IL TEMPO SUL MEDITERRANEO
da Nord-Ovest
da Nord-Est
da Sud
Il tempo da Nord-Ovest
Quando le correnti a grande scala giungono sul Mediterraneo, provenendo
da ovest o da nord-ovest, si verifica un tipo di tempo che possiamo
definire “atlantico”. Tale tipo di tempo si presenta relativamente
mite e umido rispetto a quello “continentale” da nord est,
generalmente rigido e secco, considerato nel numero precedente di Nautica.
Utilizzando
carte
meteo in quota, ad esempio le topografie a 500 hPa attuali e previste
disponibili via facsimile o su internet, possiamo riconoscere questo tipo
di tempo quando riscontriamo, in un flusso generalmente occidentale, una
sacca di aria fredda (saccatura) sulla penisola iberica o sulla Francia
che poi sfocia sul Mediterraneo, seguita da un rigonfiamento di aria calda
(promontorio) (figura 1).
Fig.1 - Topografie a 500 hPa distanziate di 12 ore, raffiguranti una tipica
situazione atlantica. L'aria fredda è rappresentata in azzurro
nel cavo della saccatura e quella calda in rosso sulla cresta del promontorio.
I valori rappresentano le altezze della 500 hPa e debbono leggersi con
un 5 prima ed uno 0 dopo al numero indicato; ad esempio 64 corrisponde
a 5640 metri.
In presenza di un tale flusso possono generarsi e approfondirsi sul
Mediterraneo, in alcune zone preferenziali, con un processo detto di
“ciclogenesi”, depressioni pericolose per la navigazione.
Nel caso specifico si verificano le ciclogenesi delle Baleari, quelle
del Golfo del Leone e quelle del Golfo di Genova; le depressioni, una
volta formatesi, percorrono traiettorie tipiche (figura
2).
Fig.
2- Zone di formazione dei minimi barici e percorsi tipici di quest'ultimi.
I motivi per i quali si formano tali depressioni sono sia di natura
dinamica che termodinamica. Come prima condizione, è necessaria
una intensa saccatura nei livelli superiori della troposfera, alla quale,
per motivi dinamici, nella parte orientale, è generalmente associata
“divergenza”, ovvero l'aria tende a lasciare tale zona,
uscendo orizzontalmente da una ipotetica colonna verticale di atmosfera.
Questo processo comporta che nei bassi strati vi sia “convergenza”,
ovvero l'aria tende ad accumularsi, entrando nella colonna di atmosfera.
Ebbene la depressione in superficie si approfondirà se dall'alto
le viene sottratta più aria di quanta non ne entri dal basso,
condizione che si verifica in presenza di una profonda saccatura.
Il flusso da ovest o da nord-ovest, nella bassa e media troposfera,
risente poi notevolmente della particolare configurazione delle catene
montuose e delle valli che incontra prima di giungere sul Mediterraneo.
Tale configurazione orografica contribuisce in modo determinante, in
presenza di una saccatura in quota, alla formazione di un minimo barico
nei livelli bassi della troposfera.
Essenziale poi il ruolo svolto dai fattori termodinamici. Il Mediterraneo,
infatti, si comporta come un serbatoio che accumula energia termica,
durante il semestre caldo, per ridistribuirla all'atmosfera circostante
nel semestre freddo. Nella stagione fredda dunque notevole il contrasto
termico tra masse d'aria fredde provenienti dall'Atlantico e quelle
più calde stazionati sul Mediterraneo. Tale contrasto determina
un apporto di energia termica dal basso, indispensabile per lo sviluppo
della depressione e l'entità dei fenomeni associati.
Tra le ciclogenesi associate ad un flusso da ovest o da nord ovest sono
più frequenti quelle del golfo di Genova, seguite da quelle del
golfo del Leone e delle Baleari.
Quando il
minimo
barico scende sotto i 1000 hPa, le perturbazioni diventano generalmente
pericolose per la navigazione. In particolare, per i nostri mari, possono
dar problemi quelle del golfo di Genova che nascono e si approfondiscono
sul mar Ligure prima di iniziare il loro percorso, durante il quale danno
forti libecciate sulle coste tirreniche, seguite da forti maestralate
sui mari intorno alla Sardegna, sul Basso Tirreno e sullo Stretto di Sicilia.
Il tempo da Nord-Est
La circolazione a grande scala alle latitudini temperate, nei medi ed
alti strati della troposfera, è prevalentemente occidentale.
Le correnti atmosferiche, in questi strati, presentano generalmente
un andamento serpeggiante, scendendo di latitudine da nord-ovest e risalendo
da sud-ovest, descrivendo onde relativamente corte. Si formano in questo
modo sacche di aria fredda polare (saccature) verso le basse latitudini
e rigonfiamenti di aria calda subtropicale o tropicale (promontori)
verso le alte (figura 1a).
Lungo il bordo orientale delle saccature di queste onde scorrono le
perturbazioni frontali con i loro fenomeni atmosferici (vento, pioggia,
temporali ecc..). Ad un certo punto del loro ciclo vitale, le onde,
che si muovono da ovest verso est, mediamente ad una velocità
di 15-20 nodi, si allungano molto nel senso dei meridiani e rallentano
il loro moto, fino a fermarsi, determinando quelle che vengono chiamate
dai meteorologi “situazioni di blocco” (figura
1b).
