<< Torna indietro
Vele:
Guida per la regolazione del Beneteau 25
NORTH SAILS ITALIA
Guida per la regolazione
del Bénéteau 25 O.D.
Vele North Sails One Design
ONE DESIGN CLASS
NORTH SAILS ITALIA
North Sails Italia srl – Via Pontevecchio 42 – 16042 CARASCO
GE
Tel. +39 185 35261 – Fax +39 185 350481 - E-mail:
vittorio@it.northsails.com
Web Site:
www.northsails.it
1.
PREPARAZIONE DELLA BARCA
SCAFO
CHIGLIA
TIMONE
LAYOUT DEL PIANO DI COPERTA
2.REGOLAZIONE DELL'ALBERO
PRIMA DI ALBERARE LA BARCA
DOPO AVER ALBERATO LA BARCA
REGOLAZIONE FINE DELL ALBERO
3. REGOLAZIONE DELLE VELE
RANDA
GENOA
ANDATURE PORTANTI
SPINNAKER
SUGGERIMENTI PER LE ANDATURE PORTANTI
4.ORGANIZZAZIONE EQUIPAGGIO
PUNTI CHIAVE
SKIPPER (NUMERO 5)
TAILER (NUMERO4) – PREPARTENZA BOLINA
TAILER(NUMERO4) – POPPA GIRI DI BOA
TATTICO(NUMERO3) – PREPARTENZA BOLINA
CENTRALE(NUMERO2) – PREPARTENZA BOLINA
PRODIERE(NUMERO1) – PRE PARTENZA BOLINA
PRODIERE(NUMERO1) – POPPA GIRO DI BOA
GENERALE
La classe Bénéteau 25 è una classe “pura”,
dunque vi invitiamo a non cedere alla tentazione di intervenire sullo
scafo al di là di quanto espressamente consentito dalla classe
(e comunemente praticato dai regatanti, al fine di migliorare l’efficienza
idrodinamica e la disposizione delle manovre). Il vantaggio ottenibile
sarebbe comunque limitato, e il danno alla classe e a tutti i regatanti
invece ingente. Con questo scopo è stata scritta la seguente
Guida, e questo spirito tradizionalmente anima tutti noi della North
Sails.
1. PREPARAZIONE
DELLA BARCA:
SCAFO
Il regolamento di classe non consente interventi sullo scafo, soprattutto
non è consentito praticare alleggerimenti di sorta, né
è nello spirito della classe andare ai limiti del regolamento
in questo genere di cose. Le barche del 2000 o posteriori sono generalmente
più pesanti (il peso minimo in assetto di stazza è di
1240 Kg) di quelle vecchie, ma hanno il peso più in basso e “vanno”
quindi nello stesso modo. Ecco però alcune cose permesse dal
regolamento che è importante fare per far rendere al meglio la
vostra barca. Noi tutti sappiamo che una carena perfettamente liscia
rende ogni barca più veloce, e il Bénéteau 25 non
fa eccezione a questa regola. Assicuratevi che la vostra carena sia
sempre il più liscia possibile. Noi raccomandiamo soprattutto
di rendere omogenea la superficie dell’opera viva riempiendo ogni
cavità. Mettetevi comunque in contatto con il vostro stazzatore
locale prima di iniziare a lavorare sulla vostra barca. Dopo aver reso
perfettamente liscio e omogeneo il fondo del vostro Bénéteau
25, vi consigliamo di lucidarlo con un detergente al Teflon, prodotto
che abbiamo verificato essere ottimo per tenere sempre “in forma”
l’opera viva della barca. Esso sembra inoltre valido per evitare
la formazione di vegetazione marina quando la barca è in acqua
durante le regate. Se invece dovete tenere la barca in acqua per lunghi
periodi, una antivegetativa al carbonio o tipo VC System sarà
ottima per mantenervi competitivi al massimo, a patto che alla verniciatura
(possibilmente a spruzzo) segua una carteggiatura con cartavetro 1200
da bagnato che renda la superficie totalmente liscia. Il “tappo”
per il piedino del fuoribordo non potrà essere sigillato, perché
il regolamento di classe prevede che debba rimanere operativo: dovrà
essere comunque raccordato al meglio allo scafo e, soprattutto, dotato
di un efficiente sistema di chiusura ad elastico; in caso contrario,
si aprirà durante la regata con le conseguenze sulla vostra velocità
che potete ben immaginare. Il gavone per il piede del motore funziona
come uno svuotatore a depressione per il pozzetto, anche per questo
è consigliabile che non sia stagno. E’ invece consentito,
e consigliabile, stagnare bene la paratia divisoria tra il gavone per
il piede del motore e il gavone che comunica anteriormente con esso,
ad esempio con polistirolo e silicone, onde evitare che l’acqua
possa passare dall’uno all’altro. Inoltre, è utile
rendere difficile il passaggio dell’acqua attraverso i coperchi
dei due gavoni con l’impiego di guarnizioni di gomma.
CHIGLIA
Le appendici del Bénéteau 25, che arrivano piuttosto “approssimative”
dal cantiere, necessitano di alcuni lavori al fine di essere condotte
ad un livello “da regata”. La classe consente di intervenire
sulle appendici con le due seguenti limitazioni: non è possibile
togliere peso dal bulbo originale (cosa che peraltro sarebbe piuttosto
difficile sulla ghisa) e bisogna rispettare le misure delle dime, che
vi potete procurare, tra l’altro, dalla Associazione di Classe
Italiana. Bisogna allineare la lama del bulbo al timone e rendere il
bulbo perfettamente simmetrico: il peso, certificato dal costruttore,
deve essere compreso tra 520 e 500 Kg, quindi sarà bene portare
il vostro bulbo al massimo del peso consentito di 520 Kg per aumentare
il raddrizzamento. Non è infatti proibito aggiungere del peso.
E’ inoltre importante raccordare al meglio la giunzione tra chiglia
e scafo (spesso pessima) con stucco o, meglio, gelcoat, a patto di non
alterare la geometria delle superfici e di non intaccare la ghisa; inoltre,
la classe specificamente consente di affinare l’angolo d’uscita
della chiglia smussandolo a 30° circa rispetto ai 90° dell’angolo
d’uscita “da cantiere”, ma da una sola parte. Ciò
renderà il bordo d’uscita asimmetrico ma meno incline a
produrre vibrazioni, le quali tuttavia vi accompagneranno sempre in
planata. Eviterete in ogni caso in questo modo di sentire la barca vibrare
a tre nodi circa in bolina (con la sensibile perdita di velocità
che ne consegue)!
TIMONE
Per quanto riguarda il timone, il regolamento non consente di intervenire
modificandone la forma, ma solamente di affinarne l’angolo d’uscita
smussandolo a 30° circa rispetto ai 90° dell’angolo d’uscita
“da cantiere”, da una sola parte. La superficie dovrà
essere il più liscia possibile, e, trattandosi di una barca nuova,
sarebbe preferibile accertarsi che la pala montata sia al minimo peso
consentito (7,6 Kg.).
LAYOUT DEL PIANO DI COPERTA
La disposizione del piano di coperta della vostra barca è molto
importante, poiché il Bénéteau 25 va condotto come
un vero e proprio “derivone”. Una disposizione delle manovre
non curata impedirà all’equipaggio di muoversi correttamente.
L’ottimizzazione del layout di coperta migliorerà notevolmente
le performance del vostro equipaggio, rendendo il lavoro di ogni uomo
più semplice. Ciò detto, il Bénéteau 25
è una barca estremamente ben studiata per quanto concerne le
manovre, e le regole di classe consentono solo poche varianti alla disposizione
e all’utilizzo delle manovre installate “da cantiere”.
