Quiz patente nautica capitaneria Ravenna
storia | Il
mare e la costa | Flora
e fauna | geologia | case
L'isola di Vulcano è sempre stata
nota fin dall' antichità per la sua intensa attività vulcanica,
ma non sembra mai essere stata abitata fino a età molto recente.
Nell'antichità l'isola era sacra ad Efesto, il dio dei vulcani
e delle forze endogene della natura è portava il nome di Hierà
(la sacra) o di Hierà Ephaistou (l'isola sacra a Efesto), ma sul'isola
non sono state ritrovate testimonianze di culto prestate a questa divinità.
Sono fiorite delle leggende che collocano nel cratere del suo vulcano
l'officina di Efesto, nella quale lavoravano i ciclopi, ma ancora agli
inizi del XV secolo gli spiriti infernali del vulcano si divertivano a
disormeggiare le navi che cercavano rifugio dalle tempeste, se non si
poneva una croce su l'ormeggio. Questo è narrato da Antoine de
La Sale precettore dei figli di re Renato D'angiò, a cui capitò
nel 1406 di visitare l'isola e lasciò una dettagliata decrizione
della sua salita al cratere. Fu ritrovato nel XIX secolo un ripostiglio
di monete d'argento di età greca, nascosto da qualcuno, recatosi
in un momento di pericolo sull'isola e che poi non ha avuto la possibilità
di tornare a riprenderlo. Poco abitata e dotata di due insenature opposte,
una aperta a ponente ed una a levante, l'isola spesso forniva rifugio
ai pirati del Tirreno. Qualche decennio prima dell'ultima grande eruzione
del 1888-90 quando il cratere ha cessato di essere attivo, vivevano pochi
agricoltori sul Piano, una zona molto fertile dell'isola dove tuttora
vengono coltivate alcune aree e si fanno degli ottimi formaggi. Lo sfruttamento
minerario per l'estrazione dello zolfo fu iniziato fin dai dai romani
e continuato in diversi periodi. Nel XIX secolo l'isola di Vulcano fu
concessa da Ferdinando I°, re delle Due Sicilie, al generale Vito
Nunziante per i suoi meriti nelle guerre contro Napoleone, ma poi abbandonata.
Nel 1860 l'isola venne rilevata dallo scozzese Stevenson che continuò
a sfruttare le risorse minerarie fino al 1888, quando avvenne l'ultima
eruzione del vulcano che distrusse tutte le attrezzature e lo costrinse
ad abbandonare l'impresa e l'isola. L'attività estrattiva non riprese
più, almeno come organizazione industriale, ma nelle zone di Gelso
o sul piano continuò a svilupparsi una certa attivita agricola
dai pochi abitanti rimasti, forse i coloni di Stevenson. L'isola in tempi
recenti è divenuta un'apprezzata meta turistica, era già
molto conosciuta prima della guerra come paradiso dei cacciatori e Pirandello
veniva spesso a trascorrervi dei periodi. L'isola, però, ebbe una
prima ondata di grande notorietà internazionale nel primo dopoguerra
in occasione del film girato dalla famosa attrice Anna Magnani a Vulcano
in contrapposizione al film girato da Rossellini a Stromboli. La storia
d'amore fra Rossellini ed Ingrid Bergman a Stromboli fece scalpore ed
ancora di più il fatto che la Magnani, che si diceva fosse innamorata
di Rossellini, girasse anche lei un film nelle Isole Eolie nello stesso
periodo per far dispetto al regista. Altro momento di notorietà
Vulcano lo visse negli anni 70 grazie a Mike Bongiorno che costruì
una villa nell'isola.
il
mare e la costa
In questo box vi proponiamo alcuni itinerari subacquei per esplorare i
fondali dell'isola di Vulcano. Anche sott'acqua la genesi vulcanica dell'arcipelago
si tradisce molto frequentemente e, come avviene per il paesaggio esterno,
si differenzia moltissimo un posto dall'altro, regalando ad alcune delle
isole tratti di fondali così caratteristici da essere considerati
unici al mondo. Scendere lungo le pendici di un cono vulcanico attivo
non è un'esperienza che capita tutti i giorni ed a Vulcano è
invece possibile.
