<< Torna indietro
Corso di Vela
Parte I
*
Le manovre fisse
*
Le sartie volanti
*
Le andature
*
La virata
*
Difficoltà della
virata
*
L'orzata
*
La poggiata
*
L'abbattuta
*
Mure a dritta, mure a sinistra
*
Il vento apparente
*
La randa
*
Il carrello, il vang, il cunningham
*
La volante bassa
*
Il carrello di
scotta della randa e lo strallo di poppa
*
Il genoa
*
I tessuti
*
Issata randa
*
Issata genoa
*
Andare a vela con vento
leggero
*
Bolina con
vento leggero
*
Bolina con vento
forte
*
Le
manovre fisse
L'albero è sottoposto a rilevanti sforzi dall'azione del vento
sulla vela, deve essere quindi rinforzato da un sistema di cavi (chiamati
manovre fisse o dormienti) che lo sostengono e lo mantengono dritto.
Tali cavi, oggi costruiti tutti in metallo, sono le sartie che sostengono
l'albero lateralmente, e gli stralli che lo sostengono in senso longitudinale.
Le manovre fisse sono fermate con dei perni a delle piastre fissate
all’albero, mentre allo scafo sono attaccate ad un altro tipo
di staffa metallica chiamata landa.
Sia le sartie che gli stralli vengono messi in tensione e regolati mediante
dei tendicavi (o arridatoi) metallici talvolta anche chiamati tornichetti.
Quando gli alberi sono piuttosto alti, non basta una sartia per parte,
ma ne occorrono due e, talvolta, anche tre. Le lande e le piastre di
queste sartie verranno disposte in posizioni diverse, in modo che ogni
sartia sostenga l’albero nei punti di maggiore sforzo.

*
Le sartie volanti
Le sartie volanti sono fissate all'altezza dell'attacco degli stralli
di prua e hanno un ruolo molto importante nella messa a punto dell'albero:
infatti con la loro tensione, si controlla il contenimento della flessione
dell'albero, determinando una messa a segno più particolareggiata
della randa. Con le attuali sezioni degli alberi una mancata messa a
punto delle sartie volanti di sopravvento, provocherebbe la deformazione
o rottura dell'albero. A volte, nella parte superiore di alberi molto
alti, occorre impedire all’albero di flettersi all’indietro
eccessivamente. Si usa allora sistemarvi un piccolo strallo (stralletto)
che lavora in senso longitudinale, e la cui estremità inferiore
è fissata ad una certa altezza dell'albero (di solito, in prossimità
degli attacchi delle sartie basse, mentre l’estremità superiore
è fissata alla testa dell'albero.
Lo stralletto è tenuto in angolazione da un braccio di crocetta
più piccolo (pennaccino), orientato verso prua. Spesso, al fine
di avere sostegni anche in direzioni più allargate, vengono impiegati
due stralletti che passano per due bracci rivolti verso prua, ma angolati
tra di loro di circa 40°.
Le andature
Occorre ora studiare cosa fare per garantire il massimo avanzamento
e il più veloce possibile in relazione a due nuovi elementi:
la direzione del vento e la direzione della barca.
Il buon navigante deve poter raggiungere tutti i punti dell’orizzonte
e per far ciò dovrà fare i conti innanzi tutto con la
direzione del vento.
Secondo la direzione da cui viene il vento, cioè secondo l’angolo
che il vento forma con l’asse longitudinale dello scafo, la nostra
barca riceverà spinte diverse che la faranno "andare"
in modi diversi: avremo cioè le così dette "andature".
Si chiamano "andature" le espressioni usate per indicare la
direzione di avanzamento della barca a vela rispetto alla direzione
del vento.
Le principali andature sono: bolina, traverso, lasco, gran lasco, poppa.
La virata
Uno yacht sta virando dal momento in cui esso è oltre la posizione
di prua al vento finche non ha poggiato, fino ad una rotta di bolina,
se deve andare di bolina; o fino alla rotta in cui la sua randa si riempie,
se non deve andare di bolina. (Definizione regolamento ISAF)
Per effettuare la virata l'equipaggio deve eseguire le seguenti manovre:
1. Quando l'imbarcazione sta già navigando con
una rotta di bolina e il timoniere decide di virare, come prima cosa
avvisa l'equipaggio delle sue intenzioni con il richiamo alla voce:
"Pronti a virare?"
2. Il tailer di sottovento del genoa si prepara a mollare
la scotta, quello di sopravvento a recuperarla. Quando entrambi sono
pronti nelle loro posizioni avvisano il timoniere: "Pronti a virare!"
3. Il timoniere porta la barca all'orza ruotando la
ruota del timone (o in caso di timone a barra, spostando la barra sottovento).
4. A questo punto l'imbarcazione comincia ad avvicinare
la prua al vento. Il genoa inizia a fileggiare e a sgonfiarsi per tentare
di passare dalla parte opposta. Il tailer di sottovento molla la sua
scotta, mentre il tailer di sopravvento recupera la nuova scotta con
veloci ed ampie bracciate. Quando il "vecchio" tailer ha mollato
la sua scotta, va ad aiutare il "nuovo" tailer girandogli
la maniglia del winch.
5. Il randista ha mollato un po' di scotta della randa
per agevolare la virata e far ripartire più velocemente l'imbarcazione.
Anche il "nuovo" tailer non ha cazzato tutta la scotta del
genoa, ma per farlo aspetta che la velocità riprenda ad aumentare.
6. Tutto l'equipaggio che "non lavora" passa
immediatamente da un bordo all'altro, portando il peso più sopravvento
possibile.
IN CASO DI VENTO LEGGERO
In caso di vento leggero la virata sarà aiutata dal peso dell’equipaggio:
1. L’equipaggio sbanda la barca sottovento, facilitando
l’azione di orzata.
2. Appena la vela inizia a rifiutare, l’equipaggio
riporta la barca in assetto agevolando il passaggio della vela sul lato
opposto.
3. Il boma è passato. Quindi cambio di lato
per l’equipaggio, il quale si posiziona sul nuovo bordo.
4. La barca è di nuovo in navigazione sulle
nuove mura.
Difficoltà
della virata
Il moto ondoso contrario al senso di rotazione della virata a volte
può annullare o diminuire la spinta d’inerzia. Se a questi
fenomeni fisici aggiungiamo i possibili errori materiali dell’equipaggio,
la virata può diventare più difficile.
I principali errori possono essere:
* Non aver dato alla barca una velocità sufficiente all’inizio
della virata.
* Fiocco mollato troppo presto.
* Azione insufficiente del timone.
* Manovre eseguite troppo bruscamente in relazione alla velocità
ed alla forza del vento con conseguente perdita di abbrivio da parte
della barca.
Se la virata non riesce perché la barca non ha sufficiente velocità
per raggiungere la posizione in prua al vento occorrerà ricazzare
il fiocco, poggiare, filare un po’ di randa per fare riprendere
velocità alla barca e ripetere la manovra.
Se la barca giunta in prua al vento ha esaurito tutta la sua inerzia,
inevitabilmente, si ferma senza compiere la virata.
Ma un equipaggio esperto potrà aiutare la riuscita della virata
trattenendo la scotta del fiocco fino a quando questo inizierà
a fileggiare.
Quando il fiocco si gonfierà al rovescio integrando la rotazione
della barca si dirà di aver fatto "prendere a collo il fiocco".
In questa posizione l’azione propulsiva del fiocco è nulla
o addirittura negativa e può arrivare a far indietreggiare la
barca se non mollato in tempo utile, infatti la scotta del fiocco deve
essere mollata appena la manovra della virata è riuscita e, di
seguito, cazzata sull’altra mura.
L'orzata
Orzata - Modifica di rotta verso il vento. (Definizione regolamento
I.Y.R.U.)
Per effettuare l'orzata l'equipaggio deve eseguire le seguenti manovre:
1. Quando l'imbarcazione sta navigando con una rotta
poggiata e il timoniere decide di orzare, come prima cosa avvisa l'equipaggio
delle sue intenzioni con il richiamo alla voce: "Pronti ad orzare?"
2. Il tailer di sottovento del genoa si prepara a cazzare
la sua scotta, quello di sopravvento ad aiutarlo alla maniglia del winch.
Il randista si prepara a cazzare la scotta randa. Quando tutti sono
pronti nelle loro posizioni avvisano il timoniere: "Pronti ad orzare!"
3. Il timoniere muove lentamente la ruota del timone
(allontana da sé di pochi gradi la barra se si tratta di timone
a barra). Poiché la randa imprime una spinta orziera alla barca,
il randista è il primo a cazzare la scotta randa così
da facilitare la rotazione dell'imbarcazione. Il tailer di sottovento
cazza la scotta del genoa continuando a far portare in modo corretto
i filetti tra loro, il tailer di sopravvento aiuta girando la maniglia
del winch.
4. L'addetto alle drizze recupera un po' di drizza
della randa e del genoa.
5. Tutto l'equipaggio che "non lavora" va
sempre più sopravvento con l'aumentare dell'inclinazione della
barca.
La poggiata
Poggiata - Modifica della rotta per allargarsi dalla direzione del vento
fino a quando ha inizio l'abbattuta. (Definizione regolamento ISAF)
Per effettuare la poggiata l'equipaggio deve eseguire le seguenti manovre:
1 Quando l'imbarcazione sta navigando con una rotta
di bolina e il timoniere decide di poggiare, come prima cosa avvisa
l'equipaggio delle sue intenzioni con il richiamo alla voce: "Pronti
a poggiare?"
2 Il tailer di sottovento del genoa si prepara a mollare
la scotta. Il randista si prepara a mollare la scotta della randa. L'addetto
alle volanti si prepara a mollare la volante di sottovento. Quando tutti
sono pronti nelle loro posizioni avvisano il timoniere: "Pronti
a poggiare!"