L’obiettivo da raggiungere nell’ottimizzazione della disposizione
delle manovre è di rendere facili e rapide le regolazioni, ponendole
in posizioni ergonomicamente corrette in modo da utilizzarle senza sforzi
eccessivi. Le recenti modifiche al regolamento di classe consentono
ora di montare cinghie in pozzetto sia per il timoniere, sia per il
randista. Se si fa ciò, è anche possibile abbassare le
draglie tra il candeliere più a poppa e il pulpito di poppa,
creando una zona dove sia il timoniere, sia il randista possono uscire
di schiena fuori bordo con i piedi fissati alle cinghie. Noi siamo convinti
che questa innovazione sia assolutamente da sfruttare. Molti sono gli
argomenti a favore di questa modifica: Si può introdurre senza
danno la figura del randista: coloro che stanno alle cinghie riescono
a raddrizzare la barca almeno quanto coloro che stanno in battagliola.
Il timoniere con vento può concentrarsi molto meglio sulla tattica,
in collaborazione con il randista, non dovendo preoccuparsi della gestione
della scotta di randa. La posizione del corpo diventa assai più
comoda: le pedane modellate nel pozzetto sono adatte solo a timonieri
e randisti con leve non particolarmente lunghe e costringono invece
gli “alti” a sforzi inutili per rimanere puntati con vento
forte, dato che la draglia impedisce di distendere la schiena. Ciò
è vero soprattutto per i puntapiedi anteriori, decisamente troppo
esterni. A questo proposito, non bisogna dimenticare la possibilità
di sistemare, e anche con la draglia abbassata potreste sentirne l’esigenza,
ulteriori puntapiedi in posizioni diverse da dove sono posti quelli
originali: fate un po’ di prove con barca sbandata e sistemateli
dove vi è più comodo. Con poco vento, il randista dovrà
comunque raggiungere una posizione più avanzata, posizionandosi
a prua del tailer e lasciando l’incombenza della randa al solo
timoniere; in queste condizioni, però, la randa diventa decisamente
più gestibile per quest’ultimo. Montate dunque (in modo
robusto, per non rischiare bagni fuori programma!) un golfare in falchetta
a metà tra il candeliere più a poppa e il pulpito di poppa,
su entrambi i lati. Il regolamento permette una tolleranza di 50 mm
rispetto all’esatto centro, tolleranza che sfrutterete montando
il golfare il più possibile a prua (per tenere comunque il peso
di timoniere e randista più avanti possibile). Attraverso i suddetti
golfari farete passare le due draglie, prolungandole poi per raggiungere
il pulpito con una cimetta in spectra o kevlar con carico equivalente
ad un cavo di acciaio da 3mm (4mm di dyneema sono perfetti). La lunghezza
massima di ogni stroppo è di 40 cm, ma il limite vero è
dato dalla tensione minima da dare alle draglie: se un peso da 15 Kg
è fissato alla draglia a metà tra i due candelieri centrali,
la draglia non deve abbassarsi a meno di 10 cm dalla coperta. Bisogna
certamente avvicinarsi a questo valore, per consentire a chi sta in
falchetta di sporgersi il più possibile, senza però rischiare
una squalifica per una banalità come quella di aver storto un
candeliere durante la regata. Dopo aver completato questa operazione,
fate un po’ di prove per sistemare le cinghie, ricordando che
avendo fatto la precedente modifica non si può regatare senza
averne sistemata almeno una per lato. L’ideale è, a nostro
avviso, posizionarne: Per il timoniere: una in corrispondenza del puntapiedi
esterno posteriore, una invece sopra il puntapiedi centrale che si può
sfruttare da entrambi i lati. Per il randista: una in corrispondenza
del puntapiedi esterno, una invece in corrispondenza di un puntapiedi
più interno che posizionerete a 50 cm circa dal precedente. Un
totale di sette cinghie quindi, che consentono di trovare sempre il
corretto assetto sia al variare del vento, sia qualora si abbia un calo
fisico durante la regata. Ricordate che sia per lo skipper-timoniere,
sia per il randista-tattico è fondamentale mantenersi lucidi
per tutta la regata, anche se questo volesse dire rinunciare a qualcosa
in termini di raddrizzamento. Cercate di ottenere una zona “pulita”
tra l’albero e il tambuccio per i due uomini dell’equipaggio
che devono attraversarla senza intralci quando si vira e si stramba;
tagliate le “code” delle drizze in eccesso, by-passate i
rinvii inutili alle manovre, controllando però sempre il regolamento
prima di aggiungere o cambiare bozzelli o paranchi Per quanto concerne
i winch, è consigliabile montare i più potenti proposti
dal costruttore (32:1) e con la circonferenza più larga che riuscite
a trovare (in modo tale da ridurre il numero di giri necessari per non
far slittare la scotta): è importante poter mantenere in ogni
condizione la possibilità di effettuare regolazioni millimetriche
al fiocco. Il regolamento di classe prevede una tensione minima per
le draglie: tenetele sempre vicine a questo minimo, otterrete molto
vantaggio nel contrasto dello sbandamento da parte dell’equipaggio.
I materiali tipo Kevlar e Spectra sono permessi per tutte le manovre
correnti; non è male utilizzarli per drizze e scotte, si può
ottenere maggiore leggerezza (fondamentale con vento leggero) e minore
allungamento (fondamentale in ogni condizione) rispetto al poliestere
Fissate una stecchetta sul dritto di prua a proseguirne la linea 25
cm circa più in alto, in modo tale da impedire alle scotte di
cadere sotto la prua con risultati pessimi. Passate una cimetta o un
elastico, con la geometria che preferite, tra il pulpito di prua e il
primo candeliere in modo tale da impedire che la balumina del fiocco
ammainato cada in mare. Studiate infine un sistema con elastico e gancio
per fissare il genoa ammainato – altrimenti con vento forte si
isserà da solo, suscitando le comprensibili ire del più
nervoso del vostro equipaggio. Fissate una cimetta o un elastico corto
tra la draglia e la sartia alta, su entrambi i lati: in questo modo
le scotte dello spinnaker non cadranno all’interno delle draglie,
rendendo l’issata di spi difficile e pericolosa per la vela. Per
quanto concerne le manovre dello spinnaker, due sono i sistemi validi
che si possono adottare per evitare problemi nelle issate, nelle ammainate
e nelle virate, e per rendere possibile il massimo ritardo della decisione
su quale lato approcciare la boa (cosa fondamentale nelle boe concitate).
Il primo sistema è quello di posizionare il tangone a riposo
all’esterno del circuito delle scotte del genoa, facendo passare
l’amantiglio nella varea più a poppa e fissando quest’ultima,
con l’apertura all’esterno, alla sartia bassa di destra.
In questo caso è possibile “dimenticarsi” delle scotte
del genoa nelle strambate con lo spinnaker, ma bisogna stare attenti
a riportare il tangone all’esterno al circuito delle scotte quando
lo si riposiziona a riposo. Il secondo sistema è quello di costruire
un “lancia-tangone” sul boma, fatto di due anelli fissati
a lato del boma stesso che sostengano uno anteriormente, l’altro
posteriormente il tangone: anche in questo caso non si dovranno passare
le scotte del genoa in strambata sopra il tangone come si fa tradizionalmente,
cosa che fa perdere tempo prezioso soprattutto con vento forte (dove
l’instabilità della barca rende ogni strambata, anche la
migliore, sempre troppo lenta). Le scotte del genoa rimangono dunque
davanti al caricabasso del tangone, ma libere non appena il tangone
è riposizionato sul boma. Bisognerà solamente staccare
per tempo il braccio dalla varea, ancorché in caso contrario
non accada alcunché
2. REGOLAZIONE
DELL’ALBERO
PRIMA DI ALBERARE LA BARCA
Preparare il vostro albero per la massima velocità è molto
semplice. Come premessa, noi regoliamo l’albero con il massimo
rake consentito dall’attrezzatura fornita dal cantiere, per rendere
la barca più orziera con poco vento. Portiamo dunque normalmente
lo strallo all’ultimo buco per ottenere la lunghezza massima.
