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Planetario ad uso navigazione astronomica
Istituto
Tecnico Nautico "Artiglio" - Viareggio
Introduzione al Planetario
Sommario:
* Parte prima
o
Introduzione
o
Descrizione dell'apparato
o
L'universo e le sue dimensioni
o
La luminosità delle stelle
o
Crepuscoli
* Parte seconda
o
La sfera celeste
o
La rotazione della sfera celeste
o
Le costellazioni
o
Sistemi di coordinate sferiche
* Parte terza
o
Moto annuo della Terra
o
Altri sistemi di coordinate
o
Moto diurno del Sole
* Parte quarta
o
La Luna e le sue fasi
o
I Pianeti
o
Precessione degli equinozi
* Parte quinta
o
La navigazione
o
Il punto nave astronomico
Introduzione
______________________________________________________
La più antica tra tutte le scienze è certamente l'Astronomia,
infatti i fenomeni astronomici hanno sempre occupato un posto preminente
nella vita dell'umanità e lo studio della sua storia corre quasi
parallelamente a quello del pensiero filosofico e di tutte le scienze
naturali di cui può essere considerata la madre.
L'Astronomia è una delle poche discipline, o forse l'unica, che
consenta uno studio veramente interdisciplinare di materie come fisica,
matematica, scienze naturali, chimica, filosofia, storia, religione ed
osservazioni scientifiche. Il suo studio purtroppo è spesso nelle
nostre scuole unicamente teorico e descrittivo per cui l'aspetto osservativo,
così ricco di interesse, viene trascurato.
Sfortunatamente l'inquinamento atmosferico e la luce diffusa dagli impianti
di illuminazione cittadini ci impediscono di osservare il cielo in tutto
il suo splendore. In qualche raro caso, lontano dalle città e con
l'atmosfera particolarmente trasparente, è possibile anche per
noi ammirare tale spettacolo.
Anche in condizioni ideali esistono comunque delle difficoltà ad
osservare direttamente il cielo in quanto certi fenomeni avvengono soltanto
in tempi molto lunghi e in luoghi molto diversi dai nostri. E' facile
quindi comprendere quale importanza possa avere un Planetario che consente
di riprodurre quasi tutti i fenomeni astronomici, osservabili sia di giorno
che di notte e a tutte le latitudini, e soprattutto di poterli vedere
accelerati nel tempo.
Descrizione
dell'apparato
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Esistono diversi tipi di Planetari: alcuni sono apparati meccanici che
riproducono i moti dei corpi celesti del sistema solare come sarebbero
visti dallo spazio esterno al sistema, altri riproducono i fenomeni celesti
come sono visti dalla Terra e quindi dall'interno del sistema.
Il Planetario Galileo, in dotazione al nostro Istituto, è del secondo
tipo e riproduce i fenomeni celesti dovuti ai movimenti della Terra e
degli altri corpi, così come li può vedere un osservatore
situato sulla superficie terrestre. Lo strumento consiste in una sfera
metallica cava, sulla cui superficie sono praticati 1098 piccoli fori
di diverso diametro. Ogni foro ha la posizione corrispondente esattamente
a quello di una stella ed il suo diametro è proporzionato all'intensità
luminosa apparente della stella stessa, ossia alla sua magnitudine (Luminosità
delle stelle).
Le stelle riportate sono quelle fino alla magnitudine
4,75 che corrispondono, praticamente, a tutte quelle che sono visibili
ad occhio nudo in una notte con buone condizioni meteorologiche e con
buona trasparenza dell'atmosfera. Pertanto non è possibile la visione
della Via Lattea in quanto di luminosità inferiore a quella limite
dell'apparato.
Una lampadina a sorgente luminosa puntiforme, posta al centro della sfera,
proietta su uno schermo a forma di cupola una macchia luminosa corrispondente
a ciascun foro; l'insieme delle proiezioni riproduce il cielo stellato.
Sullo schermo possono inoltre essere proiettate le immagini del Sole,
della Luna e dei cinque pianeti a noi più vicini.
Lo schermo è una cupola di tela a forma emisferica avente un diametro
di sei metri e la cui base è a circa due metri dal suolo. Al di
sotto della cupola possono trovare posto comodamente seduti circa cinquanta
spettatori.
Un apposito motorino elettrico consente la rotazione della sfera cava
e degli altri apparecchi ausiliari in modo da simulare il moto apparente
diurno della volta celeste. Variando opportunamente l'inclinazione dell'asse
di rotazione della sfera è possibile riprodurre l'aspetto del cielo
alle varie latitudini sia dell'emisfero boreale che di quello australe.
La cupola può essere illuminata con lampade di colore rosso e azzurro
in modo da simulare l'effetto dei crepuscoli durante il passaggio graduale
dal giorno alla notte e viceversa. Appositi proiettori supplementari consentono
la rappresentazione sulla cupola dei vari sistemi di coordinate, del polo
elevato, dello zenit, del meridiano, dei verticali e del triangolo di
posizione.
L'universo
e le sue dimensioni
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Negli anni 80 abbiamo seguito con interesse l'affascinante viaggio delle
due sonde americane Voyager, lanciate nel 1977, che ci hanno consentito
di avere immagini ravvicinate di Giove e di Saturno, oltre che dei loro
satelliti naturali.
Dopo circa nove anni dalla partenza, nel Gennaio 1986, il Voyager 2 passò
nelle prossimità di Urano e nell'Agosto 1989 sorvolò Nettuno; alla data
attuale (1998) esso si trova ad una distanza dalla Terra di circa dieci
miliardi di chilometri, ben al di la dell'orbita di Plutone, il più esterno
dei Pianeti. Sono distanze enormi che, rapportate a quelle delle stelle,
diventano però quasi trascurabili. Spesso è difficile rendersi conto esattamente
di tali distanze se non si propongono modelli in scala come quello riportato
in "Al di là della Luna" di Paolo Maffei (Edizioni EST Mondadori).
Riducendo tutte le dimensioni ad un decimiliardesimo del loro valore,
il Sole diventerebbe una palla del diametro di 14 cm mentre la Terra diventerebbe
un granello del diametro di poco più di 1 mm situato ad una distanza di
15 metri dal Sole.
Urano verrebbe rappresentato con una piccola sfera di circa 0,5 cm di
diametro e a una distanza dal Sole di 300 metri. A 600 m di distanza,
e con dimensioni inferiori a quelle della Terra, troveremmo Plutone, il
più freddo e distante dei pianeti, e che segna i confini conosciuti del
sistema solare.
Il Voyager sarebbe rappresentato da un puntino infinitamente piccolo e
ad una distanza di 1000 m. Costruito tale modello per il sistema solare,
troveremmo enormi difficoltà a rappresentare anche le stelle. Infatti,
prima di incontrarne una, sempre nel modello ridotto, dovremmo percorrere
ben 4000 chilometri.
Per misurare tali enormi distanze gli astronomi usano l'anno luce che
corrisponde alla distanza percorsa dalla luce in un anno alla fantastica
velocità di 300.000 km/sec.
Con questa unità di misura il Sole dista "appena" otto minuti luce e la
stella a noi più vicina (la Proxima Centauri) dista circa quattro anni
luce. Con i suoi strumenti più sofisticati l'uomo riesce oggi a captare
la debole luce di stelle situate a distanze di miliardi di anni luce e
che è stata emessa molto prima della formazione del nostro sistema solare.
La
luminosità delle stelle
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Non tutte le stelle ci appaiono con la stessa luminosità e quindi, fin
dall'antichità, quelle visibili ad occhio nudo sono state suddivise in
sei classi di "grandezza".
Le stelle più luminose sono quelle di prima grandezza, o meglio di prima
magnitudine, come si preferisce dire oggi; quelle un po' meno luminose
sono di seconda magnitudine e così via, fino a quelle di sesta magnitudine
appena visibili ad occhio nudo in condizioni di buona trasparenza dell'atmosfera.
Al di là di quest'ultime si hanno le stelle più deboli e che sono osservabili
soltanto con strumenti ottici; il limite massimo è oggi rappresentato
dalla 24ma magnitudine osservabile con un telescopio del diametro di cinque
metri, come quello di monte Palomar.
La magnitudine di una stella non viene più stabilita empiricamente, come
avveniva fino al secolo scorso, ma con apposite misure strumentali. Convenzionalmente
si è stabilito che l'intensità luminosa di una stella di prima magnitudine
è 100 volte maggiore di quella di una di sesta e che, nel passaggio da
una magnitudine a quella successiva, il rapporto delle intensità dev'essere
costante e pari a circa 2,5.