3 Poiché la randa ha una spinta orziera e il
timoniere vuole poggiare, la prima manovra da effettuare è mollare
la scotta della randa. Intanto il timoniere fa poggiare la barca ruotando
lentamente la ruota del timone (o in caso di timone a barra, tirando
la barra sopravvento). Il tailer del genoa molla la scotta della sua
vela seguendo la poggiata del timoniere, cercando di mantenere la regolazione
dei "filetti" sempre paralleli tra loro.
4 Tutto l'equipaggio che "non lavora" rimane
sopravvento fino al termine della poggiata per aiutare con il proprio
peso la manovra stessa.
L' abbattuta
Abbattuta - Uno yacht inizia l'abbattuta dal momento in cui, col vento
in poppa, la base della sua randa taglia la linea mediana dello yacht,
e termina l'abbattuta quando la randa si è riempita sull'altro
bordo. (Definizione regolamento ISAF)

Per effettuare l'abbattuta l'equipaggio deve eseguire le seguenti manovre:
1. Quando l'imbarcazione sta navigando con il vento
in poppa e il timoniere decide di abbattere, come prima cosa avvisa
l'equipaggio delle sue intenzioni con il richiamo alla voce: "Pronti
ad abbattere?"
2. Il tailer di sottovento del genoa si prepara a mollare
la sua scotta, quello di sopravvento a recuperarla. Il randista si prepara
a recuperare tutta la scotta randa, il volantista a recuperare la volante
di sottovento. Quando tutti sono pronti nelle loro posizioni avvisano
il timoniere: "Pronti ad abbattere!"
3. Il timoniere ruota lentamente il timone (sposta
di pochi gradi la barra se si tratta di timone a barra). Il tailer di
sopravvento comincia a recuperare la scotta genoa. Il randista a cazzare
velocemente la scotta randa. Il volantista a recuperare la volante di
sottovento.
4. Il genoa è passato sulle altre mure. La randa
è cazzata al centro, appena passa sulle altre mure il randista
rilasca velocemente tutta la scotta per evitare che la barca straorzi.
Il volantista ha recuperato tutta la volante e fila completamente la
"vecchia" volante per permettere alla randa di essere lascata.
5. Il timoniere con leggero movimento del timone frena
la spinta orziera della barca e la mantiene con il vento in poppa.
6. Tutto l'equipaggio che "non lavora" sta
con il peso a centro barca e cerca di tenere l'imbarcazione in posizione
orizzontale.
Mure a dritta Mure a sinistra
Uno yacht trovasi con mure a dritta o con mure a sinistra a secondo
del suo lato al vento. (Definizione regolamento ISAF)

Questa terminologia nasce già nel periodo in cui navigavano con
le vele latine: i grandi pennoni erano incocciati (murati) sulla fiancata
della barca e la loro posizione di dritta o sinistra definiva la natura
delle mure. Oggi non esistono più i pennoni, però nelle
andature portanti il tangone può idealmente sostituirli e quindi
determinare con quale tipo di mure stiamo navigando.
Il vento apparente
Il vento apparente è la risultante del vento prodotto dall'avanzamento
della barca attraverso l'aria e del vento prodotto dalla natura, cioè
del vento reale. E' il vento che "si sente" quando si è
a bordo di una barca. Il fumo di una sigaretta, i mostravento, gli indicatori
elettronici della direzione del vento installati sulle barche, tutti
mostrano la direzione del vento apparente.
Prendendo la velocità della barca e quella del vento reale e
componendo i due vettori sulla carta usando una scala identica, si determinerà
il vento apparente in direzione e forza.
Ad esempio, se la tua barca ha una velocità di 6 nodi e il vento
reale soffia a 12 nodi, disegnando in una certa scala il parallelogramma
delle forze, si avrà che la sua diagonale rappresenterà
il vento apparente come mostrato in fig. 1 Se si misura la lunghezza
della diagonale usando la stessa scala di cui sopra, si otterrà
la velocità, in nodi, del vento apparente.
In questo caso la diagonale o il vento apparente misura 17 nodi, e proviene
da una direzione che si discosta di 27° dalla prora. Il vento reale
proviene da 40°. Notare ora come la direzione del vento apparente
cambia con il cambiare del vento vero nei seguenti grafici (V. fig.2,
3, 4, 5). (Per ragioni di chiarezza grafica abbiamo considerato costanti
il vento vero e la velocità della barca, benché ciò
sarebbe in realtà possibile solo per barche di dimensioni differenti).

foto 1
foto 2

foto 3

foto 4
Vento apparente - Andatura in poppa
Dall'esame di questi grafici si possono fare quattro considerazioni
piuttosto evidenti. In primo luogo il vento apparente è sempre
a proravia del vento reale, a meno che questo non provenga dritto di
poppa o dritto di prora. In secondo luogo, a mano a mano che il vento
reale viene più da poppa, quello apparente diminuisce di intensità.
In terzo luogo, quando il vento reale proviene dai settori decisamente
poppieri, una piccola variazione di direzione del vento vero comporta
una forte variazione di direzione di quello apparente. E infine, quarta
considerazione, quando una barca naviga di bolina o con il vento al
traverso, il vento apparente è più forte di quello reale.
La prima considerazione è importante per decidere quando strambare.
Poiché è preferibile navigare al gran lasco piuttosto
che con il vento esattamente dritto di poppa, è preferibile che
non si abbia la prua direttamente puntata sul punto d'arrivo, per cui
ad un certo momento si renda necessario strambare. Diventa quindi importante
determinare la reale direzione di provenienza del vento e di quanto
si discosti dalla prora. La seconda considerazione, e cioè che
a mano a mano che il vento reale scade verso poppa, il vento apparente
diminuisce di intensità, risulta evidente se si osserva una barca
a motore che navighi con il vento di poppa. Se questa barca naviga con
il vento esattamente di poppa e alla stessa velocità del vento,
apparirà come avvolta da una nube di fumo dei gas di scarico,
perché il vento apparente risulta nullo. Gli allievi velisti
alle loro prime armi, raramente mettono in relazione la velocità
della barca con quella del vento e spesso commentano che è un
peccato che il vento se ne sia andato. Inevitabilmente fanno questo
commento nelle andature in poppa. Questa riduzione della velocità
del vento e quindi della sua forza sulle vele, può indurci a
dimenticare la differenza che ci sarà allorché, finito
il lato di poppa, si raggiunge una boa del percorso da cui si debba
iniziare la bolina. Tra l'altro potrebbe anche avvenire che durante
il percorso in poppa il vento sia effettivamente aumentato. In tali
casi sarebbe opportuno ridurre vela prima di iniziare la bolina, perché
l'operazione risulta più semplice quando si ha ancora il vento
in poppa. Facciamo l'esempio di una barca che navighi a 9 nodi con un
vento di 16. Andando in poppa il vento apparente, differenza fra vento
reale e velocità della barca, sarà di 7 nodi. E' un vento
modesto e modesta è anche la forza che esso esercita sulla vela.
Quando però si inizierà il lato di bolina, anche se la
velocità della barca dovesse scendere a 6 nodi, il vento apparente
raggiungerà quasi i 21 nodi. La terza considerazione era che
se il vento reale viene da poppa o quasi, una sua piccola variazione
di direzione comporta una forte variazione della direzione del vento
apparente. Confrontiamo la fig. 3 con la fig. 4. Si vede che una variazione
di 30° della direzione del vento vero comporta una variazione di
38° del vento apparente. Se ora confrontiamo la fig. 4 con la fig.
5, vediamo che una variazione di 16° della direzione del vento vero,
comporta una variazione di 28° della direzione del vento apparente.
Questo fatto, tra le altre cose, è ciò che rende difficoltoso
lo stare al timone quando il vento è in poppa. Se si fa una piccola
accostata sottovento, il vento apparente ruota in maniera esagerata.
La barca comincia a oscillare mentre il vento apparente passa, con forti
variazioni di direzione, da un lato all'altro anche se la direzione
della prora varia di poco e, quel che è peggio, a un timoniere
poco esperto può capitare di fare una strambata involontaria.
La quarta considerazione è che quando una barca naviga con il
vento al traverso o di bolina, la velocità del vento apparente
è maggiore di quella del vento reale. E' proprio il caso di dire
che "la barca si fabbrica il proprio vento". Abbiamo visto
cosa accade al vento apparente quando cambia la direzione del vento
vero, rimanendo però costante la sua velocità e quella
della barca. Ora consideriamo variabili la velocità della barca
e quella del vento, lasciando però costante la direzione del
vento reale. La fig. 6 rappresenta una barca che naviga di bolina con
mure a dritta stringendo 45° al vento reale. La velocità
della barca è 4 nodi e quella del vento è 10 nodi. Vediamo
cosa succede se arriva una raffica.
-----------------------------foto 5----------------------------------
L'allungamento del vettore del vento a 14 nodi sta ad indicare che c'è
stato un aumento di
4 nodi nella velocità del vento. Tracciando il parallelogramma
delle forze veniamo ad apprendere un assioma basilare: "in una
raffica il vento apparente arriva più da poppa".
Ad essere assolutamente rigorosi, questa affermazione sarebbe esatta
se in tutto il processo la velocità della barca rimanesse costante,
tuttavia, se si tratta di una raffica, prima che la barca abbia assunto
la nuova maggiore velocità, la raffica è bella che passata
e pertanto l'assioma può, in pratica, considerarsi giusto.Noi
sapevamo già che al sopraggiungere di una raffica avremmo dovuto
orzare per ridurre lo sbandamento. Ora abbiamo un altro motivo per fare
la stessa cosa. All'arrivo di una raffica, il vento apparente prende
una direzione più da poppa, causando un maggiore sbandamento,
una minore spinta e mutando l'angolo di incidenza (ossia l'angolo che
il vento apparente fa con la vela). Ne consegue che le vele non sono
ora adeguatamente regolate, a meno che non si orzi o si allaschi leggermente
la scotta o si sposti il punto di scotta sul trasto.Questa particolare
variazione della direzione del vento apparente è molto importante,
specie quando il vento è di modesta entità. Se c'è
una brezza di 3 nodi, è probabile che sotto raffica la velocità
del vento possa più che raddoppiare, mentre se il vento già
soffia a 15 nodi, sotto raffica può solo raggiungere i 20-25
nodi con l'aumento di solo un terzo. Ecco quindi che nei giorni di calma,
le variazioni di provenienza del vento apparente sono più sensibili
che nei giorni di vento forte.
