La circolazione dell'atmosfera e degli oceani
Finora abbiamo supposto che l'aria essenzialmente non si muova né
in senso verticale né in senso orizzontale (cioè parallelamente
alla superficie terrestre).
Sappiamo invece che non è assolutamente così. Vogliamo
quindi dare qualche nozione di base sulla circolazione della nostra
atmosfera e questo ci permetterà anche di capire a grandi linee
l'andamento delle correnti oceaniche. Stratosfera
e troposfera comprendono insieme il 99.5% di tutta la massa atmosferica
e quindi è ragionevole limitarsi a considerare solo la circolazione
di queste due zone. Nella stratosfera abbiamo strati di aria
più calda che stanno sopra strati di aria più fredda:
la situazione è relativamente stabile in senso verticale. Infatti
nella stratosfera l'aria è sottoposta a movimenti rapidi essenzialmente
laminari (cioè non turbolenti), in senso orizzontale. Invece
nella troposfera strati di aria più fredda (e quindi più
pesante) stanno sopra strati di aria più calda: è questa
una situazione di possibile instabilità. Infatti si possono avere
forti movimenti convettivi in senso verticale con la conseguenza che
tutti i fenomeni meteorici si svolgono sostanzialmente
all'interno della troposfera.
Il
sistema
dei venti sulla nostra terra è a grandi linee guidato da
questi fattori principali: il riscaldamento delle masse degli oceani
e dei continenti causato dalla radiazione solare, la rotazione della
terra, l'attrito all'interno dell'atmosfera che dissipa energia e l'evaporazione
e condensazione dell'acqua (fenomeni di passaggio di fase che coinvolgono
il cosiddetto calore latente). Possiamo distinguere essenzialmente due
tipi di circolazione: la cosiddetta circolazione meridionale, in cui
le masse d'aria cambiano di latitudine, e le correnti a getto, che sono
confinate nella parte più alta della troposfera e sono a carattere
zonale, cioè circondano tutta la terra a latitudine più
o meno costante.
Figura 1.5: Lo schema della circolazione meridionale dell'atmosfera
terrestre.
(a) Se la terra non ruotasse e rivolgesse sempre la
stessa faccia verso il sole si avrebbero due celle di Hadley caratterizzate
da forti movimenti ascendenti ai tropici e subsidenza nelle zone polari;
(b) la rotazione della terra (
forza
di Coriolis) induce una configurazione più complicata con
più celle. Oltre alle celle di Hadley si hanno celle in cui la
circolazione cambia direzione (celle di Ferrel).
La struttura della circolazione meridionale è schematicamente
illustrata in Fig. 1.5. Se la terra non ruotasse e rivolgesse sempre
la stessa faccia verso il sole si avrebbe essenzialmente la formazione
di due enormi celle di circolazione atmosferica in direzione parallela
ai meridiani, una nell'emisfero boreale e una nell'emisfero australe
(Fig. 1.5a).
Infatti la circolazione sarebbe guidata dai seguenti fenomeni:
* la potenza della radiazione solare per unità di superficie
è più forte ai tropici e quindi nella cintura equatoriale
si ha aria calda e umida che tende a salire verso l'alto (tra l'altro
salendo l'aria si raffredda e l'acqua condensa provocando le grandi
piogge tropicali);
* l'aria tropicale che sale deve venire rimpiazzata da altra aria e
quindi si hanno venti di superficie che vanno da nord verso sud;
* l'aria calda dei tropici non può salire indefinitamente perché
salendo va raffreddandosi e quindi aumentando di densità. A un
certo punto l'aria si distribuisce un po' verso l'emisfero boreale e
un po' verso l'emisfero australe dirigendosi poi verso i poli nella
troposfera superiore;
* poiché i poli (e la faccia nascosta della terra) sono freddi
l'aria si raffredda ulteriormente e tende a precipitare (subsidenza)
ai poli chiudendo così il ciclo.
Le due celle di circolazione che si formerebbero vengono chiamate celle
di Hadley in onore del fisico inglese che nel diciottesimo secolo
per primo descrisse correttamente la causa della circolazione meridionale,
spiegando così il perché dell'esistenza degli alisei,
ovvero quei venti che nella zona equatoriale soffiano da nord-est (emisfero
boreale) o da sud-est (emisfero australe).
Il semplice quadro della Fig. 1.5a è però profondamente
alterato dal fatto che la terra ruota intorno al suo asse.
L'effetto principale della rotazione della terra sulla circolazione
meridionale è quello dovuto alla cosiddetta forza di Coriolis.