Una stella di prima magnitudine è quindi 2,5 volte più luminosa di una
di seconda, la quale a sua volta è 2,5 volte più luminosa di una di terza
e così via.
Diversi astri, tra i quali alcuni pianeti, la Luna ed il Sole, sono molto
più luminosi delle stelle di prima magnitudine, cosicché, si è reso necessario
estendere la scala delle magnitudini anche a valori negativi.
Ad esempio, la magnitudine di un astro che è 100 volte più luminoso di
uno di prima, è -4. La differenza fra le magnitudini è 5 come nel passaggio
da una sesta ad una prima magnitudine, dove si ha un'analoga variazione
nell'intensità luminosa.
La luminosità apparente di una stella dipende sia dalla sua distanza dalla
Terra, sia dalla sua luminosità intrinseca, che è data dalla quantità
di energia che essa è capace di irradiare nello spazio e che non è necessariamente
legata alle dimensioni della stella.
Crepuscoli
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Quando il lembo superiore del Sole sparisce sotto la linea dell'orizzonte
si ha il tramonto, tuttavia il cielo continua ad essere illuminato a causa
della riflessione e diffusione della luce solare da parte dell'atmosfera.
La luminosità del cielo è funzione della depressione del Sole, ed infatti
essa diminuisce sempre più a mano a mano che il Sole si abbassa sotto
l'orizzonte, rendendo in tal modo graduale il passaggio dalla luce alla
oscurità.
Il periodo suddetto, come quello analogo che precede il sorgere del Sole,
prende il nome di crepuscolo. La sua durata complessiva è legata alla
data e alla latitudine del luogo in cui si trova l'osservatore e alle
nostre latitudini può variare da 1,5 a 2 ore Tale durata è però legata
anche, in maniera sensibile, alle condizioni meteorologiche ed alla trasparenza
dell'atmosfera. Per esigenze legate alla navigazione e alla pratica astronomica,
in realtà il crepuscolo si suddivide in tre periodi denominati:
* crepuscolo civile
* crepuscolo nautico
* crepuscolo astronomico
Il crepuscolo
civile inizia subito dopo il tramonto
e termina quando il Sole si trova sotto l'orizzonte di 6 gradi.
Durante tale fase, essendo il cielo molto luminoso, le stelle non sono
ancora visibili.
Successivamente inizia il crepuscolo nautico, durante il quale cominciano
ad essere gradualmente visibili le stelle. All'inizio si osservano soltanto
quelle di prima magnitudine, successivamente quelle di seconda ed infine,
al termine del crepuscolo, quelle di terza. Il Sole nel frattempo è passato
da 6 a 12 gradi sotto l'orizzonte, ed i suoi raggi riescono ancora a rischiarare,
seppure molto debolmente, gli strati più alti dell'atmosfera.
La denominazione di "
nautico" dipende dal fatto che,
durante tale crepuscolo, il navigante può osservare le stelle al fine
di determinare la propria posizione in mare.
Per tale scopo egli utilizza un particolare strumento ottico, denominato
sestante, col quale misura l'altezza degli astri rispetto all'orizzonte
marino.
E' quindi necessario poter osservare contemporaneamente sia l'orizzonte
sia le stelle: tale contemporaneità non e possibile durante gli altri
crepuscoli.
Al termine di questa seconda fase inizia il crepuscolo
astronomico
durante il quale si rendono visibili tutte le altre stelle, fino alla
sesta magnitudine.
Alla fine di tale periodo il Sole è depresso di 18 gradi e si raggiunge
l'oscurità completa. Soltanto dopo di esso possono iniziare le osservazioni
astronomiche degli astri molto deboli, la cui magnitudine è superiore
alla sesta.
Naturalmente, prima del sorgere del Sole, si passerà dalla notte al giorno
attraverso, rispettivamente, i crepuscoli astronomico, nautico e civile.
Al Planetario all'inizio delle proiezioni, la cupola è illuminata mediante
apposite lampade, che consentono di simulare l'aspetto del cielo durante
il crepuscolo civile. Appositi automatismi consentono di ridurre gradualmente
l'illuminazione della cupola e di aumentare contemporaneamente la luminosità
delle "stelle" in modo da simulare la situazione durante gli altri crepuscoli.
Naturalmente tale fase risulta accelerata e dura circa un minuto.
vai su
La
sfera celeste
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La radiazione solare, prima di raggiungere la superficie terrestre, deve
attraversare l'atmosfera la quale diffonde soprattutto le radiazioni azzurre
e violette, dandoci, di giorno e con cielo sereno, la sensazione di trovarci
al centro di un'immensa cupola azzurra.
Tale cupola rappresenta la volta celeste e la sua intersezione con la
superficie terrestre delimita il cosiddetto orizzonte visivo o apparente.
Fig.2 -
Sfera celeste
Di notte gli astri osservabili sembrano fissati a tale superficie
sferica, come se tutti fossero alla medesima distanza. Solo nel secolo
scorso si è riusciti a dimostrare, con la misura delle prime distanze
stellari, che gli astri avevano distanze differenti e che quindi l'aspetto
della volta celeste è soltanto un'illusione.
E' molto comodo tuttavia, nello studio dell'astronomia, rappresentare
la volta celeste con una sfera, detta
sfera celeste di raggio a piacere, ma infinitamente
grande, e con il centro nel punto in cui si trova, od immagina di trovarsi,
l'osservatore.
Le semirette, uscenti dall'occhio dell'osservatore e dirette agli astri,
intersecano la sfera celeste in tanti punti che rappresentano le proiezioni
degli astri sulla sfera.
Tale rappresentazione sferica del cielo mostra tutta la sua utilità in
quei problemi in cui si considerano soltanto le direzioni di osservazione
degli astri e le loro variazioni nel tempo. In un precedente paragrafo,
si è visto che la Terra è di dimensioni enormemente piccole rispetto alle
distanze stellari, cosicché, in una rappresentazione in scala della sfera
celeste, essa dovrebbe essere rappresentata con un puntino pressoché invisibile.
Pertanto le direzioni in cui si osserva una stella sono tutte praticamente
parallele fra di loro, indipendentemente dal luogo d'osservazione in cui
si trova l'osservatore.
Ciò vale ovviamente anche nel caso in cui si scelga il punto d'osservazione
nel centro della Terra. Parlando di stelle, è quindi giustificata l'abitudine
di utilizzare una
sfera celeste geocentrica
che ha il centro coincidente con quello della Terra.
Sulla sfera celeste si rappresentano delle linee e dei punti immaginari
che costituiscono degli utili riferimenti per studiare i moti apparenti
degli astri. Le loro definizioni sono riportate di seguito.
Fig.3 - Cerchi e poli di riferimento
Zenit e Nadir Si ottengono prolungando
la direzione della verticale (la direzione della forza di gravità) fino
ad intersecare la sfera celeste. Lo zenit
è il punto al di sopra della testa dell'osservatore; il nadir
al contrario, è situato esattamente all'antipode dello zenit.
Orizzonte celeste E' il
cerchio individuato sulla sfera celeste, dal prolungamento del piano dell'orizzonte
dell'osservatore; tale piano è perpendicolare alla "verticale".
Per quanto detto prima è indifferente condurre tale piano da un punto
della superficie terrestre o dal suo centro essendo essi praticamente
coincidenti. L'orizzonte divide la sfera in due emisferi, il primo è l'emisfero
visibile, che contiene lo zenit e tutte le stelle osservabili in un certo
istante.
L'altro è l'emisfero invisibile, che contiene il nadir e le stelle non
osservabili. La cupola del Planetario è la riproduzione in scala dell'emisfero
visibile ed il suo bordo inferiore rappresenta l'orizzonte celeste.
Poli celesti Nord e Sud Si ottengono dal prolungamento
dell'asse polare terrestre e sono, rispettivamente, visibili dall'emisfero
nord e sud.
E' facile rendersi conto come l'angolo fra l'asse polare ed il piano dell'orizzonte,
che rappresenta l'elevazione del polo, sia uguale alla latitudine del
luogo d'osservazione.
Il polo celeste nord si individua con facilità
grazie alla stella polare.
Equatore celeste
E' un cerchio che si ottiene prolungando il piano che contiene l'equatore
terrestre.
Tale piano è perpendicolare all'asse polare.
Verticali Sono gli infiniti
cerchi che passano sia per lo zenit che per il nadir.
Meridiani celesti e Cerchi orari
Sono gli infiniti cerchi che passano contemporaneamente per i due
poli celesti.
