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Vela: Finn
FINN - TECNICA E REGOLAZIONI
Riccardo
Cordovani in poppa
Le dispense qui pubblicate, redatte da Riccardo
Cordovani, vogliono essere d’aiuto a tutti coloro (giovani e meno
giovani) che si stanno avvicinando al FINN e che, intenti in maniera più
o meno dilettantistica nel diventare competitivi , possono aver bisogno
delle prime basilari dritte.
Materiali
Messa a punto
Messa a punto del vang
MATERIALI
L’Albero
Il Finn nasce nel 1952 con albero in legno. Negli anni
si è evoluto passando prima all’albero in alluminio e negli
ultimi anni in carbonio. Lo stesso albero in carbonio si è recentemente
evoluto da tondo ad alare per permettere di studiare con più cura
la curva migliore.
E’ evidente che l’albero è la variabile più
significativa per la performance del FINN. In esso si racchiudono infatti
più variabili:
* La posizione del piede
* La posizione in coperta
* Le misure della curva (rigidità)
* L’accoppiamento con la vela
Gli alberi alari in carbonio sono prodotti nel mondo attualmente, principalmente
da 3 cantieri:
* H.I.T. Mast Holland
* Wilke
* Pata willets Marine
Personalmente credo che le marche non facciano la diffrenza se non per
il prezzo, ciò che conta per la performance è piuttosto
una curva adatta alle proprie caratteristiche.
Queste misure, che si possono trovare sul certificato di stazza fornito
dal costruttore, sono importanti per stabilire a che tipo di equipaggio
è adatto l’albero ma anche per una corretta progettazione
della vela.
Un albero standard deve avere alla misura centrale tra i 118 e i 123 e
il tip di testa d’albero tra 500 e 510 prua-poppa , mentre lateralmente
nello stesso range la misura centrale e tra 410 e 420 il tip di testa
d’albero.
Gli alberi con questi tipi di misure sono i più facili da manovrare.
Gli equipaggi più pesanti e i più esperti possono eventualmente
permettersi alberi più rigidi con misure centrali anche fino a
110/115.
I leggerissimi invece (quelli intorno agli 80 Kg) potrebbero aver bisogno
di alberi più morbidi con misure centrali anche fino a 125 e oltre.
In linea di massima comunque, facendo presente le vostre caratteristiche
fisiche al costruttore, sarà lui stesso in grado di consigliarvi
le misure migliori per voi.
Misurazione dell'albero
Il costruttore fornisce dei numeri che rappresentano il
tipo di curva dell’albero. Essi si ricavano mettendo l’albero
orizzontale vincolato a piede e ghiera e caricato al segno di stazza in
testa con 12 Kg. In questa posizione si misurano le freccie dalla corda
dell’arco che l’albero crea, a ¼ ½ e ¾
della lunghezza dell’albero e il TIP che è l’escursione
della testa d’albero da carico a scarico.
Tale misura si effettua facendo flettere l’albero prima indietro
e poi lateralmente annotando le relative serie di numeri.
Immagine
tratta da www.northsailsod.co.uk
La Vela
Anche le vele hanno subito un'evoluzione, si è
passati infatti da vele in Dacron a vele in Film rinforzato con fili in
Kevlar , Mylar (o poliestere) o Carbonio.
La differenza tra i materiali dei fili inseriti all’interno del
film sta nell’elasticità. Il poliestere e il mylar sono i
più elastici ed allo stesso tempo permettono l’utilizzo di
film molto sottili, queste caratteristiche lo rendono adatto ai venti
leggeri. Il Kevlar è molto meno elastico ed è più
resistente e per questo adatto a venti più forti. Il carbonio che
è usato molto raramente e combinato con altri materiali è
il più rigido.
C’è da sapere che il film (ovvero la parte trasparente del
materiale) tende a restringersi quando sottoposto ai raggi del sole o
a causa delle micropieghe. Questo fa sì che le vele stesse si riducano
di superficie col passare dei giorni, perdendo così la forma iniziale
e la loro efficienza. Anche le fibre tendono a ritirarsi ed il kevlar,
ad esempio, restringe più del poliestere.
