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Vele:
Ridurre la Tela - Terzaroli - Terzarolare
Ridurre vela in crociera.
Come trovare l’assetto giusto.
Le manovre e i trucchi per navigare in sicurezza.
Quando arriva il momento di ridurre la tela ? Come si prende
questa decisione, quali sono gli indicatori che, in maniera inequivocabile,
ci dicono che è il momento di farlo ? Quali sono le manovre corrette,
più sicure, da fare? Prima la randa o il genoa ? In che andatura
bisogna mettersi ?
Partiamo con i segnali di allarme. Ci si può fidare degli strumenti,
l’anemometro parla chiaro. Ma è evidente che anche senza
dare troppo retta ai numeri da ben altri fattori si capisce che il momento
di togliere metri di vela. Il timone diventa duro, la falchetta di sottovento
è sempre più in basso, fino a restare sempre in acqua.
L’equipaggio comincia ad agitarsi, qualcosa sottocoperta rotola,
sbatte la porta di una cabina. E’ affidata prima di tutto alla
sensibilità dello skipper la scelta del “quando”.
Su un catamarano (come nelle nostre foto) certamente gli indicatori
cambiano ma, un comandante, deve poter capire se la situazione comincia
a farsi seria. Oltre allo stato del mare e alla forza del vento in quel
momento bisogna poi prendere in considerazioni molti altri fattori molto
meno quantificabili. Parliamo del tipo di barca su cui stiamo navigando,
dell’evoluzione del meteo che prevediamo e, cosa non meno importante,
dalla capacità e “dall’umore” dell’equipaggio.
Se, caso estremo, navighiamo su un vecchia scafo a chiglia lunga e dal
dislocamento pesante, avremo una tolleranza ai rinforzi di vento molto
maggiore di quella che si ha su una barca da crociera/regata di ultima
generazione, con albero maggiorato e tanta tela a riva. Una raffica
improvvisa farà sbandare soltanto un po’ di più
la prima, mentre farà mettere in acqua la falchetta della seconda.
Non perché una sia meglio dell’altra, ma solo perché
ci troviamo di fronte a concezioni progettuali diverse. Le barche da
crociera di serie hanno in genere una notevole stabilità di forma
che le porta a reagire con gradualità agli aumenti di vento,
non hanno reazioni nervose. Ma attenzione che una volta superato il
punto critico recuperare stabilità diventa piuttosto complicato.
Come dicevamo sopra, una volta presa coscienza della situazione, bisogna
riflettere sulle condizioni meteo presenti e, soprattutto, sull’evoluzione
che queste avranno nel tempo. Se ci troviamo in una condizione di vento
piuttosto stabile, con il cielo pulito, con la lancetta del barometro
che non fa salti acrobatici e con nessun brutto avviso recitato dal
VHF, è probabile che ci si trovi di fronte ad una semplice giornata
ventosa che non ha tendenze al peggioramento. In questo caso potremo
valutare con tutta calma la necessità di ridurre tela e, soprattutto,
potremo farlo più in la nel tempo, vista la situazione stabile
del vento. Nel caso in cui i segnali di un peggioramento siano davanti
ai nostri occhi diventa necessario prevenire brutte raffiche potrebbero
metterci in serio pericolo. Prevenire, dunque, è l’arma
migliore per evitare spiacevoli danni, soprattutto pensando che il pericolo
potrebbe manifestarsi quando è troppo tardi, quando magari il
nostro equipaggio non è in grado di prendere qualche mano di
terzaroli con 40 nodi di vento. In questo caso ci si pente per non averci
pensato prima, quando tutto era calmo e la navigazione era ancora semplicemente
divertente.
Attenzione poi agli “scherzi” del vento apparente. Quando
si naviga alle andature portanti non si percepisce il vento di velocità
creato dalla barca, in altre parole sembra che ci sia meno vento che
non di bolina. Ma è solo una sensazione. Inoltre la barca è
più stabile e non è sbandata, questo magari ci porta ad
“osare” di più. Viaggiare al lasco però non
vuol per forza dire che si possa tenere più tela a riva. Mettiamo,
per esempio che qualcuno dell’equipaggio cada in mare. Come faremo
a risalire il vento per andare a recuperarlo? Anche se accendiamo subito
il motore quanto tempo passerà prima di riuscire a mettere la
barca in assetto?