Le zone più importanti per l'esplorazione subacquea che vi consigliamo
sono: La franata dell'Arcipelago, La parete della Sirenetta, Capo Grillo,
Punta Bandiera, Lo Scoglio del Quaglietto, Capo Testa Grossa, e Capo Grosso.
La caratteristica di queste zone è senza dubbio il vulcanismo;
bastioni di lava che cadono verso la sabbia e proseguono verso gli abissi;
emissioni gassose che dal fondale risalgono insieme ad acqua calda, acque
termali , cristallizzazioni di zolfo.
Delle pareti rocciose dove si trovano bellissime colonie di spugne e di
briozoi, appartenenti al genere Pentapora, di Parapandalus. I gamberi
rossi dalle antenne bianche tipici delle grotte. Le stelle marine rosse,
spesso appoggiate sul fondale di sabbia vulcanica nera. Il pesce ago cavallino
tra la Posidonia, un bosco in miniatura. Incontriamo cernie di cinque
o sei chili che restano affacciate alle tane a guardare i subacquei finchè
non decidono di ridurre le distanze e
spariscono definitivamente in un labirinto di rocce. Troveremo un celenterato,
il Pararitropodium , ed anche briozoi ed idrozoi .Inoltre si incontrono
colonie di briozoi, soprattutto appartenenti al genere Pentapora che è
comunemente definito "briozoo a corna d'alce", mentre le zone
più profonde sono ricchissime di enormi calici di Leptosamnia isolati
ed in quelle più buie esili rami di corallo rosso che abbiamo sempre
trovato con i polipi estroflessi. I tantissimi Nudibranchi, soprattutto
Flabellene e Peltodoris, li distingueremo facilmente per via del loro
colore vivace tra il fucsia e il viola, mentre si cibano dei polipi degli
idroidi. Nelle Isole Eolie si trova ottima
assistenza per i subacquei, in tutte le isole è possibile trovare
stazioni di ricarica, noleggio attrezzature, corsi con rilascio di brevetti,
accompagnamento, offerte speciali per abbinamento soggiorni-escursioni.
Per informazioni, prezzi e prenotazioni si può visitare il sito
www.bookingitalia.it nella sezione dedicata ai subacquei. Mari L' Arcipelago
Eoliano ha, dal punto di vista della profondità e della circolazione
dinamica delle acque marine, caratteristiche molto particolari. E' circondato
da vicino dalla batimetria dei 1000 metri, mentre la batimetria dei 2000
metri si estende poco più lontano verso Nord. L'intera area è
interessata da un intenso e complesso idrodinamismo dovuto all'azione
delle correnti Marine del vicino Stretto di Messina, alle correnti originate
dai venti ed all'influenza della circolazione generale del Mar Mediterraneo,
originata dalle acque di superficie provenienti dall'Oceano Atlantico
e dalle acque intermedie levantine che scorrono a circa 600 metri di profondità,
provenienti dalla parte orientale del bacino mediterraneo. Le correnti
di superficie sono pressochè inesistenti, si possono trovare occasionalmente
correnti di un nodo vicino qualche capo oppure in caso di maltempo e sempre
sotto i capi.
Le Spiagge
Tra le spiagge più famose dell'isola ci sono le Sabbie Nere con
una caratteristica sabbia fine e nera di origine Vulcanica e sono le più
frequentate di Vulcano, si trovano nella rada naturale di ponente . Tra
le spiagge dell'isola, quella di porto Levante, è sicuramente una
di quelle che gode di maggiori attenzioni perchè è vicina
alla zona dei fanghi, il mare ha delle zone con acqua calda caratterizate
dalle bolle d'aria che arrivano in superficie e che alcuni usano per curare
la sinusite o malattie delle pelle. Ci sono molte altre spiaggette di
sabbia nera raggiungibili solo via mare nel tratto di costa che va dal
Porto di Ponente alla rada del Gelso. Seguendo la strada che dal piano
raggiunge il versante sud dell'isola, si arriva al piccolo borgo di Gelso
caratteristico per il suo faro e per la spiaggia nera. Luoghi da visitare
Vulcanello: percorrere verso nord l'istmo di terra che separa il porto
di Levante da quello di Ponente e raggiungere Vulcanello, su questo promontorio
la vegetazione è varia e nella parte nord si trova la Valle dei
Mostri, che prende nome dalle particolari forme della roccia situata in
mezzo alla sabbia nera. Lentia: con una passeggiata di circa 2 km, si
raggiunge la contrada di Lentia, posta nella parte nord occidentale dell'isola,
dall'alto della quale quale si possono ammirare l'Etna e le altre Isole
Eolie.