Non è infatti possibile montare tornichetti sullo strallo di
prua. Prima di alberare la barca, è bene controllare che l’angolazione
delle crocette sia corretta e simmetrica, cosa che ci consente di controllare
la flessione del nostro albero. Di seguito alcuni ulteriori interventi
da fare prima di alberare la barca:
1. Montate un windex da deriva in testa d’albero.
2. Montate in testa d’albero una stecca lunga
che agisce sul paterazzo per tenerlo lontano dall’albero Perché
la randa non si incastri in virata e strambata è sufficiente
una stecca abbastanza flessibile.
3. Misurate la scassa dell’albero da lato a lato.
Molte scasse sono infatti decentrate rispetto all’asse della barca,
dunque le zeppe devono essere modificate al fine di avere l’albero
perfettamente in asse. Ciò è importante per avere il profilo
dritto da lato a lato e per avere tensione identica sulle sartie basse.
4. Fate 5 segni con nastro adesivo sulle crocette basse.
Misurate 25 cm dall’intersezione della crocetta con la sartia
alta e ponete qui l’esterno del primo segno. In seguito fate altri
quattro segni (meglio se di due colori) muovendovi di 7,5 cm dall’esterno
dell’uno all’esterno dell’altro.
DOPO AVER ALBERATO LA BARCA
1. armate l’albero sulla barca e fissate lo strallo
solamente, alla massima lunghezza disponibile, fissandolo al buco più
in basso; non c’è limite al rake dell’albero, ma
quello indicato ha dato prova di essere il migliore. Il piede d’albero
andrà sistemato nel modo seguente: senza assolutamente alcuna
tensione di sartie, fissato solamente allo strallo di prua, eliminate
ogni tipo di flessione e posizionate il piede nel punto nel quale l’albero
risulta totalmente dritto e appoggiato al lato posteriore della scassa.
Attenti ovviamente a non posizionarlo contro-flesso, scegliete se siete
tra un buco e l’altro il buco più verso poppa dei due.
Normalmente, se avete un piede d’albero con tre buchi, la posizione
giusta è quella centrale. A questo punto zeppate l’albero:
forzatelo in avanti totalmente se l’avevate posizionato dritto,
se invece era già leggermente flesso forzatelo solo parzialmente
in avanti.
2. Centrate l’albero in senso trasversale usando
le sartie alte e senza tensione alcuna né sulle basse, né
sulle intermedie, né sul paterazzo (il quale va fissato a poppa
solamente alla fine del procedimento di centratura, e che va tenuto
completamente lascato per ogni misura da effettuare sulle tensioni delle
sartie). Dopo aver tesato i tornichetti all’incirca allo stesso
modo e dato moderata tensione in modo che l’albero non tenda a
muoversi durante le misurazioni trasversali, utilizzate la drizza genoa
e la drizza randa per misurare punti esattamente simmetrici il più
possibile esterni sullo scafo (ad esempio, misurate poco avanti all’attacco
delle sartie sull’esterno dello scafo con la drizza del fiocco,
poco dietro l’attacco delle sartie con la drizza randa a scopo
di controllo; meglio ancora se attaccate la bindella metrica alle drizze
e mandate lo zero fino alla puleggia delle drizze, soprattutto se avete
drizze un po’ “elastiche”). Tesate e mollate le due
sartie alte fino a quando le misurazioni coincidono sui due lati. Da
questo momento in poi, le sartie alte si dovranno sempre muovere in
parallelo l’una con l’altra: non cedete alla tentazione
di muoverle asimmetricamente per raddrizzare l’albero, pena la
perdita della centratura.
3. Passate poi alle sartie basse, le quali dovranno
essere portate a discreta tensione controllando che l’albero sia
sempre dritto in senso trasversale e che non faccia delle pericolose
“S”. Non è così facile giudicare se un albero
è dritto o no, normalmente si ottiene il risultato migliore controllando
l’albero da dietro alla canaletta e guardandolo sia da destra
sia da sinistra.
4. Come controllo finale alla regolazione delle vostre
manovre fisse, misurate la tensione sul vostro strallo. Con le sartie
in posizione base (16 alte-14 basse), misurate la tensione dello strallo.
In questa posizione il tensiometro Loos Tension PT-2 dovrebbe iniziare
a segnare
5. A questo punto, misurando la flessione dell’albero
attraverso l’utilizzo della drizza randa fissata alla faccia posteriore
dell’albero all’altezza del boma, dovreste aver ottenuto
una preflessione di 6-7 cm. Ricordate che la drizza randa esce in testa
d’albero qualche centimetro più indietro della faccia posteriore
dell’albero, per cui nella valutazione della preflessione tenete
conto anche di questo. La preflessione è un elemento fondamentale
per far rendere al meglio le vostre vele, fate dunque questa operazione
con la massima cura, spostando e cambiando le zeppe se necessario al
fine di ottenere il risultato desiderato.
6. Infine, su questa che sarà la vostra regolazione
base, regolate le diagonali “puntandole” solamente in modo
assolutamente identico da entrambe le parti. Anche in questo caso dovrete
osservare l’albero da sotto per verificare che non faccia delle
“S”, in quest’ultimo caso dovrete ritentare…
anche i “quarti di giro” di tornichetto sono fondamentali
per una corretta centratura.
REGOLAZIONE FINE DELL’ALBERO
Come abbiamo precisato in precedenza, è necessario modificare
la tensione delle sartie al fine di modificare la forma delle vele a
seconda del vento. Molto spesso si dovranno utilizzare randa e genoa
leggero, cosicché è fondamentale poter intervenire sulla
forma di queste vele al fine di ottenere le massime performance. Grande
tensione sulle sartie e sul paterazzo depotenzia le vele dando grande
tensione allo strallo e molta flessione alla parte alta dell’albero;
al contrario, sartie poco tese e paterazzo appena puntato aumentano
la potenza delle vele grazie ad uno strallo molle e ad una parte alta
dell’albero poco flessa. Nel Bénéteau 25 la regolazione
delle sartie è abbastanza complessa, coinvolgendo le sartie alte,
le diagonali e le basse. Noi riteniamo che sia più utile e pratico
sviluppare una tecnica di regolazione che non coinvolga le diagonali
(scomode da raggiungere), le quali devono trovare una regolazione base
al momento della centratura dell’albero. La regolazione delle
sartie basse dovrà infatti seguire armonicamente il progressivo
tendersi delle diagonali dovuto all’abbassarsi della crocetta
determinato dalla tensione applicata sul tornichetto delle sartie alte.
La conoscenza della correlazione tra la tensione delle sartie alte e
di quelle basse è importante. Da condizioni di vento leggero
fino a vento medio la tensione delle sartie alte dovrà essere
superiore a quella delle sartie basse. Questo consente all’albero
di flettere a metà, appiattendo la randa al fine di mantenere
la circolazione dei filetti fluidi e rendendo più molle lo strallo
al fine di aumentare la potenza del genoa. Nota: quando aumentate la
tensione in maniera uguale sulle sartie basse e sulle alte (identico
numero di giri dell’arridatoio), in proporzione le basse e le
diagonali si tendono maggiormente rispetto alle alte. All’aumentare
del vento, la tensione sulle basse deve essere pari a quella delle alte,
fino a diventare maggiore con vento molto forte. Ciò contribuisce
a rendere più rigida la parte centrale dell’albero, la
quale rende lo strallo più teso (e il genoa/fiocco più
piatto) e ci permette di dare tensione al paterazzo senza flettere eccessivamente
l’albero compromettendo la forma della randa.