L'allungamento, infine, è tale che le onde si spezzano, lasciando
alle latitudini inferiori aree isolate di bassa pressione con aria fredda
e di alta pressione con aria calda, mentre, alle latitudini superiori,
si ricostituiscono le onde più corte e veloci
(figura
1c)
E'
questo uno dei meccanismi con il quale il sistema di correnti a scala
globale (circolazione generale dell'atmosfera) attua il trasporto di
energia termica dalle basse latitudini, ove la radiazione solare è
in eccesso, verso le alte latitudini, ove questa è in deficit,
permettendo la vita sul nostro pianeta. Ebbene, è proprio nelle
fasi di blocco che il tempo sul Mediterraneo può presentarsi
molto perturbato, quando profonde saccature si protendono su di esso
con il loro bagaglio di aria fredda.
Vediamo, a questo punto, come riconoscere i casi in cui il tempo viene
da nord-est; allo scopo possiamo utilizzare, ad esempio, le carte meteo
a 500 hPa attuali e previste, rappresentative della media troposfera,
disponibili via facsimile o su internet. Su queste carte possiamo individuare
subito un promontorio che si estende in modo significativo verso la
penisola scandinava, coricandosi verso oriente, mentre una saccatura
molto pronunciata si protende verso i nostri mari o quelli della Grecia
con forti correnti da nord-est, che trasportano aria molto fredda dall'Europa
nord-orientale (figura 2).
In situazioni di questo genere, al livello del mare, possono generarsi
minimi (processo di ciclogenesi) in punti preferenziali, quali il golfo
di Trieste, il Basso Tirreno, lo Ionio e l'Egeo; questi minimi si muovono,
poi, percorrendo traiettorie tipiche (figura 3).
Le depressioni che si generano nelle suddette zone, essenzialmente per
motivi orografici, possono approfondirsi in modo consistente, proprio
perché aria molto fredda viene a sovrastare un mare che, anche
d'inverno, ha una temperatura superficiale relativamente alta.
Tra
le
ciclogenesi
mediterranee, causate da irruzioni di aria fredda da nord-est, le
più frequenti sono quelle del Golfo di Trieste, seguite da quelle
dello Ionio, dell'Egeo e, con frequenza nettamente minore, da quelle del
Basso Tirreno (figura 4). Quando il minimo
barico scende sotto i 1000 hPa, le perturbazioni diventano generalmente
pericolose per la navigazione, in particolar modo quelle legate alla ciclogenesi
del golfo di Trieste, che sono le più violente e subdole. Infatti
si formano in poco tempo e si muovono rapidamente lungo l'Adriatico, dando
al seguito venti tra nord e nord-est molto intensi.
Il tempo
da Sud
Quando aria polare si spinge verso le basse latitudini penetrando profondamente
nell'Africa nord-occidentale, per contrasto, correnti calde meridionali
risalgono dall'entroterra del continente, interessando il Mediterraneo
centrale. Il tipo di tempo che ne deriva è caratteristico e spesso
pericoloso per la navigazione marittima. Esso può variare, infatti,
da forti sciroccate e mare agitato con cielo scarsamente nuvoloso, in
particolare presso le coste africane ove l'aria giunge sul mare ancora
secca, a condizioni, altrettanto critiche, di nebbia e pioggia fitta.
Fig.
1 - Topografia a 500 hPa, raffigurante una tipica situazione africana.
L'aria fredda è rappresentata in azzurro nel cavo della saccatura
e quella calda in rosso sulla cresta del promontorio. I valori rappresentano
le altezze della 500 hPa e debbono leggersi con un 5 prima ed uno 0
dopo al numero indicato; ad esempio 64 corrisponde a 5640 metri.
La visibilità è comunque spesso ridotta anche per
la quantità di polvere presente nell'aria. Sulle
carte
meteo in quota, ad esempio le topografie a 500 hPa, attuali e previste,
disponibili via facsimile o su internet, troviamo una situazione di
“blocco”. Ossia le correnti generalmente occidentali delle
medie latitudini hanno lasciato il posto a flussi meridiani, con correnti
settentrionali che trasferiscono aria fredda di origine polare sull'Africa
e correnti meridionali che portano aria calda sub- tropicale sul Mediterraneo
(figura 1).
Fig
2 - Nuvolosità associata alla corrente a getto sub-tropicale
il cui asse è indicato con una freccia: nubi cirriformi disposte
in filamenti pressoché perpendicolari all'asse della corrente.
L'aria africana, in questi casi, è sempre guidata verso i nostri
mari da forti flussi alle alte quote che costituiscono la corrente a
getto sub-tropicale. Nelle immagini da satellite, l'asse di tale corrente
è facilmente individuabile per la presenza di nubi cirriformi,
disposte in filamenti ad esso pressoché perpendicolari, dovute
alla marcata turbolenza
(figura 2).
In presenza di questi forti flussi meridionali in quota, possono generarsi
e approfondirsi sul Mediterraneo, in alcune zone preferenziali, con
il processo detto di “ciclogenesi”, depressioni pericolose
per la navigazione. Nel caso specifico si distinguono le ciclogenesi
in cui il minimo barico ha le sue prime origini nell'entroterra marocchino,
in quello algero-tunisino e in quello libico, per poi approfondirsi
sul mare, ove l'aria si arricchisce di umidità. Le depressioni,
una volta formatisi, percorrono traiettorie tipiche (figura
3).
Fig. 3 - Zone di formazione dei minimi barici
e percorsi tipici di quest'ultimi.
Il 24,5% delle ciclogenesi Mediterranee sono di tipo africano.
Tali ciclogenesi, rare in estate, si verificano sia in inverno che nelle
stagioni intermedie. Considerando le più pericolose per la navigazione,
ovvero quelle in cui il minimo è risultato inferiore a 1000 hPa,
troviamo una distribuzione stagionale in cui risultano prevalenti nella
stagione primaverile ed invernale e assenti in estate fonte:
www.nautica.it
Documento tratto dalla nostra rubrica Meteonautica a cura di Maurizio
Brunetti e Antonio Moretti del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica
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