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L'OSMOSI NELLE BARCHE
prima parte:
Osmosi
Come capire se uno scafo soffre di osmosi
L'osmosi si manifesta con delle bolle, di dimensione più o meno
grande, in corrispondenza delle parti immerse dello scafo. Se le bolle
sullo scafo sono larghe, numerose e facili da vedere la diagnosi è
semplice; purtroppo non sempre è così. Talvolta è
facile scambiare per osmosi dei difetti della pitturazione e, una volta
rimossa l'antivegetativa da uno scafo si scopre che non ci sono segni
di osmosi. In questi casi è fondamentale effettuare diversi test
in parti diverse dello scafo eliminando l'antivegetativa e guardando bene
al di sotto, perchè talvolta le bolle dell'osmosi al passare del
tempo al secco ed all'asciutto tendono ad appiattirsi ed a ridursi di
dimensione. Se c'è un sospetto di osmosi bisogna quindi rimuovere
delle piccole porzioni di antivegetativa ed esaminare che cosa c'è
sotto.
Queste verifiche eliminando l'antivegetativa vanno fatte in diverse parti
della barca, a prua a poppa, vicino la linea di galleggiamento e sulla
chiglia. L'area da scoprire dovrebbe essere almeno di 80x20 mm. Una spatola
affilata è un ottimo strumento per asportare la vernice e guardare
al di sotto.
Una delle zone dove è più facile trovare segni di osmosi
è vicino la linea di galleggiamento, e quindi è proprio
qui che bisogna concentrare la propria attenzione. Timone, skeg, chiglia
vanno anch'esse esaminate con molta attenzione
E' possibile capire in anticipo se uno scafo soffre di osmosi prima che
compaiano le bolle?
si, dal momento che le bolle non sono che il fenomeno terminale di un
processo che può impiegare anche dieci anni prima di apparire.
Senza entrare nei dettagli tecnici del fenomeno osmotico, è importante
sapere che il livello di umidità di uno scafo messo a secco scende
in maniera differente a seconda che lo scafo presenti dei problemi di
osmosi o meno.
Una volta messo lo scafo a terra, va misurato e registrato, settimana
dopo settimana, il livello di umidità. Il livello dovrebbe scendere
progressivamente in maniera significativa già nelle prime due-tre
settimane di permanenza all'aperto, arrivando a dei valori soddisfacenti
in sei-otto settimane. Se il livello invece non si abbassa significa che
siete in presenza di problemi. Magari all'esterno ancora non è
comparsa alcuna bolla, ma il processo di osmosi è già iniziato.
Non è tuttavia il caso di drammatizzare: molti proprietari hanno
continuato a navigare per anni e anni con scafi in queste condizioni perchè
il processo di formazione delle bolle e di diffusione dell'osmosi è
un processo lento.
Una cosa sconsigliata è quella di applicare, in questo caso, un
ciclo cosiddetto "preventivo" prima che si manifestino le bolle.
Caratteristica della resina epossidica è infatti quella di essere
molto impermeabile sia dall'esterno, ma anche dall'interno. Ciò
significa che il processo di osmosi già iniziato continuerebbe
indisturbato ed anzi non godrebbe più dei periodi all'asciutto
per potersi ridurre.
Diversi gradi di osmosi
L'osmosi non si manifesta in maniera uguale in tutti gli scafi, bensì
in maniera più o meno grave. E' quindi opportuno saper riconoscere
il livello di gravità di questo problema per poi trovare la cura
migliore.
Osmosi leggera e limitata
Se sono state rinvenute soltanto poche tracce di osmosi, con delle bolle
di piccole dimensioni l'osmosi può considerarsi leggera. In questi
casi il proprietario della barca si chiede normalmente che cosa è
opportuno fare: aspettare che il problema si manifesti in tutta la sua
gravità e quindi fare un trattamento completo dello scafo, oppure
effettuare immediatamente il trattamento limitandosi alle zone colpite.
Fino a che punto è possibile rinviare il trattamento, aspettando
che si sviluppi in maniera più evidente? La risposta non è
facile, diciamo che quando le bolle raggiungono dimensioni tra i 4 e gli
8 mmq è probabilmente il momento di intervenire con un trattamento
completo. Se poi le bolle coprono un'area vasta dello scafo, è
il caso di intervenire con un trattamento completo.
Osmosi grave e diffusa
Se le bolle coprono più o meno tutto lo scafo, oppure se le bolle
sono grandi, allora si parla di osmosi grave. In questi casi non bisogna
scoraggiarsi: il problema può essere curato intervenendo con cura
e professionalità. E' tuttavia da chiarire per contro che questi
livelli di osmosi non possono essere lasciati a sè stessi perchè
indeboliscono notevolmente lo scafo e quindi prma o poi è possibile
aspettarsi dei guai ancora più seri ed eventualmente anche un affondamento.