TABELLA TENSIONI SARTIE
Tensioni------------------------------*-----------------------------------Giri
Vento (nodi) ------ Alte ------ Basse ------ Alte ------ Basse ------
Strallo
0-5 ------------------ 8 -------- 5 ------------ -3,0 ------- -2,5 ----------
0
6-8 ------------------ 11------- 8 ------------ -2,0 ------- -1,5 ----------
0
8-10 ---------------- 13 ------ 11 ----------- -1,0 ------- -1,0 ----------
0
10-12 ---------------15 -------13 ----------- -0,5 ------- -0,5 ----------
0
12-14 ---------------16 -------14 ------------ 0,0 -------- 0,0 ----------
5
14-16 ---------------18,5 -----15,5 -------- +0,5 ------- +0,5 ---------
8
16-18 ---------------20 --------19 ---------- +1,0 ------- +1,0 ---------
9
18-20 ---------------21 --------20 ---------- +1,5 ------- +1,5 --------
10
20-22 ---------------22 ------- 22 ---------- +2,0 ------- +2,0 --------
12
> 23 ---------------- 23 ------- 23 ---------- +2,5 ------- +2,5
-------- 14
Misurazioni effettuate con tensiometro Loos Tension PT-2; a tensiometri
diversi corrispondono numeri diversi, dunque tale tabella “funziona”
solamente con il PT-2. Nota: Prima di uscire in mare, regolate le sartie
alte a 16 e le basse a 14, e questa sarà la vostra regolazione
base. E’ importante guardare con attenzione la parte posteriore
del profilo dell’albero di bolina, per essere sicuri che l’albero
sia dritto anche sotto la pressione delle vele e con l’equipaggio
sul bordo. Questo fungerà da ultimo controllo della vostra regolazione.
Nota: la parte alta dell’albero fletterà, ed è normale
che lo faccia, leggermente sottovento con vento forte. Per regolare
velocemente le sartie in acqua, è consigliabile acquistare quattro
chiavette di diametro pari al terminale filettato delle sartie che va
dentro il tornichetto (quello che va tenuto fermo per girare il tornichetto
stesso). Queste chiavette andranno legate fra loro e fissate ai terminali
della sartia alta e di quella bassa, e infine qui definitivamente bloccate
e “rese inoffensive” per le vele con il nastro adesivo.
In questo modo si potranno regolare le sartie girando solamente i tornichetti,
senza tenere bloccati i terminali. I tornichetti, a regolazione ultimata,
vanno fissati o con delle cimette ben tese l’uno all’altro
o, meglio ancora, con delle stecchette da incastrare nel “corpo”
dei due tornichetti e bloccare poi con il nastro adesivo. La tabella
sopra riportata è un semplice schema che usiamo per regolare
la barca facilmente in acqua. Usate un tensiometro Loos Tension Modello
PT-2 per tutte le regolazioni. Una volta che avete stabilito la regolazione
base sul 16/14, usate uno schema come quello sopra riportato con il
numero di mezzi giri di tornichetto necessari per raggiungere le altre
regolazioni per venti superiori o inferiori a 12 – 14 nodi. E’
consigliabile regolare la tensione delle sartie per i momenti di minor
vento ai quali pensate di andare incontro. E’ molto più
facile depotenziare la barca in una raffica di vento piuttosto che darle
potenza in una bonaccetta. Ricordatevi di fissare con cura i vostri
arridatoi una volta che avete effettuato le vostre regolazioni.
3. REGOLAZIONE
DELLE VELE
Una corretta regolazione delle vele è componente essenziale per
una buona velocità della barca nella classe Bénéteau
25. Dato che le barche sono condotte sempre più come dei “derivoni”,
una regolazione costantemente accurata e “aggressiva” è
vitale per mantenere sempre la barca alla velocità massima nelle
continue variazioni di intensità del vento. La seguente schematizzazione
delle regolazioni delle vele del Bénéteau 25 vi permetterà
di avere subito una buona velocità della barca; tuttavia, l’allenamento
è la strada maestra per migliorare nel regolare le vostre vele.
Due sono i metodi principali per migliorare: uno è regatare molto
spesso, l’altro è invece organizzare sessioni di allenamento
con due o tre barche, provando la velocità nelle varie condizioni
e andature variando gli assetti. L’ideale sarebbe chiaramente
sviluppare un vero e proprio feeling per la regolazione migliore. E’
consigliabile sia mettere segni sulle scotte per risalire immediatamente
alle buona regolazioni ottenute, sia regolare le vele a seconda delle
sensazioni ricevute sulla barra del timone. Il nostro obiettivo nel
regolare le vele navigando di bolina è di mantenere la barca
più piatta e più facile da timonare possibile. La cosa
migliore sarebbe “timonare” la barca, rendendola secondo
la necessità orziera o puggiera, usando il più possibile
la regolazione delle vele e il peso dell’equipaggio. Usate il
timone il meno possibile, riducendo così la resistenza all’avanzamento.
Per esempio, se dobbiamo combattere con una barca troppo orziera e,
ciò nonostante, siamo sicuri di avere l’albero e l’attrezzatura
ben regolati e la corretta dose di potenza nelle vele, proveremo a cazzare
leggermente la vela di prua (cosa che rende la barca un po’ meno
orziera) e forse lascheremo anche un po’ del carrello, o della
scotta, della randa , così da rendere la barca ancora meno orziera
e meno pesante al timone. Al contrario, se il timone risulta troppo
leggero e la barca comunque sbanda troppo sotto raffica, proveremo a
lascare la vela di prua e a cazzare la randa. Questo doppio intervento
migliorerà la prua della barca un paio di gradi, renderà
la barca più orziera e la farà risalire meglio il vento;
renderà inoltre più semplice la conduzione della barca.
Alle andature larghe, cerchiamo comunque di mantenere il timone neutro;
nello stesso modo, in bolina dobbiamo regolare le vele e lavorare con
il peso dell’equipaggio in modo tale da muovere il timone il meno
possibile. Guardate le barche condotte al massimo livello al lasco e
in poppa e noterete che l’equipaggio è sempre in movimento
per mantenere la barca piatta, in modo tale da quasi annullare il lavoro
del timoniere.
RANDA
Il paranco della scotta della randa dovrà essere il più
demoltiplicato possibile, 6:1. Per diminuire la quantità di scotta
“in giro” per la barca, fissate al boma una prolunga in
spectra scalzata del 10 di una quarantina di centimetri alla quale attaccherete
il bozzello di rinvio superiore del paranco. Controllate che il bozzello
inferiore con strozzatore abbia il cricco. Cazzate la scotta della randa
così da portare il boma quasi al centro, 5-10 cm sotto al massimo
con vento medio-leggero. Se la scotta randa è troppo tesata (cosa
resa evidente dalla stecca alta incurvata sopravento, troppo “tonda”),
rallenterete. Con aria leggera e ondina, la stecca alta in balumina
dovrebbe essere parallela al boma o leggermente più aperta di
esso. Controllate sempre, in ogni caso, il filetto corrispondente alla
stecca alta: dovrebbe essere steso per il 50/60% del tempo fino a 10
nodi di vento; al di sopra di questo vento dovrebbe volare per il 100%
del tempo, poiché la parte alta della randa diventa più
piatta. Portate il carrello della randa sopravento fino a che il boma
è quasi al centro (fino a quando l’equipaggio non è
completamente in falchetta, noi teniamo il carrello leggermente sopravento).
Tenete il boma quasi al centro fino a 10 nodi di vento; al di sopra,
prima cazzate il paterazzo, poi portate gradualmente il carrello sottovento,
per mantenere sia la pressione sul timone sia lo sbandamento sotto controllo.
La base della randa va lascata, con 0-6 nodi di vento, 3,0 cm circa
rispetto al segno di stazza; al di sopra di questa intensità
va cazzata completamente. Lo shelf foot (il pannello più vicino
al boma della randa) non deve mai essere totalmente aperto navigando
di bolina. Il cunningham è utilizzato per posizionare il grasso
sulla randa. In una vela nuova, noi non usiamo cunningham fino a 12
nodi; lo cazziamo dunque per assorbire la maggior parte delle grinze
all’aumentare del vento, fino ad assorbire tutte le grinze con
vento molto forte. Una vela più usata, invece, necessiterà
mediamente di più cunningham per avere il grasso spostato più
in avanti. Noi non usiamo affatto il vang di bolina fino a 8 nodi (lo
puntiamo soltanto per tenere in tensione la cima in modo che non intralci).