Meridiano dell'osservatore
E' il meridiano che passa per lo zenit e si ottiene prolungando il piano
del meridiano che sulla Terra passa per l'osservatore. Più esattamente
si definisce meridiano superiore il semicerchio passante per il Polo celeste
Nord, lo Zenit ed il Polo celeste Sud, al contrario si definisce meridiano
inferiore il semicerchio passante per il Nadir.
Il piano del meridiano interseca l'orizzonte nei due punti cardinali Nord
e Sud. A 90°, rispettivamente a destra e a sinistra guardando verso Nord,
si hanno i punti cardinali Est ed Ovest. Nel Planetario tutti i punti
e i cerchi definiti sopra sono rappresentabili mediante appositi proiettori
ausiliari.
>La
rotazione della sfera celeste
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La rotazione della volta stellata, e quindi della sfera celeste, è soltanto
apparente, essendo provocata dalla rotazione effettiva della Terra intorno
al proprio asse, che si compie in circa 24 ore. Causa questo moto, le
stelle descrivono sulla sfera celeste delle traiettorie circolari (
paralleli
celesti) parallele al piano dell'equatore celeste e con
il centro apparentemente nel polo celeste nord o nel polo celeste sud
a secondo dell'emisfero in cui si trova l'osservatore.
Fig.4 - Moto apparente degli astri E' facile rendersi
conto di tale realtà effettuando una foto con l'obiettivo di una macchina
fotografica rivolta verso il polo celeste e lasciandolo aperto qualche
decina di minuti. Ogni stella lascia sulla pellicola una traccia luminosa
coincidente con un arco di circonferenza, il cui centro si trova nel polo
e la cui lunghezza dipende sia dal tempo di esposizione sia dalla distanza
sferica dell'astro dal polo (
Fig. 4b).
Nel loro moto apparente alcuni astri, come S1 in Fig. 5, sorgono verso
Est (punto A), giungono alla loro culminazione quando passano in meridiano
(punto B) e tramontano infine verso Ovest (punto C). Tali astri sono detti
sorgenti e tramontanti o
non circumpolari.
Fig.5 - Astri circumpolari e non circumpolari Alcuni
astri, come S2, descrivono una traiettoria interamente al di sopra del
piano orizzontale cosicché, se non ci fosse il Sole ad impedirne la visione
durante il giorno, essi sarebbero sempre visibili.
Tali astri, tutti situati in una ben determinata zona attorno al polo
celeste elevato (il punto Pcn nell'esempio di
Fig.5)
sono detti
circumpolari visibili.
Al contrario, astri come S3 sono sempre invisibili e quindi vengono definiti
circumpolari invisibili.
Un esempio di stelle circumpolari sono quelle che formano la costellazione
dell'Orsa Maggiore; che è visibile alle nostre latitudini in tutte le
stagioni (
Fig. 6).
Fig. 6 -
Posizioni Orsa
Maggiore Spostandoci verso l'Equatore, le stesse stelle sarebbero "non
circumpolari"; infatti, che una stella sia circumpolare o no, visibile
o invisibile, dipende dalla latitudine del luogo d'osservazione. Un caso
particolare è la stella a noi più vicina, e cioè il Sole. Alle nostre
latitudini esso è un astro che sorge e tramonta; al di là del circolo
polare artico o antartico esso può diventare circumpolare visibile o invisibile
secondo le varie stagioni dell'anno.
E' facile constatare che all'Equatore tutti gli astri sono sorgenti e
tramontanti, mentre ai poli sono o circumpolari visibili o circumpolari
invisibili. Il Planetario consente di verificare direttamente tutte le
considerazioni appena fatte in relazione alle diverse latitudini dell'osservatore.
In particolare è possibile mostrare il comportamento del Sole al variare
delle stagioni e della latitudine e mostrare, ad esempio, fenomeni come
il Sole di mezzanotte o situazioni di crepuscolo continuo, che soltanto
alle alte latitudini possono verificarsi.
Le
costellazioni
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Fin dall'antichità, osservando il cielo, l'uomo si rese conto che le mutue
posizioni delle stelle sono praticamente invariabili e che molte di tali
stelle sono apparentemente raggruppate a formare particolari disegni.
Nella sua fantasia, a ognuno di questi raggruppamenti fece corrispondere
un particolare personaggio, oggetto o animale tratti dai suoi miti o leggende.
In tal modo sono nate le costellazioni, che rappresentano praticamente
il primo sistema di orientamento in cielo.
E' un sistema di per sé molto approssimativo, ma utile ancora oggi per
una rapida individuazione di una certa area del cielo. E' superfluo ricordare
che esse uniscono fra loro stelle che in realtà non hanno alcun legame
fisico, ma appaiono vicine soltanto per un effetto prospettico.
Fig.7 - Principali costellazioni circumpolari Ogni popolo
ha costruito le proprie costellazioni, spesso diverse tra loro, ma a volte
coincidenti come nel caso delle sette stelle che formano l'Orsa
Maggiore, nota anche come il Grande Carro, la Casseruola, il Ramaiolo,
il Calesse, l'Aratro o la Bara.
I nomi di molte costellazioni, soprattutto quelle dell'emisfero settentrionale,
ci provengono dai Greci e sono legati alle loro leggende mitologiche:
Cassiopea, Orione, Andromeda, Pegaso, Lira
ecc. Altri nomi sono legati ad oggetti della vita quotidiana o a strumenti
di lavoro; in particolare i nomi delle costellazioni visibili dall'emisfero
australe, attribuiti ad esse dai primi esploratori che navigarono in tali
oceani, seguono tale regola, ad esempio: il Compasso, l'Orologio, il Microscopio,
l'Ottante, la Bussola, ecc.
Attualmente, in seguito ad un accordo internazionale, il cielo di entrambi
gli emisferi è stato suddiviso in 88 costellazioni conservando, ove possibile,
i nomi tramandatici dagli antichi Greci. Alle nostre latitudini, alcune
delle più importanti costellazioni sono formate da stelle circumpolari,
cosicché esse risultano visibili in tutti i periodo dell'anno.
Le più
note sono:
ORSA MAGGIORE E' la più
facilmente osservabile essendo formata da stelle particolarmente luminose.
Congiungendo idealmente Merak con Dubhe e prolungando cinque - sei volte
la distanza fra le due stelle si può individuare la Polare che è vicinissima
al polo celeste nord.
CASSIOPEA Le sue stelle
principali disegnano una "M" o una "W,, a seconda da quale parte del polo
celeste nord venga osservata. Essa si trova sempre dal lato opposto dell'Orsa
Maggiore rispetto alla stella polare.
ORSA MINORE Anch'essa è
formata da sette stelle non tutte però particolarmente luminose, cosicché
soltanto lontano dalle città e con buone condizioni meteorologiche è possibile
osservarle tutte. La più importante è Polare che consente una rapida individuazione
della direzione del punto cardinale Nord. Come già detto, la sua elevazione
rispetto all'orizzonte è pari alla latitudine del luogo. Nel caso si desiderasse
avere altre informazioni sulle varie costellazioni, sulle stelle che le
formano, sulla mitologia ad esse legata, esistono diversi testi in commercio
ed in particolare P. L. Brown "Libro delle stelle" Ed. Mursia.
Sistemi
di coordinate sferiche
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Per poter individuare con precisione la posizione di un astro sulla sfera
celeste, il sistema delle costellazioni è evidentemente troppo approssimato,
pertanto si ricorre a dei sistemi di coordinate sferiche. Fra i vari sistemi
in uso il più intuitivo, essendo legato alla nostra realtà osservativa,
è il
sistema altazimutale.
In tale sistema si determina la posizione di un astro con un angolo orizzontale,
dello azimut, e con un angolo verticale, detto altezza (
Fig. 8).
Più precisamente:
Azimut Angolo compreso fra
la direzione ON in cui si osserva il punto cardinale Nord e la direzione
OA' in cui il verticale passante per l'astro interseca l'orizzonte.
Altezza Angolo formato fra
la direzione OA in cui si osserva l'astro ed il piano orizzontale. Per
convenzione l'azimut si conta da 0 a 360° a partire dal Nord ed in senso
orario. I punti cardinali Est, Sud ed Ovest hanno quindi azimut, rispettivamente,
di 90°, 180° e 270°.
Analogamente l'altezza può variare da 0, quando l'astro è sull'orizzonte,
a 90°, quando l'astro è allo zenit.
In riferimento alla
Fig. 5 (La
rotazione della sfera celeste), l'astro S1 ha un'altezza zero sia
quando sorge (punto A) che quando tramonta (punto C).