In questi casi la cura deve essere radicale: lo scafo deve essere pelato
fino a ridurre del 50% lo spessore dello scafo e bisogna effettuare il
trattamento che descriveremo in seguito.
Come curare l'osmosi
L'osmosi si cura con un processo composto da diverse fasi: pelatura dello
scafo con eliminazione del gel-coat e quindi delle bolle, asciugatura
dello scafo, trattamento epossidico, antivegetativa.
Pelatura dello scafo
I due metodi più comuni di eliminare il gel coat sono con la sabbiatura
o con una levigatrice meccanica (a nastro oppure a lama). Entrambi i metodi
sono buoni, la sabbiatura è ovviamente molto più rapida
anche se occorrono strumenti professionali. E' fondamentale che la pelatura
dello scafo vada in profondità, fino ad eliminare anche il 50%
dello spessore dello scafo se necessario. Se la pelatura viene effettuata
soltanto superficialmente, è possibile che l'osmosi si ripresenti
successivamente. La pelatura non dovrebbe fermarsi alla linea di galleggiamento
ma estendersi almeno di 50 cinquanta centimetri al di sopra. In Italia
è raro vedere cantieri che effettuano il trattamento oltre la linea
di galleggiamento, aspetto invece fondamentale perchè la zona del
galleggiamento è una delle più delicate e problematiche.
Dal momento che con la pelatura viene asportata una quantità "importante"
di materiale dallo scafo, questo si indebolisce in maniera significativa.
E' buona norma quindi, applicando poi strati successivi che questo venga
ricondotto ad uno spesso maggiore di quanto era originariamente. Se non
è possibile aumentare lo spessore dello scafo, dovrebbe essere
comunque prevista una qualche forma di rinforzo come delle ulteriori ordinate,
l'utilizzo di un materiale più resistente della semplice vetroresina,
ecc.
Lavaggio
Si parla di osmosi umida quando l'interno delle bolle contiene del fluido;
la pressione all'interno della bolla può anche essere elevata per
cui se si incide la bolla uno spruzzo di liquido fuoriesce (come fosse
un foruncolo). Se le bolle contengono liquido la cura deve essere particolarmente
attenta e precisa. Ciò in quanto questo liquido attrae l'acqua,
per cui è importante che quando lo scafo è stato portato
completamente a nudo sia lavato a fondo per eliminare qualsiasi traccia
di questo liquido che potrebbe poi nuovamente attrarre l'osmosi.
In questi casi il calore non è sufficiente ad eliminare questo
liquido, bisogna che lo scafo sia lavato a fondo con acqua a pressione
per eliminare completamente qualsiasi traccia di liquido dalla superficie.
Sarebbe molto meglio che lo scafo fosse lavato, se possibile, con acqua
calda dal momento che questa si combina con l'acido e quindi l'eliminazione
è più sicura. E' buona norma non limitarsi ad un solo lavaggio,
ma piuttosto effettuarne uno almeno ogni due-tre giorni per due settimane.
In alternativa è invece possibile lavare lo scafo giornalmente
per una sola settimana. E' opportuno che l'acqua con cui si lava lo scafo
sia sotto pressione per eliminare completamente l'acido; attenzione tuttavia
che quest'ultima non sia troppo alta da rovinare lo scafo.
Asciugatura dello scafo
Una volta lavato lo scafo la fase successiva è la sua completa
asciugatura. Normalmente sono usati prima dei deumidificatori e poi delle
stufette elettriche. Ovviamente in tutto questo tempo lo scafo deve essere
sigillato, ossia ricoperto da un telo impermeabile sigillato a terra con
delle stecche di legno. Per verificare il livello di umidità di
uno scafo, e quindi decidere quando questo è asciutto, è
opportuno usare uno dei rivelatori di umidità normalmente in commercio
(es. il Tramex). Il livello di umidità deve scendere al di sotto
del 14% per poter iniziare la fase successiva di ricopertura con la resina
epossidica.Il livello di umidità deve essere controllato periodicamente
dal momento che se il lavaggio è stato effettuato correttamente
il livello scende costantemente nel tempo ed è scarsamente influenzato
dalle condizioni atmosferiche esterne.
Trattamento con resine epossidiche
Le resine epossidiche sono delle resine molto più impermeabili
all'acqua delle resine poliestere e costituiscono la base del trattamento
di riparazione. La prima regola fondamentale del trattamento è
che bisogna dare le prime mani con resina assolutamente priva di solvente,
altrimenti il solvente potrebbe rimanere intrappolato tra lo scafo e la
resina e quindi generare di nuovo, dopo poco tempo, un fenomeno di osmosi.
