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eliche di prua
Scegliere le eliche di manovra
Le eliche di prua sono divenute un accessorio irrinunciabile sulle barche
moderne che superano i quattordici metri e sono sempre più numerosi
i diportisti che decidono di farle installare. Un elemento di sicurezza
e comfort. Si tratta sostanzialmente di eliche poste trasversalmente
allo scafo che permettono di far ruotare o spostare lateralmente l’imbarcazione
durante le manovre di ormeggio.
Esistono vari tipi: montate a prua o a poppa, fisse o retrattili, elettriche
o idrauliche, ma le più diffuse sono certamente quelle montate
a prua in un tunnel che attraversa l’opera viva.
Sono offerte in optional su barche sempre più piccole. In sede
di fabbricazione della barca vengono già previsti i necessari
rinforzi e la particolare sagomatura atta a evitare turbolenze idrodinamiche
sui bordi del tunnel di contenimento, ma non deve preoccupare anche
un’installazione after-market; effettuata a regola d’arte
porterà solo benefici.
L’elica di manovra va scelta e dimensionata in base alle dimensioni
e al tipo dell’imbarcazione, calcolando la potenza necessaria
per contrastare l’azione del vento sulla superficie esposta e
imprimere un efficace spinta laterale, il calcolo si effettua quindi
considerando specifici parametri quali la lunghezza dell’imbarcazione,
la superficie esposta al vento, la distanza dall’elica di manovra
e l’asse rotante dell’imbarcazione (bulbo o timone che sia),
ipotizzando una situazione di vento medio-forte (forza 4-5) e la pressione
esercitata da questo sulle murate e infrastrutture.
E’ bene sapere che soprattutto sulle unità più grandi
(parliamo di scafi oltre i diciotto metri) l’elica di manovra
fatica comunque, a meno che non sia davvero enorme, a fermare l’inerzia
che il vento forte può imprimere allo scafo e che in caso di
ormeggi difficili è sempre bene chiedere l’assistenza del
gommone degli ormeggiatori o preparare la manovra con le consuete cautele.
Il montaggio
Alcune fasi della foratura della carena e dell’applicazione
del tubo di vtr che la attraversa.
Ecco la procedura seguita per l’installazione certo non ipotizzabile
con sistema fai-da-te, ma alla portata di qualunque buon cantiere di
manutenzione.
Il miglior posizionamento sarà naturalmente più a prua
e più a fondo possibile, prestando attenzione che tra il bordo
superiore del tunnel e la linea di galleggiamento ci siano almeno 20
cm per assicurare una buona immersione, mentre tra il bordo inferiore
e il fondo della chiglia andrà lasciato uno spazio idoneo a realizzare
il riempimento e le necessarie fasciature di rinforzo, rispettando comunque
i parametri sempre indicati dal costruttore.
Una volta trovata la sistemazione ottimale, compatibile anche con le
strutture e l’arredamento interno (di solito si finisce sotto
la cuccetta centrale di prua), si può procedere a segnare lo
scafo, praticare i due fori d’allineamento e finalmente tagliare
l’opera viva in modo da poter inserire il tunnel in resina fornito.
Lo spazio tra la parte inferiore del tunnel e il fondo dello scafo viene
riempito di resina, successivamente il tunnel stesso viene ‘legato’
allo scafo e ai longheroni tagliati con diversi strati di tessuto di
fibra di vetro.
La parte esterna viene quindi refiliata a pari dello scafo e il contorno
molato asportando gelcoat e strato superficiale di resina che viene
poi ricostruito sempre con fibra di vetro legandolo allo scafo sino
a diventare un pezzo unico.
Ora occorre creare un profilo idrodinamico che faciliti il flusso impedendo
interferenze col bordo posteriore, il tutto viene lisciato e rifinito
con poliestere, trattato e verniciato.
Dall’interno e utilizzando le dime in dotazione vengono praticati
i fori per il montaggio del piedino che viene assemblato con il basamento
del motore sigillando le flange, a questo punto viene montato il motore.
L’accoppiamento tra motore e piedino viene effettuato interponendo
una chiavella a rottura predeterminata che evita ulteriori danni in
caso di blocco accidentale dell’elica da oggetti estranei.
I motori
I propulsori sono generalmente di tipo elettrico o idraulico,
in questo caso possono comunque essere alimentati da una centralina
autonoma mossa da motore elettrico oppure da una pompa calettata sulla
presa di forza del motore, questo complica un po’ le cose in fase
di installazione, ma anche di utilizzo: la coppia max si ottiene infatti
a un determinato numero di giri per cui può risultare difficoltoso
o poco potente manovrando con il motore al minimo.
Recentemente sono state introdotte sul mercato delle nuove eliche di
manovra la cui elica è azionata da una cinghia, con una notevole
riduzione del rumore, normalmente piuttosto fastidioso. Il rendimento
dell’elica dipenderà poi dal diametro, velocità
e caratteristiche della stessa, che può essere singola o doppia
con accoppiamento assiale diretto o controrotante, le differenze sono
da sempre oggetto di diatribe tra i vari costruttori, i quali naturalmente
magnificano le diverse soluzioni adottate dichiarandone la superiorità.