Escursioni
Cratere di Vulcano: il gran cratere di Vulcano si raggiunge abbastanza
agevolmente con una camminata in salita di circa un 1 km ed una volta
arrivati in cima si è assaliti dall'odore acre dei gas sulfurei;
numerose sono le fumarole le zolfatare, lungo la discesa. Vicino al porto
di Levante è possibile recarsi a visitare nella zona dei fanghi
e delle fumarole a mare, famosi per le proprietà terapeutiche.
A Vulcano Ponente c'è il Centro di Vulcanologia che ha delle sale
aperte al pubblico e con i vulcanologi del presidio che possono dare delle
informazioni. Il Gelso. E' una frazione che sta proprio sul versante sud
dell'isola, in una piccola baia con sabbia nera ed il faro di Vulcano.
Dal porto si sale alla frazione di Vulcano Piano, distanza km. 8, e da
lì si discende per il Gelso che dista altri km. 8. Distanze. Vulcano
è la più meridionale delle isole Eolie: dista appena 1600
metri da Lipari, da cui è separata da un canale poco profondo;
dista da Salina circa 5 miglia; dista da Filicudi circa 17 miglia; dista
Alicudi circa 25 miglia; dista da Panarea circa 11 miglia; dista da Stromboli
circa 19 miglia; dista dalla Sicilia circa 18 miglia.
Flora
e fauna
La flora
Fin dai primi dell'ottocento Vulcano fu oggetto di grandi attenzioni da
parte dei botanici, come pure degli zoologi e dei naturalisti in genere.
Le ragioni possono ben riassumersi nel fatto che tale ambiente, per le
proprie caratteristiche fisiografiche, rappresenta un campo d'indagine
di grande interesse, e un ottimo "laboratorio" naturale per
nascenti studi biogeografici ed evoluzionistici, che cominciarono ad affermarsi
già sul finire del secolo. Tra i numerosi botanici residenti sull'isola
ci sono stati Ferro e Furnari (1968 e 1970) e A. Di Benedetto (1973) che
effettuarono una nuova esplorazione di Vulcano su incarico della società
botanica italiana raccogliendo dati sia sulla flora cittogamica che vescolare
e, tra le molte scoperte, le più importanti sono: Genista ephedroides,
Genista Tyrrhena, Ciantho Centauretum aeolica, Silene Hicesiae, Bassia
saxicola. Nell'isola fra la varia Vegetazione, è possibile osservare
delle Acacie (Acacia cyanophylla Linde), il giunco, (Juncus acutus L.)
il leccio, il fico degli ottentotti, delle ciperacee, il citiso eolico,
la coloquintide, e del tamerice. In primavera l'isola si abbellisce con
bellissimi fiori come la centaurea Eolica, la Dianthus rupicola, l' iberis
semperflores, il cistus salvifolius, dei Ginandriris sisyrinchium, l'
hyoseris taurina . Passeggiando per le vie dell'isola si possono vedere
alberi di limone sparsi un po' ovunque, e agrumeti d'alberi di mandarino
e arance. Sono inoltre presenti piante di rosmarino che insieme alla ginestra
sembrano far parte integrante della vegetazione. Alcune delle piante tipiche
non solo di Vulcano, ma anche delle altre Eolie e che tutti certamente
conoscono sono il fico d'india e il cappero.

Tra
tutte le isole Eolie, Vulcano rappresenta sicuramente un esempio di fauna
impoverita rispetto agli ambienti di "terra ferma", ciò
risulta particolarmente evidente nel caso della fauna invertebrata, che
annovera un numero di specie alquanto ridotto, in confronto a quello delle
altre Eolie, la Sicilia e la penisola Italiana. Fra i vertebrati presenti
a Vulcano esistono alcune popolazioni che seguono linee evolutive indipendenti,
esse si sono specificate a livello specifico o sottospecifico e costituiscono
dunque parte importante del patrimonio biologico e naturalistico dell'isola.