Pertanto ricordiamoci sempre che ogni qual volta si verifica una variazione
della velocità e della direzione della barca o una variazione
della velocità e della direzione del vento reale, si verifica
anche una variazione del vento apparente. Un timoniere deve stare attento
a ciò e dovrà, o cambiare prora in conseguenza o cazzare
o allascare le scotte.
La randa
Le tecniche e i sistemi di regolazione della randa variano in numero
a seconda che si tratti di fare attività di regata o attività
di crociera, ma anche il crocerista che abbia una barca armata con la
più semplice delle attrezzature può migliorare notevolmente
il rendimento della propria randa se ricorre a qualche regolazione essenziale.
Su una tipica barca da regata, dovrebbero essere disponibili, per le
regolazioni della randa, la usa drizza, il vang del boma, un tesa bugne,
la scotta della randa, il trasto o rotaia su cui far scorrere trasversalmente
il punto di scotta, un cunningham e un meolo per regolare la tensione
della balumina.
Il crocierista può effettuare ogni possibile regolazione della
randa usando solo la drizza, il tesa bugne, la scotta e il carrello
del trasto.
Se possiede una vela ben tagliata, lo skipper da regata, che sappia
smagrirla o ingrassarla e regolare la posizione della concavità,
si trova sulla buona strada per avere successo in campo agonistico.
La variazione di tensione della tela è l'elemento che consente
la regolazione della forma e del grasso di una randa e questa variazione
di tensione la si ottiene ricorrendo alle manovre e attrezzature di
cui abbiamo fatto cenno.
In pratica esistono tre zone della randa che sono suscettibili di essere
regolate: la caduta prodiera o inferitura, la caduta poppiera o balumina
e la base. Per variare la tensione dell'inferitura ci si serve della
drizza e del Cunningham hole. Per il regatante che abbia una vela tagliata
alla sua massima dimensione, il Cunningham rappresenta un ottimo, anche
si poco elegante, sistema per aumentare la tensione dell'inferitura.
La tensione della balumina viene regolata cazzando o filando la scotta
della randa. Cazzando la scotta e spostando contemporaneamente il carrello
sul trasto, si ottiene una ulteriore regolazione della tensione della
balumina.
Occorre tener presente che quando si stira la vela su un lato si producono
molti altri effetti. Il tessuto della vela tende a raccogliersi dalla
parte messa in tensione, mentre si allenta dall'altra parte, dando dei
risultati sconcertanti. Ci si può rendere conto di questo fenomeno
disponendo la vela orizzontalmente. Tesando l'inferitura, la freccia
massima della concavità si sposta in avanti, ma la balumina si
abbassa verso il pavimento da 10 a 15 centimetri e si allenta.
Considera la randa da due punti di vista. Molti la ritengono solo un
mezzo che fornisce potenza per la propulsione, mentre soltanto pochi
pensano di utilizzarla come un sistema per bilanciare la barca. Quando
la barca appare bilanciata, alle volte è necessario cazzare un
poco la scotta della randa allo scopo di ricavare il massimo rendimento
dalla vela.
In certe situazioni, come quando si naviga di bolina stretta con vento
forte, è più conveniente filare un po' la scotta della
randa (anche se ciò comporta un leggero fileggiamento della vela)
piuttosto che prendere i terzaroli; manovra questa che potrebbe essere
al momento non opportuna. E' un errore abbastanza ricorrente cazzare
troppo la scotta con vento fresco, quando, più frequentemente,
sarebbe meglio allascarla.
Quale dovrebbe essere la forma della sezione di una vela nelle andature
di bolina stretta? Dipende molto dalla velocità del vento, ma
è praticamente impossibile ottenere una forma perfetta della
vela per ogni nodo di aumento. Ad ogni modo i disegni riportati danno
una buona immagine della forma della vela che ogni velista dovrebbe
cercare di ottenere mediante le regolazioni.
Con venti leggeri la vela deve essere grassa, cioè più
concava, con la freccia massima della concavità situata nel secondo
terzo della vela e con il terzo prodiero che fa una curva avviata e
regolare che dall'albero arriva al punto di freccia massima (fig.1).
Con venti leggeri bisogna allentare il tesa bugne, portare il boma al
centro e il carrello della rotaia della scotta leggermente sopravvento.
Ciò permette alla scotta di mantenere il boma al centro senza
esercitare uno sforzo verso il basso sulla balumina per non tesarla.
Si opera un po' sul carrello della rotaia fino a che il boma rimane
al centro e la scotta sia cazzata quanto basta perché l'uscita
della balumina sia rivolta sopravvento. Se la barca non è bilanciata
bene, si può renderla orziera cazzando la scotta o renderla poggiera,
allascandola. Prova allora a dare alla balumina la giusta curvatura
fino a che la barca sia orziera quanto basta. Ti puoi rendere conto
di quanto la regolazione è corretta, se, lasciando la barra del
timone, ti accorgi che la barca viene leggermente al vento.
Con venti medi occorre allentare la balumina e spostare la concavità
verso prora aumentando la tensione all'inferitura. Allorché si
aumenta la tensione all'inferitura, con la randa che porta bene, la
concavità si sposterà in avanti e la vela si appiattirà
in balumina in maniera che scarichi direttamente verso poppa. Sistema
il carrello del trasto mentre cazzi la scotta. Se la barca diventa troppo
orziera, sposta il carrello più sottovento. Aumenta la tensione
sulla base e tesa un po' il meolo per ridurre eventuali sbattimenti
non necessari (fig.2).
Con venti molto forti la vela deve rimanere molto piatta con il massimo
della concavità situata al centro del terzo anteriore della vela.
Continua ad aumentare la tensione dell'inferitura mentre metti in forza
la base e cazzi la scotta. A mano a mano che il vento aumenta di intensità,
sposta il carrello del trasto sottovento. L'ultima regolazione prima
di passare a prendere i terzaroli consiste nell'allascare la scotta
e lasciare che la vela fileggi all'inferitura. Con ciò la barca
rimarrà abbastanza dritta mantenendo pressoché intatta
la potenza propulsiva (fig.3).
QUANTO VERAMENTE CONTA UNA VELA BEN MESSA A PUNTO PER OTTENERE
PIU' VELOCITÀ ?
La messa a punto delle vele e' importantissima ai fini della velocità
essendo queste il motore della barca. Cio' non dipende dal tipo di imbarcazione,
più o meno competitiva. Ogni barca al suo massimo può
essere similmente paragonata ad un vero prototipo da corsa.
La messa a punto di una vela non termina nel momento in cui e' stata
ben regolata. L’intensità del vento, le onde e la velocità
della barca variano in continuazione.
E' indispensabile variarne continuamente la regolazione. Faccio un esempio:
durante gli allenamenti della Coppa America di tanto in tanto qualcuno
veniva a provare come trimmer. Non avendo nessuna sensibilità
della barca (estremamente difficile da acquisire in poco tempo specialmente
su cosi' grosse imbarcazioni) avevano molta difficoltà. Impiegando
la maggior parte del nostro tempo in test di velocità delle barche
ecco che chi non regolava di frequente le vele non avvertendo il momento
in cui era necessario cambiarne la regolazione veniva soprannominato
"bitta" !!!
Il nostro affinamento era arrivato ormai ad un livello cosi' elevato
che anche i più piccoli errori venivano subito scoperti.
QUALI SONO LE REGOLE FONDAMENTALI NEL REGOLARE LA RANDA IN BASE
ALLE CONDIZIONI METEO ECC. ?
Ogni randa di qualsiasi marca essa sia e qualsiasi forma abbia (entro
certi limiti ovviamente) va regolata secondo canoni dipendenti dalle
condizioni meteo del momento.
La forma di una randa e' data da un insieme di caratteristiche progettuali.
Le tre più importanti sono :
La profondati massima (di solito espressa in % della corda). CAMBER
La posizione della profondati massima (sempre espressa in %). POSITION
Lo svergolamento della balumina, (espresso in gradi). TWIST
Queste sono le tre principali caratteristiche che definiscono una randa
e anche una vela in genere.
Giocando nelle varie combinazioni con cui si possono miscelare questi
tre ordini di grandezza e' possibile migliorare le prestazioni della
propria barca.
In condizioni di mare piatto o che comunque non crea un beccheggio della
barca, si può regolare la randa partendo da un settaggio più
cazzato del normale e con un profilo di randa più magro, 8-11
% della corda, specie in basso per non ostruire il passaggio del flusso
d'aria proveniente dal genoa.
Questa caratteristica cresce man mano che il vento aumenta. In altre
parole lo svergolamento della balumina si riduce a pochi gradi e ancora
meno, sino a 6-8 gradi per un Maxi yacht.
Nel caso opposto di poco vento e onda per agevolare l'accelerazione
dopo il passaggio sull'onda e' basilare navigare con più svergolamento,
specie nella parte alta: 13-15 gradi e con una maggior profondati 15-17
% specie nel centro a meta' altezza dell'albero.
CACCIA AL PROFILO MIGLIORE.
QUALE DI QUESTI 16 PROFILI SCEGLIERESTI ?
