Alameda, California. Il Sig. Wood ogni sabato guidava per 100 miglia fino ad Alameda per lavorare sull´INVADER e ritornava a casa la domenica sera tardi, gli occorsero diversi anni "quattro" per completare il lavoro, c´era una larga falla sul fondo da riparare, ricostruire gli alberi per i quali vennero trasportati dei tronchi da Coos Bay Oregon ad Alameda e qui allestiti. Quando fu finita era di nuovo una meraviglia: 5 cabine ospiti, tre bagni, galley-dinette e salone. L´INVADER partì per Jack London Square nell´Oakland dove era la break water del porticciolo. Può essere stata inattiva, ma non fu mai abbandonata in quel periodo. Fece due crociere in Messico, la prima attorno al 1965, l´altra nel 1970, entrambe terminarono a San Diego.

Grazie al Sig. R.L. Wood l´INVADER è sopravvissuto per questi dieci anni, le notizie riportate ci giungono direttamente dal figlio Bob e dalla Figlia Sherry con i quali siamo oggi in contatto e li rigraziamo per le loro notizie e per le splendide fotografie dell´epoca che hanno inviato (per le fotografie dettagliate vedi link).

foto gallery goletta invader
Ritornando all’”Abstract of titles” questo va e vieni della proprietà di “Invader” che era iniziato negli anni ’50 come una partita di ping –pong a due, fra Warren C. Holst e J.R. Henderson (vd. cap. prec.) per poi continuare per tutti gli anni ’60 fra Robert L. Wood e Richard Waters, a partire dal ’72 fino al ’76, diviene invece una partita a quattro tra: Richard Waters, The Brotherhood of the Sun (I fratelli del Sole), Erick N. Paulsen, e Robert J. Halcro che, come titolare della “Windjammer Cruises” inizierà, ad Honolulu, un’attività crocieristica con “Invader.
Per amor di fedeltà storica ci é d’obbligo precisare che l’11 Aprile del ’74 “Invader” aveva posto fine alla sua lunga permanenza nei registri di S Francisco (da quando Paul P. Noyes l’aveva ri-iscritta nel ’41), per entrare ufficialmente il 23 Aprile ‘74 in quelli di Los Angeles – Long Beach.
Questo passaggio di iscrizione coincide con un passaggio di proprietà che stranamente, invece di coinvolgere uno dei nostri sfuggenti “giocatori di ping-pong”, ha come protagonisti la U.S. Coast Guard di S. Francisco che senza alcun valore ascritto affida o passa l’ “Invader” alla U.S. Coast Guard di Los Angeles – Long Beach. In questa vicenda, sia prima che dopo vi figura anche la Central Bank, che, leggendo “l’Abstract” nello stesso giorno vende o rende la barca a Richard Waters per $31,875.oo, cifra identica alle due transazioni precedenti.

Stando alle informazioni fornite da Dennis Smith (Honolulu), chi fisicamente trasferì “Invader” da S.Francisco a Los Angeles fu, a suo umoristico dire, un ”Hippie Commander” come d’altra parte si potrebbe supporre se l’associazione de “I fratelli del Sole” era già la proprietaria della barca nell’Aprile del ’74 (cosa non certa al 100%) Stando ai documenti questo Hippie Commander era probabilbente David V. Eddy, presidente dell’associazione.
Un elemento che potrebbe avvalorare l’ipotesi secondo la quale, in questi mesi, avvenne la vera e propria navigazione da S. Francisco a Los Angeles é una pagina della rivista “Yachting” o “Rudder” del Luglio ’74, più precisamente la pag.117 ove “Invader”, offerto in vendita a 225,000 US $ appare provissoriamente attraccato ad un pontone con, sullo sfondo, un ponte sul porto di Los Angeles.
In ogni caso, stando a D. Smith la barca rimase per un certo periodo in rada a Santa Barbara per poi riuscire a trovare un posto stabile a Long Beach, non lontano da dove si trova ora la “Queen Mary”.
Nella zona correva voce che da un giono all’altro “Invader” sarebbe affondata o divenuta facile preda di un demolitore visto che “ I Fratelli del Sole” guardando sempre in cielo non potevano accorgersi di cosa succedesse sotto i loro piedi, seppur nudi.