Preparazione
La decisione è stata presa: si riduce tela. La preparazione delle
manovre è il momento più importante, quello che fa la
differenza. Le operazioni da fare per ridurre tela non sono poi così
difficili, ma vengono effettuate in sicurezza solo se ben organizzate,
soprattutto per quanto riguarda la randa, dove importante è la
coordinazione tra le persone che andranno a prendere una mano di
terzaroli.
Bisogna stabilire fin da subito dei ruoli: qualcuno si occuperà
dell’amantiglio e della drizza, qualcuno del vang e del punto
di mura, qualcuno delle borose. Il timoniere terrà l’andatura
giusta. Se non si dispone di tre persone bisognerà dividersi
i compiti. Solo così si può sperare nella rapidità
di esecuzione e nella buona riuscita dell’operazione, evitando
incomprensioni che possono portare a situazioni pericolose. E’
evidente che è importante avere tutte le manovre già in
chiaro, ben colte, e con stopper, winch e strozzatori ben funzionanti.
Per quanto riguarda il fiocco, operando attraverso un avvolgitore, n
on è necessario alcuna particolare preparazione. E’ una
manovra che può fare una persona sola e che descriviamo nel dettaglio
nel box a fianco.
Quale per prima?
Anche se quasi sempre in crociera la prima vela che si riduce è
il genoa, semplicemente perché è un’operazione più
facile e rapida rispetto a prendere le mani di terzaroli, la scelta
è demandata allo skipper in base alle valutazioni generali di
cui parlavamo sopra.Bisogna tener presente come siamo posizionati rispetto
al vento, perché se il fiocco può essere ridotto più
o meno sotto ogni andatura, la randa richiede di essere sventata per
poter procedere alla sua riduzione. Questo significa che se mi metto
di bolina stretta per poter sventare la randa scarrellandola, la mia
governabilità sarà data solo dal fiocco mantenuto in efficienza.
A questo punto devo decidere se quel particolare fiocco su quella particolare
barca mi permette di governare bene con vento teso durante una manovra
di presa di
terzaroli. Può essere che sia troppo potente e che
non mi permetta di tenere la giusta posizione rispetto al vento, facendo
oscillare il boma in maniera pericolosa per tutto l’equipaggio.
Dipende ancora una volta dalle considerazioni circa la barca, l’equipaggio
e la situazione. Nulla vieta in casi critici di potersi aiutare a mantenere
la rotta con un po’ di motore.
Quanto ridurre
Anche in questo caso è bene considerare il tipo di barca sulla
quale navighiamo. Se questa trae la maggior parte della propria spinta
dalla randa ed è una barca che a tutta tela tende all’orza,
dovremo cercare di mantenere queste sue peculiari caratteristiche anche
dopo aver ridotto entrambe le vele. Questo perché è bene
mantenere un assetto che già conosciamo e che la nostra barca
predilige, piuttosto che renderla ingovernabile e imprevedibile. Attenzione
anche a non ridurre troppo, mantenere una buona velocità significa
anche conservare manovrabilità. Ritrovarsi sottoinvelati, magari
in condizioni di mare formato, è quasi peggio che avere troppa
vela a riva.Importante è anche considerare la giusta forma della
vela, anche se ridotta. Se il difficile lavoro di un velaio consiste
nel trasformare un tessuto piatto in una sagoma tridimensionale aerodinamicamente
efficiente, comprendiamo come ogni nostro minimo intervento sulla forma
di una vela possa essere potenzialmente dannoso per la sua efficienza
e per la vita utile della stessa. E’ di fondamentale importanza
ricordarsi che ad ogni riduzione deve essere associata una regolazione
della forma attraverso le giuste manovre (drizze, carrelli delle scotte,
borose, vang). Ciò eviterà uno scorretto uso della nostra
attrezzatura e ne allungherà di molto la vita.
Ridurre la Randa
La presa di terzaroli sulla randa è un’operazione un po’
più complessa rispetto alla riduzione del fiocco. Innanzitutto
bisogna portarsi di bolina in modo da poterla sventare semplicemente
lascando quanto serve la scotta per avere la vela ”scarica”,
presupposto base per poter lavoraci sopra in sicurezza, senza tensioni
sulle manovre. Meglio mettersi di bolina (larga) che non prua la vento,
in questo modo il genoa continua a portare e la barca conserva velocità
e quindi manovrabilità. Anche se si compie la manovra a motore
è meglio non farlo esattamente prua al vento perché in
questa andatura il boma rimane esattamente a centrobarca, posizione
scomoda e poco sicura, se leggermente spostato chi lavora sulla tuga
ha invece più spazio e la vela tende già naturalmente
a cadere da un lato solo. Importante è ricordarsi di cazzare
l’amantiglio (dopo aver lascato vang e scotta) per evitare che,
mollando la drizza, il boma cada in pozzetto. Mettere in tensione l’amantiglio
serve anche ad aprire la balumina e quin
di a togliere carico sulla vela senza dover lascare tropo la scotta,
con conseguente movimento del boma (e ovvio che sulle barche che hanno
il vang rigido, l’amantiglio diventa quindi superfluo). Sarà
poi possibile lascare la drizza e far scendere la vela finché
non raggiungeremo il punto di mura lungo l’inferitura corrispondente
alla mano di terzaroli che intendiamo prendere. Una volta fissata la
mura al collo d’oca, possiamo cazzare la borosa in modo che base
e balumina prendano la giusta tensione.