Molto importante sono le condizioni esterne quando si applica la resina.
Bisogna che faccia abbastanza caldo, e soprattutto evitare che la sera,
quando inizia a salire l'umidità, la resina sia ancora umida in
quanto è facile che l'umidità possa rovinare il processo
di catalizzazione e quindi il ciclo protettivo.
seconda parte:
Scheda antiosmosi a.p.p.
1) Alaggio e fare asciugare (3 o 4 ore l'antivegetativo nel periodo
estivo, 1 giorno nel periodo invernale). Fare la misurazione con lo SKINDER
e segnare i valori e dove viene posizionato lo SKINDER. Confrontare i
valori con quelli sopra la linea di galleggiamento, che saranno sempre
nella norma così vediamo quanto bene stiamo per fare alla nostra
barca.
2) Rimozione di tutti gli scarichi e delle prese a mare e di tutte le
guarnizioni dei fori sull'opera viva.
3) Rimozione con energica sabbiatura del gelcoat fino metà della
linea di galleggiamento e, se barca a vela, eventuale sabbiatura anche
del bulbo. La sabbiatura “energica” deve aprire anche le eventuali
bolle sotto la superficie. In alcuni casi, l’operatore esperto…
buca la carena. Vuol dire che in quel punto il poliestere erà così
degradato da non avere più consistenza strutturale e al primo passaggio
si è frantumato come la carie di un dente. Ma non preoccupatevi.
Ha tolto del marcio che dopo rifaremo più bello e resistente di
prima con C-Systems 10 10 CFS e microfibre minerali.
4) Se la rimozione del gelcoat non avviene con la sabbiatura si rende
comunque necessario, dopo la rimozione del gelcoat la idrosabbiatura o
la successiva sabbiatura ( che costerà molto meno) per assicurare
una buonissima “pulizia” della carena. Specialmente sulle
carene delle barche a vela e per quelle a motore che non hanno pattini
il gelcoat si rimuove benissimo e in poco tempo con la piallina elettrica
a mano. Si vede molto bene nella nostra cassetta VHS n° 1.
5) Misurazione del tasso di umidità della carena con lo SKINDER*
(vedi informazioni dello strumento a pag. 24) operando in maniera sistematica
su linee parallele al galleggiamento, marcando dove viene precisamente
posizionato (per le misurazioni successive) e segnando i valori differenti
con lapis o pennarello resistente all’acqua (water resistant)
6) Primo di uno dei numerosi lavaggi con acqua calda (preferibile) o temperatura
ambiente a pressione.
7) Inizio deumidificazione. L’uso del deumidificatore o meglio delle
lampade al quarzo riscaldanti ridurrà questo periodo. Generalmente
l’osmosi viene iniziata nel periodo Autunno-Inverno quindi bisogna
prevedere di “perdere” almeno uno o due mesi della Primavera
seguente per avere le condizioni tipiche di lavorazione. Altrimenti bisogna
operare al coperto e in ambiente riscaldato. (Vedere il capitolo strumenti
di lavorazione)
8) Successivi lavaggi con acqua calda o temperatura ambiente a pressione
anche durante il ciclo di deumidificazione (almeno 1 volta per settimana)
9) Misurazione definitiva con SKINDER (in scala HS, High Sensibility –
Alta sensibilità) e, finalmente, abbiamo raggiunto l’asciugatura.
I led non vanno oltre la zona verde (per lo SKINDER a LED) o il valore
30% se lo SKINDER è il tipo DIGITALE.
10) Ulteriore lavaggio… finale e il giorno dopo... inizio dei lavori.
11) Assicurarsi della perfetta pulizia della superficie da polvere, sporco
e grasso. Per la polvere passare un fazzoletto antistatico per togliere
ogni residuo e fare una prova con un nastro adesivo (da pacchi, pressandolo
fortemente) per controllare la perfetta aderenza e pulizia del supporto.
Se il bulbo in metallo deve essere “rifatto”, dopo la sabbiatura
applicare due mani di Nautilus Epoxy Primer 2 prima di cominciare ad applicare
la resina epossidica C-Systems 10 10 CFS in carena.
12) Bagnatura dei grossi crateri con resina epossidica C-Systems 10 10
CFS e a seguire riempimento con stucco strutturale formato da C-Systems
10 10 CFS e Microfibre Minerali fino a che non raggiunge una densità
pastosa che resta in verticale.
13) Dopo l’essiccazione, carteggiare a bagnato con carta grana 60
le stuccature dei crateri.
