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Moonbeam

LA STORIA DI RAGGIO DI LUNA
Charles Plumtree Johnson, eminente avvocato londinese e figlio del medico
personale della regina Vittoria, amava le barche, amava le regate, e
amava un nome: «Moonbeam». Così chiamò il
suo primo cutter acquistato nel 1893 (ma costruito da William Fife Senior
nel 1858) con cui regatò per sei anni, e «Moonbeam»
fu anche un disegno di Shepherd fatto costruire nel 1899, che però
non diede grandi risultati.
«Moonbeam», infine, fu lo splendido yawl commissionato a
William Fife Junior e varato nel 1903 per la gioia del nostro avvocato,
ovviamente membro del Royal Yacht Squadron e del Royal Thames Yacht
Club, che con questa barca si tolse molte soddisfazioni. Quella stessa
barca, che Dixon Kemp giudicò «uno dei più riusciti
yacht da regata costruiti da Fife», solca oggi il mare con la
stessa grazia ed eleganza di quando inanellò i suoi primi bordi
nelle fredde acque di Fairlie (Scozia). Nulla sembra essere cambiato
rispetto al progetto originale, persino la stravagante bandiera da regata,
quella luna crescente in campo blu voluta da Charles Plumtree, torna
a sventolare ogni volta che la barca è impegnata in qualche confronto
agonistico. Persino le vele, tagliate in un tessuto di un suggestivo
giallo antico, riprendono almeno cromaticamente il tono dell'originale
cotone egiziano.
«Moonbeam», che nacque contemporaneamente al più
celebre degli Americàs Cupper di Fife, «Shamrock III»,
vanta fra le barche d'epoca un singolare primato. Nei suoi ottantanove
anni di vita, infatti, non fu mai abbandonata a se stessa, mai trascurata:
quella che vediamo oggi, in altre parole, non è una barca risorta
dalle ceneri di un relitto, ma la stessa signora del mare che vide la
luce a inizio secolo. La sua storia, lunga ma semplice, può essere
seguita con precisione. Dal suo porto base nella mitica Cowes, nell'isola
di Wight, passò infatti a Brest quando fu acquistata da un industriale
italiano, M.F. Maroni, che lavorava a Parigi. « Moonbeam»
era nata per correre, ed anche in quell'occasione non mancò di
distinguersi vincendo la «Coupe Anton» nel 1920. Pochi anni
dopo, passata in Mediterraneo, a Cannes, tornò a far parlare
di sé vincendo la «Course Croisière de la Mediterranée».
Il precipitare degli eventi e gli anni bui della seconda Guerra Mondiale
non ci hanno lasciato molte testimonianze, salvo la voce che forse la
barca fu utilizzata dalla resistenza francese. Probabilmente non per
regatare. In mani francesi, comunque, la barca finì sicuramente
al termine delle ostilità. Fu infatti acquistata da un celebre
aviatore d'oltralpe, Felix Amiot, che nel 1948 la portò nel suo
cantiere a Cherbourg, e lì la tenne in secco ed accuratamente
protetta per ben 23 anni. Nulla si sa sulle motivazioni di questa strana
scelta, ma sappiamo che in seguito la barca soggiornò per breve
tempo nel Mediterraneo orientale, per poi riprendere la via di casa
e finire nelle mani del suo attuale proprietario, il quinto, un eminente
psicologo londinese.
Nella sua lunga vita «Moonbeam» ha ovviamente subito qualche
modifica, un pò per volontà dei diversi armatori succedutisi
nel tempo, un pò per le esigenze di navigazione e soprattutto
di manovra, necessarie al giorno d'oggi. «Moonbeam», ad
esempio, nacque come tutti i racer d'allora, senza motore. Oggi monta
un Perkins da 120 HP che gli consente una velocità di 10,5 nodi,
e per maggior comodità l'asse dell'elica, che inizialmente usciva
su un lato, è stato posto sulla mezzeria della barca. Rispetto
al progetto originale, come già detto, è cambiato anche
l'armamento delle vele, passato da yawl a cutter. Per il resto la struttura
primaria della barca è rimasta inalterata. Ecco quindi fasciame
e ponte di coperta in teak da 5 cm, le ordinate anch'esse in legno,
e la zavorra fusa in piombo da 21000 kg. Gli interni, elegantemente
rivestiti da pannellature in mogano (amovibili per consentire l'ispezione
del fasciame), e impreziositi da sapienti giochi di specchi e divani
capitonnée, hanno subito un leggero remaking degli spazi per
migliorarne la funzionalità crocieristica. Così una moderna
cucina ha sostituito la vecchia stufa a carbone, mentre dietro le scale
è stato ricavato l'attuale vano motore. Al posto di quella più
antica, creata appositamente nel 1926, è stata invece realizzata
una toilette per l'equipaggio, ed un generatore è stato nascosto
in un armadio del locale officina. Sul ponte, infine, è stata
installata una serie di winch per facilitare la manovra delle vele.
Manovra che peraltro continua a richiedere un equipaggio molto esperto
e molta attenzione nelle strambate perché il boma di «Moonbeam»
spazza il ponte ad altezza di gnomo, ed è bene essere sempre
pronti a mettere al riparo la testa.
Questi ultimi restauri, realizzati nel 1988 presso gli ex cantieri della
Camper and Nicholson (Shamrock Quay) a Southampton, hanno dato a «Moonbeam»
il definitivo tocco di classe per brillare come una stella (lei che
già era un «raggio di luna») nell'affascinante mondo
delle barche d'epoca. Charles Plumtree Johnson, che volle fortemente
questa barca in un passato tanto remoto, ne sarà certo contento.
Così come William Fife la cui «firma», un draghetto
inciso sulla prua di ogni sua barca, sorride ancora al mare.
SCHEDA TECNICA
Lunghezza f.t.: m 31,00
Lunghezza al galleggiamento: m 19,10
Larghezza: m 4,90
Pescaggio: m 3,30
Altezza albero sull'acqua: m 24,80
Lunghezza boma: m 16,90
Massima sup. velica: mq 558 circa
Dislocamento: 67 tonnellate
di Stefano Navarrini
tratto da : www.nautica.it
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