AMERICA'S
CUP
Il ruolo del randista e' molto importante al fine della conduzione
della barca. A causa della enorme superficie velica, la randa ha una
grande influenza sull'angolo del timone. I movimenti di entrambi vanno
sincronizzati perfettamente per ottenere la massima velocità
di bolina (VMG). In altre parole queste barche vanno condotte più
con le vele che con il timone. Di fronte alla mia posizione di lavoro
ho una completa strumentazione sui criteri di andamento della barca.
Una serie di display digitali che indicano i valori sui vari assetti
della barca.
* L'angolo, in gradi, del timone mi indica la pressione esercitata dall'acqua
sulla pala. In questo caso so che se la pressione supera certi valori
devo alleggerire il carico sul timone scaricando pressione alla randa.
* E' mio compito regolare l'angolo del timoncino dietro la chiglia.
Questo serve per aumentare l'efficienza idrodinamica della chiglia stessa.
* Il carrello della randa, per variare l'angolo del boma rispetto alla
mezzeria della barca.
* Intensità, angolo e direzione del vento reale e apparente.
(frequentemente differente tra la testa d'albero e il livello del mare)
* Velocità della barca e Target (velocità ottimale).
* Tensione dello strallo.
* Assetto e messa a punto dell'albero.
* Regolazioni idrauliche per le performance dell'albero.
* Stando ben sopravvento ho la possibilità di vedere le raffiche,
gli avversari, e controllare l'assetto della barca, mantenendo costantemente
informato il timoniere.
Due anni di allenamenti in circa 2000 ore di navigazione mi hanno permesso
di poter lavorare su tutti questi argomenti contemporaneamente senza
distrarmi dal mio compito principale : la randa.
Ci e' voluto un anno prima di acquistare la fiducia di Cayard. E' molto
importante per lui prece non vuole spendere tempo nel controllare l'operato
degli altri, potendo concentrarsi cosi' solo sulla conduzione della
barca e sulla regata. In quest'ultima ognuno deve fare il suo, al massimo,
e tutti devono lavorare in perfetta sincronia.
Il
carrello il vang il cunningham
ANALISI DI QUESTE TRE MANOVRE IN RELAZIONE ALLA FORMA DELLA VELA.
Il carrello ha una funzione molto importante specie sulle barche IMS
Infatti e' il principale mezzo che permette di svergolare la randa con
poco vento senza doverla lascare troppo di scotta spostando il boma
eccessivamente sottovento alla mezzeria della barca. In questo modo
si può mantenere il boma addirittura sopra la mezzeria della
stessa anche se erroneamente considerato un freno. Lo e' molto di più
non dare sufficiente carico alla randa e conseguentemente non dare carico
al timone mantenendo la barca insufficientemente orziera.
Il vang non si usa mai di bolina, anzi bisogna ricordarsi di lascarlo
bene quando si poggia sulla boa di bolina!
Il lavoro del vang e' normalmente eseguito dalla scotta della randa.
Solo nelle derive ha senso usarlo di bolina.
In tutti i libri e' scritto che il Cunningham ha la funzione di portare
il grasso più a prua, in realtà con i nuovi tagli moderni
e' diventato quasi ininfluente sul cambiamento della forma della vela.
Giusto per togliere qualche grinza!
La
volante bassa
Quella volante bassa che fa volare il LUJA.....
Quando per la prima volta sono salito sul Luja, in occasione del Campionato
Italiano IMS a Capri, pensavo che quel 50 piedi dovesse esser regolato
e condotto ne più ne meno di un normale 50 piedi come poteva
essere Abracadabra, con il quale nel 91 con il Team de Il Moro di Venezia
avevamo vinto il titolo mondiale.
Ebbene mi sbagliavo di grosso ! Questa barca e' di una straordinaria
sensibilità e a differenza di un 50 piedi IOR ha bisogno di essere
condotta al massimo in continuazione prece mentre un piccolo errore
o una distrazione su una barca come Abracadabra può costare una
riduzione della velocità di 2 decimi, come un qualsiasi IOR di
quelle dimensioni, sul Luja può costare 6 decimi di nodo !
Il primo giorno di allenamenti rimasi perplesso nel percepire queste
sensazioni di " vitalità ",ma durante le regate fu
lampante. Più che una barca sembrava un motoscafo e come un Coppa
America la randa era indubbiamente il motore principale. Probabilmente
in futuro quasi tutti gli IMS saranno cosi'.
Andiamo a vedere come regolare la randa :
Regola principale: in bolina se arriva anche una piccola raffica mollare
immediatamente la volate bassa, la risposta sarà immediata. Ciò
serve per ridurre la profondati della randa mediante la flessione dell'albero
consentendo al flusso dell'aria di passare molto più' in fretta.
Anche se tutto ciò comporta delle pieghe per una maggiore flessione
dell'albero vicino al limite di ciò che il taglio della randa
può dare, l'accelerazione sul log e' garantita. Non appena la
raffica finisce bisogna immediatamente ricazzare la volante bassa per
ridare forma alla randa altrimenti la velocità sul log rimane
alta ma la barca perde angolo di bolina.
Non abbiamo parlato ancora ne di scotta randa ne di carrello, ma solo
perché sul Luja arrivano per secondi.
Una barca, come abbiamo visto, da portare sempre in velocità.
Non c’è modo migliore per bolinare di più che andare
veloci. Strano ma vero. Presumo che sia la sezione del bulbo lungo e
stretto che richieda sempre la massima velocità per avere il
minimo scarroccio. Il tutto legato alle forme dello scafo molto piatto
e poco a V.
Tutte quelle volte che con Tiziano abbiamo cercato di stringere verso
il vento un po' di più del solito, per un qualsiasi motivo abbiamo
sempre sacrificato molta velocità senza ottenere il guadagno
che ci si aspettava. Su Abracadabra con vento leggero fino a 8-10 nodi
il carrello della randa doveva essere posizionato sopravvento al punto
da portare il boma anche sopra la mezzeria della barca. Questo perché
lo svergolamento della balumina, maggiore con vento leggero, non allontanasse
troppo tutta la randa dalla mezzeria stessa. Ebbene, sul Luja si può
fare lo stesso ma fino a un massimo di 5 nodi dopo di che bisogna portare
il boma in centro. Già a 10 nodi sotto il centro e' cosi' via.
Nelle andature di poppa il gioco si inverte ma e' fondamentalmente lo
stesso.
Sembra quasi di parlare di un catamarano. Basta orzare qualche grado
in più che la barca accelera improvvisamente. E' molto importante
trovare subito il binario giusto per non andare troppo poggiati e lenti.
Per evitarlo ci sono due indicazioni principali: la pressione sullo
spi e gli strumenti di bordo.
La pressione sullo spi non deve mai essere debole. Deve stare al limite
che se si poggiasse quei due o tre gradi in più si sgonfierebbe.
Sara' il tailer ad aiutare il timoniere comunicandogli le sue sensazioni
tramite la scotta spi. Avendo l'aiuto di uno o più strumenti
quali: il log, l’intensità del vento, l'angolo apparente
e magari il VMG, si potrebbe condurre la barca con notevole precisione.
Il
carrello di scotta della randa e lo stralo di poppa
La maggior parte delle barche a vela moderne sono progettate con
in vista la loro utilizzazione sia in crociera che in regata. Sono molto
poche, infatti, le barche progettate per la sola crociera, perché
è assiomatico che ogni qual volta che capita l'occasione che
più barche dello stesso tipo si trovino contemporaneamente nella
stessa zona, si finisca, inevitabilmente, con l'organizzare, magari
in maniera informale, una regata.
Pertanto se acquisti una barca non ti meravigliare troppo per il fatto
che sia dotata del carrello di scotta della randa, del vang del boma,
di un tenditore d'inferitura (Cunningham) della randa, del tesa bugne,
delle rotaie per variare in senso longitudinale i punti di scotta del
fiocco e possibilmente di un barber-hauler o di altri sistemi per variarli
in senso trasversale.
Tutti questi accessori non sono necessari per andare a vela a scopo
turistico, ma comunque servono a migliorare le prestazioni di una barca
per cui è utile conoscere il loro impiego.
Molta gente si preoccupa di più delle regolazioni da fare che
dei risultati che con queste regolazioni intende conseguire. Ad esempio
ho visto molte persone che vanno a vela a far parte di un equipaggio
e che cazzano o filano una vela senza nemmeno guardarla. Concentrano
la loro attenzione sul verricello che lavora e non su come sta portando
la vela. Detto questo, rivolgiamo la nostra attenzione a due sistemi
di regolazione della vela: la rotaia di scotta della randa e il paterazzo
o strallo di poppa, alla luce dei risultati che si vogliono raggiungere.
La rotaia della scotta della randa è appunto una rotaia, applicata
in coperta al di sotto del boma e in senso trasversale alla direzione
poppa-prora della barca, lungo la quale può scorrere un carrello
dotato di bozzello. I migliori sono i carrelli dotati di cuscinetti
a sfere, in quanto quelli che ne sono privi hanno la tendenza ad aderire,
senza slittare, sulla rotaia quando, nelle andature al vento, sono sotto
lo sforzo della scotta.
La funzione del carrello scorrevole sul quale fa testa la scotta è
quella di variare l'angolo che il boma forma con l'asse longitudinale
della barca, senza che il boma si alzi. Se invece di usare il carrello
noi filassimo la scotta, la forza del vento farebbe alzare il boma e
la parte alta della vela si svergolerebbe sottovento. In realtà
la parte alta della vela fileggerebbe anche se la parte più bassa
della vela prendesse bene il vento. Questo effetto si chiama svergolamento
e di solito non è desiderato.