Fra i Lagomorfi l'unica specie presente sull'isola è il coniglio,
Oryctolagus cuniculus, che costituisce una delle principali risorse cinegenetiche
(arte della caccia con i cani) dei quali quest'isola è piena. Un
aspetto di estremo interesse è rappresentato dal fatto che a Vulcanello
viva l'unica popolazione di Lucertola delle Eolie, Podarcis raffonei (Mertens),
nota per una delle maggiori dell'arcipelago; il resto delle popolazioni
di questa specie è localizzato infatti su piccoli isolotti. Area
di grande interesse è la costa occidentale dell'isola, da tempo
immemorabile sito di nidificazione della Berta maggiore (ascolta la voce),
Calonectris diomedea (Scopoli) e della meno comune Berta minore, Puffinus
yelkouanna (Acerbi). La presenza di questi Procellaridi, che vengono dialletalmente
chiamati i quajetri, ha ispirato il nome dello scoglio che sorge fuori
Punta Capo Secco, l'attuale Pietro Quaglietto. Questi uccelli hanno gli
occhi e il dorso marroni, il becco giallastro e il petto è di colore
chiaro. Si alimentano in prevalenza di pesci, crostacei e calamaretti.
Pelagici per la maggior parte dell'anno, rimangono per lunghi periodi
in mare aperto e si avvicinano a terra solo nella stagione riproduttiva
(primavera/estate) per allevare il loro unico pulcino. L'istmo che collega
l'isola di Vulcano alla penisola di Vulcanello, è zona di sosta
per molti uccelli migratori che, recandosi in Africa o di ritorno da essa,
transitano sull'isola e vi si possono osservare dei Saltimpali, Luì
piccoli, Pispole e altri che si fermano per riposare, attratti dagli insetti
presenti nella zona d'acqua. Durante il periodo tardo-primaverile, si
incontra frequentemente il grosso Coleottero Melolontide, Anoxia matutinalis,
e una splendida farfalla diurna, l'Esperide delle sabbie, e nello stesso
periodo è possibile imbattersi nel Gunarus parvalus, un ragno dai
colori sfumati che vive nei piccoli angoli ombrosi dei boschetti. Non
esistono, come del resto in tutte le Isole Eolie, serpenti velenosi, ma
è abbastanza diffusa la Hierophis viridiflavus Lecèpède,
chiamato localmente "serpe niura" per la caratteristica livrea
nera degli individui adulti. Questa splendida specie è ingiustamente
perseguitata da chi lo ritiene pericoloso, mentre il suo morso è
assolutamente innocuo. La Hierophis viridiflavus Lecèpède
era considerato l'unico serpente presente alle Eolie e la mancanza di
specie velenose ricorre in numerose leggende di carattere popolare-religioso;
tali credenze sembrano smentite dalle segnalazioni di Vipera (Aspis L.)
che sembra essere stata introdotta in tempi recenti, ma è abbastanza
singolare che non sia noto agli abitanti del luogo. E che la comparsa
di altre Specie risulterebbe abbastanza improbabile lo rivela un episodio
accaduto alcuni anni fa, quando Vulcano era stata teatro della casuale
introduzione di un altro serpente, la Natrix La., a mezzo di un carico
di letame. In quell'occasione i nuovi arrivati vennero rapidamente "eliminati"
dagli isolani, anche se difficilmente avrebbero potuto adattarsi alle
nuove condizioni ambientali incontrate sull'isola, priva di stagni e corsi
d'acqua. Per la vipera (Aspis) invece, il successo della colonizzazione
sembrerebbe più probabile, ma ad oggi mancano ancora dati certi
sulla sua effettiva acclimatazione.
Geologia
Le nostre conoscenze sulla struttura geologico-vulcanologica dell'isola
di Vulcano sono dovute agli studi del Sabatini e del Cortese (1892) del
Bergeat (1899), del De Fiore (1922, 1925-26), ma soprattutto alle recenti
richieste di Jòrg Keller, che ne ha redatto la carta vulcanologia
a scala 1:10000 ed ha dedicato ad essa importanti pubblicazioni, in gran
parte riassunte nella monografia sulle Isole Eolie promossa dall'istituto
Internazionale di Vulcanologia di Catania nel 1980. Dal punto di Vista
Geologico-Vulcanologico, Vulcano è una delle isole più recenti
dell'arcipelago Eoliano, insieme a Stromboli che si è formata ancora
più tardi.