Fra tutti questi i documenti, a volte difficili da comprendere e correlare, a volte in evidente contraddizione, abbiamo avuto il piacere di scoprire che altri, per noi ancora ignoti, si sono trovati, in passato, ad affrontare le stesse problematice storiche su “Invader” : quando infatti la barca era a Santa Barbara, John Hurst, direttore della rivista “The Santa Barbara News & Review” richiedeva con urgenza alla Coast Guard, copia completa “dell’ Abstract of Titles” della barca al fine di ricostruirne la storia. A merito della Coast Guard va detto che l’Abstract completo gli fu inviato il giorno dopo.
Questi documenti portano la data del 11 e 12 Febb. ’75 , al momento cioé del primo acquisto di “Invader”da parte di Robert J. Halcro, quando lo registrò a Honolulu.

Dopo due anni di proprietà alternata (Ag. ’74 – Sett. ’76), fra Erick N. Paulsen “I fratelli del Sole” e Robert J. Halcro, nonché un intervento della Crocker National Bank, il 10 Ottobre del ’77, “Invader” diviene stabile proprietà di J. Halcro di Montreal che, come vedremo più oltre, pare avesse già trasferito la barca alle Hawaii in precedenza (nel ’75) per adibirla, sotto l’insegna della Windjammer Cruises, a battello passeggeri per tours e piccole crociere fra isola e isola.

Per esser conformi alle norme di sicurezza imposte dalla Coast Guard per questo nuovo impiego, i soci della Windjammer la affidarono al Cantiere “Armstrong Buildes Ltd.” di Honolulu (vd. sopra) che fu costretto a rialzare di 36 pollici (91,5 cm.) le impavesate con l’adaguata struttura: la maggior parte della rivettatura del fasciame fu soppressa e rimpiazzata con cordoli di saldatura, la coperta in teak fu asportata e sostituita con lamiera d’acciaio da 6mm, l’alberatura fu mutilata sopprimendo i picchi e alberetti e, stando alle foto, accorciando e rastremando anche gli alberi maggiori all’altezza delle ex teste di moro, per non parlare della maxi mutilazione del boma di maestra la cui varea si trovava ora a quasi 3 m. all’interno del coronamento.
Stando invece a quanto ci dice Merl Petersen, fu il cantiere “Dillingham’s Shipyard” che eseguì i primi lavori su “Invader” a Honolulu: furono soppressi tutti i raddoppi di lamiera sul fasciame e fu costruito un “upper deck” lungo quanto tutta la barca, alto ben 8 piedi (2,40 m.) e ricoperto di legno per dar ombra e riparo ai passeggeri.
L’armamento velico, naturalmente, divenne un marconi piatto e stiminzito, utile soltato a ridurre il rollio e completamente sopraffatto dalla propulsione ad elica che fu assicurata da due affidabili motori GM 6-71 da 220 hp ognuno e da un “bow truster” per facilitare le manovre d’attracco.
Grazie queste radicali modifiche i valori delle stazze, lorda e netta furono ridotte a rispettivamente 95.4 t. e 72.0 t. elementi questi che ne facilitarono l’ammissione alla categoria di “nave passeggeri”.
Ciò che a nostro avviso diede maggiomente il colpo di grazia all’estetica di “Invader” fu appunto la lunga tuga, anzi “tettoia” da nave traghetto con sopra i canotti di salvataggio in arancione: fu questo elemento, ben più del resto, che diede al natante un aspetto ibrido e incompiuto.

Ritornando ai documenti ufficiali del Registro Americano “Invader” cambia categoria a Los Angeles a partire 26 Dic. ’74. Nell’arco di un solo giorno, il 27 Genn. ’75, , la barca, come già accennato, passa ufficialmente di mano per ben quattro volte: dalla “U.S. Coast Guard di Los Angeles” alla “U.S. Coast Guard di Honolulu” alla “ The Brotherhood of the Sun” poi a Robert J. Halcro e di nuovo alla “The Brotherhood of the Sun”, pertanto sembra che il cambio di categoria sia stato assunto prima dell’ esecuzione dei lavori che probabilmente ebbero inizio solo dopo il 4 sett. ’75 quando a Honolulu J. Halcro pagò alla “The Brotherhood of the Sun” i 110,000 $ dell’ipoteca che gravava su “Invader”.
A finanziare l’operazione vi fu certamente la già citata “Crocker National Bank” visto che si innesta nella lista dei proprietari a partire da circa quella data.