Esso raggiunge la sua massima altezza, detta di culminazione, quando passa
al meridiano superiore (punto B). Un altro sistema di riferimento, anche
se meno intuitivo, è il sistema orario; in esso le coordinate sono l'angolo
orario e la declinazione.
Più precisamente:
Angolo orario Arco di equatore celeste contato, verso
Ovest, dal meridiano superiore fino al meridiano passante per l'astro.
Declinazione Distanza sferica
dell'astro dall'equatore, oppure l'arco di meridiano contato dall'equatore
fino all'astro.
L'angolo orario viene contato da 0 a 360°, oppure da 0 a 24 ore, in senso
orano nell'emisfero nord ed in senso antiorario nell'emisfero sud. Tale
verso coincide con quello della rotazione apparente della volta celeste.
La declinazione è 0 gradi quando l'astro è sull'equatore, è 90 quando
è in uno dei due poli celesti. Per distinguere in quale dei due emisferi
(boreale o Nord; australe o Sud) si trova l'astro in considerazione, la
declinazione è sempre seguita dalla lettera N o S, corrispondente all'emisfero
in questione. Durante il suo moto diurno, un astro descrive apparentemente
una traiettoria coincidente col proprio parallelo celeste e quindi conserva
sempre la stessa distanza dall'equatore, ossia la stessa declinazione.
In realtà ciò si può considerare praticamente valido soltanto per le stelle;
nel caso dei pianeti, del Sole e della Luna, le rispettive declinazioni
variano continuamente, in modo più o meno rapido.
Sistema orario L'angolo orario cambia invece con continuità dal valore
0 gradi, quando l'astro passa in meridiano, al valore 180 quando è al
meridiano inferiore ed infine, nuovamente, a 360 quando ritorna al meridiano
superiore, dopo una rotazione completa della Terra attorno al proprio
asse. In realtà ciò è vero soltanto nel caso delle stelle; nel caso degli
astri mobili il tempo impiegato è diverso, ad esempio la Luna ritorna
mediamente al meridiano superiore dopo 24h 48m.
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Moto
annuo della Terra
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La Terra, come tutti gli altri corpi del sistema solare, è dotata di un
moto di rivoluzione attorno al Sole in accordo alle leggi di Keplero.
In base alla prima di tali leggi, l'orbita descritta dalla Terra è un'ellisse
piana con uno dei fuochi coincidente col Sole.
Tale moto, per un osservatore nell'emisfero nord, avviene in senso antiorario
ed è un moto di traslazione, durante il quale la Terra mantiene il suo
asse polare invariabilmente puntato nella stessa direzione dello spazio
e inclinato rispetto al piano dell'orbita di un angolo di 66º33'.
Come si è già visto, in una sfera celeste
il centro è occupato da un osservatore situato sulla Terra (o nel suo
centro), cosicché, mantenendo fissa la Terra, il Sole descrive apparentemente
attorno ad essa un'orbita ellittica con uno dei due fuochi coincidente
con la Terra stessa. Il piano di tale orbita apparente coincide ovviamente
con quello dell'orbita reale, prolungandolo fino ad intersecare la sfera
celeste si ottiene su di essa un cerchio chiamato
eclittica
(
Fig. 11).
E' facile verificare che l'angolo formato dai piani che contengono l'Eclittica
e l'Equatore celeste è pari al complemento dell'angolo sopracitato, ossia
23º 27'.
Quest'ultimo angolo si chiama
obliquità
dell'eclittica. L'Eclittica interseca l'Equatore celeste
in due punti opposti, detti
equinozio di
primavera ed equinozio d'autunno.
Quando il Sole si trova in tali punti la sua declinazione è zero; muovendosi
sull'Eclittica la sua declinazione raggiunge i massimi valori di 23º27'
N e 23º27' S, rispettivamente al
solstizio
estivo ed al solstizio invernale.
L'Equinozio di Primavera
è quello in cui il Sole passa dall'emisfero sud a quello nord ed è anche
chiamato
punto gamma o primo
punto dell'Ariete e, pur essendo un punto immaginario, ha una notevole
importanza in diverse questioni astronomiche, fra le quali quella di essere
utilizzato come origine nei sistemi di coordinate equatoriale ed eclittico,
descritti successivamente.
Durante il suo moto annuo, la Terra si presenta sempre diversamente al
Sole, come mostrato in
Fig. 10, dove sono riportate le
posizioni occupate dalla Terra agli Equinozi ed ai Solstizi, che segnano
l'inizio delle stagioni astronomiche.
Al Solstizio estivo (21 giugno) e al mezzodì locale, i raggi solari colpiscono
perpendicolarmente tutte le località, situate ad una latitudine geografica
di 23º 27' N, che è proprio pari alla obliquità dell'eclittica. Il parallelo
terrestre relativo a tale latitudine si chiama
tropico del cancro.
Dopo circa sei mesi, al Solstizio invernale
(22 dicembre), solo le località sui parallelo 23º27' Sud (
tropico
del capricorno) potranno osservare a mezzogiorno il Sole
allo zenit. Durante gli Equinozi (21 giugno per quello di primavera e
23 settembre per quello di autunno) soltanto le località situate esattamente
sull'Equatore vedranno a mezzogiorno passare il Sole allo zenit.
L'Eclittica rappresenta quindi la traiettoria che apparentemente il Sole
sembra descrivere fra le stelle durante il moto annuo della Terra. Le
costellazioni che fanno da sfondo al Sole durante tale moto si chiamano
costellazioni Zodiacali.
Al Planetario è possibile mostrare contemporaneamente, per una certa data,
sia la posizione occupata dal Sole sull'Eclittica sia le costellazioni
sulle quali esso si proietta. Naturalmente nella realtà ciò non è possibile
data l'enorme luminosità dell'astro che impedisce di vedere contemporaneamente
le altre stelle, salvo in rare occasioni rappresentate dalle eclissi di
Sole.
La fascia di cielo che si estende 8 gradi a nord e 8 gradi a sud dell'Eclittica,
si chiama fascia dello zodiaco ed è in tale fascia che si svolgono i moti
dei pianeti e della Luna. Partendo dal punto gamma la fascia dello Zodiaco
è divisa in dodici zone, ognuna ampia 30 gradi e con un nome che è il
segno dello zodiaco.
Come è noto, tali segni sono:
* Ariete, Toro, Gemelli
* Cancro, Leone, Vergine
* Bilancia, Scorpione, Sagittario
* Capricorno, Aquario, Pesci
Circa duemila anni fa, quando il Sole entrava nel segno dell'Ariete (il
21 marzo, all'inizio della Primavera), entrava anche nella costellazione
omonima. Oggi, a causa del fenomeno della
precessione
degli equinozi (vedi Parte quarta), in tale data il Sole
si trova ancora nella costellazione dei Pesci.
In Fig. 12 è riportata la posizione del Sole sull'Eclittica per i primi giorni di Giugno, quando attraversa la costellazione del Toro ed il segno zodiacale dei Gemelli. Esiste quindi uno sfasamento di circa un segno e mezzo in meno fra costellazioni e segni dello zodiaco, che molti cultori dell'Astrologia sembrano ignorare.
Altri
sistemi di coordinate
______________________________________________________
I sistemi di coordinate, descritti precedentemente, sono molto utili nel
caso in cui si studino gli effetti del moto diurno della Terra sulla posizione
degli astri. Tali coordinate sono dipendenti sia dall'ora che dalla posizione
dell'osservatore. Quando si vogliono studiare i moti relativi fra gli
astri, ad esempio i movimenti del Sole, della Luna o dei Pianeti rispetto
alle stelle fisse, tali sistemi non sono più idonei e devono essere sostituiti
da altri in cui le coordinate siano indipendenti dall'ora e dall'osservatore.
Essi sono:
* Sistema Equatoriale
* Sistema Eclittico.
Nel sistema equatoriale la posizione di un astro, viene
individuata attraverso l'ascensione retta e la declinazione, già descritta
precedentemente.
Più precisamente (vedi
Fig. 13):
Ascensione retta E' misurata lungo l'Equatore celeste
in senso antiorario, guardando dall'emisfero boreale, ed è l'angolo compreso
fra l'Equinozio di primavera (punto gamma ) ed il meridiano celeste passante
per l'astro. Tale angolo è misurato in gradi da 0 a 360, oppure in ore
da 0 a 24.