14) Asciugatura e applicazione di due mani generali di C-Systems 10 10
CFS (bagnato su bagnato) anche sul bulbo che avrà già ricevuto
due mani di Nautilus Epoxy Primer 2.
15) Rasatura con Nautilus Epoxy Light FIiller, applicato con spatola dentata,
sulla carena e sul bulbo.
16) Carteggiatura con morale (asse) e carta grana 40 per spianare perfettamente
la superficie.
17) Applicazione stucco con spatola liscia dopo avere rimosso accuratamente
la polvere.
18) Levigatura con carta 120/150 e ritocchi eventuali.
19) Applicazione di resina epossidica C-Systems 10 10 CFS.
20) Applicazione di resina epossidica C-Systems 10 10 CFS + A 20.
21) Applicazione di resina epossidica C-Systems 10 10 CFS + A 20 e ulteriori
applicazioni per giungere al complessivo consumo di 600 - 700 gr. per
mq ossia 6 - 7 kg per ogni 10 mq di carena compresa la mano iniziale.
22) Applicazione di 2 mani generose di Nautilus Epoxy Primer 2.
23) Applicazione di 3 mani di Nautilus S.P. Antifouling a rullo, partendo
da poppa e con applicazione verticale. E’ consigliabile che la prima
mano sia del colore non scelto per il risultato finale in maniera che
la seconda e la terza mano quando esauriscono il loro film e si intravede
il diverso colore della prima mano indichino con certezza che dobbiamo
fare carena. Molti nostri Clienti lo fanno.
24) Varo dopo almeno 7 giorni dall’ultima applicazione di Nautilus
Epoxy Primer 2 considerando una temperatura media di 20°C .
Tempi più lunghi sono necessari con temperature più basse.
Se ogni voce è stata rispettata avete fatto, o hanno fatto, un
lavoro molto buono (buonissimo!) e i prodotti della nostra linea C-Systems
10 10 CFS, Nautilus Epoxy Light filler, Nautilus Epoxy Primer, Nautilus
S.P. Antifouling, SPINNAKER vi accompagneranno. Anche con la certezza
di una scelta qualificata, professionale e affidabile.
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1)
Applicazione del nuovo rivestimento per la riparazione dell'osmosi
A) La superficie deve essere asciutta, pulita, priva di grassi e di polvere.
B) Si prepara il C-systems 10 10 CFS e con un piccolo pennello si “bagnano”
tutti i crateri, per meglio impregnare i tessuti per testa.
C) Applicare la prima mano completa di C-systems 10 10 CFS a pennello
o a rullo, sino a circa 6-8 centimetri sopra la linea di galleggiamento.
D) Dopo 2 o 3 ore applicare la seconda mano di C-systems 10 10 CFS.
E) Dopo qualche ora, quando la resina è ancora appiccicaticcia
come un nastro adesivo, riempire i crateri con NAUTILUS Epoxy Fast FINE
Filler (ad essicazione veloce) o C-systems 10 10 CFS con Microfibre minerali
o Addensante n° 2.
F) Il giorno successivo dare anche una leggerissima carteggiata (grana
120 - 150) a umido sulle stuccature per spianarle perfettamente e passare
una spugna tipo 3 M Scotch Brite a umido su tutta la carena , dalla parte
ruvida (per eliminare anche la possibile formazione di untuosità).
G) Applicazione della terza mano di C-systems 10 10 CFS.
H) Applicare la mano di NAUTILUS Epoxy LIGHT Filler con spatola dentata
per fare lo spessore giusto e uniforme. Ad essiccazione avvenuta (dalle
12 alle 24 ore oppure 1 o 2 ore con i tipi fast) dopo la carteggiatura
sarà ben spolverato e ripassato con la spatola liscia (vedere la
descrizione più completa sotto il titolo stuccatura).
I) Leggerissima carteggiatura per eliminare i piccoli difetti e applicazione
di una mano di
C-Systems 10 10 CFS; le successive mani saranno applicate adittivandolo
con A 20, fino a usare completamente il quantitativo di resina previsto
per la superficie.
L) L’antivegetativo è applicabile direttamente, ma se si
preferisce dare alla carena il colore bianco simile al gel-coat, sono
necessarie 2 mani di NAUTILUS Epoxy Primer due, applicabile anche sulle
parti metalliche come, timoni, supporti, assi, eliche, flaps ecc. La prima
mano di antivegetativo NAUTILUS sarà applicato tra le 8 ore sino
a 30 giorni. La seconda mano di antivegetativo sarà applicata solo
nei punti dove andranno le taccate che rimuoviamo dalla carena per fare
i punti di appoggio che sono rimasti per ora fuori dal trattamento.