Grazie a tutte queste trasformazioni il natante perse definitivamente la sua qualifica di Nave a Vela per diventare secondo gli standard americani : Motor Vessel “ Oil Screw Propulsion”.
Nella storia di “Invader” questo é senz’altro uno dei momenti più tristi dato che perde, definitivamente, non solo quel poco rimastogli di grande veliero, ma anche il ruolo di reliquia di un grande passato che fino a quel momento aveva impersonato, seppur con i suoi alberetti e picchi cadenti.



La Storia

Invader 1975 - 1996

Non é chiaro quando “Invader” finì i lavori in cantiere a Honolulu ed iniziò i “tours” per la Windjammers Cruises, a partire però dal 26 agosto ‘75 J. Halcro assunse William J. Lambie di Chicago probabilmente come assistente ai lavori poiché soltanto un anno dopo, il 18 Mar. ‘76 lo stesso J. Lambie firma per la Coast Guard un documento nel quale certifica l’avvenuta marcatura del nome della nave ed il porto di registro sullo scafo, “nel rispetto delle dimensioni dei caratteri (Romani) alti 4 pollici e la loro corretta ubicazione a prua ed a poppa”.

J. Lambie rinnova la suo mandato nel giugno ’76 e rimane fino al Febb. ’77 quando viene sostituito da un nuovo “Master”: Robert E. White III di Filadelfia che dopo un rinnovo di mandato nell’ Ott. ’77 cede il posto, un anno dopo, a John R. Morrow dell’Ontario, che, precisamente il 20 Sett. ’78, compila lui stesso, per la quinta volta, (e non R. J. Halcro, come sempre in precedenza) il modulo di rinnovo della licenza di “Invader” che questa volta, invece di soli sei mesi ha la validità di un anno; al suo scadere, nell’Ott. ’79, la licenza é rinnovata fino al Ott. ’80, chi compie l’operazione però, é un altro Comandante ancora: Conrad Schaefer di Milwaukee, costui rimane in carica anche nel periodo ’80 ’81, la successiva licenza annuale però, che parte dal 1° Sett. ’81, é controfirmata dal suo successore : Robert Dall.

Se é intuibile capire la cautela con la quale la Coast Guard centellinasse le Licenze a “Invader” nella sua nuova veste di nave passeggeri, il susseguirsi però di ben cique comandanti nell’arco di pochi anni, può esser interpretato soltanto dal fatto che gli incassi della Windjammaers Cruises fossero ben al di sotto delle aspettative di Robert J. Halcro e tali da generare dimissioni o licenziamenti in cui, forse, non solo i comandanti erano coinvolti.

A parte i documenti ufficiali, l’unico documento attinente a questo periodo in nostro possesso, é un ritaglio del “Honolulu Advertiser” in data del 24 Nov. ’77 che mostra “Invader” in navigazione con l’alberatura già ridotta, due sole trinchette bomate a riva, ma i lavori sulle murate ancora da costruire.
Questa foto farebbe supporre che i lavori di trasformazione furono eseguiti in fasi successive, la cui effettiva durata, come già detto, é difficile stabilire: questo però potrebbe spiegare la breve durata delle prime licenze.
Nessun’altra fonte, sia essa proveniente dai giornali locali o da documenti pubblicitari della Windjammers Cruises é stata in grado di aiutarci a meglio dettagliare la vita di “Invader” di questi anni alle Hawaii.
Queste pessimistiche supposizioni trovano però fondamento nel fatto che, verso la fine di questo periodo, il 13 ed il 24 Mar.’81 (quando era ancora in carica Conrad Schaeffer), Robert J. Halcro inizia una manovra finanziaria di cessioni di parti e ipoteche che vede come partecipi i coniugi Robertson di Lakeport, Calif. e B.M. Brady di Anchorage, tesoriere dell’ “Alaska Rent A Car“, ognuno dei quali diventa proprietario al 50% di “Invader” e vi rimane fino al gennaio ’83, quando, con un’operazione lampo, la barca é riacquistata da J. Halcro e nello stesso giorno, il 12 gennaio ’83, é venduta a Larry A. Briggs di Fort Laudertale.
Poco tempo dopo, il 15 Febb. ’83 “Invader” passa, come Porto di Registro, da Honolulu a Miami.
Pare che tutte queste persone, comunque, fossero compartecipi della Windjammers Cruises, incluso Larry Briggs che, vendute le sue azioni, col ricavato acquista da solo “Invader” e, nell’ Aprile ’83, ritiene opportuno cambiarne, una volta ancora, il porto di registro ed iscriverlo a S. Diego, dato che lì esistevano le più concrete possibilità di lavoro.