Declinazione Come nel sistema orario, è la distanza sferica
dell'astro dall'Equatore celeste. Seguendo il Sole, nel suo moto apparente
lungo l'Eclittica, l'ascensione retta è zero quando l'astro è all'Equinozio
di primavera; è 90 gradi al Solstizio estivo, 180 gradi all'Equinozio
d'autunno e 270 gradi quando è al Solstizio invernale. Nel caso delle
stelle, ritenute impropriamente fisse, le coordinate equatoriali variano
molto lentamente e di quantità molto piccole nel corso del tempo. Le cause
di tali variazioni sono diverse, ma fra esse la più importante è la
precessione
degli equinozi.
Le coordinate equatoriali degli astri sono contenute in apposite pubblicazioni
chiamate Effemeridi, che vengono pubblicate con periodicità annuale.
Nel sistema
eclittico le coordinate sono la longitudine e la latitudine
eclittica, così definite (vedi
Fig. 13):
Longitudine eclittica E'
misurata lungo l'Eclittica in senso antiorario, guardando dall'emisfero
boreale, ed è l'angolo compreso fra l'Equinozio di primavera ed il meridiano
d'eclittica passante per l'astro. Tale angolo viene misurato da 0 a 360.
Latitudine eclittica E'
la distanza sferica dell'astro dall'Eclittica e si misura da 0 a 90 gradi
Nord o Sud. Tale sistema è particolarmente utile nello studio dei moti
del Sole e degli altri corpi del sistema solare, che, come già detto,
si muovono tutti in una fascia molto ristretta a cavallo dell'Eclittica.
Al Planetario è possibile mostrare tutti e quattro i sistemi di coordinate
illustrati, tuttavia nel caso dei sistemi equatoriale ed eclittico è necessario
di volta in volta montare gli appositi proiettori. Quest'ultimi, in realtà,
proiettano soltanto un reticolato a cavallo dell'Eclittica, in corrispondenza
della fascia dello Zodiaco. Ciò si presenta particolarmente utile quando,
per una certa data, si devono posizionare i pianeti sulla volta celeste.
Moto
diurno del Sole
______________________________________________________
Nei paragrafi precedenti si è visto che il Sole, durante il suo moto apparente
annuo, si muove fra le stelle descrivendo sulla volta celeste una curva
immaginaria, definita Eclittica. In un anno (circa 365,25 giorni) l'ascensione
retta del Sole passa da 0 a 360 gradi, con una variazione di circa 1 grado
al giorno e quindi di 30 gradi al mese, corrispondenti all'ampiezza di
un segno dello Zodiaco.
Nel corso dell'anno la declinazione cambia da un valore massimo di 23º
27' Nord, al Solstizio estivo, al valore minimo di 23º 27' Sud, al Solstizio
invernale. Tale variazione è responsabile sia della diversa durata del
giorno e della notte, sia dell'alternarsi delle stagioni a causa della
diversa intensità con cui la radiazione solare colpisce le varie località
terrestri.
In
Fig. 14 è rappresentato
l'emisfero visibile della sfera celeste, per una latitudine di 44º Nord,
che corrisponde a quella media della nostra provincia. In essa sono riportati
i paralleli celesti descritti dal Sole durante i due Solstizi, nonché
l'Equatore celeste che è descritto dal Sole durante i due Equinozi.
La figura mostra anche come la situazione illustrata potrebbe essere vista
al Planetario guardandolo, per trasparenza, dall'esterno anziché dal suo
centro. E' facile osservare che la durata del giorno diminuisce notevolmente
nel passaggio dal Solstizio estivo a quello invernale come pure diminuisce
la massima altezza raggiunta dal Sole quando passa in meridiano al mezzogiorno
locale. Analogamente i punti in cui il Sole sorge e tramonta tendono sempre
più a spostarsi verso Sud; soltanto agli Equinozi i suddetti punti coincidono
esattamente con l'Est e l'Ovest.
| Data |
Altezza Mezzodì |
Sorgere |
Tramonto |
| Ora |
Azimut |
Ora |
Azimut |
| 1 Gen |
23,2 |
7.33 |
122 |
16.33 |
238 |
| Feb |
29,0 |
7.17 |
113 |
17.10 |
247 |
| Mar |
38,6 |
6.37 |
100 |
17.48 |
260 |
| 21 Mar |
46,4 |
6.01 |
90 |
18.13 |
270 |
| Apr |
50,7 |
5.41 |
83 |
18.26 |
277 |
| Mag |
61,2 |
4.52 |
68 |
19.02 |
292 |
| Giu |
68,2 |
4.20 |
58 |
19.35 |
302 |
| 21 Giu |
69,6 |
4.17 |
55 |
19.46 |
304 |
| Lug |
69,3 |
4.20 |
56 |
19.46 |
304 |
| Ago |
64,2 |
4.47 |
63 |
19.24 |
296 |
| Set |
54,5 |
5.22 |
77 |
18.37 |
282 |
| 23 Set |
46,1 |
5.47 |
90 |
17.56 |
270 |
| Ott |
43,0 |
5.56 |
93 |
17.42 |
266 |
| Nov |
31,7 |
6.35 |
109 |
16.51 |
251 |
| Dic |
24,6 |
7.13 |
120 |
16.24 |
240 |
| 22 Dic |
22,7 |
7.30 |
122 |
16.26 |
238 |
Nella tabella sono riportati, per l'inizio
di ciascun mese, l'altezza di culminazione del Sole, l'ora e l'azimut
sia del sorgere che del tramonto. La tabella è stata calcolata per una
latitudine di 44º Nord, cosicché è praticamente valida per tutte le nostre
località. Le ore sono locali, pertanto volendo l'ora fuso occorre sommare
una correzione che tenga conto della differenza fra la longitudine del
luogo e quella del meridiano centrale del fuso (nel nostro caso essa è
15º Est).
Per Viareggio la correzione da sommare è 19 minuti, volendo l'ora estiva
occorre sommare in più un'ora.
In
Fig. 15 è riportato un grafico con l'andamento dell'insolazione
diurna registrata da un apposito strumento, chiamato piranografo, durante
i Solstizi e gli Equinozi. L'area sottesa da ciascuna della tre curve
è proporzionale alla quantità di energia che arriva su ogni centimetro
quadrato di superficie terrestre. Le registrazioni mostrano chiaramente
che, nel passare dal Solstizio estivo a quello invernale, oltre a diminuire
la durata del giorno, diventano sempre minori sia l'intensità massima
della radiazione solare, sia la quantità totale di energia che arriva
sulla Terra.
Al Planetario è possibile riprodurre le situazioni descritte per qualsiasi
latitudine, sia Nord che Sud. In particolare si presenta molto interessante
vedere il comportamento del Sole fra i due tropici od oltre i circoli
polari in un qualsiasi giorno dell'anno.
In
Fig. 16 è riportata,
quale esempio, la situazione per due diversi osservatori nel giorno del
Solstizio estivo, quando la declinazione del Sole è 23º 27' N. A mezzogiorno
del 21 giugno, un osservatore sul Tropico del Cancro vede il Sole passare
allo zenit; in qualsiasi altra località l'altezza massima che il Sole
può raggiungere è minore. E' interessante notare che le località che sono
situate a Nord del Tropico, a mezzogiorno vedono passare il Sole verso
Sud, mentre quelle a Sud lo vedono passare verso Nord.
L'altro osservatore è sul Circolo Polare Artico e, come si può notare, il parallelo celeste descritto dal Sole è sempre sopra l'orizzonte. Esso è quindi visibile per tutte le ventiquattro ore del giorno, compresa la mezzanotte, che è l'istante in cui il Sole raggiunge normalmente la sua massima depressione rispetto all'orizzonte. È per questa ragione che tale fenomeno si chiama sole di mezzanotte.
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La
Luna e le sue fasi
______________________________________________________
IL nostro satellite presenta due caratteristiche particolari, la prima
è quella di mostrare sempre la stesa faccia alla Terra e la seconda è
quella dell'alternanza delle cosiddette fasi lunari. Ogni 29 giorni e
12 ore l'aspetto della Luna ritorna sempre lo stesso e la durata di tale
periodo è definita
mese sinodico o mese
lunare, che è alla base di diversi calendari, fra i quali
quello ebraico.
La Luna si muove su un'orbita inclinata rispetto all'Eclittica di poco
più di 5º e la percorre in un periodo di tempo di 27 giorni e 7 ore, che
rappresenta il periodo della rivoluzione siderea. Poiché il periodo di
rotazione attorno ai proprio asse è esattamente uguale a quello della
rivoluzione siderea, la Luna, come già detto, ci mostra sempre la stessa
faccia.