Ci sono due eccezioni. A causa del rallentamento che subisce per via
dell'attrito con la superficie del mare, il vento ha, all'altezza della
coperta, una velocità inferiore a quella che ha all'altezza del
testa d'albero, per cui, in alto, la vela si trova come se fosse sotto
raffica rispetto alla sua parte inferiore. Noi sappiamo che sotto raffica
il vento relativo si sposta in modo da provenire più da poppa,
per cui, al fine di far sì che il vento apparente conservi lo
stesso angolo con l'inferitura per tutta la lunghezza di quest'ultima,
si rende necessario un certo svergolamento nella parte alta della vela.
Con vento forte la vela è sempre svergolata perché non
si riesce a tesare la scotta tanto da eliminare lo svergolamento, mentre
con venti medi e venti leggeri è possibile che la scotta venga
cazzata più del necessario. Occorre allora osservare le stecche.
Se la balumina o bordo d'uscita della vela forma una linea dritta e
le stecche rimangono incurvate sopravvento, significa che la vela è
troppo cazzata.
La seconda eccezione che rende auspicabile la presenza dello svergolamento,
altrimenti dannoso, si verifica quando c'è vento molto forte.
La parte alta della vela ha un effetto notevole sullo sbandamento come
lo ha qualsiasi peso in alto. Se si vuole ridurre lo sbandamento, occorre
sventare la vela in alto facendola svergolare. Invece di scarrellare
sottovento la scotta, basta allascarla un po'.
Tutti sappiamo che per passare dalla bolina all'andatura al traverso
bisogna allascare la scotta. Se non si facesse così la barca
si piegherebbe troppo, perché il vento colpirebbe il lato di
sopravvento della vela con un angolo d'incidenza di 90°. La componente
che produce spinta risulterebbe ridotta perché verrebbe a mancare
il flusso portante lungo il lato di sottovento della vela. Sappiamo
che se la vela è orientata correttamente rispetto al vento, quando
l'andatura è al traverso, la barca sbanda meno di quando va di
bolina perché, nel primo caso, è maggiore la spinta e
minore la forza sbandante.
Se andando di bolina lo sbandamento è eccessivo, possiamo ridurlo
spostando sottovento il carrello del trasto. Sulle barche piccole la
maggioranza dei velisti più in gamba, per variare l'assetto della
randa in funzione delle variazioni di velocità del vento, si
usa più frequentemente il carrello che non la scotta. Ogni principiante
ha imparato che al sopraggiungere di una raffica occorre filare un po'
la scotta e venire al vento per ridurre lo sbandamento o per evitare
di fare scuffia. Il velista esperto fa in pratica la stessa cosa, ma
preferisce scarrellare. Dal momento che sotto raffica il vento arriva
più da poppa, scarrellando sottovento si fa sì che l'angolo,
che l'inferitura forma con la direzione del vento apparente, rimanga
costante.
Quando si puggia per andare con il vento al traverso, se si scarrella
la scotta sottovento, si produce sul boma lo stesso effetto che farebbe
il vang, nel senso che il boma non si alza e la vela non si svergola.
Tuttavia questa funzione del carrello termina quando questo giunge a
fine corsa, mentre la randa deve essere ulteriormente allascata. in
questo caso la scotta della randa, invece di esercitare una forza verso
il basso, resta obliqua rispetto alla superficie dell'acqua, per cui
il compito di evitare lo svergolamento deve essere affidato al vang.
Esiste un altro aspetto utile del carrello della scotta. Si può
portare il boma al centro senza cazzare eccessivamente la scotta. Più
il boma viene portato al centro e più, almeno dal punto di vista
teorico, è possibile stringere al vento. Se però c'è
troppo vento, nel cazzare eccessivamente la scotta, anche la randa rimarrebbe
troppo in forza, le stecche si incurverebbero sopravvento e tutta la
vela assumerebbe un aspetto pauroso.
In questo caso si lascia la scotta non troppo in forza e si porta il
boma al centro spostando il carrello sopravvento con il risultato che
il boma non verrebbe forzato verso il basso. Ora diamo uno sguardo al
paterazzo o strallo di poppa.
Per incurvare l'albero si può ricorrere allo strallo di poppa
regolabile. Quando si incurva l'albero entrano in gioco altri fattori,
come la tensione della balumina, angolo e lunghezza delle crocette,
regolazioni alla mastra, cioè del foro in coperta (se esiste)
attraverso il quale passa l'albero, tensione delle sartie volanti (se
ci sono), ecc. Per ora analizziamo solo lo strallo di poppa.
Tesando lo strallo di poppa, l'albero si curva e la vela diventa più
magra. Che cosa significa "più magra"? La concavità
di una vela è il rapporto fra la massima freccia della curvatura
della vela riferita a una data altezza e la corrispondente lunghezza
della corda. La corda è la distanza in linea retta dall'inferitura
alla balumina.
Tendendo lo strallo di poppa, l'albero, curvandosi, si sposta in avanti
nella parte centrale, allungando la corda. La freccia diminuisce. Ma
osserva cosa succede all'estremità superiore dell'albero. Essa
viene spinta indietro e verso il basso e quindi si accorcia la distanza
fra estremità dell'albero e estremità posteriore del boma.
Ciò, ovviamente, fa allentare la tensione in balumina.
Allentando la balumina diminuisce anche la tendenza orziera della barca.
Con una balumina tesata, il flusso dell'aria, scorrendo lungo la superficie
di sopravvento della vela, si flette in maniera che quando esce dalla
balumina rimane rivolto sopravvento. La balumina tesata agisce come
se fosse un timone, spingendo la poppa sottovento e rendendo quindi
orziera la barca. Quando invece la balumina è allentata, il flusso
d'aria fluisce dritto di poppa o leggermente sottovento riducendo quindi
l'effetto ruotante della balumina.
Se il vento è forte ma il mare rimane calmo, la randa deve rimanere
ragionevolmente piatta. A mano a mano che il vento cala o aumenta, il
mare monta e la barca ha bisogno di una maggiore spinta. Una barca con
le vele grasse è come una macchina che si trovi in marcia bassa,
mentre una barca con vele piatte è come una macchina in marcia
alta. Se il mare è mosso, oppure subito dopo una virata di bordo,
occorre avere le vele grasse al massimo, per poter accelerare. Una volta
acquistata velocità, bisogna smagrire le vele ed è a questo
punto che entra in gioco lo strallo di poppa.
Il genoa
La forma del genoa è controllata dai seguenti elementi:
A) tensione della scotta; B) posizione del punto di scotta; C) tensione
della drizza; D) tensione del paterazzo o delle volanti per le barche
armate a 7/8.
Mettendo in forza la drizza si produce lo spostamento della concavità
in avanti e si appiattisce il resto della vela. Se si allasca la drizza
fino a quando cominciano ad apparire delle grinze lungo l'inferitura,
la vela diventa più grassa, il che fa aumentare la spinta con
venti leggeri e nelle andature larghe.
Molto importante è la corretta posizione del punto di scotta.
Il carrello del punto di scotta deve essere sistemato in maniera tale
che la penna della vela cominci a sbattere contemporaneamente alla base.
Se la tua vela è dotata di mostravento di lana lungo l'inferitura,
come norma tieni conto della loro indicazione per posizionare il punto
di scotta. Se la spia più in alto sbatte per prima, sposta il
carrello del punto di scotta un po' più avanti, finché
tutte le spie comincino a sventolare nello stesso istante.
Se il carrello della rotaia della scotta della randa viene spostato
lateralmente sottovento per vincere l'eventuale tendenza orziera della
barca, il punto di scotta del fiocco deve essere spostato indietro.
Con questa manovra si allenta la balumina del fiocco che, spostandosi
sottovento, aumenta l'entità della fessura che esso forma con
la randa. Inoltre, mettendo in forza la drizza, la balumina viene in
forza e a meno che non si usi il Cunningham, il punto di scotta deve
essere di nuovo spostato indietro. Con venti leggeri e con la drizza
non in forza occorre spostare il punto di scotta in avanti per stringere
la fessura.
Per aumentare il grasso del genoa, si può allentare la tensione
del paterazzo (o delle volanti nelle barche a 7/8). Con l'aumentare
dell'intensità del vento andrà aumentata questa tensione
per smagrire la vela.
Con venti leggeri è necessario che lo strallo di prua sia fermo
ma non teso. Con venti medi deve essere in forza e con venti forti deve
essere tesato al massimo cazzando a ferro lo strallo di poppa.
I tessuti
Quali sono, come si chiamano, e la relazioni che ci sono tra tagli di
vele e tipo di tessuti
Nel campo delle vele vengono prevalentemente usati 9 tipi di fibre.
1) NYLON
2) DACRON
3) MYLAR
4) PENTEX
5) SPECTRA
6) VECTRAN
7) KEVLAR
8) PBO
9) CARBONIO
Tutti e 9 i tipi di tessuto hanno in comune una caratteristica : sono
composti da una Trama e un Ordito, in inglese chiamati WARP e FILL.

Il disegno mostra un rotolo con le tre direzioni principali in cui lavora
un tessuto :
WARP
FILL
BIAS
Quest'ultima direzione non e' ancora rinforzata da fili come il W. e
il F.
Solitamente e' la direzione piu' debole.
La differenza fra i 9 tipi di tessuti e' data dal differente tipo di
fibra, ma tutti hanno in comune il Warp e il Fill. Un tessuto puo' essere
composto da un maggior numero di fili in Warp o in Fill. Ecco l'origine
delle due principali nomenclature :
Warp Oriented o Fill Oriented.
Il Warp Oriented e' particolarmante adatto per vele verticali e radiali.

Come
mostra il disegno :
I tagli verticali non si usano piu'.
Soltanto nelle vele latine si trova ancora oggi una applicazione.
Il Fill Oriented e' invece ideale per quelle costruzioni a ferzi orizzotali
chiamate Cross Cut.
Oggi non si usano quasi piu' tessuti in Fill oriented. L' evoluzione
vuole il Warp oriented come successore, specialmente nei laminati.
