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VV - Vento e Vele
Storia della Navigazione
L’arte di legare il vento
Gli stregoni finnici solevano vender del vento ai marinai in bonaccia.
Il vento era rinchiuso in tre nodi: se scioglievano il primo, se ne
generava un venticello, sciogliendo il secondo soffiava un vento, col
terzo un uragano. Si dice che i marinai i quali lottano col vento, nel
golfo di Finlandia, vedono talvolta un misterioso vascello comparir
d’un tratto sul mare sotto vento e raggiungerli rapidamente. Con
tutte le vele spiegate e i fiocchi al vento fende marosi sollevando
lunghe ondate di spuma; le vele gonfie fino a scoppiare, le sartie tese
fino a spezzarsi. Allora i marinai si dicono : "Certo, viene dalla
Finlandia". L’arte di legare il vento in tre nodi, così
che più nodi si scioglievano e più forte soffierà
il vento, è stata attribuita agli stregoni della Lapponia e alle
streghe dello Shetland, di Lewis e dell’isola di Man. I marinai
dello Shetland comprano ancora oggi i venti sotto forma di fazzoletti
e spaghi, annodati dalle vecchie che pretendono di saper governare le
tempeste. Si dice che a Lerwick vi siano delle vecchie megere che vivono
vendendo i venti.
Nell’antichità v’era una famiglia a Corinto che godeva
la reputazione di poter calmare il vento furioso, ma non sappiamo in
che modo. Anche nei tempi cristiani, sotto il regno di Costantino, un
certo Sopater fu condannato a morte a Costantinopoli, accusato di aver
con la magia legato i venti, perché le navi granarie d’Egitto
e di Siria eran trattenute dalla bonaccia, con grande rabbia e disperazione
dell’affamata gente bizantina.
Da "Il ramo d’oro" di James George Frazer, 1890, vol.1,
pagg. 130-131.
Il vento Soprattutto nelle prime uscite si nota quanto lo specchio d'acqua
sul quale stiamo navigando sia incredibilmente diverso da quello che
pochi minuti prima si era studiato dalla riva. Credevamo di avere a
che fare con una distesa d'acqua precisa, limitata, con punti di reiferimento
chiari ed evidenti, distanze immutabili, luce uguale... ma non è
affatto così! Lo spazio ha un senso ed una direzione, i punti
di riferimento si spostano le distanze si allungano e si accorciano...
Tutto cambia con il vento e non è una scoperta da poco!
In barca il vento deve diventare il solo punto di riferimento costante.
In un certo senso bisogna fare come se non fosse il vento che cambia
bensì tutto quello che sta attorno che ruota. Quando si giunge
a saperlo fare ci si meraviglia di aver navigato tanto senza questo
fondamentale punto di riferimento.
Vento apparente:
la velocità è orziera Comprendere correttamente la teoria
del vento apparente è la chiave per padroneggiare uno skiff,
soprattutto alle andature portanti. In queste andature infatti ci si
rende conto immediatamente che i segnavento sulla barca non indicano
la direzione del vento reale ma quella del vento apparente. E'
in base al vento apparente che devono essere effettuate tutte le regolazioni
ed il vento apparente varia in relazione alla velocità della
barca poichè è il vettore risultante in forza e direzione
tra il vento reale ed il vento di velocità che per definizione
soffia sempre sul naso della barca stessa.
Il concetto è ben noto ai surfer o agli appassionati di catamarani
(e questo - per inciso - ci offre lo spunto per un suggerimento molto
importante: siate aperti a tutte le esperienze di navigazione, per quanto
ogni mezzo abbia sue caratteristiche specifiche esistono di volta in
volta infinite similitudini pratiche tra una deriva, un catamarano,
una tavola a vela ed anche un cabinato. Così l'appassionato di
skiff scoprirà la soluzione ad alcuni suoi problemi sperimentando
una tavola a vela mentre il fanatico surfer troverà le risposte
ad alcune sue domande salendo su una deriva)
E' necessario abituarsi il più presto possibile all'idea che
più si è veloci, più la componente dovuta al vento
di velocità è forte e spinge il vento apparente verso
prua e quindi più si devono cazzare le vele. Ogni
volta che la barca accelera il vento apparente rifiuta e bisogna ritrovare
le buone regolazioni. Anche con venti regolari, data l'estrema
sensibilità alla velocità, la condotta di uno skiff è
dunque simile a quella di una deriva tradizionale con vento irregolare.
E' la teoria della relatività applicata alla vela: il
vento che ricevete dipende dalle condizioni che voi stessi generate,
dalla vostra rotta e dalla vostra velocità. Sugli skiff
con vento teso e con buona velocità si può navigare con
regolazioni da bolina anche fino al gran lasco (a condizione di non
rompere mai il magico equilibrio della velocità).
