<< Torna indietro
Vele: Flying Junior
Molti di noi ricordano il
Flying Junior come una barca sulla quale abbiamo mosso
i primi passi velici, ma pochi sanno che questa classe sta vivendo una
seconda giovinezza molto tecnologica
Quando mi è stato chiesto di spiegare ai lettori di Technical Sailing
come il Flying Junior sia una deriva tutt'altro che superata e quali sono
le soluzioni tecniche adottate in tema di attrezzatura di coperta, ho
accolto l'invito di buon grado ed eccomi qua a raccontarvi di "Robadamatti"
(foto 1), che è, in ordine di tempo, il secondo
Flying Junior del
nostro Team, ma lo consideriamo ormai la barca numero uno.
Finito di costruire, con amore e cura certosina da Federico Radente, nei
primi mesi del '98, ed armato da noi con attrezzatura Harken, dopo tanti
studi e ripensamenti,cercando di utilizzare in assoluto la "ferramenta"
migliore reperibile in commercio, la barca è venuta pronta nel
giugno del '98. Dopo una stagione di sgrossamento in mano all' "equipaggio
2" del team, i giovani e combattivi fratelli Ansaldi, ora passerà
all' "equipaggio 1" e, credeteci, abbiamo già in mente
delle idee per la sua evoluzione.
D'altra parte, appena nato, già in casa "Robadamatti",
ha dovuto reggere il paragone con un fratello di poco più anziano:
quel "Fuoriditesta" in carbonio che nel '97 ci ha permesso di
vincere il Campionato Italiano, e che nel '98 ci ha portati al secondo
posto finale, dietro all'intramontabile "Mon Ami" del vicesegretario
di classe, Franco Lacqua.
L'idea di base per armare "Robadamatti" è stata quella
di mettere "meno roba possibile" e di concentrarla il più
possibile ai piedi dell'albero, o almeno, quanto più vicina alla
linea mediana (foto 2).
Qualche idea su attrezzature irrinunciabili, l'avevamo già in fase
di progettazione della barca, ed abbiamo trovato in Radente un amico che
si è ingegnato a soddisfare anche le nostre esigenze che parevano
irrealizzabili: come, ad esempio, un tunnel perfettamente stagno che porta
i rinvii dello strallo e del cunningham del fiocco in pozzetto (foto 3).
Pur cercando di montare poche cose, la finalità era di avere una
barca estremamente semplice, alla fine ci siamo trovati a dover allocare
pur sempre una grande quantità di materiale.
Base d'albero affollata
In effetti, la base dell'albero all fine, risulta veramente "affollata",
ma ci siamo detti: "meglio lì che altrove". Lì
scaricano tutte le forze delle manovre che "caricano" di più:
vedi la ghinda del fiocco e il caricabasso del boma. Siamo convinti che
lo scarico di queste due grandi forze in quel punto, solleciti e svergoli
meno tutta la struttura. Un'altra priorità era quella di avere
ampio spazio libero per i piedi, ed in secondo luogo, rinviare al timoniere
solo lo stretto necessario: cunningham randa, caricabasso boma e ghinda
fiocco, addirittura gli unici rinviati sui bordi (foto 4); il resto del
rinviato a poppa in centro barca:
tendistrallo, drizza spi, deriva, carica-alto del tangone, tutti raggruppati
davanti alla torretta della randa (foto 5) in modo che possano essere
utilizzati sia dal timoniere che dal prodiere.
Ma su "Robadamatti", al prodiere competono anche delle specifiche
manovre a cui abbiamo deciso che il timoniere non può accedere,
come ovviamente i barber dello spi, ma anche cunningham fiocco, spingialbero
e controllo dei barber della scotta fiocco, soluzioni queste un po' più
ardite. In verità questo ci è permesso a cuor leggero, ben
conoscendo le qualità dei nostri prodieri. Va notata la continua
esasperante ricerca del contenimento del peso. A questo proposito si può
ben vedere quanti microscopici Harken AirBlocks da 16 mm abbiamo utilizzato,
anche contro il parere del nonno, il nostro tecnico decennale del Sappinoteam,
assolutamente sicuri della loro tenuta, come poi uscite in condizioni
critiche hanno dimostrato. Soltanto per i rinvii della ghinda del fiocco,
alla base dell'albero, abbiamo voluto peccare di sicurezza, ed abbiamo
utilizzato i Bullet 082 Harken. Un'altra nota di particolarità:
un solo fischietto per le due scotte "su-giù" della deriva
(foto 6).
Anche per ragioni di peso, oltre che rapidità di manovra, un solo
paranco per il trapezio, a compendio del sistema a circuito chiuso. L'archetto
per la scotta della randa noi lo utilizziamo fisso, senza cioè
la possibilità di regolazioni. Dopo una serie di prove, siamo pervenuti
ad una misura precisa, che tra l'altro ci fa risparmiare alcuni metri
di scotta, ma soprattutto fa lavorare la balumina della randa sempre in
maniera ottimale, grazie anche al taglio delle vele, disegnate e realizzate
dalla Veleria Nord Ovest, facili da regolare in ogni condizione. Le sartie
trovano un passaggio in panchetta per attaccarsi al doppiofondo, mediante
il candar, che noi molliamo alle andature portanti, cazzando contemporaneamente
lo strallo (non la ghinda del fiocco) in modo che il fiocco diventi un
piccolo gennaker (foto 7 e 8).
Strozzatori leggeri
Un plauso agli strozzatori Carbo-Cam Harken veramente indistruttibili:
anche in condizioni limite, non ci hanno mai dato benchè il minimo
problema, sono leggeri, sicuri, non si sono inchiodati anche quando non
si è potuto risciacquare la barca, non si sono consumati i denti,
e dopo una stagione, sembrano nuovi. Gran uso delle basi inclinate, per
agevolare le manovre sul doppiofondo (foto 9).
Belli perchè ravvivano la barca, ma soprattutto utili, gli inviti
colorati per i Carbo Cam: tengono le scotte in ordine e permettono una
pronta individuazione della scotta...tra le tante! Siamo soddisfatti del
sistema a paranco sia del vang che della ghinda del fiocco, che anche
con vento forte riusciamo a far lavorare con pochissimo sforzo sulle braccia
(foto 10).
Vorremmo invece migliorare il punto di scotta del fiocco che ora otteniamo
tramite i due barber. Non ci soddisfa, intanto perchè non riusciamo
a dare la curvatura alla base del fiocco che vorremmo, e poi perchè
non garantisce un punto di scotta stabile (foto 11).
Ma ci sta pensando nonno Aldo: ha ideato una nuova staffa passascotte
con strozzatore in un solo pezzo. E lo sta realizzando in lega di alluminio.
Questa nuova realizzazione dovrebbe permetterci di eliminare i barber,
quindi di ottenere un punto di scotta regolabile, ma ben fermo. Se dopo
le prove in mare decideremo di adottare questo sistema, passeremo alla
realizzazione in carbonio. Ed abbiamo in testa altre cosette, con la fibra
di carbonio!
autore: Claudio Sappino
fonte testo e immagini: (da Technical Sailing n.1 Gennaio/Aprile 1999)
<< Torna indietro