Le ultime tecnologie in materia di costruzione delle vele permettono inoltre
di orientare a criterio i fili sulla superficie della vela, a differenza
dei vecchi tessuti in cui i fili erano solo disposti a griglia prescindendo
dalla posizione che occupavano sulla superficie della vela e per questa
ragione si doveva orientare i pannelli.
Questo permette di orientare i fili lungo le linee di maggiore sforzo
migliorando la tenuta e la vita della vela nonché riducendo al
minimo la deformazione della stessa quando è sottoposta alla pressione
del vento.
Le velerie affermate che producono vele da FINN sono:
* Halsey Italia (la prima a sperimentare la tecnologia
dei fili orientati)
* North Sails (Inghilterra, USA, Nuova Zelanda)
* Victory (Slovenia)
* Doyle Sailmakers
Ciò che è molto importante è che il giro d’albero
della vela sia adeguato all’abero, ovvero che la vela segua la curva
dell’albero. In pratica la veleria vi chiederà i numeri della
curva dell’albero per creare una curva simile sulla vela. Se il
giro d’albero è sbagliato la vela farà delle pieghe
a volte anche importanti che non permetteranno di sfruttare il 100% delle
potenzialità della vela.
MESSA
A PUNTO DEL FINN
Personalmente credo che una volta messa a punto la barca si debba
chiudere il capitolo misure e convincersi che ciò che farà
veramente la differenza sarà il vostro impegno.
Per cominciare a confrontarsi in maniera competitiva è sufficiente
verificare alcune semplici misure:
Rake:
Il rake è la misura che indica l’inclinazione
dell’albero prescindendo dalla sua posizione.
Aumentare questa misura, ovvero appruare l’albero fa aumentare la
tensione della balumina e smagrire la randa, viceversa se, appoppando
l’albero, si diminuisce la misura si tende ad aprire la balumina
arrotondare la vela rendendola più elastica e diminuendo la tensione
della scotta.
In linea di massima con pochissimo vento si preferisce avere poca tensione
in balumina per avere una vela aperta morbida e rotonda mantenendola profonda
utilizzando le regolazioni. All’aumentare del vento si tende ad
appruare l’albero per chiudere e tendere la balumina, per poi quando
le condizioni diventano faticose tornare indietro per riaprire la balumina
e scaricare parte della potenza del vento e intanto renderla più
magra con le regolazioni
Nella tabella che segue ci sono le misure del rake standard in funzione
dell’intensità del vento.
| Intensità vento (nodi) |
0-8 |
8-12 |
12-16 |
16-20 |
20-25 |
25-30 |
30+ |
| Misura Rake (m) |
6,74 |
6,75 |
6,77 |
6,76 |
6,75 |
6,74 |
6,73 |
MISURARE
IL RAKE:
E’ necessario munirsi di una rotella metrica di
almeno 7 metri. Agganciare il capo del nastro metrato al grillo al quale
di solito si aggancia la randa e tirarlo su fino al segno di stazza. Fatto
questo impennare leggermente la barca per permettere all’albero
di appopparsi naturalmente e prendere la misura sullo spigolo della coperta
allo specchio di poppa.
La posizione della deriva :
Le barche di costruzione successiva al 2000, sono state
costruite con il foro del perno intorno al quale bascula la deriva allungato.
Questo permette agli equipaggi di personalizzare la posizione della deriva
nel senso longitudinale.
Spostare la deriva verso prua o verso poppa ha 3 rispettivi effetti:
* Avvicinare/allontanare i centri di forze di propulsione
e di deriva
* Spostare a prua/poppa il peso della deriva (che sul
finn è intorno ai 15 Kg)
* Spostare a prua/poppa il centro di rotazione idrodinamico
dello scafo.
Senza entrare in materia di fisica, consiglierei semplicemente agli equipaggi
più leggeri, sotto i 90 Kg, di tenere la deriva tutta a poppa.
Per quelli un po’ più pesanti tra i 90 e i 100 kg al centro
e per i pesi massimi, oltre i 100kg, tutta a prua.
MESSA A PUNTO DEL VANG
Premessa
Ho ricevuto molte richieste di persone in difficoltà nel montare
e mettere a punto il vang. Con il presente articolo cerco di chiarire
l'argomento.
Parti e struttura
Il vang del Finn è costituito da una leva il cui
fulcro è posizionato sul boma.