Velocity Made Good: il compromesso tra
rotta e velocità Uno degli errori più frequenti è
stringere la bolina fino a trovarsi troppo nel vento con vele che lavorano
male. Otterremo solamente una riduzione della velocità aggravata
dal conseguente incremento dello scarroccio: fatica sprecata!
Di bolina è dimostrato che la forza propulsiva
cambia poco per regolazioni di vele molto differenti mentre la
forza dello scarroccio varia molto aumentando la resistenza: è
evidente che non conviene cercare la massima forza propulsiva ma bensì
cercare di ridurre la resistenza idrodinamica.
Nel momento in cui si prende velocità orzare non è la
cosa più importante altrimenti la barca va troppo al vento, si
ferma e bisogna ricominciare daccapo. Meglio perdere qualche grado di
rotta ma tenere le vele ben gonfie, la velocità sarà maggiore
e lo scarroccio minore.
Se timonerete una barca di Coppa America la decisione sul miglior compromesso
tra rotta e velocità vi sarà facilitata dal fatto di poter
disporre delle curve di rendimento della barca... ma non vogliamo andare
oltre su questo argomento se non per sottolineare che la maggior parte
delle polari di velocità sono puramente teoriche, costruite in
galleria del vento e non possono tenere conto dell'infinità di
variabili che si presentano con la barca in acqua, magari in mezzo a
decine di altri regatanti.
Fisica delle vele:
pressione e depressione, flusso laminare e turbolento
Anche in un manuale estremamente pratico un po' di teoria è fondamentale
per capire cosa sta dietro al funzionamento delle vele e poichè
il vento è un fluido si tratta di spiegare (in modo semplice
e veloce) un po' di fisica dei corpi fludi.
Il principio di funzionamento di una vela moderna
si basa sulla legge della differenza di pressione: la pressione del
vento sulla vela infatti è maggiore sul lato sopravento e minore
su quello sottovento. E' la depressione sottovento che fornisce la maggior
parte della forza che fa muovere la barca. In altre parole la barca
non è tanto "spinta" dalla pressione quanto piuttosto
"tirata" dalla depressione, così come un aereo
può volare non tanto perchè si appoggia sull'aria quanto
piuttosto perchè provoca un flusso relativo che lo aspira verso
l'alto.
Le vele devono raccogliere il vento ma non trattenerlo,
il flusso laminare sulla vela è indispensabile affinchè
si verifichi la differenza di pressione. Quando si cazza una
vela questa raccoglie man mano sempre più forza fino a quando
arriva ad un punto di rottura al di la del quale la forza decresce di
colpo. Questo punto di situa nell'istante in cui la vela cessa di essere
un deflettore per il vento e diventa solo un ostacolo. Lo scorrimento
dell'aria sulle vele cessa di essere laminare e diventa improvvisamente
turbolento, la pressione sottovento alla vela allora viene meno bruscamente
a causa del distacco dei filetti fluidi dalla vela: la rottura dell'equillibrio
tanto cercato è sconcertante!
Vento, velocità ed andature Sugli skiff
le andature non dipendono tanto dalla direzione del vento quanto dalla
velocità della barca. In queste condizioni
non sarebbe corretto classificare le andature in termini
di "bolina", "lasco", "poppa"... Da un
punto di vista teorico ci sono solo due tipi di andature corrispondenti
a due tipi di flusso del vento sulle vele:
flusso laminare (in finezza)
flusso turbolento (in distacco)
E' facile dimostrare il concetto con esempi: sulla stessa rotta
un cabinato viaggia con le vele lasche mentre una tavola è con
la vela completamente cazzata, sullo stesso skiff si salpa di bolina
con le vele lasche e, sulla stessa rotta, le si cazza man mano che si
prende velocità...
La capacità di essere veloci a qualsiasi andatura deriva dalla
massima cura per un numero quasi infinito di piccoli dettagli. Sono
necessarie molte uscite con condizioni diverse di vento e mare per arrivare
a "sentire" la barca e capire quali regolazioni toccare per
trarre il massimo dalla barca. Poi bisogna rapidamente rendersi conto
che nessuna situazione è stabile, che qualsiasi regolazione,
per quanto perfetta, deve essere rimessa continuamente in discussione.
I migliori equipaggi sono quelli che capiscono per primi le variazioni
nella forza o nella direzione del vento e si adattano immediatamente.
Per quanto ne sappiamo non ci sono altri segreti...
Le vele:
Design e costruzione.
Se il vento è
il carburante, la fonte di energia, le vele sono il motore della barca,
il meccanismo che trasforma l'energia in movimento e velocità.