(Fase 1) Lo strato vulcano primordiale. Circa 70.000
anni fa ( in una fase iniziale della glaciazione di Wùrm, quando
il livello del mare era sceso molto al di sotto di quello attuale) è
emerso dal mare un primo Vulcano, che deve aver raggiunto rapidamente
l'altezza di circa 1000 metri e che corrisponde ai due terzi a Sud Est
dell'isola attuale, era un Vulcano di lave tranchi basalitiche e tranchi
andesitiche ancora poco acide e nella sua formazione sono largamente prevalenti
le colate laviche. Questo Vulcano primordiale è venuto a sovrapporsi
ai resti di un altro vulcano ancora più antico dal quale si riconosce
una traccia al livello del mare, sulla costa occidentale dell'isola (a
Sud del monte Lentìa) sulla spiaggia lunga fino a capo secco. Anche
sul lato Sud, a Gelso Petrulla, si riconosce la traccia di un altro edificio
vulcanico che le formazioni del vulcano Sud hanno inglobato. Ma poiché
le loro lave sono del tutto simili a quelle del vulcano sud, è
da pensare che si tratti di coni avventizi di esso, formatosi poco prima
della sua nascita o forse meglio prima che esso raggiungesse la sua completa
formazione.
(Fase 2) La caldera del piano. A seguito di grandi eruzioni
esplosive, che hanno svuotato il condotto e la parte superiore del bacino
di alimentazione, tutta la parte più alta (più pesante)
dell'edificio vulcanico è crollata e di esso è rimasto in
posto solo, tutto all'intorno, la parte marginale, con un orlo a l'altezza
media di circa 400-450 metri. Si è formata così una grande
caldera, del diametro di circa 2,5 Km. I punti più elevati di questo
anello marginale sono costituiti dal Monte Saraceno (Alt. 480 m), dalla
Serra dei Pisani (460 m) Monte Aria (500 m). La caldera è venuta
successivamente riempiendosi a seguito della dell'attività di più
centri eruttivi del fondo di essa, ma le lave da questi emersi non hanno
mai superato i margini della caldera. Si è formato così
il Piano. In realtà la formazione di questo riempimento è
così assai complessa a causa di progressivi ulteriori sprofondamenti,
o meglio forse subsidenze, del fondo di questa caldera, avvenuti da Sud
Est verso Nord Ovest, probabilmente in rapporto con la nascita del vulcano
Nord Ovest.
(Fase 3) Il vulcano Nord Ovest. In un momento ormai finale
della Glaciazione di Wùrm, circa 13000 anni fa, è sorto
dal mare un altro vulcano a Nord Ovest del primo. Anch'esso deve aver
raggiunto una notevole altezza ed è venuto a sovrapporsi al margine
Nord Ovest dell'anello superstite del vulcano precedente e al tratto del
riempimento della caldera di esso, che si trovava più vicino. Questo
nuovo vulcano era costituito da lave molto più acide e viscose
di quelle del vulcano precedente. All'attività di questo nuovo
vulcano sono dovuti i tufi delle grotte dei Rossi che hanno ricoperto
la caldera del Piano formando degli accumuli che possono raggiungere lo
spessore di dieci metri, ma anche la formazione (nella zona NO della caldera
stessa) del piccolo lago d 'Alighieri (presto scomparso) sul fondo del
quale i magmi, al contatto con l'acqua lacustre, hanno dato luogo a formazioni
particolarissime, che attestano chiaramente la sua esistenza, è
ovvio che la formazione di questo laghetto deve essere in stretto rapporto
con la subsidenza del fondo della caldera. Ma delle colate finali di questo
vulcano, sul lato Ovest di esso, è ben più appariscente
testimonianza il complesso del Monte Lentia, costituito da lave riolitiche
(e cioè ormai molto evolute e differenziate nel senso di una forte
acidità) che sono dal punto di vista petrografico strettamente
imparentate con quelle della porzione meridionale della vicina isola di
Lipari.
le case
Vulcano è sempre stata poco abitata, pur essendo stata in tutti
i tempi molto frequentata dalle navi a causa delle due rade, una aperta
a ponente ed una a levante, che offrivano buon ridosso in caso di maltempo.
La parte anticamente abitata è stata quella del Piano, a circa
km 8 dal porto, una delle zone più belle, rigogliose e fresche
dell'isola, dove ancora oggi si trovano i contadini che producono un formaggio
fresco molto particolare che si chiama proprio Vulcano. Sul versante sud
c'è la minuscola frazione del Gelso, in riva al mare, dove anticamente
si andava per curare oliveti e vigneti.

