Torna a barche d'epoca
Spiumante
il topo
CHE RAZZA
DI TOPO SEI...
È un classico topo di oltre sette metri di lunghezza in grado
di affrontare bene il mare e che anticamente poteva essere impiegato
per la pesca sotto costa o per fare da portolata, svolgere cioè
il sevizio di collegamento tra la flotta che pescava in alto mare e
il mercato del pesce, nella cittadina più vicina. Ha le ordinate
in massello di rovere e, per renderlo più leggero, è stato
fasciato con tavole di larice mentre il ponte è in abete, senza
però ricorrere mai al compensato marino.... tutto secondo la
tradizione; il suo dislocamento risulta essere così di 1,2 tonnellate.
Del resto "Gigio", come è
soprannominato, personaggio ben noto in laguna, è il più
autorevole "topante" ed uno dei principali precursori della
rinascita della vela al terzo a Venezia. Un puro che è stato
molto a contatto con gli ultimi pescatori a vela della laguna, umilmente
ne ha attinto i segreti e generosamente li ha trasmessi a tutti gli
interessati. Grande amante della laguna, rispettoso del suo equilibrio,
Gigio considera le imbarcazioni a fondo piatto il mezzo più idoneo
per poter percorrere e gustare quest'ambiente, che dalle foci del Po
si estende fino a Grado. "Spiumante" è la "sua"
barca per gite a lungo e medio raggio con la famiglia o gli amici: tiene
bene il mare, offre notevole spazio a bordo e consente una confortevole
autonomia per alcuni giorni di navigazione con la possibilità
di dormire comodamente.
Ma "Spiumante" è anche
una barca estremamente veloce come spesso Gigio dimostra in alcune delle
regate per barche al terzo cui partecipa, anche se personalmente egli
non ama molto la spirito altamente competitivo che si sta sempre più
diffondendo. Dopo averle promosse e propagandate per anni per dare impulso
alla marineria tradizionale lagunare ci tiene infatti a sottolineare
come troppo agonismo porti inevitabilmente a stravolgere le barche tradizionali
con costruzioni leggere, vele sempre più grandi, scelta di tipologie
di scafo più veloci, a danno di altre e riducendo inoltre il
teatro operativo di queste barche ad un piccolo triangolo di laguna,
trascurando così il contatto con gli altri spazi ed il mare.
Diverse volte comunque interviene per stare con gli amici, dando sempre
dimostrazione di grande capacità per poi magari saltare la boa
di arrivo....., tanto per lui non è importante vincere la regata
quanto fare vedere come si manovra con questo particolare armo.
"Spiumante" è sempre ben
tenuto data la passione che anima il proprietario; perfettamente in
ordine e colorato come deve essere, un tutt'uno con tradizioni del mare
e la propria famiglia. Lo scafo infatti è nero, come la pece
con cui questi scafi venivano anticamente cosparsi per proteggerli dall'acqua;
sui masconi di prua sono stati artisticamente dipinti gli angeli musicanti,
figure ricorrenti in particolare sugli scafi chioggiotti e che si ispiravano
ai SS. "legionari" Felice e Fortunato, patroni della città.
Un'imbarcazione che si rispetti però deve vedere la rotta, condurre
sicuro il suo proprietario alla meta ed ecco quindi che a prua non possono
mancare gli occhi, simbolo apotropaico antichissimo. Poco distante i
"bolli", i dischi solari ben elaborati e contenenti le iniziali
del proprietario L.D.; la falca è poi colorata in bianco, azzurro
e rosso e quindi arricchita a prua e a poppa con disegni; in un "tappeto"
di fiori compaiono il nome della barca, "Spiumante", e la
città di provenienza, Venezia. Inoltre "Gigio" ha voluto
fare un omaggio alla figlia Margherita, utilizzando il fiore omonimo
come ornamento decorativo all'interno della barca.
La tradizionale araldica dei pescatori vuole inoltre che la vela consenta
il riconoscimento a distanza dell'imbarcazione e del suo proprietario.
E così la vela di "Spiumante" si rifà ad una
delle simbologie più antiche usate dai pescatori: l'"impossibile",
rappresentato da una gallina che cerca di beccare una stella!
COS'È IL "TOPO"
Imbarcazione con origini molto remote, la sua zona di provenienza può
venire circoscritta alla laguna veneta. La sua esistenza è accertata
fin dall'anno 1348, "navis lata sine carina", descrive infatti
Senisio, inoltre dai documenti relativi a Chioggia risulta ancora come
nel 1530 Antonio Camuffo costruisse nel suo cantiere "... topas
sive naves latas sine carina usque butt decem..." (topi, ossia
larghe navi senza carena, della portata di dieci botti).
Il topo, nato come barca di laguna, era poi stato impiegato al servizio
della tartana, quindi assunse una propria identità , sia come
mezzo per la pesca costiera, sia per i brevi trasporti in laguna; si
è largamente diffuso in tutto l'alto Adriatico, dalla Romagna
fino in Istria, sviluppandosi anche nelle dimensioni e modificandosi
sostanzialmente, a seconda del luogo di costruzione e di impiego.