A questo punto possiamo cazzare drizza, mollare l’amantiglio e
regolare nuovamente il vang. La tela in eccesso che ricade attorno al
boma può essere raccolta e legata attraverso i matafioni, più
per motivi di ordine e visibilità piuttosto che per motivi di
efficienza (e attenzione al legarli con dei nodi “ganciati”,
che cioè si sciolgano facilmente, accortezza importante per una
garantirsi maggiore rapidità di esecuzione, e quindi sicurezza)
. Nel caso della foto non è necessario fare alcun intervento
poiché la tela in eccesso si raccoglie da sola all’interno
del lazy-bag.
Ridurre il genoa
Disponendo di un avvolgitore, la manovra di riduzione della vela di
prua è un’operazione piuttosto semplice. Non necessita
di più persone, né di un cambio di direzione della barca
rispetto al vento e permette un dimensionamento della vela a piacere.
E’ sufficiente sventare gradualmente la vela (circa di 2/3 della
sua superficie totale) attraverso la scotta e riavvolgere contemporaneamente
attraverso il tamburo del rullafiocco. E’ necessario non sventare
completamente la vela durante questa operazione per evitare che riavvolgendola
si formino grosse pieghe lungo la parte avvolta attorno allo strallo.
Ciò, oltre a migliorarne le prestazioni nel bordo di entrata,
ne allungherà la vita evitando fastidiosi stiramenti. Questo
vale soprattutto quando si sceglie di fare la manovra alle andature
portanti con il genoa sventato dietro alla randa e che tende necessariamente
a perdere forma e a formare delle grandi pieghe.
Una volta ridotta la vela secondo le nostre necessità, bisognerà
regolare il carrello del punto di scotta a seconda dell’andatura
che stiamo tenendo. Si deve compensare l’allontanamento della
bugna dal carrello, avvicinando i due tra di loro. Porteremo più
avanti il carrello per ristabilire la giusta altezza dalla coperta e
la giusta forma della vela.
Una prima regolazione di massima, la si può fare facendo lavorare
la scotta sulla bisettrice dell’angolo della bugna, molte vele
hanno già una loro linea di forma cucita sulla bisettricce sulla
vela che fa da riferimento.
Con la randa avvolgibile
Nel caso la nostra barca sia armata con un avvolgiranda le operazioni
diventano più facili, tanto da poterle svolgere da soli senza
troppa fatica. Possiamo dire che le operazioni da compiere sono molto
simili a quelle che si effettuano con l’avvolgifiocco, anche se
qui bisogna prima di tutto ridare tensione all’amantiglio per
evitare che il boma cada in pozzetto e per aprire bene la balumina,
sventando così la vela. La riduzione avviene, come per il fiocco,
lascando gradualmente l’angolo di bugna e riavvolgendo contemporaneamente
la vela sul rullo posto lungo l’inferitura (sulle barche da crociera
di serie la randa avvolta sul boma è ancora un rarità).
L’operazione deve quindi essere fatta in maniera coordinata, se
si lasca troppo la bugna mentre riavvolgiamo è possibile che
si formino delle pieghe che a lungo andare danneggiano irrimediabilmente
la forma della vela e che potrebbero anche rendere difficile un successivo
“srolotamento”.
Come si sa la randa avvolgibile ha senso solo nell’ottica di una
conduzione della barca con equipaggio ridotto o poco numeroso. L’efficienza
di questa vela infatti è molto inferiore a quella tradizionale
a causa della sua mancanza di forma (data anche dall’assenza delle
stecche). Inoltre ha anche altri due inconvenienti: a parità
di armo, è necessariamente anche più piccola, quando si
riduce tela la nuova forma diventa molto scadente.
fonte: http://www.velaemotore.it/
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