Per studiare il comportamento della Luna
durante il mese sinodico, si parte normalmente dall'istante della congiunzione
col Sole, quando i due astri si trovano sullo stesso meridiano celeste
e quindi dalla stessa parte rispetto alla Terra. In tale situazione la
Luna appare invisibile essendo prospetticamente molto vicina al Sole e
ne segue il destino, nel senso che essa sorge e tramonta contemporaneamente
ad esso. Si ha in tal caso la
luna nuova.
Se il piano dell'orbita della Luna coincidesse con quello dell'Eclittica,
si avrebbe regolarmente, durante tale fase, un'eclisse di Sole. Essendo
invece tale orbita leggermente inclinata, i due astri appaiono normalmente
sfasati, anche se sullo stesso meridiano celeste.
Nei giorni successivi il Sole e la Luna non saranno più sullo stesso meridiano,
infatti, per quanto detto, entrambi si spostano fra le stelle da ovest
verso est, però con velocità molto diverse fra loro.
Più precisamente, il Sole percorre l'Eclittica con una velocità angolare
pari a:360/365,25 = a circa 1 grado/giorno
mentre la Luna si sposta, lungo la sua orbita, di 360 gradi in 27 giorni
e 7 ore e quindi con una velocità angolare pari a:360/27,292
= a circa 13,2 gradi/ giorno
Per meglio comprendere ciò che avviene nei giorni successivi alla Luna
Nuova, anziché far muovere contemporaneamente i due astri, conviene mantenere
fisso il Sole e far muovere la Luna con una velocità relativa, pari alla
differenza delle velocità angolari dei due astri:13,2
- 1 = 12,2 gradi/giorno
Tale situazione è illustrata in
Fig. 17, dove, per semplificare,
la Luna ed il Sole sono considerati entrambi sul piano dell'Equatore celeste.
La precedente velocità è soltanto un valore medio, in quanto è noto che
le velocità di entrambi gli astri non sono costanti, ma variano in accordo
alla seconda legge di Keplero o legge delle aree.
Dopo un giorno dall'inizio del mese lunare, la Luna sarà quindi spostata
rispetto al Sole di poco più di 12 gradi verso Est.
Per effetto della rotazione diurna della Terra, che avviene in senso antiorario,
un osservatore situato sulla superficie terrestre vedrebbe quindi il Sole
passare per primo in meridiano e la Luna dopo circa un'ora.
Essa, però, non sarà possibile vederla essendo ancora troppo vicina al
Sole. Ciò avverrà soltanto al terzo giorno quando essa apparirà, poco
dopo il tramonto del Sole, molto bassa sull'orizzonte occidentale e sotto
forma di una piccola falce con le due punte rivolte verso l'alto. L'angolo
di sfasamento fra le direzioni in cui si osservano i due astri è detto
digressione e, dopo circa
sette giorni, esso sarà di quasi 90 gradi.
In tal caso, si dice che la Luna ed il Sole sono in
quadratura
e che la fase corrispondente è il
primo
quarto.
Considerando la rotazione diurna della Terra, un osservatore terrestre
vedrebbe passare al meridiano per primo il Sole e dopo sei ore, il tempo
impiegato dalla Terra a ruotare di 90 gradi, vedrebbe passare la Luna.
Tale ritardo si avrebbe anche al sorgere ed al tramonto, che avverrebbero,
rispettivamente, all'incirca verso mezzogiorno e verso mezzanotte, rimanendo
quindi visibile soltanto nella prima parte della notte.
Dalla Terra è possibile vedere soltanto una metà della faccia illuminata
e quindi soltanto un quarto di tutta la superficie. Durante questa prima
settimana, la parte visibile della Luna aumenta sempre più ogni sera ed
è facile verificare come la parte circolare, chiamata volgarmente "gobba",
è rivolta a ponente, in accordo con un antico detto: "gobba a ponente,
Luna crescente; gobba a levante Luna calante".
Dopo circa 15 giorni, al termine del periodo di Luna crescente, la digressione
diventa 180 gradi, ossia i due astri sono in
opposizione.
Il Sole illumina tutto il disco visibile e la fase corrispondente prende
il nome di
luna piena.
L'astro sorge e tramonta circa 12 ore dopo il Sole, quindi rimane praticamente
visibile per tutta la notte. La massima altezza viene raggiunta alla mezzanotte
verso Sud.
Da quest'ultimo istante la parte visibile della Luna diminuisce sempre
più ed inizia il periodo della Luna calante. Passati altri 7 giorni, ossia
al 21mo dall'inizio del mese lunare, i due astri si trovano nuovamente
sfasati di 90 gradi, però con la Luna ad occidente anziché ad oriente
come nel primo quarto.
In questa fase, l
'ultimo quarto,
appare illuminata la metà del disco che al primo quarto era invisibile
e, ricordando anche il detto già citato, la "gobba" appare orientata verso
levante.
Si può verificare che la Luna sorge, passa in meridiano e tramonta sei
ore prima del Sole; quindi essa è visibile soltanto nell'ultima parte
della notte.
Dopo l'ultimo quarto, la Luna appare sempre più vicina al Sole e la parte
visibile diminuisce sempre più fino al terzo giorno prima della Luna nuova,
quando diventa un'esilissima falce che spunta ad oriente poco prima del
sorgere del Sole. Al termine del mese lunare, dopo 29 giorni e mezzo,
la Luna e il Sole sono nuovamente in congiunzione.
In
Fig. 18 è riportata
la situazione illustrata su una mappa stellare; in essa è possibile vedere
i cerchi dell'Eclittica e dell'Equatore e le successive posizioni della
Luna durante l'intera lunazione. La posizione del Sole è stata mantenuta
costante, nonostante che in un mese esso si sposti lungo l'Eclittica di
30 gradi. La figura rappresenta anche la situazione come potrebbe essere
vista al Planetario, dove la luminosità del Sole può essere attenuata
a piacere in modo da consentire la visione degli astri che fanno da sfondo
ad esso ed alla Luna.
Al Planetario è possibile osservare le fasi della Luna, ad intervalli
di circa 3 - 4 giorni; tuttavia il suo posizionamento, relativamente al
Sole e alle stelle, deve essere fatto manualmente, conoscendo le coordinate
equatoriali dei due astri. Nei Planetari più sofisticati, e ovviamente
di costo molto più elevato, tutte le operazioni descritte avvengono automaticamente.
I
Pianeti
______________________________________________________
Ancor prima che fiorissero le grandi civiltà del passato, gli uomini si
accorsero che alcune "stelle" brillanti non mantenevano fissa la loro
posizione rispetto alle altre, ma la variavano con movimenti relativamente
regolari; a questi astri si dette il nome di "stelle erranti" o pianeti.
Quelli attualmente conosciuti appartengono al nostro sistema solare e,
in ordine di distanza dal Sole, sono: Mercurio, Venere, Terra, Marte,
Giove, Saturno, Urano, Nettuno e Plutone. Gli ultimi due non sono visibili
ad occhio nudo, mentre Urano è al limite di tale visibilità; pur tuttavia
esso è stato scoperto soltanto nel 1700.
In precedenza si è visto come il Sole
e la Luna si spostino con regolarità fra le stelle sempre in direzione
Est.
Nel caso dei pianeti, l'osservazione diretta mostra che anch'essi si spostano
continuamente descrivendo però delle traiettorie apparenti con cappi e
punti in cui il movimento da "diretto" (verso Est) diventa "retrogrado"
(verso Ovest).
In
Fig. 19 è riportata, quale esempio, la traiettoria
descritta da Saturno negli anni 1985 e 1986. L'interpretazione di tali
moti è stata oggetto di innumerevoli sforzi da parte di intere generazioni
di astronomi e soltanto grazie ai lavori fondamentali di Copernico, di
Keplero, di Galilei, di Newton ed altri ancora in tempi successivi, si
è arrivati all'attuale visione del sistema solare, ormai entrata nel bagaglio
culturale di ogni uomo.
Al Planetario è possibile mostrare, anche se manualmente, i moti apparenti
dei pianeti fra le stelle; è quindi possibile dare soltanto una visione
geocentrica del nostro sistema solare. Come nel caso della Luna e del
Sole, i pianeti possono essere posizionati al Planetario soltanto conoscendo
le loro coordinate equatoriali o eclittiche.
Le condizioni di visibilità dei pianeti sono diverse a seconda della loro
posizione rispetto al Sole e a seconda che siano
pianeti
interni oppure
pianeti esterni,
intendendo per tali quelli la cui orbita è, rispettivamente, interna o
esterna a quella della Terra.
I pianeti interni sono Mercurio e Venere, i pianeti esterni sono tutti
gli altri. Durante i loro moti di rivoluzione, analogamente al caso della
Luna, i pianeti possono assumere diverse posizioni relativamente al Sole.