Essa è una forza apparente, cioè
una forza che bisogna introdurre se consideriamo un sistema di riferimento
che non sia inerziale, cioè dotato di movimento rettilineo uniforme
rispetto al sistema di riferimento delle stelle fisse.
In effetti per studiare i movimenti delle masse d'aria e delle correnti
oceaniche è molto comodo adottare un sistema di riferimento che
sia solidale con la superficie terrestre. Però se si vuole capire
quali siano le posizioni e le velocità in questo sistema di riferimento
bisogna introdurre non solo le forze vere, ma anche quelle che risultano
dal considerare non l'accelerazione in un sistema di riferimento inerziale,
ma l'accelerazione in un diverso sistema di riferimento. Se non vi ricordate
le formule dalla meccanica, potete capire che cosa è la forza
di Coriolis con questo semplice ragionamento.
Considerate la Fig. 1.6, che mostra come la velocità di un oggetto
solidale con la superficie della terra è diretta tangenzialmente
da ovest verso est, ma ha un modulo che varia con la latitudine: all'equatore
la velocità è 1670 km h, a 30° di latitudine è di
1466 km h, a 60° di 835 km h. Adesso considerate un oggetto che
si muove dall'equatore verso nord; poiché deve valere la conservazione
della quantità di moto in direzione tangenziale alla superficie della
terra l'oggetto manterrà la velocità di 1670 km h Adesso considerate
un oggetto che si muove dall'equatore verso nord; poiché deve
valere la conservazione della quantità di moto in direzione tangenziale
alla superficie della terra l'oggetto manterrà la velocità
di 1670 km h in tale direzione spostandosi contemporaneamente verso
nord. Ma più a nord la superficie della terra ha una velocità
inferiore; quindi l'oggetto non si muoverà lungo un meridiano,
ma si troverà ad avere sopravanzato il movimento della terra,
ovvero si troverà più ad est. Perciò rispetto al
riferimento solidale con la terra è come se ci fosse una forza
che spinge l'oggetto verso est.
Figura 1.6: L'origine della forza di Coriolis.
Questa forza apparente è la forza di Coriolis. Con un ragionamento
analogo si può vedere che un oggetto che si muove verso l'equatore
venendo da nord è deflesso verso ovest. Più genericamente
possiamo dire che tutti gli oggetti che si muovono nell'emisfero boreale
sono deflessi verso la loro destra. Analogamente
tutti gli oggetti che si muovono nell'emisfero australe vengono deflessi
verso la loro sinistra. Perciò la forza di Coriolis induce
la formazione di vortici in senso orario nell'emisfero boreale e di
vortici in senso antiorario nell'emisfero australe.
In particolare, se riconsideriamo il sistema di circolazione meridionale,
ne deduciamo subito che i venti superficiali che nella cella di Hadley
si muovono verso l'equatore vengono deflessi verso ovest dalla forza
di Coriolis. Per questa ragione gli alisei nell
'emisfero boreale soffiano da nord-est e nell'emisfero australe da sud-est.
Ma la rotazione della terra ha anche l'effetto di rompere le due grandi
celle di Hadley messe in evidenza nella Fig. 1.5a. Infatti tale configurazione
non può essere stabile su una terra in rotazione.

Figura
1.7: Visione tridimensionale dei principali sistemi di vento sulla terra.
Le frecce grandi indicano i grandi sistemi di circolazione, mentre le
frecce piccole indicano i venti di superficie nei bacini degli Oceani
Pacifico e Indiano. Ognuna delle celle di circolazione meridionale è
associata con una corrente a getto occidentale o orientale.
L'aria che dall'equatore si dirige verso i poli
nella troposfera superiore non può giungere fino ai poli, proprio
a causa della forza di Coriolis che diventa sempre più intensa
allontanandosi dall'equatore. Perciò una parte di quest'aria
alimenta la corrente a getto subtropicale (vedi dopo) e una parte precipita
verso i 30° di latitudine in entrambi gli emisferi. Si tratta di
aria secca che precipitando verso il suolo assorbe tutta la possibile
umidità (ecco perché i grandi deserti si trovano a queste
latitudini). Quindi in realtà si hanno due celle di Hadley più
piccole in prossimità dell'equatore (Fig. 1.5b). Invece alle
latitudini intermedie la circolazione inverte la direzione e si formano
le cosiddette celle di Ferrel (vedi sempre Fig. 1.5b): l'aria che precipita
nelle due celle di Hadley conserva una componente della quantità
di moto in direzione dei poli e trasmette questa quantità di
moto alla cella di Ferrel, cosicchè in superficie i venti della
cella di Ferrel si dirigono verso i poli mentre nella troposfera superiore
i venti della cella di Ferrel si dirigono verso l'equatore. A
causa della forza di Coriolis i venti di superficie delle celle di Ferrel
hanno anche una componente da ovest verso est: sono i venti occidentali
che abbiamo alle nostre latitudini. Verso i 60° di latitudine le
celle di Ferrel si richiudono: c'è un movimento ascensionale
dell'aria associato con il tempo instabile tipico di queste latitudini.