Le nuove tecnolgie permettono di sviluppare continuamente nuovi materiali,
nuovi tagli e nuovi processi di produzione, tutto questo ha rapidamente
portato a vele sempre più leggere ed allo stesso tempo più
resistenti.Anche qui l'evoluzione tecnologica può essere riassunta
dalla storia della Coppa America.I materiali sintetici si affermarono
solo dal 1937, prima di quell'anno eravamo ancora nell'era del cotone.
Gli ultimi trent'anni invece sono stati invece contrassegnati da una
rapida evoluzione che ha portato all'utilizzo dapprima del mylar, poi
del dacron, per arrivare nei primi anni novanta ai cristalli liquidi
ed alle fibre di carbonio Montedison del Moro di Venezia.Oggi la maggior
parte del lavoro di design, taglio ed assemblaggio delle vele è
fatta al computer con programmi CAD o CAM. Sul PC viene creato un modello
che simula la vela per taglio, dimensioni ed elasticità; il modello
viene poi testato con programmi che simulano gli stress a cui viene
sottoposta una vela in navigazione. La vela virtuale viene aggiustata
fino al design ottimale che le permette di sopportare bene tutti i carichi
aereodinamici applicati. A questo punto vengono tagliati i ferzi (spesso
con un laser) e si procede ad assemblarli.Per inciso sappiate che le
vele più tecnologiche non sono più composte da pannelli
ma sono bensì un pezzo unico la cui realizzazione avviene in
tre fasi. Innanzitutto si stende una prima pellicola di materiale, poi
questo strato viene ricoperto di fili di kevlar o di carbonio la cui
quantità ed orientamento sono determinati dal computer in misura
differente sulla vela a seconda dei punti sui quali le sollecitazioni
del vento saranno maggiori ed infine il lavoro si conclude con l'applicazione
di un secondo strato di materiale che fissa sul primo i vari fili. Questa
tecnica è di gran lunga migliore ed assicura maggiore leggerezza
e massima resistenza alla deformazione a cui sarebbero inevitabilmente
soggette le cuciture.La scelta del materiale per le vele è fondamentale,
le due qualità principali di ogni materiale sono (come al solito):
l'elasticità
il peso
Le vele degli skiff devono sopportare forti carichi aereodinamici
e sono realizzate materiali poco elastici (generamlemte Mylar) permetteno
di mantenere la forma corretta, la maggior parte delle derive tradizionali
invece usa vele in Dacron.
Curvatura delle vele La curvatura di una vela dipende dal taglio e dalla
giuntura dei ferzi, è fissata in veleria e non può essere
modificata in nessun modo. Per suddividere meglio la concavità
della vela (il vento in testa d'albero è più forte che
non in basso) alcuni velai disegnano fiocchi con forma ad S scavandola
in alto ed arrotondandola (o aggiungendo delle pinces) in basso.
La combinazione tra curvatura e gestione del grasso
e dello svergolamento determina di volta in volta la forma ottimale
della vela.
Grasso
Il grasso di una vela è la curvatura determinata dall'azione
del vento nella vela stessa, questa componente della forma di una vela
può essere variata dal velista sia nelle regolazioni a terra
(lavorando sulla flessione dell'albero) che in navigazione.
Il grasso delle vele deve stare più o meno
al centro, quando in navigazione il vento rinfresca il grasso
ha la tendenza a spostarsi verso poppa, bisogna riportarlo al suo posto
(lavorando sull'inferitura per il fiocco; su base, vang e rotaia di
scotta per la randa)
Svergolamento
La vela ha sempre tendenza ad assumere una forma elicoidale con la parte
alta (meno tenuta dalla base) che cerca il letto del vento (per effetto
degli attriti il vento è più forte in alto che non a pelo
d'acqua: fino al 10% in più a 10 metri).
Lo svergolamento permette di ottenere sulla parte
alta della vela una forza aereodinamica meglio orientata ed una forza
di sbandamento più debole.
Viene regolato attraverso il
punto
di scotta per il fiocco, il
vang ed il
carrello
di scotta per la randa.
Il carrello di scotta è essenziale per
controllare lo svergolamento.
Grazie ad esso è possibile
cazzare (portando il carrello sopravento) o lascare (carrello sottovento)
senza toccare la scotta, aprendo o chiudendo la randa.
Con il carrello sopravvento e la scotta un po' lasca si accentua al
massimo lo svergolamento.
Ricordate di bloccare il carrello al centro al termine del bordo di
bolina: alle andature portanti in caso di strambata il carrello libero
passa violentemente da una parte all'altra ed è un buon sistema
per demolirlo!
Sulle barche che non sono dotate di carrello di randa un controllo parziale
dello svergolamento può essere esercitato con il vang.