Avendo Larry Briggs acquistato il natante con abilitazione alla navigazione costiera per il trasferimento a S. Diego, a fini assicurativi, gli fu necessaria una deroga: non sappiamo se e quali eventuali lavori extra o equipaggiamento la Capitaneria di Honolulu abbia ritenuto opportuno richiedere, in ogni caso “Invader”,nell’ottobre ’83, con una capienza ufficiale di 200 ospiti seduti per “dinner party” o di 300 per “cocktail party” ,cominciò ad operare nella baia di S.Diego sotto l’insegna della “Invader Cruises”.

Le ottimistiche previsioni di Larry Briggs si dimostrarono più che fondate poiché fin dall’ inizio l’agenda delle prenotazioni fu talmente satura che un solo comandante non bastò più ed anche il resto del personale fu incrementato e diviso in turni per fronteggiare la richiesta.
Captain John E. Rains, popolare a S.Diego fu uno dei primi a prender in mano la barca e ci conferma che in quel periodo “Invader” riuscì a raggiungere il record di tre Comandati in rotazione. John E. Rains, tra l’altro, adottò una foto d’epoca di “Invader” quale simbolo del suo Website quando iniziò la sua attività di “Consulting & Yacht Delivery”.

Nel gennaio dell’’84, Larry Briggs, tramite la sua “Invader Cruises”, fa entrare in questa “giostra” il Comandante Richard Goben, un personaggio assai noto nell’ambiente velico, arrivato fresco da Newport R.I. insieme al team di Dennis Conners che, l’anno prima, aveva perso (per la prima volta nella storia) l’America’s Cup a favore dell’Australia ed era tornato a S. Diego per prepararsi a riconquistarla.

Nell’arco di quattro anni Richard Goben e colleghi riescono ad attirare una notevole clientela facendo del battello un luogo di ritrovo alla moda soprattutto in occasione di grandi feste o ricorrenze quando, filtrando l’affluenza, “Invader” diventa di fatto un club di VIP, soprattutto verso la fine del mandato di Goben quando, nell’’87, Dennis Conners riconquistò l’America’s Cup per i colori del S. Diego Y.C. e la conservò contro la Nuova Zelanda nell’anomala sfida dell’1988.

Stando all’ “Index of Abstract” nel Luglio dell’87 la “Invader Cruises” stipulò un ipoteca di 600,000 $ con scadenza al Maggio ’96 a favore di un sindacato messo su dallo stesso Larry Briggs: “Larry Briggs Trustee of ……”.

Nel periodo che va dal ’89 fino al ’96 ci é noto che “Invader” fu noleggiato dalla “Hornblower Dining Yachts corp.” che, oltre a “cocktails parties” organizzava delle gite lungo la costa fino a Punta Loma per osservare il passaggio delle balene durante il temperato inverno Californiano.
Sappiamo inoltre, da documenti ufficiali, che la “Invader Cruises” cambiò di recapito nell’Ott. ’93 , corse anche voce che nell’estate successiva, cioé nel ’94, la Barca fosse, per un breve periodo, posta soto sequestro per contrabbando tra Messico e U.S.A.: stando alle notizie che ebbe Dennis Smith di quel periodo, pare che questa fosse stata la causa che costrise Larry Briggs a vendere la barca, poi trasferita ai Caraibi; questo avvenuto sequestro non trova conferma in nessun documento in nostro possesso e non si è certi se sia avvenuto nel ’94, ’95 o ’96.

“Invader” viene ufficialmente cancellato dai registri della U.S. Coast Guard nel Nov. ’96 per divenire, lo stesso mese, proprietà della “Tranquil Limited” di Tortola nelle British Virgin Islands.