A 9 nodi è appena cazzato e si deve cazzare progressivamente
fino a diventare molto teso a 15 nodi. La tensione del vang aiuta la
flessione della parte bassa dell’albero, appiattendo la parte
bassa della randa. Un vang tesato aiuta inoltre a regolare la scotta
della randa sotto raffica, mantenendo la tensione della balumina (assicuratevi
di avere montato il paranco più demoltiplicato possibile, 10:1,
previsto dalle regole di classe). Quando il vento sale oltre gli 8 nodi,
noi progressivamente tendiamo il paterazzo. Montate su esso il paranco
più demoltiplicato possibile (16:1). Tesare il paterazzo comporta
due effetti: primo, l’albero flette, la metà alta della
randa si appiattisce e la balumina si apre, cosa che alleggerisce la
pressione sul timone e diminuisce lo sbandamento. Secondo, tende lo
strallo, cosa che appiattisce la zona dell’inferitura della vela
di prua e ne apre la balumina. Questo doppio effetto, consentendo di
orzare maggiormente e aprendo la balumina della randa, fa sì
che si debba sempre intervenire anche sulla scotta della randa cazzandola
quando si tende il paterazzo e mollandola invece quando si diminuisce
la tensione sul paterazzo. Il limite alla tensione del paterazzo è
dato dalla stecca alta della randa: quando essa diverrà totalmente
dritta, allora ogni ulteriore tensione del paterazzo avrà effetti
negativi flettendo in modo disarmonico l’albero e diminuendo la
tensione delle sartie (poiché le crocette sono acquartierate).
Regolare il paterazzo sulle raffiche e le mollane è essenziale
per mantenere la potenza della barca e il massimo angolo di bolina.
Andature portanti – randa: Mollate la randa fino a che rifiuta
sull’inferitura, quindi cazzate leggermente. Regolate il vang
in modo tale che la stecca alta sia parallela al boma.. Il cunningham,
il paterazzo e la base della randa dovrebbero essere tutti lascati per
avere il massimo della potenza alle andature portanti.
GENOA
Il metodo normale per posizionare il carrello del genoa è di
orzare lentamente e guardare con attenzione l’inferitura della
vela. Il punto di scotta sarà posizionato correttamente quando
il “rifiuto” sull’inferitura si manifesterà
contemporaneamente sulla parte alta e su quella bassa dell’inferitura.
Quando la parte alta rifiuta per prima, sarà necessario portare
il punto di scotta più in avanti (portare il carrello più
in avanti aumenta infatti la tensione sulla balumina e rende la parte
posteriore della vela più piena). Viceversa, se è la parte
bassa a rifiutare per prima, spostate il carrello più indietro.
Spostare il carrello più indietro appiattisce la parte posteriore
della vela e diminuisce la tensione in balumina. Ricordate che anche
un solo centimetro è fondamentale per regolare correttamente
il punto di scotta. In seguito, dovrete utilizzare i segni sulla prima
crocetta al fine di ottenere il massimo della precisione e regolare
la vela anche da sopravento guardando attraverso la finestra sulla vela
la posizione della balumina rispetto alla prima crocetta (lavorerete
infatti con le scotte incrociate tranne con vento al di sotto dei 6
nodi). La regolazione normale dovrà muoversi tra il secondo e
il quarto segno sulla crocetta, rarissimamente si sposterà sul
segno interno (solo nel caso di ingaggi al limite, dove si dovrà
orzare più di quanto sia desiderabile). Ci si sposterà
sul segno esterno in bolina solo in caso di poco vento e onda, quando
una vela più svirgolata rende la barca più vivace sull’onda.
Fondamentale è ovviamente l’utilizzo del barber, il quale
in bolina andrà normalmente sempre cazzato, da 5 a 15 cm (15
cm con vento medio-leggero e poca onda, di più solamente in caso
di ingaggio). Misurate queste distanze e fate segni sulla cimetta. Ovviamente,
se avrete (come è consigliabile) il barber demoltiplicato e non
diretto, tali distanze sulla cima andranno moltiplicate di conseguenza.
In condizioni di vento molto leggero, noi cerchiamo di avere una inferitura
abbastanza tesa per mantenere il grasso in avanti e rendere più
semplice la conduzione della barca, e una balumina abbastanza aperta
per ridurre lo stallo dell’aria nella vela. Quando la brezza si
fa più forte, noi cazziamo maggiormente la scotta per migliorare
l’angolo di bolina. Lasciamo inoltre alcune grinze sull’inferitura,
cosa che consente di avere una forma migliore dell’entrata del
genoa e rende possibile orzare maggiormente. Quando raggiungiamo invece
il range di vento massimo del genoa, molliamo la scotta per aprire la
l’uscita della vela e ridurre lo sbandamento, e tendiamo maggiormente
l’inferitura per mantenere il grasso in avanti. Tutto ciò
va fatto con il cunningham, il quale deve essere in movimento quasi
continuo e seguire ogni raffica e mollana di vento. Alcuni equipaggi
hanno demoltiplicato la drizza del genoa in modo tale da ridurre lo
sforzo necessario per dare la tensione necessaria con vento forte, e
da ottenere una regolazione della tensione d’inferitura ottimale
anche durante la bolina. Noi crediamo che questo secondo obiettivo si
possa raggiungere altrettanto bene con l’uso del cunningham del
genoa, mentre per quanto riguarda la tensione ottimale con vento forte
la modifica è utile soprattutto nel caso il vostro centrale (numero
2) non disponga di molta forza fisica. La modifica si apporta comunque
fissando un ponticello all’albero poco al di sotto dell’uscita
sotto lo strallo della drizza del genoa. A questo ponticello verrà
impiombata la parte terminale della drizza, che sarà stata fatta
passare attraverso un bozzello corto con grillo a sgancio rapido. Anche
le vela più lunga, il genoa leggero, a causa del limite di lunghezza
imposto dalle regole di classe lascia abbastanza spazio in cima allo
strallo per posizionare il bozzello. La testa della vela verrà
dunque fissata direttamente al grillo del bozzello. Il vantaggio è
di poter ridurre leggermente il diametro della drizza, lo svantaggio
è di avere un po’ più di peso in testa d’albero
e parecchia più cima in giro per la barca. Più pesante
è il vostro equipaggio e più alte sono le onde, più
a lungo potrete tenere il genoa medium-light. Con vento più forte
di 16-20 nodi relativi, è invece preferibile utilizzare il genoa
medium-heavy. In regata non sarà necessario utilizzare altre
vele di prua a meno che la partenza non venga data con più di
25 nodi di vento reale – cosa assai rara per i Bénéteau
25. Non riducete mai la randa. Noi navighiamo normalmente con 400 kg
di peso dell’equipaggio, cercate di essere sempre il più
vicini possibile a questo limite.
ANDATURE PORTANTI – SPINNAKER
Lo spinnaker dovrebbe essere sempre completamente issato, in ogni condizione
di vento. La regola generale della regolazione di questa vela recita
di permettere 5 -10 cm di rifiuto sull’entrata della vela. Le
due bugne dello spinnaker dovrebbero essere tenute pari su un piano
orizzontale (regolando opportunamente e continuamente l’altezza
della testa esterna del tangone a seconda del variare dell’intensità
del vento e dell’angolo con esso), e il tangone dovrebbe essere
perpendicolare alla direzione del vento apparente. Se state andando
lenti, provate ad alzare leggermente il tangone. Andature portanti -
vento leggero: Concentrate l’attenzione sul rendere il più
completa possibile la comunicazione tra il timoniere e il tailer dello
spinnaker. L’obiettivo da raggiungere è di navigare bassi
il più possibile mantenendo comunque una valida pressione sullo
spinnaker (misurabile attraverso la tensione della scotta). Provate
a non navigare con angoli troppo stretti, cosa che comporta dovere percorrere
distanze maggiori, ma ugualmente non navigate poggiando troppo con un
passo troppo lento Controllate di non aprire-inquadrare il tangone troppo
con poco vento, poiché questa manovra appiattisce lo spinnaker.
