<< Torna indietro
Cucinare il pesce azzurro
Un pesce azzurro come il mare [di Dany Massimo MUGNAINI]
Una delle categorie di pesci conosciute e pescate sin dall’antichità
dalle popolazioni presenti sulle rive del Mare Mediterraneo è quella
del Pesce Azzurro, che deve il proprio appellativo alla caratteristica
colorazione che lo distingue. Va osservato però che non esiste
in tal senso una vera e propria classificazione di carattere scientifico;
si usa infatti far rientrare in questa categoria tutte le specie di pesce
di piccole dimensioni che rispondono ad una caratterizzazione cromatica
comune, quella cioè di avere una colorazione dorsale tra il blu
scuro ed il verde-blu, mentre la parte ventrale tende a presentarsi di
colore argenteo brillante. Tra le specie più comuni ritroviamo
le Sarde o Sardine (Sardina pilchardus), le Alici o Acciughe (Engraulis
encrasicholus), lo Sgombro (Scomber scombrus), così come altre
quali il Suro o Sugherello, l’Alaccia, il Cicerello e l’Aguglia.
In realtà, tendono ad essere spesso accomunate in questa categoria
anche specie ittiche che per dimensione, forma, tipo di carne e proprietà
nutritive non hanno niente in comune con quelli più conosciuti;
tra questi il Tonno, il Pesce Spada, la Palamita e l’Alalunga i
quali hanno come proprietà comune quella di essere solamente azzurri
di colore.
Carta d'identità e abitudini
Tutte le specie di pesce azzurro più comuni, di fatto,
si somigliano per forma e dimensioni, oltre che per abitudini di vita
e comportamento. Si tratta normalmente di pesci di piccole dimensioni,
di lunghezza variabile ma normalmente limitata; dai 10 ai 15 centimetri
dell’alice ai 10-20 cm della sardina ed i 20-40 centimetri dello
sgombro. Ad ogni modo, si tratta di pesci normalmente gregari che si riuniscono
in branchi più o meno numerosi e che compiono spesso lunghi spostamenti.
Nei nostri mari le specie più pescate sono le sarde, lo sgombro
e le alici. Si tratta di pesci migratori che vivono sovente in grandi
branchi e che tendono a rimanere in acque profonde nel periodo autunnale
per poi riavvicinarsi alla costa nei periodi primaverili.
Le sarde sono pesci pelagici, di forma più panciuta
rispetto alle acciughe dalle quali si distinguono anche per via della
bocca, munita di piccoli denti e posta in posizione mediale, mentre è
rivolta verso il basso nelle alici. Si riproduce nei mesi invernali, quando
grandi quantità di forme giovanili di sardine si ammassano verso
i litorali, a bassa profondità, spesso in prossimità di
immissioni di acqua dolce; sono i cosiddetti “bianchetti”,
che raggiungono una lunghezza media di 3-4 centimetri e sono considerati
da molti una prelibatezza.
A causa delle diverse caratteristiche di salinità e temperatura
e della conseguente maggiore disponibilità di cibo del mare Adriatico
rispetto al Tirreno, la specie si sviluppa differentemente; in Adriatico,
infatti, le sarde appaiono più grasse, oltre ad assumere una leggera
differenza di colorazione (più verdastre), grazie alla loro dieta
di plancton animale e vegetale.
Le acciughe, invece, hanno dimensioni leggermente più
contenute rispetto alle sarde, essendo più sottili ed affusolate;
anche in questo caso, le alici del Tirreno sono leggermente più
piccole, dal momento che quelle presenti in Adriatico, avendo maggior
disponibilità di cibo, diventano di dimensioni maggiori. Vengono
pescate in grandi quantità e commercializzate fresche, congelate
e attraverso vari metodi di conservazione.
Lo Sgombro è un pesce azzurro di dimensioni leggermente
maggiori, con un corpo affusolato e con caratteristiche strie scure disposte
sul dorso e sui fianchi; vive a profondità che variano fino ai
200-250 metri nei periodi invernali mentre staziona più spesso
in acque superficiali nei periodi più caldi. Data la sua maggiore
dimensione è in grado di nutrirsi di piccoli pesci, tra cui altro
pesce azzurro, oltre che di piccoli crostacei pelagici. La sua diffusione
è ampia anche nell’Atlantico oltre che nel Mediterraneo,
dove viene catturato mediante metodi di pesca professionale in grande
quantità.
Proprietà
Il Pesce Azzurro è una grande risorsa alimentare e gastronomica,
forse ingiustamente sottovalutata dai consumatori; cibo dei pescatori
e della gente povera di un tempo, si è guadagnata l’ingiusta
classificazione di pesce di bassa qualità, lasciando spazio a specie
ritenute più pregiate. Causa di ciò è sicuramente
la relativa abbondanza del pescato, presente nei mercati nazionali pressoché
in ogni stagione, fatto questo che porta ad un prezzo finale decisamente
contenuto rispetto ad altre qualità, più rare e quindi più
costose. Viene poi ritenuto un tipo di pesce grasso e poco digeribile;
in realtà, studi medici approfonditi hanno dimostrato che il consumo
di pesce azzurro è raccomandato quale alternativa a cibi proteici
come formaggi, uova o carne, in quanto proprio la presenza di tali grassi
rappresenta un adeguato apporto di proteine di alta qualità. Le
sue carni sono inoltre ricche di acidi grassi polinsaturi, tra i quali
ricordiamo gli importanti omega-3, ritenuti fondamentali nella riduzione
del colesterolo, nella capacità di migliorare la circolazione cardiaca,
nonché per il trattamento di determinate affezioni dell’epidermide.