M) La seconda mano di antivegetativo potrà essere applicata alcuni
giorni prima della messa in acqua. Dall’ultima mano di resina epossidica
o di NAUTILUS Epoxy Primer due devono passare almeno 7 gg. prima della
messa in acqua per essere certi della perfetta reticolazione, essicazione
in profondità.
Quando si parla del numero di mani di
C-systems 10 10 CFS da applicare si deve porre attenzione allo spessore
di resina che è richiesto per la giusta protezione. E’ della
massima importanza il quantitativo complessivo applicato per metro quadro
(600/700 micron) vale a dire che per fare 10 metri quadri di carena saranno
necessari da 6 a 7 kg. di C-systems 10 10 CFS.
Applicare le mani più sottili molte volte significa fare superfici
più liscie lavorare meglio e ottenere un risultato estetico superiore.
Il materiale descritto per la carena è applicabile anche per i
bulbi metallici, che sappiamo quanto sia importante mantenere senza corrosione.
Con gli stucchi epossidici, NAUTILUS Epoxy LIGHT Filler e NAUTILUS Epoxy
FINE Filler potremo tirarli “a lucido”, mettendo maggiore
materiale dove necessario per ridurre l’attrito idrodinamico. Fare
la sabbiatura o una buona carteggiatura o discatura del bulbo, per rimuovere
le tracce di eventuali stuccature e pitturazioni precedenti portando il
più possibile a metallo bianco e attenersi a questo ciclo:
2 mani di NAUTILUS Epoxy Primer due (disponibile nei colori bianco e blu)
2 mani di C-Systems 10 10 CFS
Stuccatura con spatola dentata e, poi, liscia
2 o 3 mani di C-Systems 10 10 CFS con A 20
2 mani di NAUTILUS Epoxy Primer due
2 mani di NAUTILUS Antifouling e ...
buona navigazione
2)
Considerazioni sulla riparazione e stuccatura
Nella fase di riparazione della carena, quando è “malata”
di osmosi, è necessario eliminare la parte circostante alle bolle
sino a ritrovare il laminato di vetroresina perfettamente integro e non
attaccato dal deterioramento, proprio come fa il dentista quanto interviene
sulla carie di un dente. Questa operazione è eseguibile facilmente
con una piccola fresa montata sul mandrino di un trapano o meglio se montata
su una prolunga flessibile che all’estremità riporta un mandrino
dove andremo a inserire la fresa; in questa maniera ci sentiremo più
tecnici e potremo lavorare con maggiore precisione sulla carena della
nostra barca. Questo lavoro, come gli altri, non è né difficile
né rischioso, richiede solo quell’attimo di attenzione e
di buon senso che sono bagaglio indispensabile per ognuno di noi. L’uso
della moletta con dischetto, è senz’altro più rapida
nell’operazione di pulizia delle bolle, ma tende a ovalizzare il
cratere “tagliando” gli strati di vetro. E’ evidente
che non tutte le carene hanno la stessa diffusione di bolle, così
come varia la loro grandezza e la profondità nello spessore dello
stratificato della vetroresina. Se ci troviamo di fronte a una carena
dove le bolle di osmosi sono allo stato iniziale e con grandezza (una
volta pulite e allargato il “cratere”) non maggiore di un
bottone di camicia e la profondità “del raggio del bottone”,
l’applicazione di uno stucco idoneo “pronto all’uso”
come il nostro NAUTILUS Epoxy fast FINE Filler, risponde perfettamente
allo scopo e avremo la certezza che oltre alla protezione antiosmotica,
caratteristica del nostro prodotto, avremo anche analoga resistenza strutturale.
Facciamo invece l’esempio che molte di queste “carie”
abbiano la grandezza di una bella “oliva” o di una “noce”,
anche se con una profondità inferiore alla proporzione del “bottone
precedente”, o, addirittura arrivino a essere come un mandarino,
o che seppure piccole come il primo caso, in alcuni punti dello stratificato
siano talmente vicine che la “pulitura” consenta quasi di
metterle in comunicazione, dando luogo a una “carie” ben maggiore.
La domanda che poniamo è questa: dobbiamo sempre riempire e livellare
con lo stucco?
Troviamo semplicistico non adeguarsi e mirare obiettivi migliori. L’uso
di C-systems 10 10 CFS additivato con Microfibre minerali (minute pagliuzze
di vetro) nella misura circa del 50-70% in peso, forma una resina pastosa,
fibrosa, densa per restare anche in verticale, armata, multidirezionale.
Oltre a colmare le cavità, riforma una parte attiva interagente
con lo stratificato e con un modulo in molti casi migliore del materiale
che abbiamo asportato.