In
Fig. 20 sono riportate le orbite di Venere (pianeta
inferiore) e di Marte (pianeta superiore); per analizzare il loro moto
si considerano fissi sia la Terra che il Sole ed i due pianeti si fanno
muovere con una velocità angolare pari alla differenza delle loro velocità
reali con quella apparente del Sole, analogamente a quanto fatto per la
Luna. Nel caso dei pianeti esterni, seguendo i loro moti, si può osservare
che la digressione, ossia l'angolo fra le direzioni in cui si osservano
dalla Terra il pianeta ed il Sole, può assumere tutti i valori da 0 a
180 gradi.
Nel caso dei pianeti interni essa può
assumere soltanto i valori compresi fra 0 ed un valore massimo di circa
45 gradi per Venere (posizioni V2 e V4 in
Fig. 20) e
di 17 - 28 gradi per Mercurio.
Si hanno quindi le seguenti posizioni particolari:
Congiunzione Il pianeta
si trova dalla stessa parte del Sole, come ad esempio Marte nella posizione
M3 di
Fig. 20. Nel caso dei pianeti inferiori si distingue
ulteriormente fra congiunzione inferiore (V1 per Venere) e congiunzione
superiore (V3). In tale posizione i pianeti non sono visibili in quanto
offuscati dalla luce solare.
Opposizione Il pianeta si
trova, rispetto alla Terra, dalla parte opposta del Sole. E' una situazione
che si verifica soltanto per i pianeti superiori (posizione M1 per Marte)
ed in essa un pianeta si presenta nella migliore condizione per essere
osservato data la sua minima distanza dalla Terra.
Quadratura Si ha quando
la digressione è 90 gradi, sia verso oriente che verso occidente. E' una
condizione che si verifica soltanto per i pianeti superiori (M2 e M4 per
Marte). Di seguito sono date alcune informazioni supplementari soltanto
per i cinque pianeti visibili ad occhio nudo ed al Planetario.
MERCURIO E' il pianeta più
vicino al Sole e, come si è visto sopra, non si allontana da esso più
di 28° , cosicché è osservabile soltanto poco prima del sorgere o poco
dopo il tramonto del Sole, quando le condizioni di luce sono ancora crepuscolari.
Anche quando l'astro è alla sua massima digressione, non è detto che sia
effettivamente visibile in quanto è necessario che esso non sia troppo
basso rispetto all'orizzonte. Tale situazione si verifica quando il pianeta
ha una posizione più a Nord del Sole, per un osservatore nell'emisfero
boreale, e più a Sud per l'emisfero australe. L'osservazione diretta dell'astro
si presenta quindi abbastanza difficoltosa, anche nel caso se ne conoscano
esattamente le coordinate e si sappia dove cercarlo.
VENERE Dopo il Sole e la
Luna è l'astro più luminoso in cielo, infatti la sua magnitudine può raggiungere
valori negativi di -4, 5, cosicché esso può essere facilmente osservato
anche nella luce del crepuscolo civile. Essendo un pianeta interno, esso
è visibile soltanto prima del sorgere o poco dopo il tramonto del Sole,
come nel caso di Mercurio. Tuttavia, essendo la sua massima digressione
molto più grande, il periodo di visibilità può variare da 3 a 4 ore, a
seconda della latitudine.
MARTE Essendo un pianeta
esterno, può essere visibile anche nel pieno della notte. Ad occhio nudo
appare di colore rosso - arancione e di magnitudine variabile da circa
-3 a + 1,6. La massima luminosità viene raggiunta durante le "grandi opposizioni",
ossia quando Marte è contemporaneamente in opposizione e al perielio.
Tale evento si verifica approssimativamente ogni 15-17 anni.
GIOVE e SATURNO Sono entrambi
pianeti esterni ed hanno le dimensioni più grandi all'interno del sistema
solare. Il loro moto apparente fra le stelle risulta molto più regolare
di quelli dei pianeti visti in precedenza. Ad occhio nudo essi appaiono
piuttosto luminosi, Giove presenta una magnitudine di circa -2,5 e Saturno
di + 0,5. Osservati con un piccolo cannocchiale, Giove mostra le sue quattro
lune più grandi, quelle scoperte da Galilei e chiamate Io, Europa, Ganimede
e Callisto. Saturno mostra invece i suoi caratteristici anelli, che lo
rendono certamente il pianeta più affascinante.
Precessione
degli equinozi
______________________________________________________
Questo fenomeno, scoperto fin dal III secolo A.C. da Ipparco di Nicea,
consiste essenzialmente nel continuo spostamento dell'asse polare terrestre
che descrive, in senso orario, una superficie conica con vertice nel centro
della Terra ed asse perpendicolare al piano dell'Eclittica.
L'apertura del cono è quindi pari al doppio dell'obliquità dell'Eclittica,
ossia 46º 54'. Il fenomeno è causato dall'attrazione della Luna e del
Sole sul rigonfiamento equatoriale della Terra e la sua corretta interpretazione
richiede la conoscenza dei fenomeni giroscopici.
Proiettando il cono sulla sfera celeste,
si vede il polo celeste nord descrivere un cerchio minore parallelo all'Eclittica
e con centro nel cosiddetto
polo dell'eclittica,
che è l'intersezione dell'asse del cono con la sfera celeste. Il diverso
orientamento dell'asse polare produce uno spostamento del piano equatoriale,
ad esso sempre perpendicolare, e quindi uno spostamento degli Equinozi.
In
Fig. 22 è mostrato in particolare il moto dell'Equinozio
di primavera (punto gamma), che si sposta in senso contrario al Sole,
precedendolo nel suo moto annuo, il ché giustifica il nome
Precessione
degli equinozi dato al fenomeno.
Il punto gamma g si sposta lungo l'Eclittica di una quantità media pari
a 50,26 secondi d'arco all'anno; per percorrere tutti i 360 gradi (equivalenti
a 1.296.000 secondi) impiega quindi un periodo di tempo pari a 25.800
anni.
Il tempo impiegato dal Sole a ritornare nell'Equinozio di primavera è
l'
anno tropico che è pari
365g 5h 49m (= 365,2422 giorni) ed è quello considerato nella vita civile.
Al contrario, il tempo impiegato dal Sole per descrivere l'intera Eclittica
risulta più lungo dovendo l'astro percorrere in più un angolo di 50,26
secondi. Tale intervallo di tempo è l'
anno
sidereo ed è più lungo di quello tropico di circa 20m
24s.
A causa del continuo spostamento dell'Equatore,
dei poli celesti e del punto gamma, assunto come origine sia delle coordinate
equatoriali sia di quelle eclittiche, le coordinate di un astro qualsiasi
saranno soggette a continue variazioni facilmente prevedibili con opportune
formule matematiche.
Tuttavia, uno degli effetti più interessanti
è lo spostamento del polo celeste, che in circa 258 secoli descrive un
cerchio attorno al polo dell'Eclittica (
Fig. 23).
Durante tale moto il polo celeste si avvicina sempre più alla stella Polare,
raggiungendo da essa la minima distanza fra circa un secolo. Successivamente
inizierà un graduale allontanamento e, per centinaia di anni, nessuna
stella particolarmente brillante si troverà nei suoi pressi. Un'analoga
situazione si è verificata nei secoli scorsi, attorno all'anno 1000; mentre
al tempo degli Egizi, la Polare era Thuban, la stella più luminosa della
costellazione del Dragone.
L'altro importante effetto, legato allo spostamento dell'Equinozio, è
quello dello sfasamento, tra segni zodiacali e costellazioni dello zodiaco.
I primi sono legati alla posizione dell'Equinozio, nel quale il Sole ritorna
ogni anno il 21 marzo, le seconde ne sono invece indipendenti, per cui
esse tendono apparentemente a sostarsi in senso contrario al moto dell'Equinozio.
Più precisamente, in 2000 - 3000 anni, ossia da quando si ritengono nati
i nomi delle costellazioni zodiacali, lo spostamento suddetto è stato
di 30 - 40°. Al Planetario è possibile simulare l'effetto della precessione
degli equinozi spostando opportunamente l'asse di rotazione della sfera
stellare (
Fig. 1) rispetto alla direzione del polo celeste.
In tal modo è possibile mostrare l'aspetto del cielo nei secoli passati
oppure futuri.
vai su
La
navigazione
______________________________________________________
Quando una nave esce da un porto per intraprendere una traversata, il
Comandante si deve affidare a due strumenti fondamentali: la bussola per
avere la direzione ed il solcometro per avere la velocità. A bordo delle
navi, oltre alle tradizionali bussole magnetiche, sono utilizzate le bussole
giroscopiche, basate sui fenomeni giroscopici, già ricordati nel paragrafo
della precessione degli equinozi.