Le case antiche in stile eoliano venivano costruite con i materiali esistenti:
la calce idrata che era leggera e facile da trasportare con le navi e
veniva usata con la sabbia per fare la malta, le pietre del posto, pali
di castagno o di abete per i travi. I muri esterni erano spessi e costruiti
a sacco, le case più antiche avevano uno strato esterno di pietre
e malta di calce e dentro lo spessore, a volte anche di cm. 80 o 100,
terreno e pietre, mentre i solai avevano una tecnica particolare: travi
posti a cm. 40 l'uno dall'altro, stuoie di canne sui travi, uno strato
di pietre, malta di calce e sabbia battuta bene e che diventava dura e
compatta come cemento armato.
Una curiosità costruttiva è l'antisismicità che era
stata ottenuta nelle costruzioni: fondazioni fatte con pietre "vive"
(cioè particolarmenti pesanti e dure), mura a sacco con pietre
vive, terreno, malta e solai con strato di pietre "morte" (cioè
leggere e friabili). In questo modo la casa aveva una base pesante, mura
robuste e solaio leggero e poteva "galleggiare" sul terreno
in caso di scosse. Alcune delle case più antiche, anche su due
livelli, avevano mura più spesse e fondazioni a volte profonde
appena cm.30. Lo stile eoliano era semplice e pratico: - cubi perfettamente
squadrati e facilmente costruibili; - all'esterno i cubi venivano ingentiliti
con i "rifasci", bordi a sbalzo di colori diversi posti sui
lati della casa e delle porte, oppure con sculture, sempre in malta, poste
sul tetto e che rappresentavano dei capperi; - le case potevano essere
ampliate aggiungendo altri cubi a seconda delle necessità della
famiglia semplicemente costruendo tre pareti ed appoggiando il nuovo solaio
su un lato dell'esistente; - le pareti spesse consentivano di trattenere
il calore prodotto con il braciere d'inverno e rendevano le camere fresche
in estate; - all'interno della camera più importante c'era un piccolo
soppalco (mezzanino) che veniva utilizato per conservare i cibi; - il
bagno, piccolissimo, era fuori della casa per motivi d'igiene, conteneva
solo un sedile di muratura ed un foro che andava dritto nel pozzo nero
sottostante in modo che non fosse necessaria l'acqua per scaricare, ma
si usava la calce viva per disinfettare; - la cucina era generalmente
piccola e costituita da una fornacella a due o tre fuochi ed aveva quasi
sempre un forno per il pane, a volte due forni, uno grande il pane ed
uno piccolo per i dolci. Nelle case più ricche la cucina era grande
e sul forno c'era un soppalco dove era possibile dormire d'inverno al
calore generato dal forno; - all'esterno della casa c'era il terrazzo
con le panche (bisuoli) in muratura, colonne (pulera) che sostenevano
un pergolato a vite, il lavatoio, la vasca per la tintura delle reti,
la cisterna da cui attingere l'acqua piovana che veniva raccolta per caduta
dai tetti; - la bocca della cisterna era sempre di lato al lavatoio e
questo, essendo posto all'esterno, consentiva il recupero dell'acqua utilizzata
per lavare per innaffiare l'orto antistante il terrazzo; - c'erano due
tipi di magazzini: la pinnata ed il palmento. La pinnata era un magazzino
dove riporre gli attrezzi ed era costituita da un solaio appoggiato ad
una parete della casa o semplicemente ad un muro ed aperta su almeno un
lato . Il palmento era il posto dove si pestava e si raccoglieva il vino
con un ingegnosissimo sistema di torchiatura con leve e massi che consentiva
a pochissime persone di fare una mole di lavoro enorme. A Vulcano Piano
ci sono ancora case antiche, mentre la zona del Porto è quasi tutta
moderna, con la rilevante eccezione del cosidetto "Castello",
costruito da Stevenson alla fine del 1800 e che oggi è stato completamente
ristrutturato. Le costruzioni moderne hanno spesso mantenuto lo stile
cubico dei tempi passati, il terrazzo con la copertura con le canne sul
davanti o certi aspetti esteriori come i "rifasci".