Se le bolle sono molto numerose, di dimensioni ben maggiori e si trova
una delaminazione consistente può essere necessario anche riapplicare
il tessuto per non compromettere la qualità dello scafo, ma questa
possibilità deve essere valutata caso per caso.
L’ “impasto” tecnico fatto con C-systems 10 10 CFS e
Microfibre minerali risulterà meno facilmente spatolabile dello
stucco; ciò è dovuto alle fibre che sono intrecciate fra
di loro, che trascinano altre fibre quando si dà la spatolata.
E’ opportuno applicare un quantitativo di materiale più abbondante
per evitare possibili vuoti e, quando secco, con un tampone e carta, grana
60-80, si provvederà a ridare il profilo giusto all’intervento
di riparazione.
Ora la carena della nostra barca avrà nuovamente tutta la sua integrità
meccanica e sarà “avviata-livellata” dal lavoro che
abbiamo fatto per eliminare le parti compromesse della stratificazione.
E’ importante notare come sia meglio applicare 3 mani sottili piuttosto
che 2 mani vicine alla colatura. Applicare C-systems 10 10 CFS a rullo,
è estremamente semplice, rapido, pulito e non faticoso. Non avere
colature consente il risparmio del tempo richiesto per la carteggiatura
delle gocce essiccate. Due mani di NAUTILUS Epoxy Primer due prima dell’antivegetativo
sono la risposta precisa per avere il colore perfettamente omogeneo, simile
al gel-coat e anche con l’uso dell’antivegetativo a matrice
solubile non andremo a rivedere la trasparenza della resina epossidica.
NAUTILUS Epoxy Primer due non ha solo caratteristiche aggrappanti sulle
mani precedenti ma forma un’unione strutturale e ha una resistenza
notevolmente maggiore dei classici aggrappanti. La prima mano di antivegetativo
seguirà tra 8 ore e 30 gg.
La seconda mano di antivegetativo sarà applicata almeno 48 ore
prima del varo.
Tempo per il varo almeno 7-8 giorni dall’ultima mano di NAUTILUS
Epoxy Primer due o C-systems 10 10 CFS.
(vedi stuccatura)
3)
Cos'é l'osmosi e come si manifesta
Più dell’ 80% delle imbarcazioni, oggi, sono in vetroresina
o come normalmente vengono definite di “plastica”, ma, questo
meraviglioso prodotto ha mostrato di avere anche qualche difetto, tra
cui la permeabilità, cioè l’assorbimento dell’acqua,
che, seppure inferiore al legno, comporta nella stragrande maggioranza
dei casi, risultati negativi maggiori: l’osmosi.
L’uso della linea C-systems epossidica (sistema epossidico strutturale)
tra cui C-systems 10 10 CFS con i relativi additivi e gli stucchi, risolve
e previene brillantemente e in maniera definitiva questo problema.
L’osmosi, è un fenomeno di diffusione tra due liquidi miscibili,
di diversa densità, che penetrano attraverso membrane semimpermeabili
(la membrana semimpermeabile, in questo caso, è proprio il gel-coat
e il laminato della nostra barca). E il liquido più denso si trova
nello stratificato della nostra barca come effetto di cattiva lavorazione
o catalizzazione, o si crea per idrolisi col passaggio dell’acqua
attraverso il gel-coat; quello più fluido è il mare o il
lago che la nostra barca solca e che passa attraverso il gel-coat e va
a fare tutti i danni che ben conosciamo.
L’osmosi, si manifesta soprattutto in carena perché l’opera
viva, a continuo contatto con l’acqua ne assorbe una quantità
che va a sciogliere residui instabili e idrosolubili del procedimento
di lavorazione formando sostanze liquide molto dense. In alcuni casi,
particelle di liquido denso sono già presenti nello stratificato
come risultato di costruzione.
I fattori che determinano le malformazioni interne allo stratificato della
vetroresina durante la lavorazione iniziale sono molteplici, tra cui la
mancanza della giusta temperatura, l’umidità di lavorazione,
le bolle d’aria intrappolate, il basso standard dei materiali impiegati,
la non omogeneità tra loro e lo stoccaggio delle materie prime.
Questi fattori negativi hanno bisogno, comunque, di acqua per sviluppare
gli effetti poco desiderabili che conosciamo.
Attraverso microporosità del gelcoat, incrinature, colpiture o
altro, l’acqua di mare, essendo più fluida del liquido che
si trova nello stratificato tende a penetrare, andare, dove c’è
questa piccola concentrazione densa per diluirla e portarla alla stessa
densità; questo comporta un aumento di liquido all’interno
dello stratificato (i liquidi non sono comprimibili), quindi di volume
e si manifesta ai nostri occhi come una piccola protuberanza sulla levigatura
della carena.