Il Restauro


INTRODUZIONE

Il Com.te Giuliano Mussone, durante uno dei suoi viaggi al di qua e al di la’ dell’Atlantico, nell’Agosto 1997 incontra L’INVADER per la prima volta.
Nell’ottobre dell’anno 2000, per conto di una importante Compagnia estera, la Blue Sea Inc. di Anguilla, viene ingaggiato per la ricerca di un grande veliero di immagine e si pone alla ricerca di quella che ricorda essere stata la piu’ bella barca da lui incontrata.
Finalmente, dopo mesi di ricerca, ritrova presso i Cantieri LURSSEN di Bremen – Germania - lo scafo dell’INVADER , vuoto e privo dell’alberatura.
Si scopre che i proprietari di questo scafo dalle proporzioni sublimi , dopo essere stati sedotti dalla sua storia, hanno rinunciato a lanciarsi nell’avventura per il suo eventuale restauro; l’INVADER quindi nel Dicembre 2000, su proposta del com.te Mussone, in seguito ad una accurata analisi, con la collaborazione altamente qualificata di Mr.Michael Breman, direttore della Lurssen e di Mr. Steffen Mayer direttore del refitting, la Societa’ Blue Sea Inc.accetta ed acquisisce lo scafo dell’INVADER.
La trattativa d’acquisto si conclude grazie al raffinato lavoro della Societe’ Civile Professionelle D’Avocats Gerard Germani – Nizza – Francia -, che opera in modo specifico nelle questioni marittime ed in particolare alla Martinica isola non distante da Anguilla sede della B.S.Inc..

Il Com.te. Mussone di nazionalita’ Italiana, imbarcatosi come mozzo all’eta’ di 14 anni, oggi con i suoi 60 anni compiuti, con quasi mezzo secolo di esperienza in mare acquisita principalmente su prestigiosi velieri, tra porti, cantieri, la dove il mare lambisce le coste , opta per Viareggio – Italia - come sede per il restauro.

Il Restauro

LA NUOVA STAGIONE DELL´INVADER

La nuova stagione dell’ INVADER e’ iniziata e noi ve la racconteremo passo a passo.
L’ INVADER non sara’ solo un’imbarcazione privata, Armatoriale, un lussuoso oggetto ormeggiato alle banchine dei piu’ mondani porti del Mediterraneo; secondo il programma prefissato, partecipera’ ai circuiti riservati ai velieri d’epoca sia in Mediterraneo sia in Atlantico: a partire dal Settembre del 2002 ad Imperia, Monaco, Cannes, SaintTropez e Palma de Mallorca
Il trasferimento sulla costa Ovest del Pacifico sara’ effettuato per tentare di riprendere il record della Trans Pac. perso nel 1977, dalle Hawaii alla Nuova Zelanda, per essere presente come splendida cornice alla prossima America’s Cup dove tutti potranno osservare la piu’ avanzata tecnologia dei moderni regatanti e lo splendido design dell’INVADER, riportato ai suoi antichi fasti, rispettando nella fedele ricostruzione le sue caratteristiche estetiche originali, come piano velico, alberatura, attrezzatura, gratificando l’ingegno e l’abilita’ del rinomato made in Italy.

Il Restauro


IL PERCHE´ DELLA SCELTA DI VIAREGGIO

Viareggio e’ nota come uno dei piu’ importanti poli della nautica mondiale. La vitalita’ della sua industria e delle sue imprese artigianali fa si’ che l’immagine dell’Italia sia anche quella del Paese da cui escono le piu’ belle barche del mondo, sia a vela sia a motore.
Sul suo territorio relativamente piccolo ,esiste la possibilita’, piu’ che in qualsiasi altro posto d’Europa, di reperire la piu’ vasta gamma di Imprese, tutte di grande livello e tradizione, in grado di ingaggiarsi con successo in un’opera di restauro complessa e articolata come quella dell’INVADER. Lo spirito che ha animato il Com.te nella scelta di Viareggio e’ proprio quello di approfittare di questo “ evento storico “ per mettere nel giusto valore l’ arte di tutto quel tessuto di medie e piccole imprese artigianali che, uscendo dalla routine delle barche di serie, puo’ dar fondo a tutta la propria destrezza di fronte ad un lavoro cosi’ stimolante.
L’INVADER sara’ cosi’ uno speciale messaggero delle imprese viareggine nel mondo; a conferma vi e’ l’ attenzione e la fiducia prestata dalla Societa’ Blue Sea Inc. proprietaria dell’ INVADER, nell’ ascoltare, ponderare e confermare l’ incarico e la scelta del luogo.