Al braccio corto della leva è attaccata la diretta del vang, ovvero
quel cavo tessile o d'acciaio che da un'estremità del braccio corto
va a girare intorno all'albero sotto la ghiera e torna all'altra estremità
corrispondente dello stesso braccio.
Al braccio lungo invece è attaccato un circuito a 2 rinvii (che
è quello che poi si trova rimandato in coperta con una scottina)
con il quale si può agire sulla leva.
E' evidente che la diretta sopportando l'intero carico del vang (che quando
è cazzato, negli impatti con le onde raggiunge carichi notevoli)
deve essere resistente e assolutamente inestensibile per permettere un'efficace
regolazione. Consiglio quindi di utilizzare uno spectra senza calza di
almeno 4 o 5 mm di diametro o un cavetto d'acciao di almeno 3 o 4 mm.
Per il rinvio è invece sufficiente uno spectra senza calza di 2,5
o 3 mm se tale misura è adeguata al livello di consumo che i bozzelli
hanno sulla scotta.
Se si decide di utilizzare uno spectra per la diretta è possibile
fare due gasse o due impiombature opportunamente cucite da applicare tramite
uno schiavetto da una parte e al perno della landa regolabile dall'altra.
Se invece si preferisce il cavetto d'acciaio (per altro quello che anch'io
preferisco) si possono fare due impiombature di rame con redancia usati
alla stessa maniera delle gasse di spectra, oppure, meglio, si possono
applicare un terminale a forchetta da una parte e uno con occhiello dalla
parte della landa.
Messa a punto
Ciò che permette la migliore funzionalità
del vang è la lunghezza della diretta e la posizione del perno
con cui viene applicata alla landa.
Questo punto credo che sia il dilemma di molti.
La lunghezza della diretta determina la massima altezza che il boma può
raggiungere e di conseguenza la minima altezza sotto la quale il vang
non ha più potere d'azione.
Ma c'è un altro punto importante da tenere in considerazione, che
è il fatto che la forza che viene messa nel cazzare il vang è
utilizzata tanto più efficacemente quanto più la posizione
della leva si avvicina alla perpendicolare rispetto al boma.
In sostanza la diretta deve essere tanto lunga da permettere di far alzare
il boma in maniera sufficiente da passarci sotto agevolmente e regolare
opportunamente la vela di poppa, allo stesso tempo deve essere tale da
avere la leva pressoché perpendicolare al boma nelle situazioni
in cui cazzare il vang è più impegnativo (di lasco con vento
forte) e abbastanza corta da permettere di abbassare il boma quanto necessario
nelle situazioni estreme (al traverso o di bolina larga).
A livello pratico, per regolare la diretta come suddetto, basta applicare
un semplice metodo come segue:
E' necessario tirare su la randa e regolare la base come lo si farebbe
di bolina.
Mettersi prua al vento con la scotta completamente mollata o senza e con
il cavetto del vang agganciato dalla parte dello schiavetto, e lasciare
che la vela tenga naturalmente il boma ad una certa altezza. Quella posizione
è lo zero. In quella posizione, si deve agganciare il capo libero
della diretta alla landa mettendo il perno in posizione tale da far andare
appena in tensione i cavetti con la leva a fine corsa tutta indietro.
A questo punto si passa la scottina del circuito il quale deve essere
abbastanza corto da far si che, quando il vang è in posizione zero,
esso richiami il bozzello sotto coperta fino a battuta con il piede d'albero.
Tale messa a punto permetterà la massima escursione possibile di
questa regolazione.
Cenni
di regolazione
In andatura di bolina il vang non ha nessuna funzionalità perché
l'azione della scotta sul boma è ampiamente più efficiente.
In poppa il vang si dovrebbe cazzare in maniera da dare una costante ed
uniforme tensione alla balumina permettendogli però di "respirare"
ovvero di aprirsi e chiudersi lentamente con movimenti regolari. Bisogna
però tener conto che, soprattutto in condizioni impegnative, l'azione
del vang allo stesso tempo toglie potenza alla vela ma dona alla barca
equilibrio e stabilità, partendo da questo presupposto si deve
trovare un compromesso in base anche alle proprie capacità e alle
condizioni del momento.
Riccardo Cordovani
Foto di Emilio Bianchi
FONTE:
http://www.classefinn.it
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