Gli unici tessuti ancora in circolazione nel campo dei Fill sono i Dacrons.
Queste applicazioni sono ancora valide per quelle vele alte e strette
chiamate High Aspect.
In questo particolare caso essendo la forma della vela alta e stretta
i carichi del tessuto sono molto concentrati lungo la balumina.
Allora ci si potrebbe chiedere : perche' se i carichi sono cosi' concentrati
in balumina non si utilizza un taglio radiale o verticale ?
Le risposte sono :
1) Innanzitutto il tessuto in Fill e' nettamente piu' forte all'allungamento
di un Warp, cio' per una questione di tessitura. ES.: tra due Dacrons,
Warp e Fill della stessa grammatura e con differente appretto a vantaggio
del Warp il Fill e' sempre meno elastico e man mano che il carico aumenta
questa differenza cresce spesso piu' che proporzionalmente.

Diffidate
sempre dalle proposte di Taglio TriRadiale per rande e genoa in Dacron.
2) In questo caso il Bias e' molto vicino al Fill proprio perche' la
vela e' alta e stretta quindi le deformazioni si riducono molto.
3) Il fatto che il Fill e' sempre piu' forte del Warp non significa
che sia sempre il migliore. Nelle rande delle imbarcazioni superiori
ai 38 ft. subentrano altri carichi non solo lungo la balumina, tra la
penna e la bugna, ma anche in altre direzioni : per es. dalla bugna
all'albero, lungo l'inferitura e lungo la base.
Il disegno mostra approssimativamente le linee di carico principali
poco influenti su una vela da deriva o su una vela di J24, ma molto
influenti su una vela per imbarcazioni dai 38 ft in poi.
Il disegno e' approssimativo e puo' dare solo un idea della distribuzione
dei carichi.
Le linee intere indicano lo sforzo maggiore, quelle tratteggiate lo
sforzo minore, la freccia verticale un carico che muore a meta' e la
bolla, una zona di carico pressoche' nullo specie quando si usa il genoa
massimo.( A causa del rifiuto ).
N.B. Questa distribuzione e' valida solo in andatura di bolina stretta
con il genoa massimo, cazzato.
Piu' incredibile e' che questa mappa degli sforzi varia notevolmente
con il variare della forma della vela. Cio' significa che varia per
ogni costruttore di vele in quanto varia la personalizzazione della
forma. In breve la forma e' data tramite due vie :
Il grasso sui ferzi e la curva d'albero ( Giro d'albero ).
A seconda di come questo rapporto varia e di quanto in definitiva la
vela e' grassa varia anche la mappa degli sforzi. Lo avreste mai pensato
?
Le caratteristiche che rendono un tessuto piu' veloce di un altro sono
molteplici.
Riassumendo :
Un tessuto meno allunga meglio e'.
Esiste sempre un rapporto tra peso e allungamento e questo rapporto
non e' quasi mai proporzionale fra i vari tessuti. Per una balumina
e' quasi sempre meglio utilizzare un tessuto il meno elastico possibile
ad eccezione di quelle barche armate con alberi particolarmente flessibili,
come il Laser il Finn ecc., dove subentrano in gioco altri fattori quali
: l'adattamento del tessuto e della forma della vela all'albero. In
altre parole un tessuto rigido o meno elastico non riuscirebbe ad adattarsi
a tutte le intensita' di vento e la randa avrebbe la sua massima efficenza
solo nella fascia di vento per la quale e' stata progettata.
Cio' potrebbe andare bene se per stazza fosse possibile usare piu' di
una vela.
Un'altra caratteristica e' l'appretto, specie nei Dacron, dato da uno
strato di resina che riduce l'allungamento in tutte le direzioni. Lo
stesso si ottiene nel Mylar, Pentex, Spectra, Vectran, Kevlar, PBO e
Carbonio da una speciale pellicola plastica che migliora notevolmente
le caratteristiche meccaniche. Questa volta a discapito della durata.
Infatti non esiste ancora una laminazione tale da conservarsi nel tempo
resistendo alle pieghe, all'usura e al sole. Nel corso della Coppa America
la North Sails aveva prodotto per noi un tessuto di Kevlar con piu'
fibra e meno pellicola plastica. Il vantaggio era non solo nel peso
ma soprattutto nell'aver prodotto un materiale morbido molto sensibile
con vento leggero e nelle andature portanti, quasi avessimo una vela
in una grammatura molto inferiore a quelle che realmente era.
Ognuno di questi 9 tipi di tessuti e' suddiviso a sua volta in una serie
di altri tessuti di varie caratteristiche. Sarebbe impossibile elencarli
tutti per cui ci limiteremo a parlare solo di alcuni
Un tessuto molto interessante uscito sul mercato da non molto tempo
e' il Cruising Laminate. Questo nuovo tipo di tessuto non e' altro che
l'evoluzione dei primi Norlam.
In altre parole e' un Sandwich di :
Taffeta ( Dacron leggero )
Scrim (reticolato di fili di dacron)
Mylar (pellicola di plastica)
Taffeta ( Dacron leggero )
I 4 strati accoppiati rendono questo materiale molto forte in Warp,
piu' leggero del 25 % di un pari Dacron e duraturo nel tempo. In relta'
sara' sempre meno elastico di un pari Dacron. Perfetto per vele radiali
da regata-crociera.
Per quanto riguarda lo Spectra, il Vectran, il Kevlar, il PBO e il Carbonio,
i principi sono gli stessi che per il Dacron con la sola differenza
che in quel campo i tessuti sono prevalentemente Warp e in minoranza
bilanciati e le fibre sono via via piu’ forti con conseguente
diminuzione di peso, diminuzione dell’allungamento e maggiore
resistenza ai carichi.
I tessuti per spinnaker, piu' elastici, sono costruiti in Nylon e Poliestere.
Esistono ancora nelle due versioni : Warp e Fill.
Le caratteristiche meccaniche sono eccellenti, zero porosita' e pochissimo
allungamento sopratutto per il Poliestere.
I Tagli TriRadiali sono indispensabili dove esistono carichi es. su
imbarcazioni oltre gli otto mt.
Ancora oggi esistono tagli di vele a ferzi orizzontali e a spina di
pesce ( J24 ).
Nelle derive e' infatti impensabile di disegnare uno spinnaker con un
taglio triradiale.
La vela e' troppo piccola ed e' impossibile dare la stessa forma che
si puo' dare con un taglio a ferzi orizzontali. In particolare gli spi
delle derive hanno in comune un taglio a freesbe difficilmente ottenibile
con un taglio radiale su una cosi' piccola dimensione.
Issata
di randa
1. Il drizzista prepara la drizza sul winch.
2. Nel caso l'albero sia armato a 7/8 il volantista molla la volante
di sottovento.
3. Il randista libera la scotta della randa e controlla che il vang
sia mollato.
4. Il timoniere mantiene la barca prua al vento.
5. L'uomo all'albero, appendendosi, issa la drizza di randa, mentre
il drizzista la recupera dal winch.
6. Il volantista controlla che la balumina non si blocchi sotto le volanti.
7. A randa issata l'uomo all'albero controlla il cunningham.
8. Il randista cazza la scotta.
9. Il drizzista raccoglie e riordina la drizza.
Issata di
genoa
1. Il tailer decide il genoa o il fiocco a seconda dell'intensità
del vento.
2. Il drizzista passa da sottocoperta la vela scelta al prodiere e all'uomo
all'albero.
3. Il prodiere attacca le mure, inferisce la penna nello strallo cavo
e attacca la drizza.
4. Dopo aver portato la drizza al prodiere, l'uomo all'albero attacca
le scotte alla bugna.
5. Il timoniere dà l'ordine di iniziare la manovra, e se è
nelle condizioni di farlo, porta la barca in poppa per facilitare il
lavoro agli uomini di prua.
6. L'uomo all'albero issa la vela, il drizzista recupera dal winch,
il prodiere segue l'inferitura nel feeder.
7. A vela issata, se ne è provvista il prodiere attacca la tacking-line.
8. Il tailer di sottovento cazza la scotta. Quello di sopravvento prepara
la scotta per l'eventuale virata.
9. Il drizzista fa scorrere la cerniera del sacco.
Andare
a vela con vento leggero
Tutti gli skipper e tutti gli equipaggi sono bravi con venti sugli
8-15 nodi. Sono però i venti molto leggeri e quelli molto forti
che mettono a prova le tue capacità. Interessiamoci dei venti
leggeri.
Nei giorni in cui si avverte appena un incerto filo d'aria, spesso si
sente dire quanto fortunato sia stato quel concorrente per aver avuto
per primo il vento sulle vele. Se ci fai caso ti accorgi però
che quel tale è "fortunato" il più delle volte.
Forse egli ha un po' più di pazienza o si concentra di più
degli altri o ha studiato meglio il tempo e le correnti. Magari è
stato più attento a cercare di vedere dove andavano i fumi, o
se c'era qualche zona più scura sull'acqua o come portavano le
vele delle altre barche, tutte cose che potevano fornire una indicazione
per l'arrivo di una nuova brezza.
Ci sono alcune cose che si possono fare per riuscire a far camminare
di più la barca a vela in condizioni di vento molto leggero.
Una delle più importanti tecniche è quella di sbandare
leggermente la barca dalla parte di sottovento. Quando la velocità
della barca e bassa, l'attrito dell'acqua sullo scafo contribuisce alla
resistenza totale in maniera più sensibile di quando la velocità
è alta, allorché invece ha più importanza la resistenza
d'onda. E' ovvio che una carena liscia e ben pulita riduce l'attrito
e ciò fa parte della preparazione dello scafo.