In età avanzata, in casi di diabete o di obesità, l’apporto
dietetico degli acidi grassi diventa determinante, in quanto la produzione
dei loro precursori diminuisce e, pertanto, un loro apporto tramite il
consumo regolare di questo tipo di pesce ha sicuramente effetti benefici.
Ricordiamo infine la presenza fondamentale di elementi quali selenio (un
efficace antiossidante), calcio, fosforo (fondamentali per la crescita)
ferro ed iodio, oltre ad un buon contenuto vitaminico (A e B).
Quanto detto sopra vale comunque per il prodotto crudo e pertanto è
bene tenere presente che le proprietà organolettiche, nonché
le capacità nutritive, oltre che l’apporto calorico, variano
molto con il metodo di cottura. Nelle fritture, tipo di cucina molto impiegata
nel nostro paese, e per le carni conservate in scatola, aumenta il potere
calorico, soprattutto per via delle calorie apportate dall’olio
usato per la cottura, così come la sua conservazione. La cottura
alla griglia, d’altro canto, determina la diminuzione della quantità
di grassi nelle carni.
Per dare un esempio delle loro proprietà, basti pensare che le
acciughe fresche contengono, in percentuale di peso, circa il 15% di proteine
(come le sardine e lo sgombro) ed il 2,5% di grassi contro il 5% delle
sardine e l’11% dello sgombro.
Come si pesca
La pesca del pesce azzurro si svolge da secoli secondo varie
metodologie, anche se vengono oramai impiegati prevalentemente sistemi
professionali come reti da traino pelagico (volanti) o reti da circuizione
(cianciolo o lampara). In quest’ultimo caso si utilizzano fonti
luminose per attirare il pesce in prossimità delle barche da pesca;
nel contempo, vengono calate in mare delle piccole imbarcazioni che provvedono
a stendere una lunga rete dotata di galleggianti nella parte superiore
e di appositi pesi in quella inferiore, in modo da circondare il banco
di pesci per impedirgli di fuggire. Nella parte terminale sono presenti
anche degli anelli nei quali viene fatto passare un cavo di acciaio grazie
al quale la rete viene chiusa ed issata a bordo con il suo prezioso contenuto.
Nel caso di reti da traino pelagico, invece, due pescherecci trainano
la rete ognuno tramite due cavi, in modo che questa possa essere filata
a profondità variabili (da qui il nome di “volante”)
alle quali i pesci si trovano nelle varie ore del giorno. Una variante
di questa metodologia è quella data dalla cosiddetta “Agugliara”
che, come lascia intuire il nome, è uno strumento selettivo utilizzato
prevalentemente per la pesca delle aguglie; si tratta sempre di una rete
da traino pelagico trainata da due imbarcazioni ma che opera sulla superficie
per evitare che le aguglie possano saltare fuori dall’acqua e sfuggire
alla cattura.
Come si consuma
A causa delle proprietà che lo contraddistinguono (principalmente
il contenuto di grassi generalmente più elevato rispetto agli altri
pesci) il pesce azzurro, una volta pescato, è soggetto ad un veloce
deterioramento e, pertanto, è necessario procedere ad una sua adeguata
conservazione. Sin dall’antichità sono stati escogitati vari
metodi per garantirne la disponibilità anche dopo molto tempo dalla
cattura; si usa infatti preservarlo sott’olio, sotto sale ed anche
in pasta, metodi questi utilizzati prevalentemente dalle industrie conserviere.
Può essere poi cucinato in un’infinità di modi; alla
griglia, al vapore, al forno, fritto, in tegame e può essere mangiato
crudo; prelibati sono considerati i filetti ricavati dalla separazione
della pelle e della lisca centrale, lavati in acqua salata e conditi con
il solo limone.
Sebbene la cucina italiana stia lentamente riscoprendo i sapori passati,
il pesce azzurro paga ancora la qualifica di “pesce povero”
rispetto alle specie ritenute erroneamente più pregiate. Questo
ha fatto si che il consumo di queste specie fosse indirizzato più
verso le industrie conserviere che ne hanno fatto la fonte principale
di alimenti per animali. Di conseguenza, l’alta disponibilità
del prodotto, il costo contenuto e la facile conservazione hanno fatto
si che il prelievo dai nostri mari raggiungesse ormai una soglia da molti
ritenuta non più sostenibile. Si sta infatti assistendo ad un evidente
impoverimento delle specie presenti, evidenziato dalla diminuzione del
numero delle catture, oltre che dalla riduzione della taglia delle prede,
sintomo questo, di evidenti difficoltà adattative e riproduttive
delle specie sottoposte ad una tale pressione. La diminuzione delle popolazioni
di pesce azzurro nel Mediterraneo porta con se il calo delle specie che
se ne cibano, con un meccanismo a cascata che sta portando i nostri mari
ad un continuo impoverimento delle specie ittiche presenti e ad un conseguente
inasprimento delle tecnologie di pesca, affinché il numero delle
catture non diminuisca.
Troppo spesso ci si trova costretti ad affrontare queste considerazioni,
senza peraltro intravedere spiragli per un miglioramento della situazione;
è positivo però il fatto che stia aumentando la sensibilizzazione
verso le problematiche di carattere ambientale e, in particolare, quelle
legate alla salvaguardia della fauna marina, nella speranza, in questo
caso, che di azzurro non rimanga solo il mare.
tratto da: www.guardiacostiera.it
<< Torna indietro