È il cosiddetto fronte polare che divide la cella di Ferrel da
un'ulteriore cella di Hadley, la cella polare, in cui si ha di nuovo
la classica circolazione meridionale con venti di superficie che spirano
dai poli, venti in quota che spirano verso i poli e subsidenza dell'aria
fredda sopra i poli. A causa della forza di Coriolis, che tra l'altro
è molto più intensa verso i poli, si ha una forte componente
orientale dei venti di superficie provenienti dai poli.
La forza di Coriolis è anche la principale responsabile del sistema
delle correnti a getto. Le correnti a getto sono collocate nell'alta
troposfera in corrispondenza della transizione tra celle di Hadley e
celle di Ferrel (vedi la rappresentazione tridimensionale in Fig. 1.7).
Ad esempio quando l'aria della tropopausa superiore fluisce verso i
poli nelle celle di Hadley equatoriali, essa viene deflessa e accelerata
verso est formando le correnti a getto subtropicali. Le correnti a getto
possono raggiungere i 400 km h e vengono comunemente sfruttate dai moderni
aerei per volare da ovest verso est.
La Fig. 1.7 rappresenta pittoricamente tutte le celle di Hadley e di
Ferrel e le correnti a getto.
Il regime dei venti superficiali, la forza di Coriolis e la forma dei
continenti sono anche in grado di spiegare l'andamento generale delle
correnti oceaniche mostrato in Fig. 1.8.
Gli alisei soffiando verso l'equatore da oriente accumulano l'acqua
dell'Atlantico contro le coste orientali dell'America. L'acqua sul lato
atlantico dell'istmo di Panama è decisamente più alta
dell'acqua sul lato pacifico. L'acqua accumulata sfugge verso nord nell'emisfero
boreale e verso sud nell'emisfero australe. In questa maniera si forma
ad esempio la Corrente del Golfo. La forza di Coriolis continua a deflettere
la Corrente del Golfo verso destra cosicchè le acque scorrono
lungo le coste occidentali dell'Europa e dell'Africa chiudendo così
il ciclo. Tra l'equatore e le medie latitudini tutti i sistemi di correnti
sono in senso orario nell'emisfero boreale e in senso antiorario in
quello australe. Particolarmente importante è il sistema di correnti
che si sviluppa tra l'Australia e l'America Meridionale. Gli alisei
accumulano acqua più calda nel Pacifico occidentale tanto che
la superficie del mare è circa mezzo metro più alta in
Indonesia che in Ecuador. Inoltre nel Pacifico occidentale l'acqua è
di circa 8° C più calda che al largo delle coste sudamericane
poiché il sistema di correnti provoca una risalita delle acque
profonde più fredde specialmente in corrispondenza del Perù.
Poiché le acque profonde sono più ricche di sali nutrienti
queste acque sono molto ricche di flora e di fauna marina. Si trovano
qui alcune delle zone più pescose al mondo. Tuttavia questo sistema
di correnti non è molto stabile. Periodicamente possono svilupparsi
condizioni particolari per cui la forza degli alisei diminuisce, le
piogge che sono normalmente sul Pacifico occidentale si spostano verso
est e si hanno periodi di siccità in Australia e in Indonesia,
mentre la risalita delle acque fredde al largo del Sud America si attenua
portando a una decisa diminuzione dell'abbondanza degli organismi marini
e quindi della pesca. Queste particolari condizioni si hanno spesso
nel periodo natalizio e per questa ragione il fenomeno viene chiamato
El Niño. Questa oscillazione è uno dei fenomeni che ha
la maggior rilevanza nel determinare la meteorologia del nostro globo
anche in zone distanti dall'Oceano Pacifico.

Figura
1.8: L'andamento globale delle correnti oceaniche.
fonte: http://olmo.elet.polimi.it/ecologia/dispensa/node11.html
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