Ma l'attrito diminuisce anche se si riduce la quantità di scafo
in contatto con l'acqua (la cosiddetta superficie bagnata). Per la maggior
parte dei casi la forma dello scafo è tale che se si fa sbandare
la barca, da sopravvento fuoriesce più superficie di quanta non
se ne immerga sottovento e questa sensibile diminuzione della superficie
bagnata, riduce l'attrito.
Per di più, sbandando la barca, si fa in modo che le vele vengano
automaticamente ad assumere, pre gravità, la loro forma naturale
di confezione. Se per esempio tre persone sostengono orizzontalmente
una vela tenendola dalla penna, dalla mura e dalla bugna, la vela viene
ad assumere la forma per la quale è stata tagliata, ma se la
vela viene appesa verticalmente, diventa un ammasso di pieghe. Naturalmente
quando sopraggiunge una piccola raffica, questa deve prima stendere
e dar forma alla vela e dopo fornire spinta, ma se la barca è
già sbandata e la vela ha già la sua forma, questa comincerà
a portare non appena sente la raffica. E ciò funziona sempre
con la più leggera bava di vento.
Un altro vantaggio di avere la barca sbandata è che questa viene
ad assumere una tendenza orziera. Ciò crea una certa portanza
al timone, aiuta a ridurre lo scarroccio e facilita il governo al timoniere.
Per sbandare la barca, basta spostare l'equipaggio sottovento e questo
vale per qualsiasi barca, dall'Optimist al Coppa America. In poche parole
vale la pena di provare con qualsiasi tipo di barca. Assicuratevi che
l'equipaggio rimanga basso e non disturbi lo scorrere dei filetti fluidi
dell'aria.
Devi inoltre tener presente che ogni spostamento dell'equipaggio, quando
c'è poco vento, deve essere fatto come se dovessi camminare sulle
uova. Ogni colpo o movimento brusco può annullare la quantità
di moto che la barca si era data.
Le vele devono essere regolate con estrema delicatezza e con molta cura.
Una scossa repentina alla scotta del fiocco può determinare la
separazione del flusso nella parte di sottovento della vela e ci vuole
un secondo o due di tempo prima che il flusso aderisca di nuovo. Sulle
barche piccole occorre servirsi del verricello più spesso che
con venti forti per poter regolare la lunghezza della scotta di una
tacca o due dell'ingranaggio. Le scotte, sia del fiocco che della randa,
devono essere costantemente regolate quando c'è poco vento perché
il timoniere non può accostare così rapidamente da seguire
le variazioni di direzione del vento e, se tentasse di farlo, fermerebbe
l'abbrivio.
Con venti forti di solito si verifica il caso inverso. Le scotte rimangono
più o meno nello stesso assetto e la prora della barca viene
variata in funzione dei cambi di direzione del vento.
Con vento leggero fai spostare l'equipaggio un po' più a prua
della sua posizione normale se la barca ha una poppa con carena piatta,
perché anche così viene a ridursi la superficie bagnata.
Spostando il peso in questa maniera, il largo specchio di poppa emerge,
mentre la parte più stretta della barca si immerge e se c'è
un leggero movimento di beccheggio, la barca, che fra l'altro è
diventata più orziera, riesce a farsi meglio strada fra le onde.
Un altro accorgimento da adottare per far camminare la barca quando
c'è poco o quasi niente vento, è di tenere l'equipaggio
molto in basso, affinché si riduca il movimento di beccheggio
in modo che l'energia che serviva per spostare la prua in su e in giù
viene sfruttata a vantaggio della spinta.
Con pochissimo vento devi regolare le vele come se l'andatura fosse
di bolina larga. Il boma, per esempio, non deve mai trovarsi sul piano
longitudinale della barca. La ragione è che se una bava di vento
colpisce la vela, la forza che eserciterebbe su di essa avrebbe più
un effetto di far scarrocciare la barca piuttosto che spingerla in avanti.
Con poco vento il fiocco deve avere un assetto più o meno simile
a quello della randa. Un fiocco dovrebbe avere drizza e scotta pochissimo
tesate e una tensione minima o nulla lungo l'inferitura, per avere una
tensione analoga a quella che sulla randa è determinata da un
Cunningham in bando. In alcuni casi è meglio sostenere la scotta
con le mani, in maniera che il suo peso non faccia forza sulla balumina.
In più è particolarmente importante che la bugna della
vela non si sposti, per gravità, verso prora. Se è così,
si formerà una sacca lungo la base e la balumina rimarrà
tesata. E' lo stesso effetto che mettere in bando la base della randa.
Come per la regolazione della randa, il fiocco deve avere il punto di
scotta più in fuori di quando c'è vento teso. La ragione
è che, con poco vento, devi sempre dare alla vela un assetto
come se si fosse in un andatura di bolina larga. Con poco vento non
devi tenere in forza e cazzare le vele al centro. Facendo così,
non faresti altro che rallentare la barca.
Quando si naviga di bolina è tutto un susseguirsi infinito di
accelerazioni: si aumenta velocità, si stringe al massimo, poi
si rallenta di nuovo e così di seguito, in relazione al variare
del vento.
Più la barca è piccola e leggera e più è
variabile la velocità del vento e più il moto della barca
diventa il risultato di continue accelerazioni e piccole variazioni
di prora.
Il timoniere dal "tocco magico" prima accelera filando un
po' di scotta, pronto però a fare assumere alla vela, non appena
raggiunto il punto di massima accelerazione, la forma idonea a produrre
velocità e a stringere di più al vento.
Contemporaneamente altera l'andatura da quella che era quasi una bolina
larga per passare a una bolina molto stretta. E non appena la barca
riduce inevitabilmente di velocità per effetto di una diminuzione
del vento, egli allasca gradualmente la scotta e puggia leggermente
per riprendere una bolina meno stretta, in tempo per la prossima raffica.
Bolina
con vento leggero
Premetto che i seguenti riferimenti, salvo specifica sono fatti
per una imbarcazione IMS di medie dimensioni.
Esistono molte teorie sulla regolazione di una vela con vento leggero.
Alcuni dicono che una vela rigida anche se pesante sia migliore perché'
mantiene la forma, altri dicono che la vela magra sia più veloce.
Il concetto sulla forma di una vela e' molto soggettivo. Le stesse vele
riviste il giorno dopo non sembrano più quelle del giorno prima.
Ma al di la' di questa reale constatazione andiamo a vedere di che cosa
ha bisogno una barca in queste condizioni.
Con vento leggero gli angoli di bolina sono molto ampi e le scotte lascate.
E' molto facile stallare la vela specialmente in entrata nella zona
dei filetti. Il flusso d'aria e' cosi' debole che al minimo sforzo,
causato da un onda o un piccolo cambiamento di direzione del vento,
cessa. In quel momento la barca comincia a decelerare, seppure in piccola
quantità'. Queste situazioni si ripetono continuamente e le piccole
decelerazioni si sommano rendendo la barca un po' più' lenta.
Con brezzoline la barca ha sempre bisogno di potenza. Non ne ha mai
abbastanza, senza parlare in condizioni di mare formato dove l'avanzamento
e' sempre più difficile.
Non esistono vele più grasse di quelle per vento leggero.(Ad
eccezione delle derive).
E' comunque difficile parlare di una randa e un genoa separatamente.
Tuttavia e' quello che faremo. Analizzeremo distintamente le due vele
facendo sempre riferimento di una per l'altra.
Le combinazioni di forme tra una randa e un genoa sono molteplici.
La mia combinazione preferita e' quella di un genoa molto grasso posizionato
avanti.
E' molto facile da portare e offre grosse accelerazioni. E' inoltre
più boliniero perché offrendo più potenza e più
velocità riduce notevolmente lo scarroccio ed inoltre potendo
essere più cazzato, data la sua profondità, ha un angolo
di incidenza rispetto all'asse della barca uguale o inferiore ad un
genoa più magro.
Difficile da credere ma ampiamente sperimentato dal 420 al 45 piedi
!!
Questa sezione non e' fedelmente reale ma indica approssimativamente
la forma delle due vele in esame a meta' altezza.
La grossa differenza consiste nella profondati e posizione del grasso.
Il profilo in linea continua e' più profondo e più grasso
in avanti del profilo tratteggiato, ma l'angolo tra i punti A e B e'
approssimativamente uguale per entrambi i profili.
In altre parole ciò spiega che il genoa più grasso se
disegnato correttamente e' molto più efficiente di qualsiasi
altro.
Un ottimo rimedio per chi non ha un genoa molto grasso e' di creare
molta catenaria sullo strallo affinché il genoa si ingrassi in
avanti.
Per ottimizzare al massimo le prestazioni della propria barca con venti
molto leggeri e' basilare che il tailer sottovento laschi la scotta
nel momento in cui la barca comincia a decelerare per poi ricazzarla
non appena riaccelera e\o lo laschi tutte quelle volte che i filetti
segnano l'inizio di uno stallo causato da un aumento o diminuzione dell'angolo
apparente. La difficoltà di tutto ciò e' nelle misure
in cui si opera. E' molto difficile cazzare e lascare stando sempre
nella misura giusta. In altre parole se il range di regolazione e' di
5 cm. bisogna stare attenti a non lavorare su i 5 cm su una base troppo
cazzato o troppo lascato. Purtroppo non esiste un formula vera e' propria
per imparare questo sistema. Solo la pratica e la sensibilità
possono allenare un tailer ad essere un buon tailer!
Questo abbinamento avviene quindi tra timoniere, randista e tailer che
devono lavorare in perfetta sincronia.
Il timoniere deve stare molto attento ai movimenti del timone in quanto
la barca e' molto lenta e ogni cambiamento d'angolo della pala del timone
e' un freno. Ad ogni salto di vento sarà il tailer che dovrà
cazzare il genoa se arriva uno scarso o lascarlo se arriva un buono.
In questo modo il timoniere non sarà costretto a seguire disperatamente
ogni salto di vento muovendo il timone all'orza o alla poggia, ma potrà
farlo non appena il salto si sarà stabilizzato e' il tailer avrà
regolato il genoa come in principio.