Di fatto, a parte le rilevabili differenze di semplicità costruttiva,
rumorosità o dimensioni tra le varie versioni, tutte si sono
rilevate efficaci all’atto pratico. Il rendimento medio delle
eliche di prua elettriche in commercio può comunque essere quantificato
in 10-15 kgf per kW di potenza del motore applicato, nel caso di apparati
piuttosto potenti può essere vantaggioso salire di tensione per
ridurre gli assorbimenti, ad esempio pur avendo l’impianto dell’imbarcazione
a 12V è possibile installare un motore da 24V, delle batterie
aggiuntive e uno speciale dispositivo che consente la ricarica delle
stesse con l’impianto della barca, commutandole da parallelo a
serie solo durante l’utilizzo. Nello stesso modo impianti 24V
possono così alimentare motori a 48V. Il vantaggio è di
poter disporre di grandi potenze con cavi e assorbimenti più
bassi.
I motori elettrici hanno infatti assorbimenti molto alti, soprattutto
allo spunto, questo può generare dei repentini black-out sull’impianto
dell’imbarcazione creando malfunzionamenti su apparati elettronici
e sollecitando tutte le connessioni. Per evitare questo è opportuno
surdimensionare i cavi che per forza di cose saranno piuttosto lunghi,
montando una linea con fusibile e staccabatterie diretta alle batterie
che dovranno essere in perfette condizioni. Un buon impianto prevede
altresì batterie aggiuntive posizionate in prossimità
del motore elettrico con un cablaggio di ricarica diretto ai cavi del
salpaàncore, ed è consigliabile un dispositivo che disinserisca
automaticamente la ricarica nell’istante dell’utilizzo dell’elica,
in questo modo si elimina qualsiasi ripercussione sull’impianto
della barca. Tutte le connessioni vanno fatte con estrema cura, verificate
periodicamente, e i cavi protetti da fusibili adeguati, per farvi un
idea diremo che le potenze in gioco sono mediamente dalle 3 volte quella
necessaria per il motorino di avviamento a 8 volte quella assorbita
dal salpaàncora! Amperaggi così elevati su falsi contatti
provocano bruciature locali che non vengono rilevate dai fusibili e
nella migliore delle ipotesi porteranno al danneggiamento meccanico
(fusione) del morsetto.
Come nel caso del salpaàncore, i teleruttori vengono gestiti
da un piccolo cavo e uno o più pannelli di comando di diverso
tipo possono essere installati; esistono sotto forma di joystick, di
un interruttore a bilanciere o con dei pulsanti a piede da montarsi
ai lati del timone, indicati per imbarcazioni a vela. Va sempre però
previsto un interruttore di consenso luminoso azionabile dal timoniere
solo in previsione di un’imminente manovra.
Nell’uso occorre inoltre considerare che questi motori sono previsti
per un funzionamento intermittente, occorre cioè limitare l’utilizzo
a brevi manovre (5-10 sec) intervallati da pause, per un totale di tempi
di azionamento di circa 3 minuti, abusando inutilmente dell’elica
si incorrerà in surriscaldamenti ed eccessivi carichi dell’impianto
che certamente accorciano la vita di motore e batterie, spesso è
disponibile come accessorio un temporizzatore che evita inoltre repentine
inversioni di marcia.
Con imbarcazioni importanti o poco manovrabili, può essere conveniente
aggiungere un’elica di poppa, l’installazione si rivela
molto più semplice in quanto la stessa viene applicata a murata
sullo specchio di poppa imbullonando semplicemente il tunnel allo stesso,
in questo modo durante la navigazione il dispositivo resta completamente
fuori dell’acqua.
La combinazione elica prua-poppa renderà davvero facile l’ormeggio
anche a una sola persona; due joystick, una telecamera a poppa e magari
un bel winch di tonneggio per cazzare la trappa e il gioco è
fatto. Come
si calcola la potenza
Ecco come si procede per la scelta della spinta necessaria e quindi
del modello adatto. La forza esercitata dal vento sulle sovrastrutture
dell’imbarcazione tende a spingerla lateralmente facendola
ruotare su di un asse mediano, possiamo calcolare questa forza
intesa come momento torcente moltiplicando la spinta per la superficie
esposta e considerando un valore di riduzione dovuto alla irregolare
forma della tuga secondo la seguente formula:
T = pressione del vento x superficie esposta x fattore di riduzione
x distanza tra punto di maggior forza e centro dell’imbarcazione
(metà della lunghezza totale).
L’elica di prua esercita la sua azione provocando la rotazione
con fulcro sulla poppa, per calcolare la potenza necessaria a
contrastare il momento torcente imposto, dobbiamo quindi dividere
la spinta esercitata per la lunghezza al galleggiamento ottenendo
un risultato F espresso in Newton (1 N = 10 kgf).
Una volta stabilita la potenza occorrente, si può quindi
passare alla scelta del bow trust, riferendoci alle tabelle di
potenza resa fornite dal costruttore. L’offerta sul mercato
è oggi notevole e possiamo trovare prodotti con caratteristiche
varie distribuiti dalle maggiori case quali Vetus, QL, Lewmar,
Max Power, Side Power, Volvo che le ha recentemente inserite nel
suo catalogo di accessori, e altre.
di
Fioravante Cattelan
fonte:
www.velaemotore.it
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