Iterazione tra le vele
Il fiocco crea un corridoio che spinge l'aria sul lato sottovento della
randa. Così facendo ritarda il distacco dei filetti fluidi e
facilita il mantenimento di un flusso laminare anche a grandi angoli
di incidenza con il vento. Un fenomeno uguale e contrario avviene tra
randa e fiocco con la depressione sottovento alla randa che "aspira"
aria dal lato sottovento del fiocco ritardando la comparsa dei distacchi
e facilitando lo scorrimento laminare.
Esiste anche un effetto negativo del fiocco sulla randa: questo semplicemente
la "copre" soffiandole aria perturbata. I progettisti degli
skiff hanno generalmente privilegiato il flusso d'aria sulla randa e
pertanto le dimensioni del fiocco sono state ridotte per evitare la
copertura. In questo caso il fiocco serve prevalentemente da convogliatore
dei flussi accelerando i filetti d'aria sottovento alla randa (si tratta
della soluzione tipica di tutte le imbarcazioni ad armamento frazionato).
L'iterarazione tra le vele fa si che di bolina
il vento rindondi sulla randa e rifiuti sul fiocco, per questo
motivo il fiocco fileggia prima e viene pertanto utilizzato dal timoniere
come indicatore principale nei bordi di bolina (e per questo un fiocco
rigido in Mylar può essere un pessimo indicatore in bolina con
poco vento).
Segnavento, banderuola e tell-tales
In barca è utile avere dei segnavento sistemati sulle sartie
o in testa d'albero (banderuola) per individuare immediatamente la direzione
del vento apparente.
In situazioni normali di mare e vento le indicazioni di una banderuola
in testa d'albero sono molto più affidabili di quelle dei segnavento
sulle sartie i queli ricevono aria deviata dall'armamento e dalle vele.
Viceversa, con venti deboli o mare formato il rollio può alterare
le indicazioni della banderuola ed è meglio affidarsi ai segnavento
sulle sartie che sono sicuramente più stabili.
I
tell tales
sono strisce di tela da spi o fili di
lana (ma abbiamo utilizzato con profitto anche il nastrino di chiusura
dei sacchi della spazzatura!) che consentono di visualizzare il flusso
del vento sulle vele. Sono di grande aiuto al timoniere, la loro osservazione
è fondamentale fino a quando non si è raggiunta quell'esperienza
che porta a riconoscere istintivamente l'andatura alla quale si sente
meglio la presenza del vento.
Sul fiocco vanno disposti su entrambi i lati, per tutta l'altezza della
vela ad intervalli di circa 30 cm. I tell tales sottovento segnalano
quando la vela è troppo cazzata (cominciano col salire un po'
e poi di colpo cadono quando è decisamente troppo bordata), quelli
sopravento indicano quando la vela è troppo lasca (anche qui
tendono ad alzarsi per poi cadere quando è decisamente troppo
lasca). Di bolina, con il fiocco regolato a ferro i segnavento sottovento
cadono quando si è troppo poggiati, la caduta di quelli sopravento
indica che siamo entrati nell'angolo morto e stiamo perdendo velocità.
I tell tales sulla randa vengono cuciti sulla balumina per evitare che
subiscano le perturbazioni causate dall'albero. Devono essere tesi nel
prolungamento immaginario delle stecche. Se fileggiano la randa è
troppo lasca, se si piegano sottovento è troppo cazzata.
Rande steccate
Le rande completamente steccate sono
ormai comunissime tra gli skiff. Questa soluzione permette di controllare
meglio la forma della vela ed impedisce alla stessa di fileggiare troppo.
Le stecche vanno infilate nelle tasche senza forzare, la tensione va
regolata così che la vela possa assumere la concavità
più conveniente anche se il vento non sarà in grado di
conferirgliela.
In linea di massima la tensione da dare alle stecche dipende in gran
parte dalle onde (cazzate con mare formato e viceversa) ed in misura
minore dal vento (lasche con vento leggero o fortissimo, cazzate con
venti medi) e dal peso dell'equipaggio (gli equipaggi pesanti devono
cazzare maggiormente le stecche).
Infine la rigidità delle stecche influenza grandemente la forma
della vela: stecche rigide appiattiscono la vela ed aprono la balumina
togliendo potenza e contrastando sbandamento e scarroccio, stecche più
morbide danno potenza esaltando il grasso e chiudendo la balumina.
Cura delle vele
Tutte le vele di consumano con l'uso
ma averne cura può aumentare la loro vita utile:
piegate le vele solo quando questo è assolutamente
necessario
una volta issate lasciatele sbattere il meno possibile
sciaquatele in acqua dolce ed asciugatele quando sono umide
riparate immediatamente piccoli strappi prima che si propaghino
se avete un avvolgifiocco non lasciate il fiocco arrotolato al sole
per periodi troppo lunghi.
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