Per la randa il concetto e' completamente diverso:
Con vento molto leggero la randa su un armamento in testa d'albero e'
di secondaria importanza in quanto il motore primario e' il genoa. La
randa può' solo frenare se non e' della forma giusta. ma difficilmente
darà una grossa spinta. E' essenzialmente un alettone che accelera
e accompagna il flusso in uscita dal genoa.
Da i 10 nodi in avanti queste regole cambiano notevolmente.
Il genoa si può cazzare di più. La randa quindi va smagrita
e il grasso a questo punto deve andare più indietro.
E' importante dire che questi parametri sono validi per tutte quelle
barche ben equilibrate sul timone. Altrimenti per le imbarcazioni più
poggiere le rande devono avere ovviamente un grasso più centrale
per neutralizzare il fattore poggiero più frenante di una balumina
chiusa !
Il patarazzo e' un attrezzo molto efficace sulla forma della randa.
Consente di smagrirla sia con vento forte che con vento leggero. In
quest'ultimo caso sono contrario all'uso del patarazzo. Cazzandolo la
randa diventa più piatta', più aperta e decisamente più
bella ma non più veloce. Non ho mai trovato una vera risposta
ma ho sempre tentato di migliorare la forma della vela in questo modo
e non ha mai reso un vantaggio in termini di VMG (efficienza boliniera).
Perfino sul Moro di Venezia con la sua randa immensa abbiamo fatto molti
tentativi, ma invano.
E' invece vantaggioso, quando e' possibile farlo, tesare lo stralletto
di prua. Questo fa si che l'albero fletta offrendo un risultato analogo
a quello del patarazzo.
Un altra regolazione importante e' di carrellare il boma anche sopravvento
se necessario, soprattutto su grosse imbarcazioni. Quando lo svergolamento
raggiunge valori molto alti diventa necessario carrellare leggermente
sopra il centro per due motivi :
1° dare più carico al timone.
2° ridurre l'angolo di incidenza della randa rispetto all'asse della
barca, per non ostacolare eccessivamente il flusso del genoa.
Questa regolazione non deve essere statica ma al contrario molto dinamica,
in continuo movimento con piccoli spostamenti.
Bisogna sempre valutare sia le cause che gli effetti di ogni situazione.
Bolina
con vento forte
Ricordiamo che il concetto sulla forma di una vela e' molto soggettivo.
Le stesse vele riviste il giorno dopo non sembrano più quelle
del giorno prima. Ma al di la' di questa reale constatazione andiamo
a vedere di che cosa ha bisogno una barca in queste condizioni.
Ipotizziamo una intensità di vento di 25 nodi reali e vediamo
i fattori comuni sia con onda che senza.
Che l`armamento sia in testa albero o frazionato, in queste condizioni
si dovrebbe navigare con tutta la randa e il fiocco olimpico 100% della
J. (Vela che naviga all'interno delle sartie). Percentuale che può
variare di poco a seconda del tipo di barca.
Non tutti riusciranno a navigare con quest'assetto perché solo
chi ha delle buone vele di kevlar potrà mantenere una forma magra,
specie nella randa. Per tutti gli altri non resterà che prendere
una mano di terzaroli soprattutto più per smagrire la randa che
per ridurne la superficie. Sia la randa che il fiocco più sono
magri più alta sarà la prestazione in bolina specie nella
fascia più alta di intensità del vento.
Il binario di scotta dell'olimpico deve trovarsi a prua delle sartie
e preferibilmente a circa 7 gradi con l'asse della barca. In molti casi
non esiste tale binario per cui si e` costretti ad utilizzare quello
più a poppavia con una vela con la bugna più alta.
La bugna alta ha vantaggi e svantaggi.
Il vantaggio e` quello di non avere bisogno di un uomo sottovento a
prua durante le virate per far passare il grembiule sopra le draglie.
Lo svantaggio e` di non poter usufruire di tutta la potenza che offre
un grembiule spazza coperta non che` una maggior superficie posizionata
in basso, sopra il ponte. Su tale area si crea un canale di accelerazione
d'aria che spara il flusso deviato verso l'alto. Poiché tale flusso
aumenta la depressione sottovento alle vele ne deriva una maggior spinta
in avanti. In sintesi questo "svantaggio" e` meno gravoso del 1', per
cui chi può opti per una vela a bugna bassa.
Non e` facile spiegare quale sia il miglior punto di scotta ma un buon
riferimento e` quello di avere sempre un po’ di rifiuto sull'entrata
della randa.
Questa ovviamente, vista l'apertura del canale tra randa e olimpico,
deve sempre navigare scarrellata, più o meno a seconda intensità di
vento. Un buon randista che saprà utilizzare il carrello in modo appropriato
farà una grossa differenza.
Rimangono ancora quattro varaiabili da definire: lo svergolamento, la
catenaria dello strallo, la tensione dello stralletto e il patarazzo.
Lo svergolamento varia nelle due condizioni: con onda e senza onda.
Con onda per aiutare il timoniere a trovare il miglior solco sull'acqua
dove invitare la propria barca per ridurre al minimo il beccheggio,
e` molto importante mantenere la randa più svergolata che in condizione
di mare piatto (15 - 20 gradi invece che 10 -15).
Il carrello dovrà dunque trovarsi prossimo al centro della barca e la
scotta sarà più lascata. La parte alta della randa fileggerà leggermente
quando la barca scenderà dall'onda per rigonfiarsi immediatamente dopo.
Ciò vale anche per l'olimpico ma in minor quantità (binario più indietro).
La catenaria quanto più una barca e` leggera tanto più va ridotta.
E` comunque indispensabile aumentarla non appena intensità del vento
cala. Ciò perché una maggior catenaria conferisce un maggior grasso
in inferitura ritardando lo stallo dei filetti e aumentando quindi la
fascia d'uso della vela stessa.
Un ottimo rimedio per chi ha un olimpico molto magro e' di creare un
po’ di catenaria sullo strallo affinché la vela si ingrassi avanti o
farla ritoccare dal proprio velaio affinché possa aumentare la curva
dell'inferitura.
Lo stralletto, per quelle barche armate in testa d'albero, permette
di aumentare la flessione dell'albero specie nel centro-basso. Anche
in questo caso se il mare e` piatto una maggior tensione smagrirà la
randa specie in basso dove altrimenti si creerebbe un freno all'avanzamento
e una maggior componente orziera sulla pala del timone.
Viceversa in caso di mare formato o comunque fastidioso all'avanzamento,
meno tensione sullo stralletto lascerà la randa più grassa in basso
che sommato ad un maggior svergolamento renderà la barca più fluida
(da non fraintendere con una perdita d'angolo di bolina, in quanto una
minor velocità causata da vele troppo cazzate rallenterebbe la barca
nel passaggio sull'onda facendola scarrocciare troppo). La tensione
dovrà comunque essere sufficiente per impedire all'albero di pompare
altrimenti si avrebbe una grossa perdita di prestazioni, perché nel
momento di maggior richiesta di potenza, salendo sull'onda, se l'albero
pompasse la randa si smagrirebbe, lo svergolamento e la catenaria aumenterebbero
più del necessario.
Il patarazzo e' un attrezzo molto efficace sulla forma della randa perché
consente di smagrirla e permette di tesare lo strallo, indipendentemente
dall'armamento frazionato o in testa d'albero, riducendo la catenaria
e smagrendo quindi anche il fiocco.
Fondamentalmente l'uso di questo attrezzo dipende dalla forma delle
vele e da come esse possono lavorare assieme. Esistono miriadi di combinazioni
tra l'uso di tutti questi strumenti per la regolazione e in quest'articolo
ci limitiamo per motivi di spazio a spiegare l'influenza di ognuno di
essi. Sara` il lettore ad esercitarsi nella pratica per scovare la migliore
combinazione.
Per ottimizzare al massimo le prestazioni della propria barca con venti
forti resta comunque importante che il tailer sottovento laschi la scotta
nel momento di un difficile passaggio su un onda, idem per il randista,
per scaricare l'eccessiva pressione su tutta la barca, o nel momento
in cui la barca comincia a decelerare sempreché il timoniere non abbia
troppe difficoltà a farla ripartire poggiando leggermente.
La difficoltà di tutto ciò e' sempre nelle misure in cui si opera. Il
timoniere deve stare molto attento ai movimenti del timone in quanto
a ogni cambiamento d'angolo della pala del timone la barca rallenta.
Con vento molto leggero la randa su un armamento in testa d'albero e'
di secondaria importanza in quanto il motore primario e' il genoa. La
randa può' solo frenare se non e' della forma giusta ma difficilmente
darà una grossa spinta. E' essenzialmente un alettone che accelera e
accompagna il flusso in uscita dal genoa.
Da i 10 nodi in avanti queste regole cambiano notevolmente. La randa
acquista una grossa importanza.
Tutti questi parametri sono validi per tutte quelle barche ben equilibrate
sul timone. Altrimenti per le imbarcazioni più poggiere le rande devono
avere ovviamente un grasso più centrale per neutralizzare il fattore
poggiero più frenante di una balumina chiusa!
MANUALE REALIZZATO DA ANDREA MURA
PER I PARTECIPANTI AI CORSI DELLA
Scuola di vela Team Andrea Mura
Alcuni dei testi e delle immagini di questo manuale sono state prese
e interpretate da:
MANUALE DELL’ALLIEVO - Federazione Italiana Vela
CHAMPIONSHIP TACTICS - Gary Jobson - Tom Whidden
ARTICOLI SCRITTI PER LA RIVISTA FAREVELA - Andrea Mura
ARTICOLI SCRITTI PER LA RIVISTA VELA E MOTORE - Dudi Coletti
corso di vela parte 2
<< Torna indietro