È fondamentale avere una regolazione costante, in poppa con poco
vento, sia dell’apertura del tangone sia dell’altezza della
varea, le relative manovre dovrebbero essere in costante movimento,
possibilmente all’unisono. Non abbiate paura di arrivare al punto
di regolare maggiormente braccio e amantiglio del tangone di quanto
non facciate con la scotta. Andature portanti – vento forte: Non
tenete mai il tangone attaccato allo strallo. Mantenete sempre almeno
5 - 8 cm di distanza tra lo strallo e il tangone. Con raffiche forti,
lascate la scotta 10 - 15 cm per aiutare la barca ad accelerare. Cazzate
nuovamente la scotta non appena la raffica termina. Tenete sempre un
uomo con la cima del vang in mano, pronto a lascarlo se la barca tende
a straorzare. “Lavorate” molto la barca sull’onda.
SUGGERIMENTI PER LE ANDATURE PORTANTI
1. L’altezza del tangone è importante
e variazioni dell’altezza di esso di soli 2 cm hanno un notevole
effetto sullo spinnaker. Il rifiuto sulla entrata della vela dovrebbe
apparire sul pannello esterno del corpo centrale della vela. Se il rifiuto
si manifesta più in alto, il tangone dovrebbe essere alzato;
viceversa, se il rifiuto è più basso, il tangone andrebbe
abbassato.
2. E’ fondamentale che tutte le regolazioni dello
spinnaker rispondano solamente ai vostri comandi e non alle oscillazioni
indotte dalle onde e dalle variazioni di intensità del vento.
Un tangone che si muove in alto e in basso, che si apre e si chiude
perché il sistema di armarlo non è efficiente e le cime
sono troppo elastiche significa perdita di spinta; questi movimenti
non spingeranno la barca in avanti.
3. Un sistema efficiente per issare e ammainare lo
spinnaker è fondamentale. Noi consigliamo un sacco da spinnaker
aperto scorrevole da posizionare sotto il tambuccio. Interpellateci
se ne volete uno per il vostro Bénéteau 25.
4. Organizzazione dell’equipaggio
Di seguito c’è una guida per organizzare e migliorare il
lavoro e l’affiatamento del vostro equipaggio –
nonché la conduzione del vostro Bénéteau 25. S’intende
che in barca si deve andare in cinque persone
d’equipaggio, e, a seconda dei punti forti o deboli di ogni uomo,
vi potrebbe essere necessità di fare dei
cambi di posizione.
ORGANIZZAZIONE
DELL’EQUIPAGGIO
PUNTI CHIAVE
• Non esiste un “passeggero” sul Bénéteau
25. Coinvolgete ogni uomo in ogni manovra, ad esempio: partenza, virate,
strambate. • Fate sì che ogni persona dell’equipaggio
abbia una posizione assegnata e dei compiti precisi, e cercate di evitare
sovrapposizioni. • L’assetto della barca è fondamentale
per essere competitivi nel Bénéteau 25. Tenete il massimo
peso possibile in falchetta con vento teso; con vento leggero è
utile invece avere il peso dell’equipaggio sottovento per sbandare
la barca. • Come skipper, è vostra responsabilità
tenere alto il morale dell’equipaggio a dispetto delle circostanze.
Ricordate che un atteggiamento sempre positivo porta lontano. Ogni barca
conta durante la regata. Sia che combattiate per il secondo sia per
il ventesimo posto, non è mai finita fino a che tagliate la linea
d’arrivo. Non mollate mai.
TIMONIERE-SKIPPER (NUMERO 5)
1. Le priorità fondamentali dello skipper-timoniere
sono quelle di “far camminare” in ogni momento e condizione
la barca, senza però isolarsi dal contesto della regata.. Il
randista-tattico potrà dargli suggerimenti, ma a al timoniere
spetta la decisione finale e la valutazione di come e dove condurre
la barca in ogni singola fase della regata. E’ importante che
egli abbia la lucidità di sfruttare ogni possibilità di
guadagnare offertagli dalle variazioni del vento e dagli avversari,
senza mai abbattersi se le cose sembrano andare male.
2. Oltre a timonare, lo skipper deve trainare e organizzare
l’equipaggio, chiamare i cambi di vele, le strambate e i giri
di boa. Il randista-tattico sarà di grande aiuto in questo.
3. Le regolazioni delle quali lo skipper è responsabile
sono: la scotta di randa, il carrello di randa e il paterazzo. Con poco
vento sarà egli stesso a regolare scotta, paterazzo e carrello;
con vento medio e forte, invece, lo farà con l’aiuto del
randista-tattico. E’ la capacità di tenere sotto controllo
frequentemente e armoniosamente queste regolazioni durante le molteplici
variazioni delle condizioni di vento e onda che aiuterà a mantenere
la velocità della barca.
4. Lo skipper dovrebbe sporgersi tanto sopravento quanto
le regole consentono. Le recenti modifiche al regolamento, che hanno
consentito di posizionare delle cinghie in corrispondenza dei puntapiedi
e che hanno permesso di abbassare il tratto della draglia che va dal
candeliere più arretrato al pulpito di poppa, gli consentono
sia di timonare con più agio, sia di contrastare maggiormente
lo sbandamento della barca. Con vento forte il timoniere farà
leva sulle cinghie e si sporgerà in fuori (compatibilmente con
i propri addominali) come e più degli altri membri dell’equipaggio,
e con vento leggero aiuterà il rollio della barca durante le
virate e le strambate.
RANDISTA-TATTICO (NUMERO 4) – PRE-PARTENZA/BOLINA
1. Prima della partenza, il randista-tattico si occupa,
sia in condizioni di vento leggero sia di vento medio-forte, della randa
all’unisono con il timoniere. Il carrello della randa verrà
mantenuto al centro in tutta la fase del pre-partenza. Il randista-tattico
parla inoltre costantemente con lo skipper della linea di partenza,
della tendenza del vento, della posizione degli avversari, dell’assetto
della barca e, inoltre, del traffico delle barche intorno – specialmente
per quanto concerne le barche che sopraggiungono da poppa, dove siete
più vulnerabili. Un attimo di distrazione e si viene coinvolti
in un ingaggio capace di rovinare irrimediabilmente una partenza. Al
colpo di cannone, il tattico trasferisce informazioni al tailer per
quanto riguarda la necessità di far orzare la barca maggiormente
oppure viceversa di navigare più in velocità. Egli continuerà
ad occuparsi della randa in condizioni di vento medio-forte, con vento
leggero invece lascerà al timoniere quest’incombenza e
si posizionerà in falchetta o comunque in posizione più
avanzata, meglio davanti al tailer. Inoltre, nelle situazioni critiche,
è importante che guardi se c’è uno spazio libero
per virare immediatamente dopo la partenza.
2. Usare la bussola per rilevare i buoni e gli scarsi
del vento dovrebbe essere responsabilità del tattico. Inoltre,
registrare gli angoli medi del vento, informare lo skipper degli scarsi
e dei buoni così come dell’intervallo tra le variazioni
di direzione. La comunicazione tra il tattico e lo skipper è
cruciale da subito nella regata, dato che le linee d’aria “pulita”
sono difficili da guadagnare.
3. La velocità della vostra barca dovrebbe essere
regolata per tutta la bolina. Il randista-tattico deve dare buone indicazioni
per quanto riguarda la velocità e la capacità di orzare.
Se le cose non vanno come vorreste, guardate alle altre barche e date
suggerimenti basandovi su esse.
