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volvo common rail
Il grande impegno per la stagione 2004 di Volvo Penta è raccontato
dai tre nuovi motori common rail, D3, D4, D6 con potenze da 110 a 310
cavalli con controllo elettronico e un motore per imbarcazioni dislocanti,
il D2-75, propulsore a basso regime come vuole la nouvelle vague del
motorismo ausiliario.
In altre parole gli armatori di barche a vela e pilotine sono stufi
di sentire motori che girano come frullatori. A questi motori si aggiunge
un piede poppiero tutto nuovo che regge potenza e coppia dei nuovi propulsori.
La presentazione è avvenuta a Gotherborg ed è stato possibile
apprezzarli in mare montati su diverse barche.
Il motore D3 è un cinque cilindri da 2.4 litri di derivazione
automobilistica, tutto in lega leggera pesa 215 chilogrammi ed è
disponibile in tre potenze tutte con turbo e intercooler: 100, 130 e
160 cavalli. Secondo la casa di Gotheborg è competitivo nei confronti
delle soluzioni fuoribordo benzina e soddisferà, come del resto
gli altri motori presenti, le norme ambientali che andranno in vigore
negli Stati Uniti e in Europa nel 2006.
I primi disponibili sul mercato saranno forniti con trasmissione SX
(il piede con elica singola), la prima potenza disponibile in versione
entrobordo sarà il 110 cavalli a 3.000 giri, indicato per barche
dislocanti. Le altre potenze raggiungono invece i 4.000 giri e sono
più indicate per imbarcazioni plananti.
Il D4 è un poderoso quattro cilindri da 3.7 litri in grado di
erogare 210 cavalli a 3.500 giri minuto, sempre alimentato con turbo
e intercooler per un peso di 460 chilogrammi. In una prova in mare su
imbarcazioni di vario tipo che è stato possibile effettuare presso
la sede svedese ha messo in mostra, come del resto gli altri motori,
una fluidità di funzionamento ed una erogazione davvero invidiabili.
Volvo ha lavorato molto sulla rotondità di funzionamento ed è
difficile trovare motori che raggiungano lo stesso livello di comfort.
La scelta del common rail è quasi obbligata se si vogliono rispettare
le norme che limitano le emissioni e di cui Volvo è sempre stata
convinta sostenitrice. Il sistema common rail, in poche parole, mantiene
il circuito di alimentazione sempre in pressione e gli iniettori di
ogni cilindro sono gestiti elettronicamente per fornire la quantità
giusta di carburante. Questo può essere iniettato in diversi
momenti del movimento del pistone per rendere la combustione più
omogenea e progressiva. Uno degli effetti più evidenti è
che il caratteristico battito dei motori diesel viene eliminato. Il
D6 dispone della medesima tecnologia, è un sei cilindri da 5,5
litri e 560 chilogrammi di peso, la potenza massima è di 310
cavalli a 3500 giri.
Per questi motori è stato studiato un nuovo piede poppiero che
può sostenere la potenza e soprattutto la coppia, che raggiunge
i 500 daN, scarico e prese a mare sono integrate nel piede e chi monta
il motore deve in pratica occuparsi solo dell’impianto elettrico
e dei supporti. Vita facile anche in cantiere.
Completamente nuova anche la timoneria molto dolce ma diretta nell’eseguire
i comandi del pilota. Pur essendo la pompa idraulica del comando molto
potente esiste una valvola di ricircolo che realizza un contrasto. Due
le versioni del piede, la DP per velocità fino a 45 nodi e la
DPX per applicazioni ultra veloci. Esiste una serie di nuove eliche
per diverse gamme di velocità.
Tutti questi propulsori dispongono della piattaforma elettronica EVC
(electronic vessel control), un sistema digitale integrato con il quale
motore, telecomandi e strumentazione sono interfacciati. Si tratta ancora
una volta di una tecnologia presa (e collaudata) nel mondo automobilistico
ovvero il Can bus system che ne controlla tutte le funzioni.
Il quarto motore di cui scriviam è il D2 75, indicato per imbarcazioni
dislocanti e soprattutto per barche a vela. Segue il D2 55 con cui condivide
il blocco e si inserisce nel filone dei motori a basso regime di rotazione
e “coppia costante” che piacciono ai velisti, è cresciuto
grazie a valvola waste gate turbo e intercooler.
Motori che danno il meglio nei regimi in cui vengono sfruttati più
di frequente, di solito attorno ai due terzi del massimo con regimi
di impiego che raramente superano i 2.500 giri. Installato molto bene
su un quindici metri era particolarmente silenzioso, praticamente assenti
le vibrazioni e i risultati pratici, in termini di spinta reale in condizioni
d’uso sono comparabili a quelli di propulsori più potenti
ma più veloci. Novità anche per quanto riguarda l’erogazione
di energia elettrica. L’alternatore “sale” a 115 Ampère
e tra gli optional c’è un generatore a 220 volt da 2,2
o 3,5 kW che può risolvere senza imbarcare un altro “motore”
la necessità saltuaria di corrente alternata.
di Antonio Vettese
tratto da Vela e Motore di ottobre 2003
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