Il topo è oggi la barca tradizionale più diffusa in Adriatico,
specialmente nella laguna veneta, dove è utilizzato sia per diporto
sia per i trasporti, date le sue ottime doti di carico, di robustezza
e la sua buona adattabilità al motore. Il suo mantenimento poi
non risulta troppo oneroso, per cui questa è una delle poche
imbarcazioni tradizionali che possiamo ancora ammirare.
ETIMOLOGIA
Il nome topo potrebbe derivare dal più antico tòppo
= ceppo, pezzo di legno, e probabilmente traeva origine dalle due bande
di abete laterali, dette toppe, che servivano ad aumentare il bordo
libero; o da topo come mó scolo, dal latino muscolus = piccolo
topo. Secondo alcuni invece potrebbe semplicemente derivare dalla forma,
simile a quella del roditore, che presenta la barca rovesciata.
SCAFO E TIPOLOGIE
Lo scafo - a fondo piatto - presentava forme molto slanciate, con la
prua molto inclinata in avanti ed una poppa più o meno arrotondata
a seconda della località di costruzione. Il timone era a calumo,
largo e di non molto pescaggio per le barche che operano in laguna,
più stretto e profondo per andare per mare. Solitamente era parzialmente
pontato fino agli 8 metri di lunghezza, ed interamente pontato nelle
dimensioni maggiori.
I topi che pescavano lungo la costa venivano spesso rialzati lateralmente
con una lunga tavola da poppa a prua ed erano perciò chiamati
batèlo o topo col filo.
Il topo veneziano era elegante, slanciato,
lungo e stretto con la poppa rotonda e rialzata. Quello chioggiotto
era piuttosto largo, più robusto, con la poppa tozza e rientrante,
similmente al bragozzo: veniva chiamato batelo a pizzo, dal ferro a
forma di becco d'anatra - detto pizzo - che guarniva la sommità
dell'asta di prua.
Il topo istriano derivava da quello chioggiotto
ma era più addolcito nelle linee e solitamente il suo scafo veniva
dipinto di bianco.
La lunghezza dello scafo poteva variare da 6 a 14 metri con un rapporto
lunghezza - larghezza che poteva superare 5/1. Il topo impiegato per
la pesca in laguna, nella versione più semplice, era chiamato
mussetto o musso, e anche mestierèto se superava i sette metri
di lunghezza.
Una versione più moderna e semplificata del topo è
la topa che si differenzia essenzialmente per la poppa a specchio
e la costruzione più leggera ed economica; è molto adatta
al diporto sia a vela che a motore, essendo semplice l'applicazione
del fuoribordo. La costruzione di questo tipo di imbarcazione è
dell'inizio del secolo e raramente supera gli 8 metri di lunghezza.
LA PROPULSIONE: DALLA VELA AL MOTORE
Fino a 7-8 metri di lunghezza il topo era armato con un albero posto
a circa un terzo della sua lunghezza verso poppa e munito di vela al
terzo; veniva accompagnato da un fiocco che serviva a stabilizzare bene
in mare la prua. Quando raggiungeva dimensioni maggiori e il fiocco
non bastava allora si usava un altro albero a prua, con una piccola
vela sempre al terzo; come era per il bragozzo.
Gli scafi a due alberi sono stati impiegati, in particolare in alto
Adriatico, per i piccoli trasporti veloci e per la pesca delle sardelle:
in queste zone erano più noti come battelli.
Le vele erano e sono ancora colorate secondo l'araldica dei pescatori
dell'Adriatico.
In generale si può dire che il topo aveva uno scafo adatto alla
vela ma, come tutte le barche venete, era provvisto di forcole (gli
scalmi veneziani) e remi, da due a quattro, per poter procedere anche
vogando alla veneziana, cioè col vogatore in piedi che guarda
verso prua.
A partire dagli anni '30 i topi sono stati muniti di motore e a mano
a mano su quelli maggiori da trasporto è stato abbandonato l'uso
della vela: si sono diffusi così i mototopi, con cui ancora oggi
avvengono gran parte dei trasporti nella laguna veneta.
Topi e tope si possono ancora oggi ammirare in laguna nelle loro evoluzioni
a vela nelle particolari regate riservate alle imbarcazioni armate con
vele al terzo, assieme ai sandoli ed alle sanpierote. Queste regate
che hanno avuto origine nel 1921 e vengono organizzate con l'appoggio
dell'Associazione vele al terzo, ormai sono molto numerose ed hanno
dato vita ad una vera e propria flotta di imbarcazioni di questo tipo.
fonte testo: mario marzari www.nautica.it
Vele al terzo a Venezia
Riproduzione di una settantina delle imbarcazioni esistenti
La sanpierota
Barca da pesca lagunare originaria di San Piero in Volta
Il batelo a pisso
Barca da pesca tipicamente chioggiotta
Il topo venession
Barca da "diporto" del XIX secolo
La mascareta
Piccola imbarcazione usata principalmente a remi
La caorlina
Grossa imbarcazione un tempo usata come barca da trasporto
foto tratte da: avt.provincia.venezia.it/poster.htm
Torna a barche d'epoca