4. Nell’approcciare la boa di bolina, il tattico
dovrebbe aprire il tambuccio e tirare indietro il sacco dello spinnaker.
Si assicurerà quindi che sia la drizza sia il braccio siano liberi
per l’issata. Se l’issata non è immediata, tornerà
in falchetta e farà peso.
RANDISTA-TATTICO (NUMERO 4) – POPPA/GIRI DI BOA
1. Durante gli ultimi istanti dell’approccio
in boa, il randista-tattico dovrebbe parlare allo skipper per decidere
la manovra, per esempio bear away set (poggiata e issata di spinnaker)
oppure gybe set (poggiata, strambata e issata di spinnaker sulle nuove
mure). Al momento dell’issata, lascerà la scotta di randa,
opportunamente liberata da eventuali colli, al timoniere il quale la
lascherà; il randista-tattico dunque getterà lo spinnaker
fuori dalla barca mentre il prodiere lo issa. Una volta che lo spinnaker
è issato, egli aiuterà a posizionare il braccio e a mettere
in assetto la barca.
2. Dopo il giro di boa, il randista-tattico si posizionerà
dietro il tambuccio guardando indietro e parlerà con lo skipper
riguardo a: dov’è l’aria più pulita, chi ha
strambato, quando arrivano le raffiche e di quale intensità sono,
e la tattica migliore per prenderle prima. La strambata richiede che
il tattico stia a centro barca, e controlli l’assetto da lato
a lato, mentre fa passare la randa. La sua responsabilità è
di strambare la randa con vento forte senza costringere il timoniere
ad orzare troppo sul nuovo lato, pena incresciosi capitomboli. Durante
il giro della boa di poppa, aprirà nuovamente il tambuccio, tirerà
nuovamente indietro il sacco, raccoglierà lo spinnaker afferrando
la maggior parte possibile della base di esso e infilando la vela nel
sacco. Il successivo ricupero della scotta di randa per la bolina è
sua responsabilità, poi nuovamente con vento leggero si posizionerà
davanti al tailer, mentre con vento medio-forte rimarrà di fianco
al timoniere occupandosi della randa. Ovviamente non dovrà dimenticare
di contribuire quanto più gli è possibile al raddrizzamento
della barca in queste ultime condizioni. Durante la bolina, è
responsabile di assicurarsi che le balumine dello spinnaker siano libere
per la nuova issata.
3. Ricordate che, sia in bolina sia in poppa, il tattico
è il punto di comunicazione centrale tra la prua e il pozzetto.
Più il tattico saprà tenere sotto controllo ciò
che succede sulla barca, più tutto scorrerà liscio sulla
barca.
TAILER (NUMERO 3) – PRE-PARTENZA/BOLINA
1. Prima della partenza, il tailer aiuta a giudicare
la distanza dalla linea e il tempo per raggiungerla a seconda della
velocità. Aiuta lo skipper e il prodiere cercando lo spazio in
cui partire. Assicuratevi di avere sempre la vela di prua regolata opportunamente
in rapporto alla situazione. Non c’è nulla di peggio che
non accelerare abbastanza velocemente.
2. Il tailer è responsabile della velocità
della barca tanto quanto lo skipper. L’accelerazione dopo la partenza
e dopo le boe di poppa, ad esempio, è in gran parte dovuta ad
una corretta regolazione della vela di prua. Agire costantemente sulla
scotta del genoa (o del fiocco) e regolare il grasso della vela durante
le variazioni del vento sono aspetti essenziali della velocità
della barca.
3. Navigando con le scotte incrociate di bolina, vi
sono un po’ di cose da tenere a mente: prima delle virate, il
tailer è il primo a rientrare dalla falchetta, girandosi verso
poppa da dietro il candeliere.
4. Rientrando, togliete un giro alla scotta sul winch.
Non lascate troppo presto la scotta durante le virata, giacché
la barca rallenterà sensibilmente la virata.
5. Quando la scotta del genoa è finalmente mollata,
assicuratevi di levare tutti i giri dal winch; nel mollare la “vecchia”
scotta abbiate anche la nuova in mano, facendo un giro e mezzo sul “nuovo”
winch quando siete seduti sul “nuovo” sopravento. Cazzate
la nuova scotta sul winch sopravento fino ad assorbire il lasco; aggiungete
dunque due ulteriori giri al winch e continuate a cazzare fino a che
c’è bisogno del winch.
6. Con vento medio-forte, rimanete in falchetta raddrizzando
la barca quanto più è possibile, regolando il genoa saltuariamente,
solo quando la barca rallenta in corrispondenza di un “treno”
di onde; con vento leggero invece, tenete la scotta del genoa sempre
in mano quando state in falchetta, e siate sempre pronti per una regolazione
costante
TAILER (NUMERO 3) – POPPA/GIRI DI BOA
1. Prima dell’issata di spinnaker, cazzate il
braccio dello spinnaker in modo tale da portare la bugna appena fuori
dello strallo. Fatevi aiutare dal centrale in questa operazione. State
attenti a non aprire ulteriormente il braccio, poiché ciò
causerebbe l’apertura prematura della parte esposta dello spinnaker
dal tambuccio.
2. Prestate estrema attenzione all’issata del
genoa, perché se non tutto funziona come deve è molto
facile strappare lo spinnaker sulla prima crocetta, molto larga e non
protetta dal genoa. Quando la vela è issata, cazzate il braccio
fino all’angolo desiderato, passatelo simultaneamente al randista-
tattico e cazzate la scotta dello spinnaker il prima possibile. La cosiddetta
“caramella” si crea solamente se non avete cazzato tempestivamente
la scotta.
3. Con vento leggero il tailer dovrebbe quindi regolare
così il braccio come la scotta. Una comunicazione costante tra
il timoniere e il tailer riguardo alla pressione sulla vela consente
allo
skipper di navigare velocemente il più poggiato possibile. Con
vento forte, rimarrà invece il randista- tattico a regolare il
braccio.
4. Se è impossibile fare a meno del winch, usate
il primario per cazzare e lascare.
5. La posizione migliore dove stare quando lo spinnaker
è a riva è il più possibile sopravento e avanti.
Questo permette al tailer di avere una visione perfetta della vela e
di avere il proprio peso posizionato in modo ottimale.
6. Durante le strambate, la funzione primaria del tailer
è di far volare lo spinnaker durante la manovra facendolo girare
sulla prua. Il miglior posto dove stare durante tale manovra è
al centro del pozzetto. Questo vi darà un buon equilibrio, un’ottima
visione della vela e vi permetterà di essere abbastanza bassi
per passare sotto il boma. Dopo la strambata, riprendete la posizione
precedente per il resto del lato.
7. Prima del giro di boa, assicuratevi che il genoa
sia stato murato correttamente. Ritornate a centro barca. Assumendo
di dover fare un’ammainata normale, lo spinnaker dovrà
essere raccolto da sopravento (a sinistra), e il tailer dovrà
raccogliere la scotta tirandola in barca da davanti al bozzello poppiero
dello spinnaker. Non appena lo spinnaker è sotto controllo, afferrate
la scotta del genoa (o del fiocco) e iniziate a cazzare quando la barca
inizia a girare la boa. State sempre attenti a non cazzare troppo velocemente
la scotta, cosa
che rende poggiera la barca e riduce l’accelerazione.
CENTRALE (NUMERO 2) – PRE-PARTENZA/BOLINA
1. Il centrale, oltre ad essere responsabile di gran
parte delle manovre, è il più indicato per occuparsi costantemente
dell’assetto della barca utilizzando i movimenti del peso del
proprio corpo. Tenendo sempre bene a mente quali movimenti il regolamento
di regata e di classe proibiscono, ricordate che un corretto assetto
è la chiave della velocità in ogni condizione.