Il Restauro

LA FILOSOFIA DEL RESTAURO

Consiste nella strategia adottata per portare a compimento il restauro dell’ultimo grande yacht appartenente ancora “ all’epoca della grande vela “ l’ultimo esistente al mondo che sia recuperabile.
L’ idea di creare un progetto separato da ogni costrizione cantieristica potrebbe, in prima analisi, far pensare che sia stata perseguita la scelta in apparenza piu’ economica, mentre a monte di questa soluzione vi e’ un forte impegno affinche’ il progetto INVADER possa beneficiare dei migliori uomini possibili per ogni settore ed ad ogni fase dei lavori; si tratta quindi una ragione tecnico qualitativa. Questo in sintesi e’ il metodo piu’ certo affinche’ il restauro possa alla fine risultare, in ogni sua parte, non ulteriormente perfettibile.
Per arrivare a questo “target” sara’ importante non essere legati ad una struttura cantieristica pesante e ritmata, ma riservarsi la facolta’ di poter modulare in prima persona l’andamento dei lavori; con questa formula ci si puo’ avvalere delle Imprese giudicate, per ogni settore, le piu’ idonee ed al contempo contare sulla loro prontezza di reazione e facilita’ d’adattamento ai ritmi, non sempre costanti, che un restauro cosi’ complesso prevede, essendo capaci di reagire di fronte agli imprevisti ed ai cambiamenti di planning.
In anteprima, l’area di rimessaggio e’ stata individuata presso i Fratelli Bertolucci, in Via Petrarca a Viareggio, azienda con attivita’ decennale, rinomata per l´esecuzione della carpenteria legno, con particolare riguardo al rivestimento dei ponti ed all’arredo.

Il Restauro

DA BREMEN A VIAREGGIO - 2.800 MIGLIA

Uno Schooner su un cargo

Nel precedente paragrafo “perche’ Viareggio”, abbiamo sinteticamente spiegato le ragioni di questa scelta ; tener fede a questo proposito si e’ rivelato tuttavia impegno non facile, visto che si e’ trattato non solo di trasferire l’Invader dai cantieri Lurssen a Bremen – Germania - sino a Viareggio, ma una volta giunti in Viareggio, si e’ trattato di individuare un’area logisticamente adatta alle nostre esigenze .
Per organizzare il trasporto, allo scopo di evitare le intuibili lungaggini, e’ stato necessario dar fondo a tutto lo spirito di intraprendenza ed inventiva, tipicamente italiani; da come le cose si presentavano, questo trasporto avrebbe potuto rubare anche due mesi al programma di lavoro esposto nel P.E.R.T..

Essendo lo scafo sprovvisto d’invasatura e constatata l’impossibilita’ di realizzarne immediatamente una in loco, si e’ deciso di ricorrere ad un cantiere polacco, cui sono stati inviati i disegni dello scafo ; in tal modo, dopo una sola settimana di attesa, l’invasatura finita e pitturata era gia’ disponibile a Bremen.

Delicata e’ stata la fase di selezione delle offerte proposte da differenti Compagnie, per il trasporto via mare. La scelta e’ caduta sulla Societa’ “ Spliethoff ”.

Mr.Pieter Flohil responsabile dell’ufficio di Monaco, si e’ rivelato molto dinamico nell’organizzare il viaggio a tempo di record, a mezzo della nave “ Traveller ” ; dinamismo del resto gia’ dimostrato con l’intervento finalizzato al reperimento dell’invasatura, precedentemente commisionatagli .

Dai Cantieri Lurssen – Bremen, attraverso uno scalo tecnico a Palma de Mallorca nel giorno 24/02/01 il “ Traveller ” sbarcava il guscio dell’Invader su un pontone nel porto di La Spezia. La motivazione di questa scelta e’ facilmente spiegabile con l’esigenza di ridurre i tempi burocratici, richiesti dalle autorizzazioni degli enti competenti, per il rimorchio via mare della sola nave .
Il mattino del giorno 26 / 02 , senza correre alcun rischio nella fase di ingresso in porto a Viareggio e con la perfetta collocazione nella darsena dei cantieri Lusben Craft, a mezzo di un travel lift da 500 tons, nell’arco di un’ora, lo scafo veniva depositato su uno speciale carrello per il trasporto nell’area designata.
Questa operazione veniva completata alla sera dello stesso giorno.
Il rimorchio via mare e l’organizzazione tecnica e’ stata condotta con grande professionalita’ dalla Ditta “ Da Verazzano ” diretta dal comandante Giorgio Poletti.
trasporto della goletta invader

fonte delle foto e del materiale testuale: http://schoonerinvader.com/


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