L’osmosi si manifesta più facilmente in acqua dolce (perché
più fluida di quella di mare, non contiene sale) e in acque calde
perché hanno maggiore fluidità, quindi un ormeggio vicino
a uno scarico di acqua calda evidenzierà prima il problema.
A prima vista si presenta con piccoli rigonfiamenti, come chicchi di riso
appena rilevati, simili a una leggera buccia di arancia. Col passare del
tempo diventano più robusti, aumentano di volume (perché
aumenta la pressione interna) e di numero (quelli impercettibili cominciano
ad acquistare volume) indebolendo la stratificazione.
Le vie di accesso all’umidità, oltre alla non perfetta impermeabilità
del gel-coat, sono anche gli stress e le colpiture che subisce la carena
(per esempio quando viene messa in secco e appoggiata male), le prese
a mare e gli scarichi sotto la linea di galleggiamento, che in molti casi
sono protetti solo da un rigo di silicone e non sigillati per testa. Inoltre,
una volta che l’acqua è entrata, il continuo movimento e
la fatica della barca in navigazione o all’ormeggio, rende mobili
queste microscopiche gocce di acqua.
4)
Protezione dello scafo e pulizia
E’ opportuno porre in secco l’imbarcazione, al riparo da eventuali
acquazzoni e dall’umidità della notte. Il rimessaggio in
un capannone ben attrezzato è la condizione giusta, ma l’esperienza
diretta, ci consente di quantificare che oltre la metà degli interventi
sono fatti in condizioni non ottimali, dove la buona volontà dell’Armatore
o dell’Operatore suppliscono a certe deficienze senza compromettere
il risultato finale. Puliremo accuratamente la sentina, facendo un lavaggio
energico con Boat Life BILGE CLEANER (questa operazione è meglio
iniziarla in “mare” alcune settimane prima, affinché
il detergente BILGE CLEANER lavori bene e a lungo) e l’asciugheremo
perfettamente (per evitare che possibili crepe all’interno forniscano
l’umidità che stiamo combattendo).
Si procede alla completa asportazione dell’antivegetativo e del
gel-coat dalla carena, avendo cura, nelle zone sospette, di essere maggiormente
energici. Questo può essere fatto con vari metodi che vanno dalla
sabbiatura, (quindi da un operatore specializzato), alla discatura con
moletta alla carteggiatrice “carro armato”, dove il nastro
di carta ha un’azione volvente di grande efficacia. La grana della
carta, sarà di 40, ma per il tipo di lavoro che fa, la superficie
trattata avrà una levigatezza maggiore di quanto dice il numero
stesso della carta. In alcuni casi, come si vede anche nel nostro video
VHS dedicato al C-systems 10 10 CFS (reperibile presso i nostri punti
vendita o direttamente presso noi) una semplice piallina elettrica, con
la regolazione delle lame con poca sporgenza in un solo passaggio rimuove
il gelcoat pulendo molto bene la carena e aprendo nella maniera giusta
le bolle che sono in rilievo. Per fare una imbarcazione di circa 11 mt.
al galleggiamento, sono necessarie due set di lame che saranno affilate
da 2 a 3 volte. Con un po’ di manualità e pazienza si ottengono
risultati molto buoni e in tempi estremamente ridotti.
La sabbiatura, quando reperibile, resta l’operazione più
efficace e in una sola passata porta via l’antivegetativo, il gel-coat
e le bolle, che ormai hanno uno stratificato morbido e vengono svuotate
in un attimo fino a ritrovare il buono. Riduce immediatamente il tasso
di umidità e lascia la superficie porosa che si deumidifica meglio.
Infatti, anche con l’uso degli altri attrezzi, è necessaria
una leggera passata di sabbiatura (o idrosabbiatrice, più facilmente
reperibile) per aprire il poro. E’ importante che la lavorazione
cominci dopo poco tempo che la barca è stata messa in secco.
5)
Preparazione della superficie
Le bolle, i rigonfiamenti dell’osmosi, saranno aperti al fine di
liberare anche l’eventuale ristagno di acqua all’interno e
puliti (la chiamiamo acqua ma si tratta di un liquido più o meno
acido a seconda della concentrazione), ingrandendoli fino ad avere la
sicurezza che tutta la parte “cariata” sia completamente asportata
e si vada a trovare nuovamente, sui bordi del “cratere”, la
perfetta consistenza della laminazione.