2. Il tempo del pre-partenza dovrebbe trascorrere assicurandosi
che gli arridatoi siano fissati, guardando le bandiere sul battello
del comitato di regata, seguendo i tempi in partenza, guardando la boa
di partenza e segnalando gli incroci con altre barche. Molti timonieri
sono assai facilitati da un “conto alla rovescia” a voce
alta prima della partenza che non li costringa a guardare il cronometro
durante una fase così concitata.
3. Molte delle regolazioni più importanti della
barca sono manovrate dal centrale. I suoi compiti più importanti
riguardano le seguenti regolazioni: la tensione di sartie e tornichetti
(prima della partenza, da regolamento), il vang, il cunningham e la
base quando richiesto. Ricordate: quando agite sulle regolazioni, mettetevi
sempre in posizione da fare più forza possibile.
4. Avendo una delle posizioni migliori in falchetta
per osservare la situazione, il responsabile dell’assetto dovrebbe
dare informazioni sugli incroci con altre barche e sulle posizioni relative
delle altre barche. Aiutate ad individuare le lay-line, le situazioni
di copertura e le virate degli avversari. Non pensate che gli altri
vedano sempre ciò che voi vedete.
5. Durante l’issata di spinnaker, regolate l’amantiglio,
aiutate a far uscire il braccio e aiutate con la drizza spinnaker se
ce n’è bisogno. Lascate tutte le regolazioni, aiutate a
mantenere sempre il tangone all’altezza giusta regolando in modo
maniacale amantiglio e caricabasso del tangone e controllate tutto il
resto delle regolazioni.
6. Durante le strambate, aiutate il rollio mantenendovi
però liberi da vang e boma. Per voi la strambata dev’essere
una corsa da una parte all’altra della barca, per contribuire
all’assetto della barca. Con vento forte il prodiere potrebbe
avere problemi ad attaccare la varea all’albero al termine della
strambata, aiutatelo. Notate ogni cambio di boa, individuate la nuova
rotta da fare e trovate la nuova boa.
7. Per i giri di boa, riposizionate tutte le regolazioni
in assetto da bolina, e fate il cosiddetto “tangone umano”
tenendo il braccio dello spinnaker il più possibile fuori bordo
quando si stacca il tangone e lo si pone in coperta, in modo da tenere
esposto lo spinnaker. Raccogliete velocemente lo spinnaker e consegnatelo
al randista-tattico. Cercate l’assetto migliore della barca che
le consenta di girare correttamente la boa di poppa. Assicuratevi che
la barca sia subito pronta per virare senza che nulla l’impedisca
PRODIERE (NUMERO 1) – PRE-PARTENZA/BOLINA
1. Il prodiere ha la responsabilità maggiore
rispetto a tutti gli altri membri dell’equipaggio per quanto concerne
le manovre. Prima della partenza deve controllare che la prua sia libera
e con le manovre correnti passate correttamente. Tutte le operazioni
da fare a prua sono sua responsabilità: attaccare il punto di
mura, il braccio al tangone, nonché issare il genoa, lo spinnaker
e preparare le regolazioni del tangone.
2. Durante la sequenza di partenza, è meglio
che il prodiere stia sopravento davanti alle sartie, per avere una visione
più completa della linea di partenza; importante è chiamare
la distanza dalla linea di partenza durante i minuti finali insieme
con la disposizione delle barche prima del via, come ad esempio: “i
partenti al centro sono più avanti della linea, spinti dalla
flotta”. Al colpo di pistola, controllate che la base del genoa
sia dentro le draglie e, soprattutto, all’interno del pulpito.
3. Dato che il prodiere è posizionato più
in avanti rispetto a tutti gli altri, sta a lui chiamare le raffiche
e
le onde facendo un mini-conto alla rovescia allo skipper. Accertatevi
di parlare, soprattutto con vento forte, con un volume di voce sufficiente
da essere uditi anche dallo skipper. Durante le virate è importante
rimanere liberi dalle scotte nell’aiutare il rollio della barca.
In ogni caso rientrate all’interno delle scotte del genoa quando
la barca è prua al vento e prima che la bugna della vela sia
attaccata alla parte anteriore dell’albero. In virata passate
all’interno delle due sartie basse.
PRODIERE (NUMERO 1) – POPPA/GIRO DI BOA
1. Nell’approcciare la boa, staccate il tangone
dalla sartia bassa (o estraetelo dal lancia-tangone sul boma nel caso
abbiate montato questo più semplice sistema), tiratelo su e attaccatelo
all’anello, sollevatelo poi per aiutare il centrale a tirare l’amantiglio
fin al segno (segno che avrete fatto sulla cima per indicare la regolazione
media). Se la barca non è ancora alla boa quando avrete terminato
queste operazioni, tornate in falchetta. Issate lo spinnaker controllando
che sia “in chiaro” dalle crocette e fermate la drizza sullo
strozzatore.
2. Durante la strambata, state sopravento. Quando la
barca ha poggiato, aprite entrambi i terminali del tangone usando la
cimetta di apertura simultanea. Quando lo spinnaker ha completato la
rotazione in
modo tale che il nuovo braccio sia a portata di mano, afferratelo e
inseritelo nella bocca aprendo solamente essa. Curatevi di spingere
il tangone esternamente e in avanti. Attaccate dunque l’altra
estremità all’anello e fate in modo che tutti sappiano
che la manovra è terminata. Se avete problemi nell’attaccare
il tangone, domandate al tailer di mollare il braccio consentendo così
al tangone di andare più in avanti e facilitando la manovra.
3. Nel prepararsi per un giro di boa, controllate che
la drizza possa venire giù liberamente. Se approcciate la boa
da mure a sinistra, l’ammainata sarà da sopravento. Queste
le vostre incombenze: issate il genoa (o il fiocco) quando c’è
la chiamata. Allorché questo è fatto, e non appena il
centrale si sarà messo in posizione di tangone umano, afferrate
l’amantiglio del tangone da sopravento, mollatelo e aprite entrambe
le estremità del tangone. Prendete il tangone e portatelo all’esterno
del circuito delle scotte del genoa, facendo passare l’amantiglio
completamente lascato nella varea del tangone che era fissata all’albero
e fissando quest’ultima con l’apertura verso l’esterno
della barca alla sartia bassa di destra. Nel caso invece abbiate il
sistema del lancia-tangone sul boma, le scotte saranno rimaste basse
davanti al caricabasso ma sotto il tangone, dovrete dunque solamente
infilare il tangone negli occhielli appositi e sganciare il braccio
dalla varea. Se non avete il lancia-tangone, prima della nuova boa di
bolina, mentre siete in falchetta, portate indietro il tangone insieme
al centrale e attaccatevi il braccio, rimettendo poi il tangone nella
posizione precedente. Nel caso approcciate la boa di poppa mure a dritta,
invece, le operazioni sono facilitate dal fatto che non avete bisogno
del tangone umano; tuttavia ugualmente il tangone dovrà essere
abbassato e portato esterno al circuito del genoa con estrema rapidità
per consentire di strambare il prima possibile.
4. Cercate di ammainare sempre lo spinnaker da sinistra
(sempre che, ovviamente, le boe siano da girare a sinistra); se però
arriverete stretti in boa mure a sinistra, allora dovrete ammainare
per forza a destra e girare il circuito delle scotte nella successiva
bolina.
CONSIGLI UTILI
• Navigate sempre con il massimo peso dell’equipaggio
• Tenete la barca piatta il più possibile, a parte con
vento molto leggero
• Non abbiate paura di cambiare le regolazioni se siete lenti
• Con vento forte non abbiate paura di mandare il segnavento interno
in stallo
• Tenete il peso concentrato lontano dalle estremità
• Regolate la barca per le mollane di vento nella prima bolina
• Andate veloci e divertitevi! Al termine di tutti gli interventi
fatti, sarebbe bene ricontrollare, regolamento di classe alla mano,
di essere perfettamente in linea con tutte le prescrizioni. E’
assurdo rischiare di compromettere un bel risultato per un banale errore
o per una forzatura delle regole magari involontaria!
<< Torna indietro