<< Torna indietro
Vele: Sistemi Autoviranti
Si tratta sempre di un compromesso tra facilità di manovra e prestazioni,
il piano velico infatti è ridotto a confronto di imbarcazioni
con il fiocco sovrapposto ma, per molti velisti, questi sono aspetti
secondari rispetto ai vantaggi offerti.
In passato la soluzione più frequente era di avere due vele a
prua, uno yankee sul bompresso e una trinchetta autovirante più
interna (disegno A) .

Spesso la
trinchetta autovirante era bomata con un punto di scotta centrale
ed un paranco che poi veniva rinviato in pozzetto. Il sistema è
molto funzionale; accettato l’ingombro del boma in coperta, garantisce
una vela da maltempo sempre pronta. L’accorgimento di non far
coincidere l’angolo di mura della vela con il punto di rotazione
del boma permette di ingrassare il fiocco man mano che si allarga l’andatura
e si lasca la scotta; purtroppo, per la mancanza di un vang, più
si lasca il fiocco più lo stesso tende ad aprire la balumina
in alto, perdendo di efficienza.
Oggi le due vele di prua sono quasi scomparse, almeno nelle barche più
piccole e nei dislocamenti più leggeri, ma proprio in questi,
che necessitano di una minore superficie velica, assistiamo ad una riscoperta
della vela di
prua autovirante, un fiocco che ricopre il triangolo di
prua per quanto possibile, ma di solito è difficile superare
una superficie del 95%. Questo armo, che privilegia l’andatura
di bolina, richiede vele tipo gennaker o spinnaker per le andature portanti.
Antal, una delle aziende leader nella produzione di attrezzatura di
coperta, propone due soluzioni differenti di autoviranti, che usano
le componenti del nuovo sistema di carrelli e rotaie a sfere 4 Race.
Il primo (disegno B) prevede il rinvio della scotta all’estremità
della rotaia e da qui la stessa è rinviata in pozzetto di manovra,
è sufficiente curvare la rotaia solamente in piano; il secondo
(disegno C) prevede che la scotta salga lungo l’albero per poi
ridiscendere ed essere rinviata in pozzetto esattamente come una drizza,
la rotaia deve essere calandrata in verticale (estremità verso
l’alto) ed orientata verso prua.
Cuore ma anche punto “delicato” di entrambe le soluzioni
è la rotaia posta subito a pruavia dell’albero; questa
infatti deve permettere lo scorrimento del carrello del fiocco in virata
e seguire l’andamento della scotta.
Per accompagnare il movimento dell’angolo di scotta della vela
la sua forma dovrebbe essere concava, ovvero avere le estremità
rivolte verso l’alto e verso prua; essere orientata correttamente
rispetto le direttrici di carico per far lavorare in modo equilibrato
tutte le sfere del carrello; dovrebbe inoltre essere abbastanza lunga
da seguire la vela anche nelle andature più lasche.
La maggior parte delle volte invece la coperta e le tughe delle barche
hanno forme in cui è difficile inserire il “fitting”
necessario; o il bolzone è troppo accentuato e spuntano le due
orribili “corna” della rotaia o la tuga è così
stretta da consentire una buona regolazione solo in bolina molto stretta.
In presenza di una rotaia molto curva i carrelli a sfere possono trovare
difficoltà di scorrimento e comunque diminuiscono le loro caratteristiche
di carico in quanto le sfere sono caricate in maniera differente tra
il centro e le estremità; questo in funzione del raggio di curvatura
e della lunghezza del carrello. Per ovviare a ciò Antal ricorre
spesso a carrelli a più moduli ma di dimensioni ridotte; il trasto
del trimarano di Soldini è composto da otto moduli!
La soluzione riportata nel disegno B prevede che il punto fisso da un
lato e il rinvio dall’altro siano posizionati più esternamente
e più a pruavia del terminale della rotaia per permettere un
corretto orientamento dei bozzelli del carrello; ciò purtroppo
riduce ulteriormente la lunghezza utile della rotaia. La soluzione del
disegno C necessita di una rotaia curvata e posizionata con precisione;
l’albero deve essere in grado di sostenere il carico aggiuntivo
della scotta il cui rinvio sull’albero deve essere molto in alto
(circa 2/3 dell’altezza) per ridurre la componente orizzontale
(che tenderebbe a portare la vela a centro barca). Come dicevamo, le
rotaie dei fiocchi autoviranti in genere sono sempre troppo corte per
permettere una corretta regolazione oltre la bolina.
Al lasco il punto di scotta è troppo interno per cui, lascando
la scotta, la vela diventa un “bananone” che insacca vento
e fa sbandare molto; sarebbe quindi buona norma prevedere un golfare
posizionato il più esterno possibile sulla falchetta e più
a prua della rotaia per armare un “barber”.
Bisogna però aggiungere che con i sistemi autoviranti, a causa
della loro struttura, è impossibile disporre di un sistema avvolgibile,
a proposito Harken propone un una soluzione che risolve il problema
tramite un fiocco bomato con avvolgifiocco.
Quando si naviga a motore si può usare la vela come stabilizzatore;
spostando i terminali mobili si regola l’escursione del carrello
sino a bloccarlo in centro barca; cazzando la scotta si ottiene un profilo
molto piatto.
fonte: http://www.velaemotore.it/
<< Torna indietro