La bussola consente di determinare la
prora, ossia l'angolo fra le direzioni del punto cardinale Nord e dell'asse
longitudinale della nave (linea poppa - prora).
Lungo tale asse agisce la spinta degli organi di propulsione (generalmente
eliche), per cui la prora indica la direzione lungo la quale si muove
la nave.
Tuttavia la presenza divento, di correnti o di moto ondoso tende a deviare
la nave dalla suddetta direzione, cosicché quella effettivamente seguita
può differire dalla prora di qualche grado. La suddetta differenza prende
il nome di
scarroccio, se
prodotta dal vento, e di
deriva,
se prodotta dalla corrente, mentre l'angolo fra la effettiva direzione
e quella del Nord prende il nome di rotta.
Con quest'ultimo nome si indica anche la stessa traiettoria seguita dalla
nave. L'azione del vento e della corrente deve essere opportunamente stimata
dal Comandante in quanto, su lunghi percorsi, darebbe luogo a notevoli
errori nella determinazione della posizione della nave.
La rotta viene rappresentata su una carta nautica con una linea retta
per cui, conoscendo la velocità data dal solcometro, è facile calcolare
lo spazio percorso dal punto di partenza e determinare così la posizione
della nave per l'istante desiderato. Tale punto presenta tuttavia un grado
di incertezza che aumenta al trascorrere delle ore in quanto determinato
partendo da elementi, rotta e velocità, influenzati dall'azione delle
correnti e del vento, i cui effetti non sempre è possibile stimare con
certezza.
E' pertanto necessario, ad intervalli regolari di tempo, verificare la
posizione con altri metodi che riducano notevolmente il grado di incertezza,
ossia è necessario fare il punto nave. Fino a qualche decennio fa, prima
dell'invenzione della radio, i metodi usati consistevano essenzialmente
nell'osservazione di punti noti della costa, in vicinanza di essa, e nell'osservazione
di astri quando si era in alto mare. Aggiungiamo che il termine "osservazione",
in nautica, assume un significato più esteso in quanto esso indica l'insieme
di operazioni, eseguite con un opportuno strumento e con lo scopo di effettuare
una misura, che può essere di distanza, di rilevamento, d'altezza, di
profondità e così via.
A questi metodi si sono aggiunti diversi altri sistemi, essenzialmente
basati sull'emissione di segnali radioelettrici da parte di stazioni trasmittenti
situate sulla terra ferma o a bordo di satelliti artificiali. A bordo
delle navi, appositi apparati riceventi captano tali segnali e, mediante
sistemi computerizzati, forniscono direttamente le coordinate geografiche
con una notevole precisione, a volte di pochi metri.
L'Astronomia continua tuttavia ad avere un suo ruolo importante nella
navigazione marittima data la sua economicità e semplicità: gli astri
sono "gratuiti" e per praticarla sono sufficienti un sestante e un cronometro.
Il
punto nave astronomico
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I metodi utilizzati nella determinazione del punto nave mediante osservazioni
astronomiche hanno subito una continua evoluzione fino a quelli attualmente
in uso, che impiegano le
circonferenze
e le
rette d'altezza.
Gli strumenti necessari per tali osservazioni sono: il
sestante
ed il
cronometro.
Entrambi sono stati oggetto di notevoli miglioramenti ed attualmente sono
strumenti affidabili e di costo relativamente basso da consentirne la
diffusione anche a bordo di piccole imbarcazioni da diporto.
Il sestante è uno strumento ottico che consente di misurare l'altezza
di un astro, ossia la sua elevazione rispetto all'orizzonte marino. Per
poterlo impiegare è necessario osservare contemporaneamente gli astri
e l'orizzonte; di giorno ciò è possibile soltanto col Sole e, in certi
casi, con la Luna.
Con tutti gli altri astri le due condizioni citate si verificano contemporaneamente
soltanto durante i crepuscoli nautici .
Il cronometro serve per stabilire con precisione l'ora in cui si misura
l'altezza di un certo astro, in modo da calcolare, tramite le
effemeridi
nautiche, la sua esatta posizione sulla volta celeste.
Per comprendere il meccanismo del punto nave astronomico e per dare il
concetto di cerchio d'altezza si consideri la
Fig. 26.
Misurando con un sestante l'angolo fra le direzioni in cui si osservano
la base e la sommità di un faro, conoscendo l'altezza di quest'ultimo,
è possibile calcolare la distanza D da esso.
Se diversi osservatori, situati in differenti posizioni, misurano lo stesso
angolo a, si trovano necessariamente alla medesima distanza dal faro e
quindi su un cerchio con centro nella sua base e raggio pari alla distanza
D. Tale cerchio, in navigazione, prende il nome di
cerchio
dl distanza.
Nel caso astronomico si verifica una situazione
analoga, con l'unica notevole differenza che, mentre il faro è un punto
fisso, un astro si sposta continuamente per effetto del moto diurno della
Terra. E' pertanto necessario stabilire con precisione l'ora di osservazione
in modo da poter determinare la posizione sulla superficie terrestre del
punto subastrale, ossia
del punto dal quale l'astro in considerazione si vedrebbe esattamente
allo zenit (
Fig. 27).
Un osservatore, che misura in un certo istante l'altezza h di un astro,
si trova dal punto subastrale ad una distanza pari alla
distanza
zenitale z, che è il complemento dell'altezza.
Ad esempio, se l'altezza misurata col sestante è h = 40 gradi, la distanza
zenitale è z = 90 - h = 50 gradi.
Tale distanza corrisponde anche all'angolo al centro della Terra sotteso
dall'arco di circonferenza tracciato fra il punto subastrale e l'osservatore
(
Fig. 27).
Convertendo il suddetto angolo in primi, si ottiene la distanza in miglia
nautiche fra i due punti sopracitati, nell'esempio fatto, essa è 3000
miglia, corrispondenti a 5556 km.
Se nello stesso istante un astro viene osservato da più punti della superficie
terrestre, data l'enorme distanza dei corpi celesti, tutte le direzioni
di osservazione sono praticamente parallele, inoltre, per quanto detto
precedentemente, se gli osservatori misurano anche la stessa altezza h,
si trovano allora tutti alla medesima distanza dal punto subastrale.
Il cerchio sul quale essi vengono a trovarsi si chiama cerchio d'altezza
ed ha il centro nel punto subastrale e raggio pari alla comune distanza
zenitale.
Se da bordo di una nave si misurano quasi
simultaneamente le altezze di due astri, su un mappamondo è possibile,
dopo opportuni calcoli, individuare le posizioni dei due punti subastrali,
A1 ed A2, e da essi tracciare i cerchi d'altezza relativi (Fig. 28). I
cerchi s'intersecano in due punti in cui potrebbe trovarsi la nave, tuttavia
uno può essere certamente scartato data la sua eccessiva distanza dalla
posizione stimata della nave. Il metodo descritto è poco pratico ed inoltre
si è calcolato che per fare le cose con un minimo di precisione sarebbe
necessario un mappamondo di circa 7 m di diametro.
Per quanto visto precedentemente, il raggio
di un cerchio d'altezza può essere di qualche migliaio di chilometri,
pertanto, per tratti brevi, esso si può tranquillamente considerare rettilineo
e coincidente con la tangente allo stesso cerchio. Tale considerazione
suggerisce il metodo adottato in pratica, consistente nel tracciare sulla
carta nautica le tangenti ai cerchi d'altezza che sono in prossimità del
punto stimato.
In
Fig. 29 è mostrato
il metodo utilizzato; dal punto stimato (Ps) si tracciano le direzioni
in cui si osservano i due punti subastrali A1 ed A2 e, dopo opportuni
calcoli ed in base alle altezze misurate, si individuano su tali direzioni
altri due punti, D1 e D2. Da questi ultimi si conducono le rette perpendicolari
alle direzioni PsD1 e PsD2;
le due rette sono dette
rette d'altezza
in quanto coincidenti, come visto in precedenza, con i cerchi d'altezza.
L'intersezione delle due rette individua la posizione della nave (Pn),
le cui coordinate geografiche possono essere lette sulle relative scale.
In effetti il navigante non si limita ad osservare soltanto due astri,
ma effettua una serie ridondante di osservazioni, minimo tre o quattro,
in modo da attenuare gli effetti degli inevitabili errori commessi durante
le misure.
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