Faremo un buon lavaggio, possibilmente con acqua calda a pressione, per
portare via tutte le impurità dei residui dell’osmosi e la
polvere del lavoro fatto. Il lavaggio è estremamente importante
in questa fase iniziale, più volte durante l’essicazione
e alla fine. Il liquido che si è formato all’interno della
stratificazione si scioglie solo con acqua (tanto meglio se calda) e allora
tutta l’energia della pressione e dell’insistenza con cui
operiamo ci assicura di sciogliere anche quelle cristallizzazioni che
si possono essere formate. E’ importante notare che i solventi aggressivi
o blandi, non hanno nessuna efficacia per la pulitura.
Non disponendo di idropulitrice a caldo un secchio, una spugna e una manichetta,
lavorano altrettanto bene, anche se occorre maggior tempo.
6)
Perché si deve lavare la carena anche prima del trattamento
E’ di importanza fondamentale che prima del trattamento la carena
sia perfettamente asciutta; il riferimento, con lo SKINDER, può
essere fatto con la misurazione dello scafo sopra la linea di galleggiamento;
il valore deve essere lo stesso di quanto viene letto in carena. Uno o
due giorni prima dell’applicazione della resina (secondo la stagione)
è indispensabile lavare nuovamente la carena con acqua dolce, come
abbiamo fatto dopo l’eliminazione del gel-coat e molte volte, periodicamente,
durante l’asciugatura. Nella deumidificazione, sia naturale che
forzata, evapora acqua distillata, perchè i sali e gli acidi restano
sulla superficie. E’ necessario rimuoverli periodicamente con il
lavaggio, più volte durante l’asciugatura, perché
questi residui sono asportabili, solvibili solo con l’acqua.
Il lavaggio prima del trattamento asciugherà in pochissimo tempo
e il controllo con lo strumento SKINDER testimonierà, con imparzialità,
il ritorno in poche ore ai valori precedenti.
7)
Considerazioni sulla protezione preventiva antiosmosi
Quando l’umidità riesce a farsi strada nella vetroresina,
questo avviene attraverso la porosità del gel-coat, per le colpiture
e stress che ha subito la carena. Nelle parti fuori dell’acqua,
ben difficilmente questa ha modo di svilupparsi, perché a periodi
di assorbimento (per esempio si pensi a una barca in navigazione di bolina
o sotto gli spruzzi dei marosi), corrisponde un periodo di “asciugatura”
estremamente più lungo.
Quando l’umidità, l’acqua, penetrano, devono trovare
le condizioni favorevoli per dare luogo all’osmosi, altrimenti la
barca si appesantirà di una certa percentuale di umidità
(come il legno marino) perderà in proporzione una parte di resistenza
alla fatica e tutto resta lì. L’osmosi si manifesta quando
l’acqua trova condizioni favorevoli o sostanze idrosolubili. Per
evitare questo inconveniente, oggi, moltissimi Costruttori hanno preso
le giuste contromisure, tuttavia in caso dubbio, e per maggiore sicurezza
è consigliabile dopo aver rimosso le cere e i distaccanti, fare
una fine carteggiata a umido della carena e applicare 3 mani piene di
C-Systems 10 10 CFS seguite, dopo 12 ore, dalla prima mano di antivegetativo.
Questo trattamento risulterà essere un buon investimento e un buon
risparmio, anche considerando che la maggior parte degli antivegetativi
richiede una mano di sottofondo per la vetroresina.
C-systems 10 10 CFS è disponibile anche nella versione white (bianco).
E’ leggermente tixotropico per restare meglio in verticale, ha il
colore del gelcoat quando si fanno i cicli preventivi su imbarcazioni
sane o nuove e mantiene gli stessi rapporti di miscelazione, le stesse
pompe e gli stessi additivi. E’ disponibile nelle confezioni da
1,5 kg. - 4,5 kg. – 30 kg
8)
Videocassette VHS e DVD
È disponibile presso i punti vendita o direttamente presso di noi,
un video VHS o DVD della durata di circa 60 minuti con consigli sull’uso
delle resine epossidiche e con uno spazio dedicato all’osmosi, preparazione
della superficie, applicazione C-Systems 10 10 CFS, stuccatura sino all’antivegetativo.
Il video risulta altrettanto interessante per la varietà dei lavori
e problemi risolvibili nella maniera più facile e sicura.
Con speciale riferimento alle imbarcazioni a fasciame, è disponibile
anche una completa lavorazione con resina epossidica per calafataggio,
rinvergatura, nuovo rivestimento (replaking) di tutto lo scafo e tanti
esempi di interventi, costruzione, riparazione, modifica, stuccatura,
verniciatura ecc.
La durata di questo filmato VHS o DVD è di 90 minuti circa. Anche
questa è disponibile presso i nostri punti vendita o direttamente
presso i nostri uffici.
fonte prima parte:
http://www.barcaavela.it/Tecnica/osmosi.htm
fonte seconda parte:
http://www.cecchi.it/
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